mercoledì 31 marzo 2021

Le stagioni dell’anno


EUNICE ARRUDA

Non essere il cuore
una ferita

Non ascoltare
nel rumore della pioggia
i presagi di un ritorno
Non confondere rami e radici

E sapere
che ogni cosa è stata scoperta
non appena esiste
Le nostre verità sono le stagioni dell’anno

(da Rischio, 1998)

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La poetessa brasiliana Eunice Arruda appartiene alla Generazione del ‘60, quella che si dedicò alla poesia intimista, ma rimane, come nota il critico Álvaro Alves de Faria, “chiusa in sé, come un’ostrica”, una donna sola che si riflette nello specchio del suo appartamento cercandosi, costruendosi parola per parola, giorno per giorno.

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JEAN-PIERRE LAURENS, "L'ATTESA"

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LA FRASE DEL GIORNO
Sono poetessa. Non voglio essere chiamata “poeta donna”. La parola poetessa enfatizza meglio la condizione femminile nella poesia. Parlare di “poeta donna” colloca la donna in una posizione inferiore, valorizzando la figura dell’uomo..
EUNICE ARRUDA, in ALVES DE FARIA, Parola di donna




Eunice Carvalho de Arruda (Santa Rita do Passa Quatro, 15 agosto 1939 - San Paolo, 21 marzo 2017), poetessa brasiliana. Laureatasi in Comunicazione e Semiotica, diresse l’Unione Brasiliana degli Scrittori. Esordì nel 1960 con È tempo di notte, cui seguirono altre tredici raccolte e un’antologia. La sua poesia fa della concisione un perno: taglia e riduce all’osso la parola.


martedì 30 marzo 2021

Dove il vento


LOLA RIDGE

ALTITUDINE

Mi chiedo
come sarebbe con te qui,
dove il vento
che ha scosso via da sé la polvere nelle valli
ti tocca pulito,
come una mano appena lavata,
e il dolore
è come il desiderio remoto di cose monotone,
e la rabbia
non è che un piccolo silenzio
che si inabissa in un grande silenzio.

(da Alba e altre poesie, 1920)

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Basta salire anche di poco talvolta, in una località di montagna, per vedere il mondo con occhi diversi: è come se ci lasciassimo alle spalle tutto il resto, la civiltà caotica, il traffico, lo smog. In quell’aria cristallina, in quel luogo, dove siamo più vicini al cielo, anche il nostro spirito vede le cose in maniera diversa. Ed è quello che capita alla poetessa irlandese Lola Ridge.

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FOTOGRAFIA © VLADIMIR KUDINOV/PEXELS

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LA FRASE DEL GIORNO
La vita solitaria della montagna coi suoi silenzi majestatici e il breve cerchio delle amicizie al paese gli conferiscono questo fortunato istinto di vigilante temperanza, che è segno preciso di compiutezza e di sufficienza spirituale.
DON CARLO GNOCCHI, Cristo con gli alpini




Lola Ridge nata Rose Emily Ridge, (Dublino, 12 dicembre 1873 – Brooklyn, New York, 19 maggio 1941), poetessa e anarchica irlandese-americana. Modernista, fu influente redattrice di riviste femministe, marxiste e di avanguardia. Le sue opere trattano del capitalismo, del conflitto generazionale, delle masse urbane e dell’immigrazione.


lunedì 29 marzo 2021

Un altro giardino


ULALUME GONZÁLEZ DE LEÓN

GIARDINO SCRITTO

Nel giardino che ricordo
soffia un vento che muove le foglie
del giardino dove adesso
sto scrivendo

Nel giardino che immagino
soffia un vento che muove le foglie
del giardino che ricordo

E nel giardino dove adesso
sto scrivendo
soffia un vento che muove le foglie
senza giardino:
                       tregua
tra fronda immaginata e fronda ricordata

ma anche le foglie verdi
del giardino dove scrivo

ma anche i fogli bianchi
su cui sto scrivendo

e nasce un altro giardino

(da Plagio II, 1980)


La poetessa messicana Ulalume González de León costruisce un labirinto a più dimensioni in cui si intersecano memoria e realtà, disegnando un giardino che ora è presente e ora è ricordo, ricostruito con l’immaginazione. Ma da quel gioco alla fine ciò che emerge è un altro giardino, quello della poesia.

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DIPINTO DI JACEK YERKA

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LA FRASE DEL GIORNO
Inventando che vivo / in parole mi perdo / Dove comincia la mia vita? / Dove finisce il mio racconto?
ULALUME GONZÁLEZ DE LEÓN, Plagi




Ulalume Ibáñez Iglesias, nota come Ulalume González de León (Montevideo, 20 settembre 1932 – Querétaro, Messico, 17 luglio 2009), poetessa, traduttrice, saggista e editrice messicana di natali uruguaiani. La sua poetica parte dall’assunto che tutto è stato detto e la poesia altro non è che un plagio: il vero soggetto è la memoria e il corpo altro non è che cellula della memoria.


domenica 28 marzo 2021

Senza aver bisogno di uscire


JUAN CALZADILLA

ITACA

È più facile arrivare per chi è dentro
che per chi viene da fuori.
Non è necessario che avanzi a piedi lentamente
o di corsa, che sappia la direzione
o che la cerchi.
Né che dia segno di stare per arrivare,
leggero o sfinito, per i campi,
per strade, boschi
o crocevia.
Non importa il mezzo di trasporto,
lento o rapido,
né la velocità con cui percorre
la strada né il trascorrere delle ore.
Conoscendo bene il posto, non dovrà attraversare
la soglia
né aprire la porta per avvertire,
come Ulisse, che è arrivato.
E così, dentro, in casa, sono riuniti
insieme a lui, al caldo del camino, alcune braccia,
alcune labbra, alcuni sguardi.
Basterà che senta che è nella sua casa
per sapere in quello stesso momento
che, senza aver bisogno di uscire,
è già arrivato. è già arrivato.

