lunedì 30 novembre 2020

Stelle in corsa


SANDRO PENNA

NOTTE: SOGNO DI SPARSE

Notte: sogno di sparse
finestre illuminate.
Sentire la chiara voce
dal mare. Da un amato
libro veder parole
sparire… - Oh stelle in corsa
l'amore della vita!

(da Poesie, Garzanti, 1957)

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C’è una sorta di ebbrezza, una carica di vita in questa, che è una delle prime poesie raccolte da Sandro Penna: il sogno, l’attesa del piacere, il desiderio, quel “trasalire dei sensi” di Nel sonno incerto dormo ancora un poco rimangono però malinconicamente allo stato di fantasia lasciando al poeta il consueto ruolo di osservatore.

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VINCENT VAN GOGH, "TERRAZZA DEL CAFFÈ LA SERA"
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LA FRASE DEL GIORNO
Mi nasconda la notte e il dolce vento.
SANDRO PENNA, Poesie




Sandro Penna (Perugia, 12 giugno 1906 – Roma, 21 gennaio 1977), poeta italiano. Con toni epigrammatici, le sue poesie esprimono spesso un’intenso desiderio sensoriale di vita talora malinconico e cantano l’amore omosessuale (“Poeta esclusivo d’amore”, si definì egli stesso).



domenica 29 novembre 2020

Serena attesa di niente


MARIANGELA GUALTIERI

MA L’AMORE

Ma l'amore
che fa piovere le gocce e precipita
il più piccolo seme e lo riproduce
nella sua fabbrica di corolle
adesso dorme sotto forma di paesaggio
invernale. Adesso suona come campane.
Adesso è un piccolo cane che mi aspetta
sotto la mia mano.
Adesso è il respiro del cane che sentiamo
e che si chiama Rama.
Adesso come uccello si è posato
sul cipresso, proprio in cima. Poi è volato
in brevi accelerate.
E adesso è qui
nella pace del mattino, nel mio respiro
nella mia mano, come sillabe dell'italiano
esce dalla punta della penna. Oggi restiamo.
Non ci precipitiamo nella corsa distratta
non dobbiamo portare pazienza.
Restiamo, in questo ozio appena
in questa serena attesa di niente.
Adesso Rama è impaziente. Si annoia.
E allora usciamo, per la sua gioia
in corsa nella campagna. Per la mia gioia
che con lei ci guadagna un respiro largo
di bosco.

(da Bestia di gioia, Einaudi, 2010)

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Mariangela Gualtieri canta un periodo in cui l’amore è sopito, come gli animali che sono andati in letargo, come le piante che vivono il loro riposo vegetativo. È un tempo in cui prendersi cura di sé, meditare nel silenzio della campagna. Ma quell’amore non è assente, permane sottotraccia, sa manifestarsi nelle piccole cose di ogni giorno.

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LAURA LEE ZANGHETTI, “CON LA PIOGGIA O CON IL SOLE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Anch’io cerco una libertà che mi / sbandieri, una falcata / perfetta, uno stacco d’uccello / dal suo ramo, quando si butta / improvviso e poi plana.
MARIANGELA GUALTIERI, Senza polvere senza peso




Mariangela Gualtieri (Cesena, 1951)  poetessa e scrittrice italiana. Nelle sue opere, sia poetiche che teatrali, ha spesso accentuato l'aspetto della "inadeguatezza della parola". Nel 1983 ha fondato, insieme a Cesare Ronconi, il Teatro Valdoca.


sabato 28 novembre 2020

Preparando le cozze col vino


MIMIS SOULIOTIS

TABLEAU VIVANT

“T’infioro l’arte della cucina
con i prodotti di un’arte diversa,
elevata, ma anch’essa
compresa nei limiti umani”
con mia moglie così conversavo, a margine,
preparando le cozze col vino.
Le leggevo in piedi, e un po’ mi ascoltava,
estraendo le uova bazzotte per la piccola Danae
e con l’altro occhio badando
che s’imbiondisse a dovere la cipolla tritata
che rosolava spargendo profumo in cucina,
con una frammentata attenzione.
Altre volte, un tempo, strillavo umiliato
ma ora mi piace di più la poesia tra le interruzioni
e gli spasmi: “Portami due mele asprigne
metti via il sale, taglia il pane per la bambina”.
Perché ogni volta che attiro la sua attenzione
vuol dire che ho fatto qualcosa di buono
e allora mi inscena una sorta di tableau vivant
coi guanti di gomma ed il sapone verde
guardandomi meravigliata.

(da Poetica, 1999 – Traduzione di Renata Lavagnini)

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Il minimalismo del poeta greco Mimis Souliotis trasforma una normalissima preparazione del pranzo in un’opera d’arte, muta il tranquillo ménage familiare addirittura in un dissacrante tableau vivant in cui la moglie stupita rimane silenziosa a guardarlo mentre mescola l’arte della cucina a quella della poesia.

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N.C. WYETH, "LA SIGNORA N.C.WYETH IN CUCINA"
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LA FRASE DEL GIORNO
Tonifica la mia ipostasi oggettiva/ il lavare le calze e le camicie/ mi riconnette al tessuto sociale.
MIMIS SOULIOTIS, Poetica




Mimis Souliotis (Atene, 1949 – Salonicco, 27 novembre 2012), scrittore, poeta, editore e accademico greco. Filosofo e filologo bizantino, trascorse gran parte della vita a Florina, paese della moglie. La sua poesia, spesso parodica, approfondisce gli aspetti quotidiani della vita moderna.


venerdì 27 novembre 2020

Un azzurro come di mare


WILLIAM CARLOS WILLIAMS

IRIS

Un’esplosione d'iris tale
che quando scendemmo
per colazione

cercammo tra le stanze
cos'era
quel

profumo dolcissimo e
dapprima non riuscimmo
a trovarne

la fonte, finché
un azzurro come di mare
ci colpì

di sorpresa, sferrato
da quei petali
squillanti

(Iris - Traduzione di Marianna Piani)

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In questi versi del poeta statunitense William Carlos Williams c’è “un’esplosione d’iris”, ovvero qualcosa che non si può contenere, un’estasi di colore e di profumo che colpisce i sensi: i fiori messi in vaso riempiono di sé tutta la stanza, si espandono con la loro fragranza e la loro bellezza che emana una gloria sensuale, che riempie gli occhi e il naso sì, ma che parla attraverso di essi all’intimo.

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VINCENT VAN GOGH, "VASO CON IRIS", 1890

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LA FRASE DEL GIORNO
Tutta l’arte è sensuale e particolarmente la poesia.
WILLIAM CARLOS WILLIAMS




WilliamsWilliam Carlos Williams (Rutherford, New Jersey, 17 settembre 1883 – 4 marzo 1963), poeta, scrittore e medico statunitense. Fece parte degli “Altri” con Man Ray e Duchamp, divenendo uno dei principali esponenti del Modernismo americano. Per Quadri da Bruegel e altre poesie ottenne nel 1963 un Premio Pulitzer postumo.


giovedì 26 novembre 2020

Un guscio che non è il suo


EUGENIO MONTALE

IL PAGURO

Il paguro non guarda per il sottile
se s'infila in un guscio che non è il suo.
Ma resta un eremita. Il mio male è
che se mi sfilo dal mio non posso entrare nel tuo.

