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giovedì 21 maggio 2026

Centenario di Robert Creeley


La poesia di Robert Creeley, poeta statunitense che nacque ad Arlington, nel Massachusetts, il 21 maggio di cento anni fa,  è caratterizzata da un linguaggio immediato e dall'attenzione alla quotidianità. Con tono colloquiale e punteggiatura scarna, le sue poesie indagano la complessità delle relazioni umane: fu uno dei pionieri del cambiamento generazionale che si allontanò dalla storia e dalla tradizione come fonti poetiche primarie, dando nuova importanza alle esperienze di vita individuali. 

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CREELEY NEL 1963 - FOTOGRAFIA © LAVERNE HARRELL CLARK

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LA RIMA

Esiste il segno
del fiore –
per prendere a prestito
il tema.

Ma cosa o dove riavere
quello che semplicemente
non è più amore.

L’ho veduta
e dietro di lei c’erano
i fiori e dietro i fiori
niente.

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UNA PREGHIERA

Benedici
una cosa piccola
ma infinita
e quieta.
Vi sono sensi
che creano un oggetto
col loro semplice sentirlo.

(da Per amore, Mondadori, 1971 - Traduzione di A. Lombardo)

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Altre poesie di Robert Creeley sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Scrivere è come fare musica. Sta nel modo in cui si formulano le frasi, nel modo in cui si trattiene la nota, la si piega, la si modella e poi la si rilascia. E ciò che non si suona è importante quanto ciò che si dice.
ROBERT CREELEY, Racconti fuori dalla scuola

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Robert Creeley (Arlington, Massachusetts, 21 maggio 1926 – Odessa, Texas, 2 aprile 2005), poeta statunitense, tra i maggiori esponenti della lirica postmoderna. Viaggiò in Europa e Asia vivendo per quarant’anni in Giappone, dove apprese la filosofia buddhista e lo zen. È spesso accostato ai poeti della Black Mountain, pur essendone lontano stilisticamente.


mercoledì 20 maggio 2026

Pieno maggio


PAUL LAURENCE DUNBAR

UN GIORNO DORATO

Ti ho trovata e ti ho persa,
tutto in un giorno splendente.
Il giorno era pieno di sole,
e la terra era piena di maggio.
Un uccello dorato cantava
la sua melodia divina,
ti ho trovata e ti ho amata,
e tutto il mondo era mio.
Ti ho trovata e ti ho persa,
tutto in un giorno dorato,
ma quando sogno di te, cara,
è sempre pieno maggio.

(da Poesie di sole e ombra, 1905)

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In questi versi dedicati all’amata il poeta statunitense Paul Laurence Dunbar utilizza o suggerisce ripetutamente il termine dorato, collegandolo alla luce del sole, al giorno e al canto degli uccelli per indicare una felicità radiosa. Maggio simboleggia l'amore, uno stato idilliaco e fertile impossibile da mantenere ma capace, una volta svanito, di ritornare nella memoria trasformando l'assenza in una visione idealizzata sempre presente.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Sei dolce, o Amore, caro Amore, / sei soffice come la colomba che nidifica. / Vieni nel mio cuore e donagli pace, / come l'uccello che vola verso il suo nido accogliente.
PAUL LAURENCE DUNBAR, Poesie complete

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Paul Laurence Dunbar (Dayton, Ohio 27 giugno 1872 – 9 febbraio 1906),  poeta, romanziere e scrittore statunitense. La sua opera è nota per la sua attenzione meticolosa alla tecnica sia nella poesia formale in inglese che in quella nel dialetto afroamericano.


martedì 19 maggio 2026

Meravigliata


ANDRÉE CHEDID

DI QUESTO AMORE ARDENTE RESTO MERAVIGLIATA

Resto meravigliata
di fronte allo sciabordio dell'acqua,
al cinguettio degli uccelli,
a queste gioie terrene.
Resto meravigliata
davanti a un amore
invincibile,
sempre presente.

Resto meravigliata
di questo amore
ardente
che non teme
né il torrente del tempo
né l'ecatombe
dei giorni accumulati.

Nel mio specchio
sbiadito
continuo a sorridermi
Resto meravigliata
È inutile
l'amore ha messo radici
una volta
per tutte
Di questo amore ardente resto meravigliata

(da La Stoffa dell'universo, 2010)

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L'amore è la grande traccia che attraversa la vita della poetessa franco-egiziana Andrée Chedid: non è un sentimento passeggero, ma qualcosa che è parte integrante dell'identità umana. Anche se anziana e malata - la poesia è del 2007 - oppone la forza e la gioia dell'amore alla fragilità fisica.