(da Diario senza soggetto, 1999)

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Itaca, il ritorno a casa dell’eroe, è un tema che interessa molto i poeti: dalla celeberrima poesia di Konstantinos Kavafis (Quando ti metterai in viaggio per Itaca / devi augurarti che la strada sia lunga / fertile in avventure e in esperienze) a quella di Dinos Christianopulos (Ora torno con un estremo sforzo / di apparire irreprensibile e integro, torno / e sono, mio Dio, come il figliuol prodigo). Il poeta venezuelano Juan Calzadilla gioca con un paradosso: l’eroe è già a Itaca, è già dentro la casa, non arriva perché è già arrivato senza bisogno di arrivare.


IMMAGINE DA “THE GUARDIAN”

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LA FRASE DEL GIORNO
La ribellione dell'uomo finisce / nel suo desiderio di essere libero. /  E più spesso in pantofole / che lo separano dal suo desiderio.
JUAN CALZADILLA, La nuova Itaca




Juan Calzadilla (Altagracia de Orituco, 16 maggio 1931), poeta, pittore e critico d'arte venezuelano. Esordì nel 1954 con Prime poesie, promuovendo visioni d'avanguardia, incentrate sul surrealismo, con una militanza attiva e ribelle, prodotto dell'effervescenza politica e sociale. Fondò le riviste El techo de la ballena e Imagen (l984).


sabato 27 marzo 2021

Once d’oro


JUAN RAMÓN JIMÉNEZ

CANZONE

Il sole del tramonto mi riempì
il cuore di once d’oro.
Mi alzai, la notte,
per vederle. Non valevan nulla!

La luna dell’alba mi riempì
l’anima di once d’argento.
Chiusi la porta, il giorno,
per vederle. Non valevan nulla!

(da Eternità, 1916 – Traduzione di Claudio Rendina)

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Per il poeta spagnolo Juan Ramón Jiménez la poesia consiste nella ricerca della bellezza e nel suo riconoscimento scavando nel reale per raggiungere l’eternità attraverso il possesso della bellezza e della verità. Procedimento non semplice, come si può apprezzare da questi versi.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
Così come in uno specchio / sta nella mia anima il cielo.
JUAN RAMÓN JIMÉNEZ, Eternità




JimenezJuan Ramón Jiménez (Palos de Moguer, 24 dicembre 1881 - San Juan, Portorico, 29 maggio 1958), poeta spagnolo premiato con il Nobel nel 1956, fu uno dei principali esponenti della Generazione del ’14 e del Modernismo. La sua ricerca poetica lo portò a privilegiare la poesia nuda ed essenziale, fatta solo di immagine e di parola al di là della musicalità esteriore.


venerdì 26 marzo 2021

Qualcuno si nasconde


VASKO POPA

NASCONDINO

Qualcuno si nasconde da qualcun altro
Si nasconde sotto la sua lingua
L'altro lo cerca sottoterra

Si nasconde nella fronte
L'altro lo cerca in cielo

Si nasconde nell’oblio
L'altro lo cerca nel prato

Lo cerca lo cerca
Non c'è posto dove non guardi
E guardando si perde

(da Campo senza quiete, 1956)

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Il dramma esistenziale dell’uomo che si confronta con l’assurdo è presente in gran parte della poesia di Vasko Popa, con derivazioni moderniste e surrealiste in nettissimo contrasto con il realismo socialista in voga nell’allora Jugoslavia in quegli anni. In Nascondino i giocatori sono ignoti e sperano di vincere, nonostante sia forte il sospetto che il gioco non abbia alcun senso.

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FOTOGRAFIA © COLLECTIF TEAM 8
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LA FRASE DEL GIORNO
L'uomo gioca solo quando è un uomo nel pieno senso della parola, ed è completamente uomo solo quando gioca.
FRIEDRICH SCHILLER




Vasile "Vasko" Popa (Greebenac, 29 giugno 1922 – Belgrado, 5 gennaio 1991), poeta serbo di origini rumene. Primo a rompere con il realismo socialista del dopoguerra jugoslavo, scrisse in uno stile modernista influenzato dal Surrealismo e dalle tradizioni popolare serbe: motivi terrestri e leggendari si fondono, emergendo dal subconscio collettivo.


giovedì 25 marzo 2021

La donna mia


DANTE ALIGHIERI

TANTO GENTILE E TANTO ONESTA PARE

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia, quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua devèn, tremando, muta,
e li occhi no l'ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente e d'umiltà vestuta,
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che 'ntender no la può chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d'amore,
che va dicendo a l'anima: Sospira.

(da Vita nuova, 1293)

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Oggi è Dantedì, la giornata nazionale fissata per ricordare il Sommo Poeta: il 25 marzo del 1300 infatti è il giorno in cui, secondo gli studiosi che hanno compulsato la Divina Commedia alla ricerca di indizi astronomici (la costellazione dell’Ariete) e storici (la crocifissione di Cristo), inizia il viaggio ultraterreno di Dante. Spulciando nello sterminato archivio delle poesie pubblicate, ho notato l’assenza di uno dei suoi sonetti più celebri, perfettamente inserito nel Dolce stil novo, manifesto della donna angelicata, che Dante trasforma in “speranza de’ beati” e “disiata in sommo cielo”, i prodromi di quella che poi sarà nella Commedia: Edoardo Sanguineti parla di “prodigioso dilatarsi della grazia che dalla donna procede e che mirabilmente si mostra efficace in tutte le persone e non solamente ne la sua presenzia ma ricordandosi di lei”.