(da Diario del ’71 e del ‘72, Mondadori, 1973)

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La “teologia negativa” di Eugenio Montale è un eremo in cui non esistono valori salvifici: la condizione umana è costretta alla solitudine. Il paguro è un crostaceo che ama vivere in conchiglie vuote che usa per mimetizzarsi e per difendersi rintanandosi in esse al minimo segno di pericolo. Il poeta genovese si sente simile al piccolo animale marino: guarda il mondo, gli uomini e le cose da quel guscio senza però riuscire a cancellare quell’inquietudine.

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ACQUARELLO DI JOSEPHINE HART

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LA FRASE DEL GIORNO
Nei miei versi della maturità ho tentato di sperare, di battere al muro, di vedere ciò che poteva esserci dall'altra parte della parete, convinto che la vita ha un significato che ci sfugge. Ho bussato disperatamente come uno che attende una risposta.
EUGENIO MONTALE, cit. in LORETTA MARCON, Giobbe e Leopardi




Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981), poeta e scrittore italiano, Gli fu conferito il Premio Nobel per la Letteratura nel 1975 “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”, ovvero la “teologia negativa” in cui il "male di vivere"  si esprime attraverso la corrosione dell'Io lirico tradizionale e del suo linguaggio.


mercoledì 25 novembre 2020

Scie di luce


FRIEDERIKE MAYRÖCKER

TIGLIO SCINTILLANTE

Tiglio scintillante
di un luminoso limone
oh acero che suoni tanto
l’arpa; versano
ghirlande il loro rosso sanguigno
come i capelli in fiamme di una donna:
scie di luce
poco profonda che vagano
nel lattiginoso mezzogiorno

(da Buona notte, buon giorno, 1982)

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La poetessa austriaca Friederike Mayröcker ama nelle sue poesie non solo le ricostruzioni sintattiche ma anche usare una tavolozza di colori: attraverso il cromatismo trasforma l’immagine in linguaggio. Così ci porta a camminare in questa descrizione di un giardino autunnale.


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FOTOGRAFIA © HANS/PXHERE

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LA FRASE DEL GIORNO
I colori, come i lineamenti, seguono i cambiamenti delle emozioni.
PABLO PICASSO




Friederike Mayröcker (Vienna, 20 dicembre 1924), poetessa austriaca. Dapprima influenzata dal surrealismo, ha accolto in seguito la problematica del linguaggio promossa da Wittgenstein e dalla scuola viennese, giungendo a una poesia di variazioni e di ristrutturazione sintattica.


martedì 24 novembre 2020

Contro la nostra debolezza


ALFREDO GIULIANI

RESURREZIONE DOPO LA PIOGGIA

Fu nella calma resurrezione dopo la pioggia
l’asfalto rifletteva tutte le nostre macchie
un lungo addio volò come un acrobata
dalla piazza al monte
e l’attimo sparì di volto in volto
s’accesero i fanali e si levò la buia torre
contro la nostra debolezza
i secoli non ci hanno disfatti

(da Povera Juliet e altre poesie, Feltrinelli, 1965)

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Lo stesso Alfredo Giuliani spiega questa poesia come risultato del percorso di autoanalisi che praticò negli Anni Cinquanta: una presa di coscienza del bambino e del ragazzo che era stato, una constatazione e non una commiserazione. La prima poesia che scrisse fu questa e l’emozione, l’introspezione, si perdono negli elementi del paesaggio, come se l’Io volesse scoraggiare l’autoanalisi.

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DEBRA HURD, “TENDE DA SOLE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Chi scrive una poesia (e dunque anche chi la riscrive leggendola) sperimenta tutta la possibile ambiguità e comprensività del linguaggio.
ALFREDO GIULIANI, I novissimi




Alfredo Giuliani (Mombaroccio, 23 novembre 1924 – Roma, 20 agosto 2007), poeta, critico letterario, scrittore e accademico italiano, appartenente al Gruppo 63. Tradusse Joyce, Dylan Thomas, Eliot e il Pericle di Shakespeare; curò la pubblicazione dell'antologia I novissimi, testo fondamentale della neoavanguardia.


lunedì 23 novembre 2020

Centenario di Paul Celan


Il poeta rumeno di origini ebraiche Paul Celan nasceva il 23 novembre di cento anni fa a Cernauți (oggi Černivci, in Ucraina), capoluogo della Bucovina, allora facente parte della Romania dopo la dissoluzione dell’Impero austro-ungarico. Durante gli anni del nazismo riuscì a sfuggire alla deportazione finendo in campi di lavoro, ma perse i genitori, morti nei lager. Le sue poesie riflettono quella tragedia personale e l’Olocausto, intrecciano amore e morte, distruzione e tenerezza. Con gli anni la tristezza ebraica si trasforma nell’angoscia esistenziale dell’uomo moderno, espressa con un’oscurità di linguaggio e con metafore dal gusto surrealista. Celebre, anche per il carteggio letterario di alto spessore, è la relazione tra Celan e la poetessa tedesca Ingebor Bachmann. Nella notte tra il 19 e il 20 aprile 1970 Celan si uccise gettandosi nella Senna dal Pont Mirabeau, nel punto esatto cantato nell’omonima poesia da Guillaume Apollinaire.

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CORONA

L’autunno mi bruca dalla mano la sua foglia: siamo amici.
Noi sgusciamo il tempo dalle noci e gli apprendiamo a camminare:
lui ritorna nel guscio.

Nello specchio è domenica,
nel sogno si dorme,
la bocca fa profezia.

Il mio occhio scende al sesso dell’amata:
noi ci guardiamo,
noi ci diciamo cose oscure,
noi ci amiamo come papavero e memoria,
noi dormiamo come vino nelle conchiglie,
come il mare nel raggio sanguigno della luna.

Noi stiamo allacciati alla finestra, dalla strada ci guardano:
è tempo che si sappia!
È tempo che la pietra accetti di fiorire,
che l’affanno abbia un cuore che batte.
È tempo che sia tempo.

È tempo.

(da Papavero e memoria, 1952 – Traduzione di Giuseppe Bevilacqua)

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CON ALTERNA CHIAVE

Con alterna chiave
tu schiudi la casa dove
la neve volteggia delle cose taciute.
A seconda del sangue che ti sprizza
da occhio, bocca ed orecchio
varia la tua chiave.
Varia la tua chiave, varia la parola
cui è concesso volteggiare coi fiocchi.
A seconda del vento che via ti spinge
s'aggruma attorno alla parola la neve.

(da Di soglia in soglia, 1955 – Traduzione di Giuseppe Bevilacqua)

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SALMO

Nessuno ci impasta più con terra e argilla,
nessuno evoca la nostra polvere.
Nessuno.

Sia lode a te, Nessuno.
Per amor tuo
fioriremo.
Incontro a te.