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FOTOGRAFIA © PATRICK LEUNG/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Con quali parole / possiamo afferrare le briciole / del mistero / che ci avvolge, / o l'enigma / che ci sorprende?
ANDRÉE CHEDID

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Andrée Chedid (Il Cairo, 20 marzo 1920 – Parigi, 6 febbraio 2011), poetessa e scrittrice egiziana naturalizzata francese. La sua opera è caratterizzata da una continua interrogazione sulla condizione umana e sui legami fra l'uomo e il mondo. Dalle sue pagine traspirano la sensualità e i profumi dell'Oriente ma anche il dolore che lei prova parlando della guerra che strazia il "suo" Libano.


lunedì 18 maggio 2026

Incantatrice curiosa


ELIZABETH AZCONA CRANWELL

NOSTALGIA

C'è un giorno in cui le cose sono un abisso profondo
Conosco il viso umido e le mani che non mi lasciano mai
la notte che si apre
come un villaggio di allodole sparse nella tempesta.

Ho ascoltato il mio amore da lontano parlare in una lingua strana
mentre la nostalgia mormorava le sue frasi di incantatrice curiosa
allungava le sue carezze sulle finestre dell'insonnia
come un ospite la cui mano è stata devastata da un fulmine.

Perché non era il giorno
e non era l'angelo assetato di parole
la mia stessa voce la nomina come una madre bandita,
nuda, con seni dolcemente vuoti.

Oltre la notte dove lsi accende a tenerezza
oltre la strada dove il vento disfa la forma dei passi
so che c'è un nuovo paese, sfinito delle ombre.

La musica fissa
un tempo di colori intensi come degli dèi nudi.

Ma il mio cuore rimane per sempre fermo in luoghi impossibili.

(da Antologia poetica, 1998)

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"Il mio cuore rimane per sempre fermo in luoghi impossibili" è una bellissima definizione del sentimento della nostalgia: è quel dolore di non poter essere altrove, in un altro luogo e in un altro tempo, ormai perduto, che canta la poetessa surrealista argentina Elizabeth Azcona Cranwell.

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KLAAS KOSTER, "NOSTALGIA"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il presente si degrada, prima in storia, poi in nostalgia.
ALAIN DE BOTTON, Piccola filosofia dell'amore

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Elizabeth Azcona Cranwell (Buenos Aires, 10 marzo 1933 – 2 dicembre 2004), poetessa surrealista, traduttrice e critica letteraria argentina. Tradusse William Shand, Dylan Thomas e Edgar Allan Poe e collaborò alla pagina letteraria del quotidiano La Nación.


domenica 17 maggio 2026

Dolce è l’ora


JUAN MANUEL INCHAUSPE

È DOLCE ABBANDONARSI ALLA STANZA

È dolce abbandonarsi alla stanza
quando ci siamo lasciati alle spalle
quell'accumulo croccante di ore
bruciate per vivere.

Dolce è la presenza dei mobili,
la linea del tuo collo che accompagna
l'inclinazione della testa sul libro.
Dolce è il fondale marino dei tuoi occhi.

E ancora più dolce è l'ora – quando, già stanco
ma terribilmente libero – accendo
la lampada che spegnerò molto tardi.

Maggio 1966

(da Poesie 1964-1975, 1977)

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Un momento di profonda pace interiore quello fotografato dal poeta argentino Juan Manuel Inchauspe, l'ora serale del ritorno a casa: la dolcezza, la libertà ritrovata, trasformano l'intimità domestica in un rifugio prezioso. L'attenzione si posa sulla quiete degli oggetti e sulla presenza dell'amata.

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DAVID HOCKNEY, "IL SIGNORE E LA SIGNORA CLARK E PERCY"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

C'è un momento /  sospeso  / dalla luce. / È al crepuscolo / quando il chiarore / vacilla / di fronte alla paziente penombra del cielo /  e le membrane dell'ombra / si estendono come piante trasparenti e notturne.
JUAN MANUEL INCHAUSPE, Lavoro notturno

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Juan Manuel Inchauspe (Santa Fé, 13 settembre 1940 - 7 giugno 1991),  poeta argentino.  A Rosario collaborò con la rivista Alto aire, dove pubblicò le sue prime poesie nel 1965. La sua opera poetica, breve ma intensa, è  caratterizzata da un tono intimo e riflessivo, che esplora temi come la solitudine, la morte, l’amore e la scrittura.


sabato 16 maggio 2026

Una lunga criniera verde


JOSÉ ÁNGEL VALENTE

TI SEI DISSOLTA NELLA DOLCEZZA

Ti sei dissolta nella dolcezza
dei succhi segreti del tuo corpo
e l'acqua ti ha trasportata
come una lunga criniera verde
nata nel limo
ostinato del fondo.