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RAFFAELE GIANNETTI, "DANTE E BEATRICE NEL GIARDINO DI BOBOLI"

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LA FRASE DEL GIORNO
Amore e 'l cor gentil sono una cosa, / sì come il saggio in suo dittare pone, / e così esser l'un senza l'altro osa / com'alma razional sanza ragione.
DANTE ALIGHIERI, Vita nuova




Durante di Alighiero degli Alighieri, noto con il solo nome Dante (Firenze, tra il 21 maggio e il 21 giugno 1265 – Ravenna, 14 settembre 1321), poeta italiano. Considerato il padre della lingua italiana, è universalmente noto per la Divina Commedia, espressione della cultura medievale. Spaziò all'interno dello scibile umano, segnando profondamente la letteratura italiana e la cultura occidentale, tanto da essere soprannominato il "Sommo Poeta".


mercoledì 24 marzo 2021

Adam Zagajewski


Adam Zagajewski, poeta polacco più volte candidato al Nobel, è morto a Cracovia il 21 marzo, nella giornata dedicata dall’UNESCO alla poesia. Aveva 75 anni. Esponente della cosiddetta New Wave polacca, usava un linguaggio diretto per smascherare le falsità del linguaggio ufficiale del regime comunista e quello letterario del realismo socialista. La poesia era per lui, strappato alla patria – la natia Leopoli divenuta Ucraina, la Polonia abbandonata per l’esilio americano – un’energia per andare avanti, una fonte di rinnovamento spirituale. Negli Stati Uniti è noto come “poeta dell’11 settembre” per la poesia Prova a cantare il mondo mutilato, che in realtà scrisse un anno e mezzo prima dell’attentato alle Torri Gemelle, ma che il New Yorker stampò sulla controcopertina pochi giorni dopo l’attacco: “(…) Hai visto i profughi andare verso il nulla, / hai sentito i carnefici cantare allegramente. / Dovresti celebrare il mondo mutilato. / Ricorda quegli attimi, quando eravate insieme / in una stanza bianca e la tenda si mosse”.

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NELLA BELLEZZA ALTRUI

Solo nella bellezza altrui
vi è consolazione, nella musica
altrui e in versi stranieri.
Solo negli altri vi è salvezza,
anche se la solitudine avesse sapore
d’oppio. Non sono un inferno gli altri,
a guardarli il mattino, quando
la fronte è pulita, lavata dai sogni.
Per questo a lungo penso quale
parola usare: se lui o tu.
Ogni lui tradisce un tu, ma
in cambio nella poesia di un altro
è in fedele attesa un dialogo pacato.

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ODE ALLA MOLTEPLICITÀ

Non capisco tutto e mi rallegro
persino che il mondo come un oceano
inquieto superi la mia capacità
di comprendere il senso dell’acqua, della pioggia,
dei bagni nello Stagno del Fornaio, vicino
al confine boemo-tedesco, nel settembre
del 1980; dettaglio questo senza particolare
significato, un profondo stagno germanico.
Che l’Ego in crisi di ossigeno
respiri tranquillo, un nuotatore taglia la linea
del meridiano, è sera, le civette si svegliano
dal sonno diurno, in lontananza
rombano pigramente le auto. Chi per una volta
ha sfiorato la filosofia è perduto,
non lo salverà la poesia, resterà
sempre, rimanenza
incalcolabile, la nostalgia. Chi per una volta ha conosciuto
la folle corsa della poesia più non proverà
la quiete petrosa della prosa familiare
dove ogni capitolo è nido
di una generazione. Chi per una volta è vissuto non
dimenticherà la delizia mutevole delle
stagioni, persino le bardane gli appariranno in
sogno e le ortiche e i ragni, solo
un poco più brutti delle rondini. Chi per una volta
ha incontrato l’ironia sbufferà ridendo
durante la lezione del profeta, chi per una volta
ha pregato non solo con le labbra asciutte
ricorderà la presenza di una strana eco
rimbalzata da una parete. Chi per una volta ha
taciuto non vorrà parlare durante
il dessert, chi è stato ustionato dallo shock
dell’amore farà ritorno ai libri con volto mutato.
Rimani dritta, anima singola, di fronte
all’eccesso. Due occhi, due mani,
dieci dita ingegnose e
un solo Ego, un quarto d’arancia,
la più giovane delle sorelle. Il piacere
dell’udito non guasta il piacere
della vista, ma l’ebbrezza della libertà distrugge
la pace degli altri sensi quieti.
La pace, un nulla spesso, pieno di dolce
succo come una pera a settembre.
Brevi istanti di felicità svaniscono
sotto una slavina di ossigeno, d’inverno una cornacchia
solitaria batte il becco sulla bianca distesa
gelata del lago, una coppia di picchi impaurita
dall’accetta cerca sotto la mia
finestra un pioppo abbastanza malato.
Una donna dall’aria assente scrive
lunghe lettere e la nostalgia si gonfia come
l’oppio; in un museo egizio un papiro
bruno è intriso della stessa
nostalgia, più antica di alcuni
millenni, incrollabile e intatta.
Le lettere d’amore vanno sempre
a finire nei musei, i curiosi sono più
ostinati degli innamorati. L’Ego avido
trangugia l’aria, la ragione si risveglia
dal sonno diurno, il nuotatore esce
dall’acqua. Una donna avvenente posa per
la felicità, gli uomini fingono di essere
più coraggiosi di quanto non siano veramente,
il museo egizio non cela le debolezze
umane. Esistere, per esistere ancora,
forse offrendosi in affitto
a una delle gelide stelle. E talvolta
beffarsi di lei che è fredda e viscida
come una rana nello stagno. La poesia cresce sulla
contraddizione, ma non la ricopre.

(da Dalla vita degli oggetti, Adelphi, 2012 – Traduzione di Krystyna Jaworska)

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Di Adam Zagajewski sul Canto delle Sirene:


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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è un elemento costitutivo della natura umana. L’arte e la poesia sono in un certo senso sorelle della filosofia.
ADAM ZAGAJEWSKI, PoloniCult, 30 gennaio 2018




Adam Zagajewski (Leopoli, Ucraina, 21 giugno 1945 – Cracovia, 21 marzo 2021), poeta, scrittore e saggista polacco. Esordì nel 1972 con Komunikat. Esponente della New Wave polacca, nel 1976 aderì al Comitato per la Difesa degli Operai e la dittatura comunista gli impedì di pubblicare. Cominciò allora il suo esilio a Houston e Parigi. Tornò a risiedere a Cracovia nel 2002.