Noi siamo
fummo,
e resteremo sempre
un Nulla che fiorisce:
la rosa di Nessuno.

Con
lo stelo lucente come l’anima
con lo stame ebbro di cielo,
la corona imporporata
dalla parola, che cantammo
sopra, oh al di sopra
della spina.

(da La rosa di nessuno, 1963 –Traduzione di Mario Specchio)

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Altre poesie di Paul Celan sul Canto delle Sirene:

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LA FRASE DEL GIORNO
Le poesie si dirigono verso qualcosa. Che cosa? Qualcosa di aperto, occupabile, il tu a cui si può parlare, forse una realtà a cui si può rivolgersi.
PAUL CELAN




Paul Celan, nato Paul Antschel (Cernauți, 23 novembre 1920 – Parigi, 20 aprile 1970), poeta rumeno di origine ebraica, nato nel capoluogo della Bucovina settentrionale, oggi parte dell'Ucraina. Tormentato da crisi di angoscia, dopo numerosi ricoveri in cliniche psichiatriche, si uccise gettandosi nella Senna.


domenica 22 novembre 2020

Figli della fortuna


SARA TEASDALE

FORTUNA

Quante volte ci siamo incontrati
come accade a stranieri per la via:
figli della fortuna ignari, entrati
dalla porta del cielo per magia.

(da Gli amorosi incanti, Crocetti, 2010 - Traduzione di Silvio Raffo)

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La dolcezza spesso ironica della poetessa statunitense Sara Teasdale si veste qui di un malinconico fatalismo: “Provo a scrivere di ciò che mi commuove” aveva del resto dichiarato in un’intervista; è il caso di questa quartina che sicuramente è “rimasta, completa, per giorni” nella sua mente, un pensiero sull’amore dal sapore vagamente ottocentesco, quell’amore romantico che Sara cullava nel suo cuore sin da bambina.

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DIPINTO DI RICHARD BLUNT

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LA FRASE DEL GIORNO
Meglio del conio d’oro / di un re incoronato / è la memoria ben custodita /di una cosa bella.
SARA TEASDALE, Fiamma e ombra




Sara Teasdale (St. Louis, Missouri 8 agosto 1884 – 29 gennaio 1933), poetessa statunitense. La sua vita, caratterizzata dall’inquietudine e dalla nevrosi, finì con il suicidio a 38 anni. Le sue poesie, dimenticate per anni, corrono sul filo dell’ironia e di una voluta semplicità.


sabato 21 novembre 2020

Una poesia


KATERINA ANGHELAKI-ROOKE

GHIANNUSA E UNA POESIA

Quando m’innamoravo, tutto fioriva.

Il sole, fiore bianco e remoto,
odore di freddo.
Ghiannusa inizia una poesia.
la vede allungarsi come il mastice
che masticavamo da piccole,
la vede allontanarsi, uscire dalla finestra
e perdersi nelle pieghe azzurre del cielo.
di cosa parlava la poesia?
Ha dimenticato. Forse registrava un ricordo
smarrito anch’esso nella pieghe della mente.
Perché gli uomini scrivono poesie?
Per averle quando la natura spegne loro la luce.

(da Poesia, 357,  Marzo 2020 – Traduzione di Nicola Crocetti)

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L’incipit e la chiusa di questa poesia sulla poesia di Katerina Anghelaki-Rooke valgono – come si usa dire – il prezzo del biglietto: ecco il primo verso isolato, quasi un’epigrafe a indirizzare la lettura: si tenga conto che nell’amore tutto fiorisce. Poi viene quel ricordo: Ghiannusa che scrive una poesia ed è come un gioco di specchi che si rimandano: anche i versi sono ricordi che si cerca di fermare prima che sfuggano per sempre. È per quello che scriviamo poesie.

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DIPINTO DI VALERIE HARDY

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LA FRASE DEL GIORNO
Ogni giorno ti scordo / con passione / perché ti lavi dai peccati / del profumo e della dolcezza / e così purificato.
KATERINA ANGHELAKI-ROOKE




Katerina Anghelaki-Rooke (Atene, 22 febbraio 1939 – 21 gennaio 2020), poetessa e traduttrice greca. Le sue poesie, con una costante meditazione sulla morte, trattano la relazione tra l’essere umano e la natura, la ricerca esistenziale femminile, l’esperienza di essere donna in una società tradizionale, con un linguaggio semplice e colloquiale.


venerdì 20 novembre 2020

Oltre la panchina


VASKO POPA

LEZIONE DI POESIA

Siamo seduti su una panchina bianca
davanti al busto del poeta Lenau

Ci baciamo
e incidentalmente parliamo
di versi
parliamo di versi
e incidentalmente ci baciamo

Il poeta guarda da qualche parte
oltre noi
oltre la panchina
oltre la ghiaia del sentiero

Ed è così splendidamente silenzioso
con le sue belle labbra di bronzo

Nel parco della città di Vršac
imparo lentamente
ciò che conta davvero in una poesia

(da Carne viva, 1975)

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Due innamorati da stereotipo, si baciano in un parco della città serba di Vršac: seduti su una panchina, abbracciati davanti alla statua di bronzo del poeta Nikolaus Lenau. Lui è il poeta Vasko Popa e guardando l'immobilità impassibile di quel busto comprende che cosa davvero significhi la poesia: vedere attraverso le cose, comprendere quello che c'è al di là del reale.

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CRISTOPHER CLARK, "INNAMORATI NEL PARCO II"
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LA FRASE DEL GIORNO
Non lasciare che il sonno ti raggiunga; il mondo è sveglio dentro di te.
VASKO POPA




Vasile "Vasko" Popa (Greebenac, 29 giugno 1922 – Belgrado, 5 gennaio 1991), poeta serbo di origini rumene. Primo a rompere con il realismo socialista del dopoguerra jugoslavo, scrisse in uno stile modernista influenzato dal Surrealismo e dalle tradizioni popolare serbe: motivi terrestri e leggendari si fondono, emergendo dal subconscio collettivo.


giovedì 19 novembre 2020

Le mie poesie


NINA CASSIAN

RACCOLTE, SCELTE, TRASCURATE…

…Le mie poesie…
le scrivo, le dimentico o smarrisco! tornano,
allora le cambio – anche se non cambiano il mondo
cambiano me… A volte non siamo d’accordo.
Sono il mio lascito… ma chi sono gli eredi?
Chi, per quanto povero, ha bisogno di questa improbabile, quasi
             inutile ricchezza,
mentre i grandi oppressori mantengono e adorano la povertà degli altri?
Perché dovrei raccoglierle (ce ne sono di penose)?
Perché sceglierle (sarei io il giudice imparziale del loro
            presunto valore)?
Meglio trascurarle, pezze di carta e parole, lasciarle a cavarsela
            da sole.
Noi scompariamo nel gelido riscaldamento globale
della Terra Matrigna…

(da C’è modo e modo di sparire, Adelphi, 2013 – Traduzione di Ottavio Fatica)

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La poetessa rumena Nina Cassian indaga, in questa confessione autobiografica, sul rapporto tra poeta e poesie. I versi scritti, con il passare del tempo, dove finiscono? Come centinaia di figli crescono, vanno per il mondo, ritornano talvolta, magari non le si riconosce più. La Cassian non si erge a giudice, non le distrugge, non le rinnega: belle o brutte che siano, lascia semplicemente che vivano la loro vita.