Quello srotolamento era la tua forma.
Germogliare.
Fluire.
Arrendersi.
L'aria è scesa fino ai limiti
perfetti della tua pelle.
Bianchezza.
E già obliquo, il tramonto la accendeva
per nascere da te quella sera
di quale luogo, quale tempo, quale ricordo.

(A titolo di speranza, 1955)

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José Ángel Valente, poeta spagnolo, evoca un'immagine femminile che si fonde con la natura, perdendo i suoi contorni fisici per diventare puro flusso, acqua e luce mentre il tramonto invade la scena e sembra nascere esso stesso dal corpo della donna.

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FOTOGRAFIA © İBRAHIM CAN DAYIOĞLU/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Parlavi dall'interno dell'amore, / armata della sua luce. Mai ho respirato / parole d'amore più pure.
JOSÉ ÁNGEL VALENTE. A titolo di speranza

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ValenteJosé Ángel Valente (Orense, 25 aprile 1929 - Ginevra, 18 luglio 2000) fu un poeta, saggista e traduttore spagnolo. Accostato al Gruppo poetico dei ‘50, dal 1966 evolve verso una poesia più esistenziale e influenzata dalla mistica.


venerdì 15 maggio 2026

I baci voleranno


HALINA POŚWIATOWSKA

HO ASPETTATO A LUNGO

Ho aspettato a lungo
Mi sono sostenuta i capelli con la mano
Ho fatto un cavalletto ai capelli
con le mie mani e dita solitarie

Ho ingannato le mie labbra con la carezza
di un rossetto colorato
Aspettate - ho detto alle mie labbra -
i baci voleranno
cadranno
come sciami d'api nel vostro interno rosa

e mi sono toccata il seno con la mano
Ho sussurrato alle punte sollevate
Aspettate - verrà colui
nelle cui mani vuote
troverete un rifugio di pace

e le gambe delle torri svettanti
si sono abbassate
Ho mentito – lui verrà
e hanno tremato - credendo

adesso - getto tutto
nella fredda superficie dello specchio
come in uno stagno profondo
e volto il viso e rido

(da Ode alle mani, 1966)

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Halina Poświatowska, poetessa polacca, con questa donna davanti allo specchio, tratta il desiderio amoroso e il definitivo rifiuto della falsa speranza in favore dell’autenticità di un sentimento. L’intima attesa si conclude con la presa di coscienza della realtà, con un gesto simbolico di rifiuto dell'illusione.

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GUY ROSE, "LO SPECCHIO VERDE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Voglio / mescolare il tuo nome con le stelle / con il sangue / essere dentro di te / non essere con te.
HALINA POŚWIATOWSKA, Inno pagano

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Halina Poświatowska nata Halina Myga (Częstochowa, 9 maggio 1935 - Varsavia, 11 ottobre 1967), poetessa e scrittrice polacca. La sua poesia è appassionata ma non sentimentale e tratta i temi dell'amore e della morte e dell'ineluttabilità del suo destino - aveva un difetto cardiaco allora incurabile.


giovedì 14 maggio 2026

Un bosco che soffre


JUAN EDUARDO CIRLOT

A GAUDÍ

Fulmine di carne fatta di roccia,
gesto di invocazione incarnata;
vecchio di cristallo la cui occhiata
è un girasole dalla bocca doppia.

Nella tua preghiera, folle è la luce
colma di gentilezza esasperata;
una tempesta blu, paralizzata,
si prostra davanti al grido che la induce.

La tua architettura è un bosco che soffre
crocifisso in furia che non si estingue
sotto le distruzioni zenitali.

Io chiedo a quella vite che mi avvolga
con braci e zaffiri, questa lingua
di peccati e di canti capitali.