martedì 23 marzo 2021

Una Cadillac


RON PADGETT

IL SOGNO DELLA CADILLAC

Ho sognato di essere me
che scriveva questa poesia

e poi lo ero davvero

Da bambino
la gente nei film
a cui sparavano nella schiena
moriva sempre

L’idea era
che quando un cattivo diceva
"Voltati"
era meglio non farlo
anche se la vittima si voltava sempre

Una cosa chiamata poesia non esiste
Solo questa poesia esiste

O quell'altra
e la pallottola volava

Diventare umani
deve essere stato terrificante
così hanno trovato cose
per distrarsi
Hanno sognato di essere se stessi
in una Cadillac

Esiste solo una Cadillac
al mondo
Le altre sono sogni di Cadillac

Ho visto l'acqua
ma non sono riuscito a farla essere
nient'altro

Il bicchiere non era né mezzo pieno
né mezzo vuoto il bicchiere
ancora non c'era

Come il mattino quando è appena dietro l'angolo
ma non lo puoi vedere perché è
ancora buio
anche se puoi sentire la Cadillac che ha dentro
con il motore acceso
la Cadillac immobile

finché lo spigolo sfocato dell'angolo non appare
nell'alba
e tutto arriva a essere lì per un attimo
prima di essere lì

(da Alone and not alone, 2015 – Traduzione di Damiano Abeni)

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“Solo questa poesia esiste”: in realtà Ron Padgett, poeta statunitense celebre per aver scritto i versi attribuiti al protagonista del film Paterson di Jim Jarmusch, spiega proprio la sua concezione poetica: quel cercare di intravedere nelle cose, quel provare a “farle essere altro”, a cogliere quell’attimo che arriva “prima di essere lì”.

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ANDREA MAZZOCCHETTI, "UNA VECCHIA CADILLAC AZZURRA"

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LA FRASE DEL GIORNO
Il 99 per cento delle cose belle che tu abbia mai conosciuto è scappata ed è tornata nel mondo dove te la ricordavi vagamente.
RON PADGETT, Ho sognato di essere me




Ron Padgett (Tulsa, Oklahoma, 17 giugno 1942), poeta, saggista, romanziere e traduttore statunitense. Membro della New York School, ha fondato la rivista d’avanguardia “The White Dove Review”. Sette sue poesie compaiono nel film “Paterson” di Jim Jarmusch.


lunedì 22 marzo 2021

Questi fiori


LOUISE GLÜCK

FILADELFO

Non è la luna ti dico.
Sono questi fiori
che illuminano il giardino.

Li odio.
Li odio come odio il sesso,
la bocca dell’uomo
che sigilla la mia bocca, il corpo
dell’uomo che mi paralizza –

e il grido che sempre esce,
la bassa, avvilente
premessa dell’unione –

Tra me e me stanotte
ascolto la domanda e inseguo la risposta
fusa in un unico suono
che sale e sale e poi
si divide nei vecchi sé,
gli stanchi antagonismi. Vedi?
Ci hanno presi in giro.
E il profumo del filadelfo
entra dalla finestra.

Come posso riposare?
Come posso sentirmi soddisfatta
se nel mondo c’è ancora
quell’odore?

(da Il trionfo di Achille, 1985)

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Sta cominciando a fiorire nei giardini il filadelfo, quello che per il suo profumo viene anche chiamato “fiordarancio” o “falso arancio”. Ed è proprio quel profumo stordente a infastidire la poetessa americana Louise Glück, Premio Nobel 2020, suggerendo l’esasperazione di altre cose che non riesce a sopportare, in particolare la prevaricazione sessuale che silenzia la donna.

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FOTOGRAFIA © YUJEEN

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LA FRASE DEL GIORNO
Il vantaggio della poesia sulla vita è che la poesia, se è abbastanza acuta, può durare.
LOUISE GLÜCK, American Poetry Review, n. 5, 1993




Louise Elisabeth Glück (New York, 22 aprile 1943), poetessa statunitense nata da famiglia ebrea ungherese. È stata premiata con il Pulitzer nel 1993 ed è stata Poeta Laureato del Congresso nel 2003. Per anni lettrice d’inglese al Williams College, ora insegna a Yale. Nel 2020 è stata insignita del Premio Nobel per la Letteratura.


domenica 21 marzo 2021

Giornata della Poesia 2021


Due poesie brasiliane per celebrare la Giornata Mondiale della Poesia, stabilita dall’UNESCO nel 1999 e quindi giunta alla sua ventiduesima celebrazione. Ho scelto testi metapoetici: quello brevissimo ma pregno di significati di José Paulo Paes e i versi di rivendicazione dell’orgoglio poetico di Manoel de Barros.

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JOSÉ PAULO PAES

ALIBI

Se i poeti non cantassero
cosa avrebbero i filosofi da spiegare?

(da La poesia è morta ma giuro che non sono stato io, 1988)

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MANOEL DE BARROS

LA POESIA È CUSTODITA NELLE PAROLE

La poesia è custodita nelle parole –
è tutto ciò che so.
Il mio destino è non capire quasi nulla.
Sul nulla ho conoscenze profonde.
Non coltivo connessioni con il reale.
Per me potente non è chi scopre l’oro.
Potente per me è chi scopre cose insignificanti:
del mondo e nostre.
Per questa piccola frase mi hanno eletto imbecille.
Mi sono emozionato e ho pianto.
Ho un debole per gli elogi.

(da Trattato generale delle grandezze del trascurabile, 2001)



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LA FRASE DEL GIORNO
Lascia che tutto dia frutto solo / nell’atmosfera soprannaturale della poesia.
JOÃO CABRAL DE MELO NETO, Prime poesie




José Paulo Paes (Taquaritinga, 22 luglio 1926 — San Paolo, 9 ottobre 1998), poeta, traduttore, critico letterario e saggista brasiliano. Modernista della Generazione del’45, e precisamente dei “Novissimos”, si dedicò anche alla “poesia concreta”, avanguardista e visuale, che struttura il testo poetico a partire dal suo supporto.