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DIPINTO DI VLADIMIR KUSH
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LA FRASE DEL GIORNO
Cosa cerchi tu  qui in vesti diafane / mentre accosti una coppa di parole / alle labbra indifferenti del tempo?
NINA CASSIAN, C’è modo e modo di sparire




Nina Cassian, pseudonimo di Renée Annie Cassian-Mătăsaru (Galați, 27 novembre 1924 – New York, 15 aprile 2014), poetessa, scrittrice e traduttrice rumena. Esponeste del Modernismo, nel 1985 si rifugiò negli Stati Uniti per sfuggire alla repressione del regime di Ceausescu, e lì rimase non solo a vivere, ma anche a scrivere poesie nella lingua del suo nuovo paese.


mercoledì 18 novembre 2020

Zenzero e curcuma


MAYA TEVET DAYAN

VENTESIMO GIORNO DI LOCKDOWN

Un astrologo indiano
su internet
pronostica che stanotte
raggiungeremo il picco.
Consiglia di bollire
zenzero e curcuma,
di coprirsi la testa con un asciugamano
e inalare il vapore.
Come può far male
mettere a bollire un altro calderone
in Terra Santa?

“E che male può farti
bere tre tazze di tè nero al giorno?"
— mi domanda papà.
È qualcosa che leggi su Whatsapp.
Non mi interessa niente.

Tagliamo un limone in acqua bollente,
facciamo gargarismi con sale grosso,
disinfettiamo gli spazzolini da denti,
evitiamo di toccare il corrimano
delle scale.
Il corpo può essere grande
ma la pelle

è tempestata di infinitesimi fori.
Mi avvolgo in una sciarpa,
due tre volte intorno alla bocca
(nessuna efficacia, così diceva il giornale).
Cammino per il quartiere
da qui a lì, venticinque volte.
Incrocio andata e ritorno
il vicino rumeno.

Perché ho scoperto adesso che avevo
un vicino rumeno, che la lesbica
che vive al piano di sotto
la notte russa,
che anche le mie figlie sono disposte
a cenare al tramonto.
Contemplo preoccupata le stelle
e porto le bambine a dormire con me.

"L’umanità necessita di superare queste tenebre"
— dice l’astrologo. Allungo le mani,
cerco di riparare
con un braccio lunghissimo
noi tre.

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Dopo la lunga quarantena della scorsa primavera, siamo di nuovo in “lockdown”, perlomeno in gran parte delle regioni d’Italia classificate come zona rossa. E probabilmente ci capita di fare come la poetessa israeliana Maya Tevet Davan (la poesia è dello scorso aprile): preoccuparci per la situazione, cercare di proteggerci, cazzeggiare sui social e su Whatsapp, e - perché no? - interagire maggiormente con i vicini.

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RACHEL PETRUCCILLO, "TÈ AL GINGER"

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LA FRASE DEL GIORNO
Il virus non deve essere associato a un Paese o a una nazionalità. In una comunità globale, ciascuno di noi deve essere il custode dell'altro. Non permettiamo alla paura di derubarci della nostra umanità.
ABIY AHMED ALI, Agi, 28 marzo 2020




Maya Tevet Dayan (Ashkalon, 1977), poetessa israeliana-canadese che vive tra Tel Aviv e Vancouver. Premio Kugel nel 2016  e Premio del Primo Ministro israeliano nel 2018, è insegnante di poesia e letteratura indiana e traduttrice dal sanscrito Il suo romanzo Mille anni di attesa è stato un bestseller in Israele.


martedì 17 novembre 2020

Dalle porte dell’alba


PAUL ÉLUARD

MARINA

Ti guardo e il sole cresce
Presto ricoprirà la nostra giornata
Svegliati cuore e colori in mente
Per dissipare le pene della notte

Ti guardo tutto è spoglio
Fuori le barche hanno poca acqua
Bisogna dire tutto con poche parole
Il mare è freddo senza amore

È l’inizio del mondo
Le onde culleranno il cielo
E tu vieni cullata dalle tue lenzuola
Tiri il sonno verso di te

Svegliati che io segua le tue tracce
Ho un corpo per attenderti per seguirti
Dalle porte dell’alba alle porte dell’ombra
Un corpo per passare la mia vita ad amarti

Un corpo per sognare al di fuori del tuo sonno

(Marine, da La Fenice, 1951 – Traduzione di Vincenzo Accame)

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Una marina in cui l’alba inizia a illuminare di nuovo le cose: tutto è chiaro, leggero, puro, cristallino. Come quel sole che lentamente dà vita, nella cosmogonia del poeta surrealista francese Paul Éluard è l’amore, è la donna a dare origine al mondo: “Amando, ho creato tutto: reale, immaginario / Ho dato la sua ragione, la sua forma, il suo calore / E il suo ruolo immortale a colei che mi illumina”.

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P.A. NISBET, "ALBA SUL MARE DI CORTEZ"
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LA FRASE DEL GIORNO
Donna tu metti al mondo un corpo sempre uguale / Il tuo / Tu sei la somiglianza.
PAUL ÉLUARD, Facile




Paul ÉluardPaul Éluard, pseudonimo di Eugène Émile Paul Grindel (Saint-Denis, 14 dicembre 1895 – Charenton-le-Pont, 18 novembre 1952), poeta francese, è stato tra i maggiori esponenti del movimento surrealista. La sua poesia evolve da tematiche individualiste, di lirismo amoroso, a contenuti di forte ispirazione sociale.


lunedì 16 novembre 2020

Il suo ultimo dono per lei


EAVAN BOLAND

QUARANTENA

Nell’ora peggiore della stagione peggiore
dell’anno peggiore di un intero popolo
un uomo partì dalla
workhouse con sua moglie.
Stava camminando – entrambi stavano camminando – verso nord.

Lei era malata per la febbre da carestia e non riusciva a tenere il passo.
Lui la sollevò e la mise sulla schiena.
Camminò così verso ovest e ovest e nord.
Finché sotto stelle gelide al calar della notte arrivarono.

Al mattino entrambi furono trovati morti.
Di freddo. Di fame. Delle tossine di un’intera storia.
Ma i piedi di lei premevano contro il suo sterno.
L’ultimo calore della sua carne fu il suo ultimo dono per lei.

Non lasciate che nessuna poesia d’amore arrivi mai a questa soglia.
Non c’è posto qui per l’inesatta
lode alle facili grazie e alla sensualità del corpo.
C’è solo tempo per questo impietoso inventario:

La loro morte insieme nell’inverno del 1847.
E quello che hanno sofferto. Come hanno vissuto.
E cosa c’è tra un uomo e una donna.
E in quale oscurità essa può essere messa alla più dura prova.