(da 44 sonetti d’amore, 1971)

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Il poeta spagnolo Juan Eduardo Cirlot, fu uno dei primi a riscoprire e nobilitare l'opera di Antoni Gaudí, cui dedicò anche un saggio, L’arte di Gaudí. Questo sonetto è un omaggio poetico all’architetto catalano e al suo genio che lo portò a edificare la Sagrada Familia di Barcellona. Cirlot interpreta il sapiente uso di forme organiche - iperboloidi ed elicoidi - come una ricerca del sacro attraverso la geometria naturale.

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FOTOGRAFIA © ERIK SCHEREDER/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La curva chiusa dà il senso del limite, così come la retta è espressione dell'infinito..
ANTONI GAUDÍ, Idee per un’architettura

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Juan Eduardo Cirlot Laporta (Barcellona, 9 aprile 1916 – 11 maggio 1973), poeta e scrittore spagnolo. Surrealista e dadaista, assunse una vasta tradizione spiritualista con l'interesse per la simbologia che permeò tutta la sua attività letteraria. La sua scrittura riversa atti di giocoleria lessicale all'interno di un generale tono elegiaco.


mercoledì 13 maggio 2026

La pioggia scrive il tuo nome


JORGE TEILLIER

UN VALZER PER MATILDE

La pioggia scrive il tuo nome con lettere irregolari
sulla strada dove mi trovo
un venerdì
alla fine di un mondo

Le cose hanno l’aria sorpresa di chi è sopravvissuto
dopo che l'incendio è stato spento
ecco il terribile rumore del mattino
di chi dorme confidando di svegliarsi libero
condannato al viaggio senza fine
di chi non osa davvero guardarsi nel pozzo

Mi siederei e scriverei un valzer per te
con le foglie dei pioppi
i dischi sdolcinati suonati in tuo onore su un Wurlitzer
ma c'è il rumore delle ore, come quello degli aspirapolvere
non sono più in grado di comporre musica significativa
arrivederci, ti dico,
arrivederci
mentre la pioggia lava via tutti i nomi che ricordo.

(da Poesie inedite di Jorge Teillier, 2001)

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Il poeta cileno Jorge Teillier crea ancora una volta una delle sue atmosfere sospese e nostalgiche: nel 1965 a casa di Neruda conobbe una ballerina classica, Matilde Romo, di cui si innamorò di un amore sbilanciato e impossibile: ”Devo inventare il tuo corpo e le tue parole; / invano chiamo il silenzio dei tuoi occhi: / le isole dove dimorano i gabbiani dei sogni. / Ancora una volta sono l'orfano di ponti infiniti,/ in attesa dell'elemosina di un giorno del tuo sole, / circondato dalla pioggia e dalle rotaie dell'assenza”. Rimane una fitta corrispondenza in cui il poeta invia lettere-poesie a Matilde, arrivando infine a confessarle: “Sento talvolta che io stesso ho chiuso la porta che mi aprivi”. Una curiosità: questa poesia fu scritta nella casa di Matilde, al numero 2031 di Calle Anibal Pinto a Valdivia con la sua macchina da scrivere.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Ogni donna amata ha tre nomi: / il primo / quello con cui tutti la chiamano / il secondo / il nome che qualcuno le ha dato, e che qualcuno conosce / E il terzo / il suo vero nome / quello con cui sogna davanti al fuoco / e che conosce / solo chi la ama.
JORGE TEILLIER, Poesie inedite di Jorge Teillier

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Jorge Teillier Sandoval (Lautaro, 24 giugno 1935 - Viña del Mar, 22 aprile 1996), poeta cileno della “Generazione letteraria dei ‘50”, creatore della “poesia larica”. Per lui l’importante in poesia non è l’estetica, ma la creazione del mito e di uno spazio di tempo che trascende il quotidiano.


martedì 12 maggio 2026

Dal tramonto invulnerabile


ISABEL FRAIRE

DAL TRAMONTO INVULNERABILE

(dopo aver visto Jules e Jim)

Dal tramonto invulnerabile
il tuo sguardo mi fissa, imprigionato dalla memoria

immobile come il tempo
che si dice sia trascorso
come le stagioni
inesorabilmente successive
e identiche

fermi nella memoria, i tuoi due occhi
come la luna sospesa in alto
mi contemplano

e io cambio
vedo e non vedo volti e momenti
che restano immobili
fermi nell'invulnerabile tramonto

(da Solo questa luce, 1969)

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Chiaramente la traccia da seguire per interpretare questi versi della poetessa messicana Isabel Fraire è il film del 1962  di François Truffaut Jules et Jim, tragico triangolo amoroso con Catherine che prima sposa Jules e poi, dopo il passaggio della Prima guerra mondiale, si mette con Jim. L'autrice, sulla falsariga del film, esplora la memoria, il tempo sospeso e la persistenza dell'immagine della persona amata - o del suo ricordo - nonostante il trascorrere del tempo.

