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domenica 22 settembre 2024

Ogni autunno


IRINA VIKYRČAK

OGNI AUTUNNO

Ogni autunno
compro una nuova borsa a tracolla
ma in qualche modo
il contenuto rimane lo stesso:
fazzoletti di settembre,
appunti stropicciati,
un'agenda logora,
una penna rossa da insegnante,
il cellulare,
il mio portafoglio verde
spesso e sottile,
scarabocchi su una busta
come una mappa del tesoro,
un po' di tristezza,
qualche battuta,
un barattolo di conserva di ricordi,
un libro in latino,
pensieri in cirillico,
un impermeabile tascabile
con disegni di papaveri.
Come sempre, un disordine,
tipico
di tutto ciò che
contiene l'anima di una donna.
Non so cosa fare delle mie mani.
È autunno.

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Con l’equinozio, oggi alle 14.44, entriamo ufficialmente nell’autunno, “stagione sleale” per la sua bellezza dolce e malinconica, come la definì Gesualdo Bufalino. Ed è come un nuovo capodanno, un ritorno alle abitudini dopo l’allegra follia dell’estate, come nota anche la poetessa ucraina Iryna Vikyrčak.


FOTOGRAFIA © FRIDAY2022/PIXABAY

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Arriva l'autunno, con la sua voce di cenere, / scoraggiando i sogni, coprendo di foglie / le immagini spezzate che il cuore conosce.
JON JUARISTI

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Iryna Vikyrčak (Zalischchyky, 17 maggio 1988), scrittrice, poetessa e traduttrice ucraina. Laureata presso la Facoltà di Lingue Straniere all’Università Nazionale di Černivci, è autrice della raccolta Conversazione con gli angeli (2005). Ha pubblicato le sue poesie in varie riviste.


giovedì 3 marzo 2022

Il nostro vecchio Dnipro


TARAS ŠEVČENKO

UCRAINA

Il nostro vecchio Dnipro,
steso tra le colline,
sembra un bambino nella cuna.
Esso attraversa tutta
la nostra terra e tutta
l’accarezza, specchiando
i suoi villaggi bianchi,
i suoi verdi giardini.

(da Orfeo, Il tesoro della lirica universale, Sansoni, 1953 – Tr. Meano e Lipovetska)

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Un inno alla bellezza dell’Ucraina è elevato dall’esule Taras Ševčenko – una sua poesia, Il sogno, che criticava la politica imperiale, rinvenuta nella sede dell’organizzazione segreta Confraternita dei Santi Cirillo e Metodio, gli costò nel 1847 la reclusione a San Pietroburgo, il trasferimento come soldato a Orsk, negli Urali, senza possibilità di scrivere e dipingere, e infine l’esilio definitivo a Nižnij Novgorod prima e a San Pietroburgo poi. C’è in questi versi tutto l’orgoglio di cantare quella terra con parole che sappiano far vibrare il cuore della gente, ricordandone il passato glorioso e il desiderio di libertà.

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TARAS ŠEVČENKO, "CASA SUL DNIPRO", 1845

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LA FRASE DEL GIORNO
È terribile giacere in catene, /  a marcire nelle segrete profonde, / ma è ancora peggio, quando sei libero / dormire, dormire e dormire.
TARAS ŠEVČENKO




Taras Hryhorovyč Ševčenko (Morynci, 9 marzo 1814 – San Pietroburgo, 10 marzo 1861), poeta e pittore ucraino. Capace di combinare in modo originale il linguaggio e la metrica popolari con quelli di tradizione letteraria, è considerato l'artefice del risveglio della coscienza e della cultura nazionale ucraina.


venerdì 26 settembre 2014

Trovi i poeti

 

LINA KOSTENKO

SEI VENUTA DI NUOVO, MIA TRISTE MUSA

Sei venuta di nuovo, mia triste musa.
Non temere, sono instancabile.
Come una medusa, fluttua sul mondo l’autunno,
e le foglie umide cadono sul lastricato.
Tu sei venuta con i sandaletti leggeri,
la mantellina appena gettata sulle spalle.
Oh, sei venuta col maltempo, da lontano,
così sola soletta nella notte!
Dove sei stata, nell’Universo o a Sparta?
A quali secoli hai brillato nella foschia?
E con quale carta inconfessabile
trovi i poeti sulla terra?
A loro detti la sorte, non i versi.
La tua fronte è nobile e luminosa.
Ci sono poeti migliori e più fortunati.
Grazie per aver scelto me.

(Traduzione di Paolo Galvagni)

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Ancora una poesia sul mistero dell’ispirazione, sulla scelta del poeta da parte della poesia, che lo usa come uno strumento per far sentire la sua voce: perché “la poesia è una festa, come l’amore" dice la poetessa ucraina Lina Kostenko, “non so che è. Io sono solo uno strumento / con cui piangono i sogni del mio popolo”.