Manoel Wenceslau Leite de Barros (Cuiabá, 19 dicembre 1916 – Campo Grande, 13 novembre 2014), poeta brasiliano. Modernista, ma vicino alle avanguardie europee di inizio secolo e al primitivismo: i suoi testi spaziano nella natura del “pantanal” alla ricerca delle piccole cose, del “nulla da raccontare”.


sabato 20 marzo 2021

Quel soave lume di perla


DIEGO VALERI

PAESAGGI DI PRIMAVERA

Torna nell’aria quel soave lume
di perla, tralucente
dal torbido velario delle brume.
E torna il pianto dolce
dei muri scalcinati,
degli alberi impietrati
dei vuoti occhi dei morti.
E quest’alito fresco di viole
che si sfila dal groppo umido amaro
dell’odore di terra. E le cincette
posate in cima al ramo umido e chiaro
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(da Il flauto a due canne, Mondadori, 1958)

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In coincidenza con l’equinozio alle 10.37 di questa mattina inizia la primavera, stagione di rinascita dopo il lungo inverno: sensazione non solo psicologica di benessere, accertata da studi scientifici statunitensi. Il poeta veneto Diego Valeri coglie questo momento di passaggio, in cui le cose vive riprendono vigore e colore in contrasto con ciò che è secco e calcinato.

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FOTOGRAFIA  © GUIDO GERDING

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LA FRASE DEL GIORNO
Baciare su le tue labbra il profumo / della tua profonda primavera, / e tutta respirarti, con l’oscuro / mio cuore, bianca anima leggera.
DIEGO VALERI, Poesie




Diego Valeri (Piove di Sacco, 25 gennaio 1887 – Roma, 27 novembre 1976), poeta, traduttore e accademico italiano, fu ordinario di Letteratura Francese all’Università di Padova per oltre vent’anni, tranne nel periodo 1943-45 quando riparò in Svizzera come rifugiato politico.


venerdì 19 marzo 2021

Il padre


PABLO NERUDA

IL PADRE

Terra dalla superficie incolta e arida
terra senza corsi d'acqua né strade
la mia vita sotto il sole trema e si allunga.

Padre, i tuoi dolci occhi non possono nulla
come nulla poterono le stelle
che mi bruciano gli occhi e le tempie.

Il mal d'amore mi tolse la vista
e nella fonte dolce del mio sogno
una fonte tremante si rifletté.

Poi… chiedi a Dio perché mi dettero
ciò che mi dettero e perché poi
incontrai una solitudine di terra e di cielo.

Guarda, la mia giovinezza fu un candido germoglio
che non si aprì e perde
la sua dolcezza di sangue e vitalità.

Il sole che tramonta e tramonta in eterno
si stancò di baciarla.. È l'autunno.
Padre, i tuoi dolci occhi non possono nulla.

Ascolterò nella notte le tue parole: …figlio, figlio mio…
                          E nella notte immensa
resterò con le mie e con le tue piaghe.

(da Crepusculario, 1923)

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José del Carmen Reyes Morales, ferroviere: è lui il padre di questa poesia, il padre del poeta cileno Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto, che per pubblicare i suoi primi versi scelse lo pseudonimo Pablo Neruda per non farli conoscere come suoi proprio a José. Ed è la poesia che ho scelto per la giornata di San Giuseppe, tradizionalmente dedicata a onorare il papà.

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NORMAN ROCKWELL, "BREAKING HOME TIES"

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LA FRASE DEL GIORNO
Tuo padre è una parte di te stesso per sempre. Sapere di tuo padre ti insegna a sapere di più su di te. Ecco perché non importa dove si trovi o cosa abbia fatto.
BRANNON BRAGA, STar Trek: Next Generation, stagione 6, episodio 16




Pablo Neruda, pseudonimo di Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto (Parral, 12 luglio 1904 – Santiago del Cile, 23 settembre 1973), poeta, diplomatico e politico cileno, è considerato una delle più importanti figure della letteratura latino-americana del Novecento. Fu insignito del Premio Nobel nel 1971.


giovedì 18 marzo 2021

Jean-Jacques Viton


Il poeta francese Jean-Jacques Viton è morto domenica scorsa nella sua casa di Marsiglia all’età di 87 anni. Fondatore della rivista culturale Banana Split, era stato amministratore del Théâtre Quotidien.

“Scrivere come Zatopek [celebre maratoneta, ndr], non sentire nulla, cercare tutto, vivere solo per finire la pista” diceva. La sua scrittura poetica è molto particolare, struttura e destruttura il testo: “una delle sue sfide” – scrive Jean-Philippe Cazier “non è di «rendere il reale», il mondo, ma di seguirne le linee, aprirsi alla sua esistenza, creare un divenire con il mondo e lasciargli costruire il testo. (…) È il rapporto con il mondo che ha la precedenza sulla logica del linguaggio, sono l'ordine e il disordine del mondo che esistono sulla pagina, non ciò che le abitudini e le esigenze della lingua ordinano. Come dire il mondo senza che venga cancellato dall'atto di dirlo?”

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MOLTO CALCATO

l'aereo       leggero      a tre posti
vola molto basso nella sua ombra
quando il sole ha cessato di accecare
radente alle scale processionali
alle terrazze sacrificali      fissa
uno spazio vuoto      spento      fossile

                         appartiene alle cose che volano
                         e non cadono incredibili

il soldato semplice Elge Williams
cammina silenziosamente al margine della foresta
entra in una camera si rannicchia accanto a un letto
guarda dormire      respirare      scoprirsi un poco
questa donna alla quale pensa intensamente
che ha sorpreso mentre saliva nuda una scala      da sola

è arrivato ad un punto in cui
tutto può precipitare nell'altro senso

cercare l'inizio vuol dire avvicinarsi il più possibile
trovarsi davanti a delle costruzioni delle forme
abbandonate dopo la morte o addormentate
si tratta di sapere se ci appartengono