(Quarantine, da Contro la poesia d’amore, 2001)

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È questa poesia d’amore dark il centro dell’opera di Eavan Boland, poetessa irlandese: la carestia e l’emigrazione sono gli elementi che ne costituiscono l’ossatura, i prodromi. I due, Kit e Patrick, sono i protagonisti di un racconto di Peadar Ó Laoghaire che fa parte dei libri d’insegnamento in Irlanda, e la Boland lo usa per enfatizzare quei tempi di “sussurri e ombre” che furono il passato dell’isola: in questo caso la forza dell’amore non basta a salvare la coppia, ma resta come un monito per tutti gli innamorati.

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ILLUSTRAZIONE DI EPHRAIM MOSES LILIEN

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LA FRASE DEL GIORNO
Ormai non credo più / che l’amore risanerà / ciò che la lingua non riesce a sapere / e ha bisogno di dire.
EAVAN BOLAND, In un tempo di violenza




Eavan Frances Boland (Dublino, 24 settembre 1944 – Dublino, 27 aprile 2020), poetessa e accademica irlandese. Esordì nel 1966 con 23 Poesie passando da temi femminili al femminismo. Docente di letteratura inglese alla Stanford University, ebbe sempre a cuore l'identità nazionale irlandese e il ruolo delle donne nella storia del suo paese.


domenica 15 novembre 2020

Centenario di Gesualdo Bufalino


Gesualdo Bufalino, del quale oggi si celebra il centenario della nascita, come il conterraneo Andrea Camilleri, si rivelò tardi come scrittore, incoraggiato da Leonardo Sciascia e Elvira Sellerio: il successo arrivò nel 1981 con Diceria dell’untore, che gli valse subito il Premio Campiello. Uomo di immensa cultura e di sterminata curiosità, caratterizzò il suo stile con una raffinata ricercatezza, talora snob, sul quale resta come una patina d’antico che ricorda l’atmosfera barocca di certi palazzi e salotti della sua terra. Bufalino, che nella natia Comiso trascorse gran parte della vita, morì nel 1996 in un incidente stradale a Vittoria mentre, accompagnato da un amico, tornava dalla moglie.

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SVOLTA

Venga l’autunno a dirci che siamo vivi,
seduti sull’argine rosso
a guardare l’acqua che se ne va.
E tornino le pezze di turchino ai cancelli,
i casti numi di gesso, le rose sdrucite,
le vesti liete dei fidanzati,
tutto rinnovi il tempo il suo mite apparecchio.
Poiché, mentre l’aria rapisce
nel suo sonno le foglie del sangue,
e così piano mi tenta
quest’esule sole la fronte
è bello qui fermarsi per dirti addio,
mia giovinezza, mia giovinezza.

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ESERCIZIO CON SENTIMENTO

Per l’alto cielo odoroso d’arance
e di camicie nude al davanzale,
come caro lo scroscio che m’assale
di sole tardo la povera guancia.
Oh riaprirsi all’affettuosa lancia,
tornare uccello di giovini ali…
vita, puoi dunque ancora non far male,
se mi dài questa incredibile mancia.
Ma tu, cuore, detrito di tempeste
inaccadute, che pensi, che dici,
nel girotondo d’arancia celeste?
sapessi riparlarne con gli amici,
ritrovare una sera le tue feste,
ingenui moti, vanità felici.

(da L’amaro miele, Einaudi, 1982)

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Altre poesie di Gesualdo Bufalino sul Canto delle Sirene


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LA FRASE DEL GIORNO
Scrivere è continuare, inseguire al di là della tenebra quel fanalino fuggente che è l'uomo.
GESUALDO BUFALINO, Il malpensante




Gesualdo Bufalino (Comiso, 15 novembre 1920 – Vittoria, 14 giugno 1996), scrittore, poeta e aforista italiano. Insegnante, si rivelò tardi alla letteratura pubblicando nel 1981 Diceria dell'untore, con cui vinse il Premio Campiello. Con il romanzo Le menzogne della notte vinse nel 1988 il Premio Strega. Il suo stile ricercato, ricco e  "anticheggiante" gli deriva dall’abilità linguistica e da una vasta cultura.


sabato 14 novembre 2020

Centenario di Angelo Romanò


Il 14 novembre di cento anni fa nasceva a Mariano Comense, nel cuore della Brianza, Angelo Romanò. Scrittore, saggista e poeta, fu funzionario della radio RAI. Considerava la letteratura come “un’alta professione, come il luogo in cui matura e si esprime razionalmente l’essenza dell’umano”. La poesia, cui Romanò si dedicava la sera e nei giorni festivi come una dedizione morale, risente di questo essere considerata passione, divenendo idillio, sorretto dalla meraviglia della scoperta e da un’intima certezza religiosa. Redattore di Officina e La Fiera Letteraria, scoprì il talento di Alda Merini. SI spense a Roma nel 1989.

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ANGELO ROMANÒ (A SINISTRA) NELLA REDAZIONE DI "OFFICINA" con  SCALIA, FORTINI, PASOLINI, LEONETTI E ROVERSI

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QUATTRO AMICI

Quei colloqui nel cortile
contro la siepe fiorita,
tua madre assopita,
tuo padre contadino gentile,
la notte asciutta che scoccava
sulla grande estate dei campi
all’orizzonte i lampi
dalle nuvole dell’afa;
e nel nostro discorrere noi
quattro amici per la pelle
pensavamo eterna nelle
vicende di una vita senza noia
la nostra amicizia. Poi: tu
morto nella neve d’Albania,
Carlo e Sandro perduti per via,
io che non ci penso ormai più
E che non torno alla tua casa
così amata in quegli anni,
che solo a pensarci mi danno
un brivido di pena persuasa;
dove ostenta il loggiato
celeste l’oro pingue del grano turco
ora che all’estremo sussulto
volge più dolce l’estate.

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LA PIOGGIA

Quando piove, l’acqua
sui tetti fa scalpore, e opaca
sui gradini e sul fiume un’aria d’Erebo
malinconica s’inarca e fa
cerchio intorno. Non ha
il giorno il viso che sempre gli danno
l’albero verde, le strade, l’ombra, le donne
che vanno leggere coi piccoli per mano.
Il tempo invece è lontano,
estinta la stagione; la città
esibisce ad ogni angolo, tra ponti e scale,
paesaggi d’aldilà.

(da La città ed altre poesie, Maestri, 1958)

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LA FRASE DEL GIORNO
La rivoluzione in letteratura si compie attraverso il linguaggio.
ANGELO ROMANÒ, in G. C. FERRETTI, Officina




Angelo_Romanò_71Angelo Romanò (Mariano Comense, 14 novembre 1920 – Roma, 5 maggio 1989), scrittore, fu direttore del secondo canale RAI e di Garzanti. Nel 1976 divenne senatore, eletto tra le file del PCI come cattolico di sinistra. Collaborò ad Officina e a La Fiera Letteraria scoprendo con Giacinto Spagnoletti il talento di Alda Merini.


venerdì 13 novembre 2020

Nuda senza di te


DINOS CHRISTIANOPOULOS

LA TAVERNA

In quella piccola fumosa taverna
dove al crepuscolo si trovano i marinai
e si divertono le allegre compagnie
scivolai un sera col desiderio forse
di trovarti tra fumo e canzoni.