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Erato

JOSÉ LUIS MUÑOZ LUQUE, “ERATO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Artista, sei il pellegrino dei secoli. / Vaghi nei luoghi sacri dello spirito umano.
LINA KOSTENKO




Lina Kostenko (Ržyščiv, 19 marzo 1930), poetessa e scrittrice ucraina. È la scrittrice più rappresentativa della "Generazione dei '60" dei poeti ucraini, Šistdesjatnyky. La sua poesia è tipicamente lirica e sofisticata, ma fa anche molto affidamento su aforismi, espressioni colloquiali e linguaggio satirico ed è tipicamente critica nei confronti dell'autoritarismo. 


mercoledì 24 aprile 2013

È passato da me Blok

 

LINA KOSTENKO

IERI NELLA PIOGGIA È PASSATO DA ME BLOK

Ieri nella pioggia è passato da me Blok.
I capelli bagnati, le goccioline sulle gote.
Pallido per la mestizia, silente per i pensieri,
prossimo alle lacrime, quasi reale.
È rimasto un poco, non ha detto parola,
ha sorriso con gli occhi stupendi.
E la notte sulle curve di ali vrubeliane
campeggiava a lungo dietro le sue spalle…

(da Poesia, n. 275 - Traduzione di Paolo Galvagni)

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È la meraviglia che ben conoscono i lettori: quella di ospitare nelle proprie case i personaggi delle opere che si leggono, e gli scrittori stessi e soprattutto i poeti. Come l'amato Aleksandr Blok che appare in questi versi della poetessa ucraina Lina Kostenko: il tormentato poeta simbolista giunge da quasi un secolo prima ma non come un fantasma, piuttosto come un triste compagno silenzioso in una sera di pioggia. Dietro di lui, anche la notte si trasforma, diventa sfondo da dipinto di Mikhail Vrubel, pittore russo dell'epoca di Blok, anch'egli simbolista, a completare un sogno ad occhi aperti.

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Vrubel_italian_night

MIKHAIL VRUBEL, “NOTTE ITALIANA”

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LA FRASE DEL GIORNO
L'uomo che sa leggere parla con gli assenti, e si mantiene in vita gli estinti. Egli è in comunicazione con l'universo - non conosce la noja - viaggia – s'illude.

CARLO DOSSI, Note azzurre




Lina Kostenko (Ržyščiv, 19 marzo 1930), poetessa e scrittrice ucraina. È la scrittrice più rappresentativa della "Generazione dei '60" dei poeti ucraini, Šistdesjatnyky. La sua poesia è tipicamente lirica e sofisticata, ma fa anche molto affidamento su aforismi, espressioni colloquiali e linguaggio satirico ed è tipicamente critica nei confronti dell'autoritarismo. 


domenica 14 ottobre 2012

Disegnare il vento


LINA KOSTENKO

SE NON È POSSIBILE DISEGNARE IL VENTO

Se non è possibile disegnare il vento -
il vento trasparente su uno sfondo chiaro -
disegna le querce, possenti e frondose,
che per il vento si curvano fino a terra.

(Poesia, n. 275, ottobre 2012 – Traduzione di Paolo Galvagni)

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Quattro versi di pura poesia per sorprendere l’invisibile, per catturarlo e inquadrarlo. Il vento in gabbia come una lucciola in un bicchiere, grazie al gioco causa-effetto. Lina Kostenko, poetessa ucraina della cosiddetta “Generazione dei ‘60” traduce in versi una celebre frase del Piccolo Principe di Saint-Exupéry: se è vero che “l’essenziale è invisibile agli occhi”, non è detto che perché invisibile non lo si possa cogliere.

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image

JEAN-BAPTISTE CAMILLE COROT, “LE COUP DE VENT”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il poeta è il medium della storia.
LINA KOSTENKO




Lina Kostenko (Ržyščiv, 19 marzo 1930), poetessa e scrittrice ucraina. È la scrittrice più rappresentativa della "Generazione dei '60" dei poeti ucraini, Šistdesjatnyky. La sua poesia è tipicamente lirica e sofisticata, ma fa anche molto affidamento su aforismi, espressioni colloquiali e linguaggio satirico ed è tipicamente critica nei confronti dell'autoritarismo. 


mercoledì 6 aprile 2011

Ode alla speranza

 

LESJA UKRAÏNKA

CONTRA SPEM SPERO

     Via, pensieri, voi, nubi autunnali!
Ora è la primavera dorata!
Forse nell’amarezza, nel pianto
Passeranno gli anni della giovinezza?

     No, voglio ridere attraverso le lacrime,
Intonare canzoni nel dolore,
Sperare comunque senza speranze,
Voglio vivere! Via, pensieri tristi!

     In un triste campo desolato
Seminerò fiori variopinti,
Seminerò fiori nel gelo,
Verserò su di essi lacrime amare.