                                  in nessun caso utilizzare le due mani
                                  in modo simmetrico è un'osservazione
                                 da direttore d'orchestra

non dimenticare che le grandi immagini
scatenano delle immagini che ritornano

sono delle nuvole di punti

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FERMO E MARCATO

cercare      esige numerosi canali
visivi      introspettivi cercare le
entrate-uscite con le dita

che cosa è successo      là      dove      quando
vero o falso      un po' vero      un po' falso
molto falso ovunque      vero ogni momento
approssimativo      analogo      somigliante

servirebbe da argano al patchinko*

               uomo frustato in viso stazione Saint-Charles
               in piena folla      1943
               uscita edificio sindacati Casablanca
               siepi manganelli polizia      1950
               non aprire la porta di notte
               a chi chiede rifugio (= provocazione)
               consegne guerra Algeria      1960
               progressi negazionisti continui
               passatori clandestini      assassini

memoria terrestre      memoria degli stereotipi
tutto il passato perduto      gettato al vento
è una partita infinita

senza luce rossa      senza game over
delle ore prevedibili      diciamo la vita
raccogliere le tracce      non trattenere tutto
fare la cernita      restare attenti
gettare gli scarti      in pasto
ai pesci muti

*patchinko, flipper giapponese

(da Patchinko, 2001 – Traduzione di Andrea Inglese)

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LA FRASE DEL GIORNO
Scrivere come un volo d’uccelli.
JEAN-JACQUES VITON, Questa storia non è più la nostra ma di chi la vorrà




Jean-Jacques Viton, (Marsiglia, 24 maggio 1933 – 14 marzo 2021) poeta francese. Fondatore di numerose riviste culturali, tra le quali spicca Banana Split, amministratore del Théâtre Quotidien di Marsiglia,  fu un adepto del movimento e del ritmo esplorando in modo anarchico il testo, strutturandolo e destrutturandolo.


mercoledì 17 marzo 2021

Al risveglio


FINA GARCÍA MARRUZ

AL RISVEGLIO

Al risveglio
ognuno ritorna
quello che era
quello che ha
il nome con cui lo chiamano,
al risveglio
ognuno ritorna
sicuro,
senza perdite,
se stesso
il solo
che ricorda
quello che dimenticano
la tigre
la colomba
nel loro dolce risveglio.

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Siamo consapevoli del nostro risveglio, forse ci mettiamo un istante ad aprire gli occhi e renderci conto di dove ci troviamo, del fatto che ciò che si è interrotto è stato un sogno e siamo rientrati nel territorio della logica. Ci riappropriamo di noi, dice la poetessa cubana Fina García Marruz, ritorniamo noi stessi, riconoscendo la dicotomia tra sogno e reale.

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MARY McINTYRE, "DONNA SU UN LETTO CON LENZUOLA A RIGHE"
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LA FRASE DEL GIORNO
Comunico meglio con il silenzio, senza il quale la poesia, la musica o l'incontro con se stessi non potrebbero esistere.
FINA GARCÍA MARRUZ, Juventud Rebelde, 18 marzo 2017




Josefina García-Marruz Badía, nota artisticamente come Fina García Marruz (L’Avana, 28 aprile 1923), poetessa e ricercatrice letteraria cubana, è stata insignita del Premio Nazionale di Letteratura 1990, del Pablo Neruda 2007 e del Reina Sofia 2011. Con il marito Cintio Vitier prese parte al gruppo letterario della rivista Orígenes.


martedì 16 marzo 2021

Alla tua spiaggia


MARÍA CLARA GONZÁLEZ

IMPRONTA

Questa notte visiterò il tuo sogno
entrerò in silenzio
travestita da onda o da tempesta
di pioggia o da gabbiano.

Ti camminerò dentro e arriverò alla tua spiaggia
Quando ti sveglierai
ricorderai la donna
che condivise con te
le tue nostalgie.

(da Passeggeri del vento, 1996)

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Non so in che modo / entri nel territorio segreto / che mi abita” dice in un’altra poesia la poetessa colombiana María Clara González, “Ti lascio attraversarmi / Ti racconto i miei segreti / Ti avvolgo con le mie risate”. Evidentemente è un empatico sogno reciproco: è il luogo dove si incontrano gli innamorati, anzi è l’amore stesso che si manifesta in quei vagabondaggi onirici.

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DIPINTO DI DAVID LIGARE

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LA FRASE DEL GIORNO
Il mio cuore / maestro di naufragi / non sa come sopravvivere alla speranza!
MARÍA CLARA GONZÁLEZ, Passeggeri del vento




María Clara González De Urbina (Bogotá, Colombia, 1952) poetessa, scrittrice, traduttrice, saggista e critica letteraria colombiana. Esperta della Generazione del ‘27 spagnola, la sua poesia è “ ricerca, rivelazione, rottura, alimento, pianto e benedizione”.


lunedì 15 marzo 2021

Centenario di Biagia Marniti


La poetessa Biagia Marniti nasceva a Ruvo di Puglia il 15 marzo di cento anni fa. Bibliotecaria a Sassari, Roma e Pisa, poi dirigente presso il Ministero dei Beni Culturali e Ambientali, fu allieva di Giuseppe Ungaretti: mosse i primi passi con un soggettivismo adatto ad essere inquadrato nell’Ermetismo, allargò in seguito la sua visuale verso un realismo oggettivo attento al quotidiano, conservando degli ermetici quell’essenzialità del tratto. Ma, anche secondo Ungaretti, è nell’amore appassionato che la poesia della Marniti eleva il suo carattere in toni più precisi rivelando il suo vero temperamento.

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SONO TERRA

Sono terra che uomo ha scavato.
Ora porto radici di albero e fiori.
Sua sarà l’uva e la spiga
perché il seme più alto germogli.


(da Più forte è la vita, Mondadori, 1957)

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GRAPPOLO DI UVA SPLENDENTE

Mio paese,
grappolo di uva che splendi sul mare
quale futuro il millennio ci prepara?
Grappolo teso che intorno smuovi
profumi umori soccorsi grida,
ascolta la voce di chi ama la vita.
Sull’orizzonte corrono nubi
e invano invochiamo giorni
a nostra misura.
Mio paese,
grappolo di uva splendente
con la tua incoscienza
pensi forse di navigare,
senza scaronzare,
fra l’insano potere del mondo?