Nuda senza di te quella taverna
disumani quegli occhi estranei
e le canzoni, orrende sentivo risuonare
che scivolai di nuovo sconsolato.

(Traduzione di Athanasia Athanassopoulou)

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Riecheggia Konstantinos Kavafis in questi versi del poeta greco Dinos Christianopoulos, che del resto condivideva con il poeta di Alessandria d’Egitto oltre al nome di battesimo anche la medesima passione omoerotica. La taverna, che era nell’immaginario un luogo di speranza, di buon vino, di belle canzoni, si trasforma in seguito all’assenza dell’amato in un posto di musica orrenda e occhi disumani.

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PEDER SEVERIN KROYER, "INTERNO DI UNA TAVERNA, 1886
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LA FRASE DEL GIORNO
Il bacio unisce / più del corpo. / Ecco perché / tante persone lo evitano.
DINOS CHRISTIANOPOULOS




Ntinos_ChristianopoulosDinos Christianopoulos, pseudonimo di Konstantinos Dimitriadis (Salonicco , 20 marzo 1931 – 11 agosto 2020 ) poeta, romanziere e traduttore greco. Ricercatore di tradizioni folkloristiche, ha esordito nel 1950 con Stagione di vacche magre. Tra i suoi temi prediletti il progresso sociale, l’amore omosessuale e l’effimera passione erotica che porta all'umiliazione e alla solitudine.


giovedì 12 novembre 2020

Natan Zach


Un altro poeta che se ne va: venerdì scorso è morto a Ramat Gan il poeta israeliano Natan Zach. Nato a Berlino nel 1930 da padre ebreo tedesco e madre cattolica italiana, già nel 1936 era con la famiglia ad Haifa in fuga dal regime nazista. Shirim Rishonim, raccolta edita nel 1955 lo fece emergere tra l’avanguardia del nuovo stato ebraico come la voce più eloquente di quei giovani poeti del movimento modernista israeliano. Il presidente di Israele, Reuven Rivlin, ha salutato così Zach: “Ora chi racchiuderà per noi l’essenza del dolore? Chi impasterà la lingua ebraica con una mano così originale e precisa? Chi ci descriverà la vita che potremmo ancora condurre? Riposa in pace, caro Natan, poeta della vita quotidiana, poeta del presente”.

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FOTOGRAFIA © MOSHE SHAI/FLASH90

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PER LA PRIMA VOLTA

Per la prima volta
comincio a dubitare
di riuscire davvero a raggiungere quaggiù
ciò che dentro di me
chiamai felicità.

Non ne avevo dubitato mai.
Ma una sera vuota di desiderio

mi insinua questo dubbio nel cuore.
Dubbio che certo conobbero anche
gli scalatori di alti monti

vedendo la bianca vetta innevata
con il petto vuoto di scalata,
vuoto di monti.

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FORME DI PENSIERI, 7

La poesia non è parole, né un’azione
Che culmini in fatti, ed è una difficile cosa
E tu non puoi misurarla se non con la tua propria misura
Ed è la tua patria, promessa oppure no.
E lei ti misurerà sul palmo della sua mano,
ti sedurrà col bene e anche col male, in essa
costruirai la tua casa, altra casa no avrai
anche se il fuoco la divorerà o se d’un tratto sarà distrutta.

Tu senti ancora ciò che dicono nella stanza accanto
o di là dalla finestra
e ascolti o tiri su una tenda
e non c’è nulla là tranne l’eco
e questa è la via del mondo
e questo è il chiuso
oltre cui non passerai.

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ISTRUZIONI PER LA CHIUSURA DELLA PORTA

La porta va chiusa lentamente e con cautela.
Bisogna stare attenti che una mano, un piede estraneo
non si trovino nel raggio di chiusura.
Poi bisogna assicurarsi che nessun amico
o ospite o anche semplice sconosciuto non stiano,
casualmente o per errore, davanti alla porta
che tu sbatti loro direttamente in faccia. Giacché
non solo ti sveleresti
maleducato a casa tua, luogo dove il mondo

si aspetta da te tipici gesti di cortesia,

ma potresti anche perdere
qualche notizia importante che avessero da comunicarti

il visitatore o la visitatrice,
o qualsivoglia altra entità.

Soltanto dopo che avrai seguito tutte
le istruzioni, e qualcun’altra, inoltre, del tutto ovvia,
potrai chiudere la porta in faccia a tutti,
compreso l’Onnipotente,
o in faccia all’Ignoto
il quale naturalmente
non è in attesa proprio di te
e proprio davanti alla tua porta.

(da Sento cadere qualcosa, Einaudi, 2009 – Traduzione di Ariel Rathaus)

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Altre poesie di Natan pubblicate sul Canto delle Sirene:



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LA FRASE DEL GIORNO
Sii prudente. La tua vita apri / solo a venti che portano carezza / di lontananza.
NATAN ZACH, Sfavorevole agli addii




Natan Zach (Berlino, 13 dicembre, 1930 – Ramat Gan, 6 novembre 2020), scrittore israeliano. Nato da padre tedesco e madre italiana, emigrò ad Haifa al loro seguito nel 1936. Durante la guerra arabo-israeliana del 1948 prestò servizio nelle forze di difesa israeliane come impiegato del servizio informazioni. È considerato come uno dei più importanti innovatori della poesia ebraica del ‘900.


mercoledì 11 novembre 2020

Carlo Bordini


Il poeta romano Carlo Bordini è morto ieri notte. Negli anni Sessanta militò a lungo nel movimento trotskista, poi divenne ricercatore  presso il Dipartimento di Studi storici dell'Università La Sapienza di Roma. La sua poesia, definita “poesia narrativa” risente dell’influenza di Apollinaire, Eliot e Gozzano, ed è particolarmente apprezzata in Francia. In un’intervista a Sololibri nel 2019 ha definito egli stesso così la sua poetica: “Credo di aver scritto un unico libro, in tutta la mia vita, che poi si è diviso in varie occasioni editoriali. E credo che continuerò a fare la stessa cosa anche in futuro. Posso dire che l’unico libro che sono andato scrivendo fin dalla nascita è composto da una serie di domande, da una serie di interrogazioni su me stesso, e sul mondo che mi circonda. Credo che troverò sempre risposte parziali che mi lasceranno insoddisfatto e che continuerò a cercare”.

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FOTOGRAFIA © DINO IGNATI

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MARINA

Il mare entra tutti i giorni nel mio giardino.
Circonda le pietre e in uno slancio
bagna gli aranci ancora verdi.
Da molti anni l’ho visto singhiozzare.
Sollevare le sue creste, abbattersi sull’arena.
Rompersi in ali di luce viola e scarlatte
Grave e sontuoso nel suo mormorare lontano.
Il sole addormenta le cicale.
Candide e ingenue errano le nuvole.

Questo penso quando contemplo
Le immagini fulgenti del mezzogiorno.
L’ape sopra le uve di spiaggia
Succhia in estasi il loro purpureo nettare,
ebbra di un dolce sogno celeste.