     E per queste lacrime cocenti si dissolverà
Quella possente crosta di ghiaccio,
Forse i fiori cresceranno – e giungerà
Anche per me l’allegra primavera.

     Trasporterò un pesante masso
In cima a un’erta montagna sassosa
E, portando questo tremendo fardello,
Intonerò un’allegra canzone.

     Nella lunga notte buia, impenetrabile
Non chiuderò gli occhi per un attimo,
Cercherò la stella polare,
La chiara sovrana delle notti buie.

     Sì! Riderò attraverso le lacrime,
Intonerò canzoni nel dolore,
Spererò comunque senza speranze,
Vivrò! Via, pensieri tristi!

2 maggio 1890

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Contra spem spero è il motto latino che la poetessa ucraina Lesja Ukraïnka pone come titolo a questa sua lirica: contro ogni speranza, spero. Prende spunto dal risveglio di primavera, dal nuovo rigoglio che esprime il trionfo della vita dopo il letargo invernale, dopo il gelo, e si affida a una fede cieca nella speranza, nell’Ultima Dea dei latini. Non è facile, certo, nonostante Hermann Hesse sostenga che “È felice chi spera”: l’azione del trasportare il masso sulla cima di una montagna sassosa ricorda da vicino l’immane vana fatica di Sisifo, mitico eroe greco condannato a far rotolare in eterno su per un pendio del Tartaro un’enorme pietra che, posta in cima, inesorabilmente torna a valle. Comunque, molto meglio sperare che disperare…

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Fotografia © Anita Martinz

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LA FRASE DEL GIORNO
 
Noi viviamo di speranza, non possiamo fare altrimenti, perché come non possiamo dare tutto, così non possiamo ricevere tutto.
EDMOND JABÈS




Lesja Ukraïnka, pseudonimo di Larysa Petrivna Kosač-Kvitka (Novohrad-Volyns'kyj, 25 febbraio 1871 – Surami, 1º agosto 1913),  poetessa ucraina. Con le sue opere poetiche fu sostenitrice della dignità e dell'indipendenza culturale del suo paese. Raggiunse l'apice con La Rosa Azzurra del 1896 in cui descrive la vita dell'intelligencija ucraina, dando vita al genere del "poema drammatico".


sabato 10 aprile 2010

Il seme del domani


IRINA RATUSHINSKAYA

GETTANDO IL TEMPO NEI BARATTOLI

Abbiamo imparato, eh sì, a gettare il tempo nei barattoli
e abbiamo rimestato nella notte condensata di continuo.
Questo secolo si fa ancora più nero, il prossimo non verrà presto,
a spazzar via i nomi dai muri delle prigioni di ieri.

L'abbiamo allestito con tale cura, eppure noi
non siamo nella ciurma, nemmeno ci ammettono a bordo.

Ma coprendo il carico ben misurato con stuoiame grezzo
riusciamo tuttavia a spargere il seme.
Abbiamo le mani lacere ma ancora sappiamo togliere i chiodi
anticarro dai raccolti, destinati a durare oltre di noi.

(trad. di Damiano Albeni)


Questo secolo non ci vedrà alla fine. Nonostante gli enormi progressi che la medicina farà nel XXI secolo e sempre che il CERN di Ginevra non risucchi prima la terra in un enorme buco nero creato alla ricerca del bosone di Higgs, la “particella di Dio”. È legge naturale. La poetessa ucraina Irina Rasutinskaja, nata nel 1954 e internata per sette anni nei terribili gulag siberiani per “attività antisovietica”, rileva che questo nuovo secolo non è cominciato nel migliore dei modi e richiama anzi alla memoria i cupi fantasmi del Novecento. L’attacco alle Torri Gemelle, la guerra in Iraq e in Afghanistan, i continui attentati che insanguinano il pianeta, il timore del nucleare iraniano…

Non ci saremo quando il XXII secolo arriverà come una grande nave container, non saremo a bordo. Ma qualche cosa di noi resterà, se avremo lavorato bene, se sapremo spargere a piene mani nel mondo la libertà. Noi saremo in quei frutti. Per questo dobbiamo adesso con ogni cura piantarne i semi e annaffiarli, difenderli dall’inquinamento e dalle carestie. Se non saremo sul ponte di quella nave, saremo almeno nell’idea che la sospinge.

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Fotografia © B. Miniati, 1938

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LA FRASE DEL GIORNO
Non ci sono mai stati dei grand’uomini vivi. È la posterità che li crea.
GUSTAVE FLAUBERT, Correspondance




Irina Borisovna Ratušinskaja
(Odessa, 4 marzo 1954), scrittrice e poetessa russa. Dissidente, scontò tre anni e mezzo di carcere dal 1983 al 1986. Le sue poesie scavano in profondità nella tradizione russa e sollevano temi potenti che hanno sempre torturato i poeti russi: memoria, storia, destino, amore, poesia, fede e libertà.