(da L’azzurra distanza, 2000)

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DI Biagia Marniti sul Canto delle Sirene:

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LA FRASE DEL GIORNO
Amore, pazza attesa, fissa luna tu sei, / ma inutile è sperare / se il cuore non risponde / e l'eco di un bacio non ha suono.
BIAGIA MARNITI, Più forte è la vita




Biagia Marniti, pseudonimo di Biagia Masulli (Ruvo di Puglia, 15 marzo 1921 – Roma, 6 marzo 2006), poetessa, giornalista e bibliotecaria italiana. Allieva di Giuseppe Ungaretti virò dall’iniziale Ermetismo con vista soggettiva a un realismo oggettivo reso essenziale.


domenica 14 marzo 2021

Dal tuo corpo


EDUARDO MITRE

L’ASSENTE

Gli uccelli migrano
ma rimangono qui
l’albero e il tempo.

Ho paura.

Ci sono molti trabocchetti
e poca luce
nel ricordo.

Ho paura.

Che peccato, amore,
che la tua presenza
dipenda tanto dal tuo corpo.

(da Versi d’autunno, 1993)

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L’assenza, la lontananza della persona amata, è uno dei motori più potenti della poesia universale dai tempi in cui Penelope attendeva il ritorno di Odisseo (be’, lui un po’ meno, intanto se la spassava). Il poeta boliviano Eduardo Mitre tesse questi versi in cui il ricordo si dimostra un falso amico e l’assenza una vera mancanza fisica.

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RACHAEL McCAMPBELL, "DIPINTO PER UN'ASSENZA"

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è, come l’amore e l’amicizia, un’esperienza, uno stato di grazia comune a tutti.
EDUARDO MITRE, Crepusculo en Sirio, 4 novembre 2014




Eduardo Mitre (Oruro, 1943), poeta, saggista, critico letterario e traduttore boliviano. Laureatosi a Pittsburgh con una tesi su Vicente Huidobro, ha insegnato letteratura a New York, alla Columbia University e alla St. Johns University. Le sue poesie  hanno uno stile rigoroso e incisivo, chiaro e immediato.


sabato 13 marzo 2021

Invisibile ci domina


KOSTAS STERGHIÒPULOS

LO SCONOSCIUTO

Nei nostri oscuri recessi abita
qualcuno che tiene la chiave della nostra esistenza,
introvabile, solitario ed inscrutabile,
con memoria più vecchia del tempo, carico
di tutte le nostre piaghe, di tutti i nostri rimorsi.

Afflitto, beffardo o gioioso,
invisibile ci domina:
da fuori riceve il colpo battuto
e dà la risposta.
Il passato ci ricorda
e il futuro ci svela.

Talora insospettosi ci lascia.
E quando, ingenui, progettiamo nuovi slanci,
egli ormai stanco si volta, assonnato,
pronto ad allontanarsi, indifferente
ai nostri effimeri terreni progetti.

(da L’ombra e la luce, 1960 – Traduzione di Cristino G. Sangiglio)

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Si dice che il nostro peggiore nemico siamo noi stessi. Lo è almeno quella parte sconosciuta di noi che alberghiamo come uno sconosciuto doppelgänger: quello che il poeta greco Kòstas Sterghiòpulos addita come responsabile dei rimorsi e dei dolori, dei rimpianti e dei pentimenti, come una zavorra o peggio ancora un sabotatore dei nostri slanci.

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FOTOGRAFIA © BRANDON KIDWELL

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LA FRASE DEL GIORNO
A volte mi sembra di conoscermi bene. Poi all'improvviso capita qualcosa, ti guardi da fuori e pensi: «Sei tu o non sei tu?». Ti succede mai?

GENNADJ ŠPALIKOV, Lunga felice vita




Kostas Sterghiòpulos (Atene, 1926 - 11 gennaio 2016) , scrittore, poeta e critico letterario greco. Laureato in Lettere, fu docente di Letteratura greca moderna all’Università di Atene fino alla dittatura dei Colonnelli. In seguito insegnò a Ioannina. La sua poesia, passando dal buio alla luce, è una ricerca della gioia di vivere.


venerdì 12 marzo 2021

Come un focolare


MARIE UNDER

ULTIMA LUCE

No, non distrarti dall’ultima luce
quando abbiamo finito la giornata.
Risplenda il nostro volto fatto serio
e segnato dal lungo cammino verso l’ombra.

Vedi come la corsa del vento
scosta davanti a noi le tenui foglie.
I rami si aprono a un invito
come la porta di casa.
Ancora pochi passi ed il tramonto
rosseggerà come un focolare!

(Traduzione di Margherita Guidacci)

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I giorni più lunghi, le giornate più calde predispongono l’animo alla dolcezza della primavera, alla meraviglia dei tramonti che rosseggiano dietro alberi dai rami ora non più nudi ma coperti da un tenero e minuscolo fogliame. Di quello splendore risaltiamo anche noi – come sottolinea la poetessa estone Marie Under.

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FOTOGRAFIA © NICHOLAS A. TONELLI/FLICKR

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LA FRASE DEL GIORNO
I tramonti sono così belli che sembra quasi come se stessimo guardando attraverso le porte del Paradiso.
JOHN LUBBOCK




Marie Under (Tallinn, 27 marzo 1883 – Stoccolma, 25 settembre 1980), poetessa estone. Nel 1944 lasciò la patria invasa dai sovietici riparando con la famiglia a Stoccolma. Fu candidata otto volte al Premio Nobel. I suoi versi passano dall'esuberanza giovanile a una musicalità classica attraversando un periodo di irrequietezza.


giovedì 11 marzo 2021

Ma solo per un attimo


LEONID MARTYNOV

OGNI COSA RIPRESE

Ogni cosa
riprese
il suo peso iniziale:
risuscitò
il diamante,
sgusciando dal castone,
le medicine si mutarono in erbe,
la carta si mutò in foresta,
ma solo per un attimo,
perché la mente comprendesse come
tutto ciò era cresciuto e maturato,
come
s’era formato
questo mondo.