(da I costruttori di vulcani - Tutte le poesie 1975-2010,  Sossella, 2010)

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AUTUNNO

Quando la fantasia
scopre l'invenzione di se stessa
si stanca
di inventare la realtà
non esistono le ore, non esistono i giorni, l'esistenza e la vita si
confondono.

E' questo il paradiso? O l'autunno?
l'inverno precede dunque l'autunno? E' questa la cabala?
così come la guerra precede la pace.
l'acqua è acqua di pozzo, molli onde, concentriche.

Ciò che richiama il tuo incerto sorriso. Un ricordo oltre i mari, oltre
le colonne di sole. Le foglie girano e riportano indietro.

tu non immagini di vivere in un castello incantato, e
di svegliarti dopo trent'anni, credendo di aver dormito
dieci minuti

forse sono le ragnatele ad aver dormito, o forse abbia-
mo dormito entrambi. abbandonai
nei tuoi terrori i miei. l'autunno
è appena iniziato.

(inedita, dal sito dell’autore)

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PERNOD

In una cupola di Pernod,
che è il colore del tuo cielo,
una città affogata in un grande bicchiere di Pernod,
passi l'inverno.
E forse la tua tranquilla ebbrezza
di paese padano
che nuota in un bicchiere
di acqua minerale
ti cosparge di pesciolini
in un bianco frizzante,
e come è opaco il cielo così è limpido
il colore dei tuoi aperitivi
assonnati
sotto la cupola bianca
del tuo cielo bavoso:
come l'asfalto della tua
autostrada.

(inedita, dal sito dell’autore)

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LA FRASE DEL GIORNO
Per scrivere bisogna avere il coraggio della propria stranezza, della propria oscenità. In questo senso scrivere è un atto osceno che va esibito e del quale non bisogna mai vergognarsi.
CARLO BORDINI, RaiNews24, 5 luglio 2006




Carlo Bordini (Roma, 2 settembre 1938 – 10 novembre 2020). Dopo una lunga militanza nel movimento trotskista, è stato ricercatore di storia moderna presso l'Università di Roma “La Sapienza”, dove si è specializzato nella storia della famiglia e dell'amore. La sua poesia è stata definita “poesia narrativa” e risente dell’influenza di Apollinaire, Eliot e Gozzano.


martedì 10 novembre 2020

D’altro non vi sono segni


MARIO LUZI

COME DEVE

Che vuoi che vieni da così lontano
ed entri a volo cieco nella nebbia
fin qua dove gli uccelli anche di nido
da ramo a ramo perdono la traccia?

La vita come deve si perpetua,
dirama in mille rivoli. La madre
spezza il pane tra i piccoli, alimenta
il fuoco; la giornata scorre piena
o uggiosa, arriva un forestiero, parte,
cade neve, rischiara o un’acquerugiola
di fine inverno soffoca le tinte,
impregna scarpe ed abiti, fa notte.

È poco, d’altro non vi sono segni.

(da Onore del vero, 1957)

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Mario Luzi dipinge un paesaggio di nebbie dove è difficile leggere le cose, interpretare il mondo: la donna che vi compare come un viandante, una figura passeggera che entra improvvisa nel flusso del vivere rappresentato dalla madre che nutre i piccoli e cura che stiano al caldo, è una messaggera, un essere che illumina quei pochi segni da decifrare: “o almeno così pare, / almeno così il cuore è pronto a credere”.

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VREL JACOBUS, “DONNA ACCANTO AL CAMINO”

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LA FRASE DEL GIORNO
È incredibile ch'io ti cerchi in questo / o in altro luogo della terra dove / è molto se possiamo riconoscerci. / Ma è ancora un'età, la mia, / che s'aspetta dagli altri / quello che è in noi oppure non esiste.
MARIO LUZI, Primizie del deserto




Mario Luzi (Castello di Firenze, 20 ottobre 1914 – Firenze, 28 febbraio 2005), poeta italiano, fu uno dei grandi rappresentanti dell’Ermetismo. Più volte candidato al Nobel, fu insignito della Legion d’Onore. Fu Accademico della Crusca e senatore a vita.


lunedì 9 novembre 2020

È urgente l’amore


EUGÉNIO DE ANDRADE

URGENTEMENTE

È urgente l'amore.
È urgente una barca in mare.

È urgente distruggere certe parole,
odio, solitudine e crudeltà,
alcuni lamenti,
molte spade.

È urgente inventare allegria,
moltiplicare i baci, i raccolti,
è urgente scoprire rose e fiumi
e mattine limpide.

Cade il silenzio sulle spalle e la luce
impura, fino a dolere.
È urgente l'amore, è urgente
Restare.

(da Fino a domani, 1956 - Traduzione di Mariangela Semprevivo)

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”Avevano fame e sete come le bestie, / e silenzio / intorno ai loro passi. / Ma ad ogni gesto che facevano / un passero nasceva dalle dita / e abbagliato penetrava negli spazi”: l’amore è centrale nella poesia di Eugénio De Andrade, è il  miracolo che governa il mondo, il mezzo attraverso cui l’uomo può riscattarsi.

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MARC CHAGALL, "COPPIA CON CANDELABRO"

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LA FRASE DEL GIORNO
Impetuoso, il tuo corpo è come un fiume / in cui il mio si perde.
EUGÉNIO DE ANDRADE




Eugénio de Andrade, pseudonimo di José Fontinhas Rato (Póvoa do Atalaia, 19 gennaio 1923 – Porto, 13 giugno 2005), poeta e scrittore portoghese, tradusse García Lorca, Borges, Saffo e Ritsos. Della sua opera José Saramago disse che è una "poesia del corpo cui si arriva attraverso una depurazione continua”.


domenica 8 novembre 2020

Una targhetta sul citofono


MICHELE MARI

SE MI EMOZIONA

Se mi emoziona
pensare una targhetta sul citofono
con i nostri cognomi congiunti
se prima di addormentarmi
mi studio di variarla
in ottone
in ferro smaltato bombé
in plastica oro a caratteri rossi
in plastica grigia a caratteri blu
in cartoncino manoscritto
nell'antica striscia del dymo
immagina
quanto male mi faccia
pensare a un figlio in cui congiunti
fossero i nostri occhi

(da Cento poesie d'amore a Ladyhawke, Einaudi, 2007)

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Ah, l’amore… questo sentimento che sa rendere sciocchi persino i saggi. Eccolo qui trionfare in un sogno ad occhi aperti del poeta Michele Mari in cui basta pensare ai nomi uniti sulla targhetta del citofono, emblema di una convivenza, di un essere insieme nella stessa casa per far partire quel brivido, quel fremito che poi ingigantisce pensando a un’altra unione, a ciò che potrebbe incarnare due persone in una, un figlio.