(da Nuovi poeti sovietici, Einaudi, 1963 - Traduzione di Angelo Maria Ripellino)

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L’arte, e in questo caso la poesia, sa andare al di là delle circostanze ordinarie, è in grado di leggervi attraverso, di mescolarle con le cose più straordinarie donando una lettura favolosa: è questo ciò che ha tentato di fare nella sua opera il poeta russo Leonid Martynov, provare a comprendere quello che si manifesta “ma solo per un attimo”.

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LA FRASE DEL GIORNO
L'Arte è la vita, ma su un altro ritmo.
MURIEL BARBERY, L’eleganza del riccio




Leonid Nikolaevič Martynov (Omsk, 22 maggio 1905 – Mosca, 22 giugno 1980), poeta russo. Ha dedicato gran parte dei suoi versi alla natia Siberia. Dotato di vena semplice e schietta, ha trasposto nei suoi versi, ora allegorici, ora fantastici, l'amore per la natura e per una umanità semplice e moralmente libera.


mercoledì 10 marzo 2021

Le strade della vita


ÓSCAR HAHN

ELEMENTI DI FILOSOFIA

La via che scende
e che sale
è unica è uguale
dice Eraclito

Ma l’uomo che sale
su questa scala
e l’uomo che scende
con lo sguardo perso
non sono lo stesso uomo

Le strade della vita
e le vie della metafisica
non sempre portano
dalla stessa parte.

(da Pena de vida, 2008)

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L’antitesi tra teoria e pratica, tra filosofia e vita: il poeta cileno Óscar Hahn contesta la tesi eraclitea dell’unicità della strada che sale e che scende. La differenza la fa il sentimento: certamente la scala percorsa è sempre la stessa, ma muta l’umore dell’uomo che la scende (brutta notizia? innamorato respinto? desiderio infranto?)

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FOTOGRAFIA © PSYCHOLOGENIE

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia e l'arte in genere sono per me il luogo in cui viene preservata la condizione umana, ciò che fa dell'essere umano un essere umano e non una macchina o una sedia.
ÓSCAR HAHN, Rivista chilena de Literatura, n. 35, 1990




Óscar Hahn (Iquique, 5 luglio 1938), poeta, critico e saggista cileno appartenente alla Generazione dei Sessanta nota anche come Generazione dispersa. Dopo il golpe del 1973 e l’arresto, scelse l’esilio negli Stati Uniti, dove insegnò letteratura spagnola all’Università del Maryland e in quella dello Iowa.


martedì 9 marzo 2021

Tenera ombra


ROCCO SCOTELLARO

AL SOPPORTICO DELLE API IL PRIMO AMORE

Al sopportico delle api
affisse ai muri le nostre iniziali
col colore della paglia bruciata.
L'amore nostro crebbe qui
nella stalla vicina.
E io vederti sorgere tenera ombra,
misuravo le parole tue calde
cercandoti le labbra con le dita.
Ombre di noi che siamo in fuga si allungano,
scompaiono quando la lucerna del mulattiere
mette fremito alle bestie per la biada.

(da È fatto giorno, Mondadori, 1954)

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Un dolcissimo primo amore che sboccia tra i vicoli angusti di Tricarico: il poeta Rocco Scotellaro e la ragazza - “la figlia del trainante / che mi toglie il respiro sulla bocca” - sono ombre non solo perché provengono dal ricordo ma anche per quel clandestino incontrarsi tra le ultime luci del giorno con l’ansia di essere scoperti dal mulattiere che va alla stalla per foraggiare gli animali.

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DOMENICO PURIFICATO, "CONTADINI", 1957

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LA FRASE DEL GIORNO
Io ti guardo e mi bevo il tuo sorriso, / amica del caso, scoperta del cuore / che deve colmare la sua sera.
ROCCO SCOTELLARO, È fatto giorno




Rocco Scotellaro (Tricarico, 19 aprile 1923 – Portici, 15 dicembre 1953), scrittore, poeta e politico italiano impegnato nella lotta per miglioramento delle condizioni economiche e sociali dei contadini. La sua poesia è caratterizzata da da un'ambientazione pastorale serena, da un'armonia di immagini e visioni che esaltano la vita bucolica.


lunedì 8 marzo 2021

Quanto hai dato donna


CARMEN YÁÑEZ

DONNA

Quanto hai dato donna:
secoli di luce
che non hanno riflesso le coscienze
ingoiate da abissi di silenzio.

E quanto ancora:
radici per contenere la terra
velluto d’amore
una spiga per toccare il cielo
fertili semi di coraggio
per un mondo abitato dalla guerra.

E quanto ancora.

Dai tuoi occhi
albe e nebbie,
revisione del giudizio
nella speranza dei fiori.
Piccola di piccole cose
recuperate dall’infanzia
nella scrittura dei sogni.

E quanto ancora.

Foglie che coprono il pudore dell’universo
laghi generosi di acque vergini
spessore del segreto
delle profonde radici del tuo tempo.

Quanto autunno
inondando la terra
e un colore crepuscolare
nella corteccia.

(da Paesaggio di luna fredda, Guanda, 1998 – Traduzione di Roberta Bovaia)

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Dovrebbe essere l’8 marzo tutti i giorni. Fatta la solita premessa, ecco la poesia dedicata alle donne: di una donna, la poetessa cilena Carmen Yáñez, tradotta da una donna. Per sottolineare quanto hanno dato e quanto sanno dare le donne alla storia del mondo.

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DISEGNO DI RAHAF ALBAB

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LA FRASE DEL GIORNO
Per la sopravvivenza della razza umana, le donne devono essere al sicuro e dotate di potere.
EVE ENSLER, I monologhi della vagina




Carmen Yáñez (Santiago del Cile, 1952), poetessa cilena. Arrestata dalla polizia  politica nel 1975, scampata alle torture, rimase in clandestinità fino al 1981, quando  si rifugiò in Svezia, dove iniziò a pubblicare le sue poesie. Nel 1997 si  trasferì a Gijón, con il marito Luis Sepúlveda.