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LA FRASE DEL GIORNO
Tertium dabatur / e sarebbe stato vivere / sfiorandoci.
MICHELE MARI, Cento poesie d’amore a Ladyhawke




Michele Mari (Milano, 26 dicembre 1955), scrittore, traduttore, poeta e accademico italiano. Nei suoi scritti i temi più ricorrenti sono quelli dell’infanzia e della memoria, che in uno stile ricercato spesso usato in chiave gotica e barocca si ispira al genere horror e a quello della fantascienza.


sabato 7 novembre 2020

Se fossi


JOAN BROSSA

TU

Se fossi un'onda, saresti il mio gioco preferito.
Se mi amassi sempre, saresti la pienezza.
Se fossi un modo di parlare, saresti il dialogo.
Se stessi piangendo inquieta ti cercherei e non ti troverei.
Se fossi un tramonto, saresti il più bello di tutti.
Se fossi un albero, saresti un cedro.
Se ostentassi i colori, saresti bianca e rossa.
Se fossi la neve, passeresti.
Se fossi una sostanza, saresti il burro.
Se fossi un rimpiazzo, saresti il legno di una colonna.
Se io fossi una nave, ti porterei proprio davanti alla prua.
Se non fossi una ragazza, saresti una rosa selvatica.
Se fossi una stella invisibile, saresti amore reciproco.
Se mi circondassi dolcemente e ti dissolvessi, saresti la rugiada notturna che bagna gli alberi.
Se svenissi, saresti uno scudo rotto.
Se fossi un fiore, non ti chiuderesti mai.
Se lampeggiassi, saresti una pietra incastonata nel colore del flusso del mare.
Se ti vedessi da qualche parte, ti indicherei.
Se fossi indifferente, saresti il crepuscolo.
Se mi guardassi distrattamente, saresti la mia speranza.
La tua presenza mi sembra la forma più piacevole della stessa armonia.
Se la musica fosse piena di te, ne uscirebbe un accordo basso e pietoso.
Se fossi un trifoglio, saresti la chiave dell'alba.
Se fossi la morbidezza, saresti il peso dell'acqua.
Se fossi tristezza, saresti i giorni e il tempo.
Se fossi un desiderio, saresti passione placata.
Se fossi la luna, saresti un'ala.
Se fossi un orologio, saresti un cerchio profondo.
Se fossi lo spazio, saresti la sua metà e il suo centro.
Se non fossi una stella propizia, saresti una rocca che difende un territorio.
Se ti nascondessi da me per sempre, saresti la notte circostante.
Se fossi una strada, saresti la riva del mare.
Se fossi un giardino, saresti una stella di fiori.
Se fossi un paesaggio, saresti una foresta che respira.
Se fossi un anello, saresti eternamente indistruttibile.
Se fossi un'ombra densa, saresti un sentiero tra le stelle diafane.
Se fossi una sera, saresti un giorno.
Se fossi un anno, saresti un secolo.
Se fossi un rumore, saresti il rumore di passi che riecheggiano in segreto.
Se fossi un piedistallo, saresti un'isola bluastra.
Se il mondo fosse fatto a pezzi, saresti il suo silenzio.
Se piegassi di più la fronte, il tuo cuore tintinnerebbe.
Se sospiri, il tempo che passa diventa dolce.
Se sali in cielo, in meditazione ti trovo.
Se fossi una sfera, saresti una singola goccia d'acqua.
Vivi nel senso della fiamma, non in quello della cenere.
Se fossi un numero, saresti una quantità infinita.
Se cambiassi forma, saresti una bella montagna scura.
Se fossi il vento terrestre, dormiresti in una coda colorata.
Se la pioggia ti conoscesse, cadrebbe nel luogo che le indicheresti.
Se provassi a salvare qualcuno, lo riempiresti di chiodi.
Se fossi un muro, gli alberi ti farebbero scudo.
Se cadesse la luce, saresti la coppa di ogni giorno.
Copriresti la giovinezza, se fossi l'alba.
Se passasse l'autunno, saresti la primavera imminente
Se fossi un colore, saresti l’allegria del sole su un terrazzamento erboso.
Se fossi una voce, avresti il colore di un profumo.
Se fossi un profumo, avresti la voce del colore che indossi.
Se fossi un bicchiere, spegneresti i sospiri.
Se fossi un deserto, formeresti onde senza limite.
Se fossi una parola, saresti amarsi
Se fossi un idolo, preparerei la tua adorazione nei santuari.
Se fossi un caldo chiarore, ti circonderesti di greggi.
Se fossi una goccia di sangue, illumineresti.
Se il mondo della vita fosse solo solitudine e caos, saresti già destinata a manifestarti.
Se il mondo fosse una caverna nebbiosa, gli infiniti convergerebbero in te.
Sei il riflesso più bello dell'immagine primordiale
Che oltre il tempo si moltiplica inesprimibile.

(da Canto, 1954)

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Il gioco del “se fosse” è unanimemente noto, addirittura Raffaella Carrà l’aveva sdoganato in televisione in una trasmissione negli anni a cavallo tra gli ‘80 e i ‘90. Questa è la versione poetica e surrealista che Juan Brossa, artista visuale e poeta catalano, dedica alla donna che ama.

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JOAN BROSSA, "POESIA VISIVA. TU", 1988
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LA FRASE DEL GIORNO
Poesia – Io mi spoglio / e voi vi vestite.
JOAN BROSSA




Joan Brossa i Cuervo (Barcellona, 19 gennaio 1919 – 30 dicembre 1998), poeta, drammaturgo, artista plastico e designer grafico catalano. È ritenuto il massimo esponente della poesia visiva non solo della letteratura catalana, ma il pioniere di questo genere in Spagna e uno dei grandi riferimenti internazionali.


venerdì 6 novembre 2020

E ancora mi azzardo ad amare


ALEJANDRA PIZARNIK

MENDICA VOCE

E ancora mi azzardo ad amare
il suono della luce in un’ora morta,
il colore del tempo in un muro abbandonato.

Nel mio sguardo ho perduto tutto.
Chiedere è così lontano. Così vicino sapere che non c’è.

(Mendiga voz, da La figlia dell'insonnia, Crocetti, 2020 – Traduzione di Claudio Cinti)

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La poetessa argentina Alejandra Pizarnik ha vissuto sempre sul margine dell’esistenza, interrogandosi sugli enigmi che la vita le proponeva, sulle lacerazioni, sulle irrisolvibili questioni. Così, prigioniera di questo mondo, non trovava risposte, eppure continuava incessantemente a cercare la chiave nei suoi sogni. “Era una “straniera”, come rileva Enrique Molina, “una smarrita in se stessa”.

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EDWARD HOPPER, "STANZA D'ALBERGO", 1931
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LA FRASE DEL GIORNO
Il corpo si ricorda di un amore come un accendersi la lampada.

ALEJANDRA PIZARNIK, L’inferno musicale




Alejandra Pizarnik (Avellaneda, 29 aprile 1936 – Buenos Aires, 25 settembre 1972),  poetessa e traduttrice argentina. La sua poesia è la risposta alle ansie e alle crisi depressive che la portarono a uccidersi ingerendo 50 pastiglie di Seconal: pura indagine, continua domanda sull’esistenza, sulla colpa e sull’eterno soffrire.​