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FOTOGRAMMA DA "JULES ET JIM"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La felicità si racconta male perché non ha parole, ma si consuma e nessuno se ne accorge.
FRANÇOIS TRUFFAUT, Jules e Jim

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Isabel Fraire (Monterrey, 8 dicembre 1934 – Città del Messico, 5 aprile 2015), poetessa, traduttrice e critica letteraria messicana. Laureatasi alla Facoltà di Filosofia e Lettere dell’UNAM, vi insegnò in seguito Letteratura. Le sue opere indagano con tono angosciante e lacerato la condizione femminile.


lunedì 11 maggio 2026

L’erba di primavera


ANONIMO GIAPPONESE

COME L’ERBA DI PRIMAVERA

Come l’erba di primavera
rigoglioso il mio amore
s’accumula a mille strati 
come l’onde che vanno 
verso l’alto mare.

(da Man’yōshū, VIII secolo)


La sensibilità del tanka giapponese, qui in un autore anonimo dell’VIII secolo,  descrive un amore intenso e vitale servendosi di ben due analogie, paragonandone la crescita alla freschezza dell'erba primaverile e la grandezza al moto infinito delle onde, suggerendo l’immagine di un sentimento profondo, in continua evoluzione e senza limiti.

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IMMAGINE © WALLPAPER CAVE.

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Come acque che si infrangono / alte contro le rocce / nel fiume Yoshino, / rapida irruppe in me / la passione d’amore.
KI NO TSURAYUKI, Kokin Wakashū

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Man'yōshū  (Raccolta di diecimila foglie) è la più antica collezione di poesie di waka in giapponese giunta fino a noi. Fu compilata molto probabilmente intorno alla seconda metà dell'VIII secolo,ed è formata da 4496 componimenti (4172 tanka, 262 chōka e 62 sedōka) scritti tra la seconda metà del V e la metà dell'VIII secolo.


domenica 10 maggio 2026

Dalle crepe del tempo


JUAN GELMAN

NOVITÀ

Sogno il mio sogno preferito
e la notte non finisce mai.
Gli alberi rivelano il loro alfabeto
e stelle che
parlano dell’infinito
di ogni soffio del vivere.
Costruisco madri passate
con la mano affondata nella notte.
Che bello era il suo angolo
dove echi vaghi la nominavano!
Così, di spalle a me,
fuggiva ad un paese baciato
dalla sua gelida gioventù.
Madre che
cucinavi distanze
nelle pentole del giorno.
Mi parli ancora
dalle crepe del tempo.

 
(da Mundar, 2013 - Traduzione di Laura Branchini)

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Il poeta argentino Juan Gelman con questi versi toccanti intreccia memoria e dolore nel ricordo della madre: la ricostruisce attivamente con le parole, rievocandone l'immagine e le attività quotidiane, significando che l'assenza non è totale, se  lei sopravvive nei piccoli spazi della memoria e nel linguaggio.

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ROBYN GRAY, "MADRE E FIGLIO"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il suo respiro, il gesto della sua mano / sono così amorevoli che, una volta passati, / continuano a spegnere l'incendio di Persepoli
VLADIMÍR HOLAN, Una notte con Amleto

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Juan Gelman (Buenos Aires, 3 maggio 1930 – Città del Messico, 14 gennaio 2014), poeta, scrittore e giornalista argentino. Vincitore del Premio Cervantes nel 2007, è autore di una poesia esistenziale con accenti lirici e intimisti, divenuta più sociale con l’avvento della dittatura militare (il figlio e la nuora furono sequestrati e uccisi dal regime, la nipote data in adozione) e l’esilio.


sabato 9 maggio 2026

Le parole che scrivi


SIRO ANGELI

APPROSSIMAZIONI ALL’ARTE POETICA, V

Forse potrai sapere
questo da un’infinita
serie di tentativi:
la verità, la vita
non fanno vive e vere
le parole che scrivi.

(da Il grillo della Suburra, Scheiwiller, 1990)

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La bellezza della poesia consiste proprio nella necessità del fallimento: il poeta friulano Siro Angeli sa bene che le parole possono descrivere un dolore, un'emozione o un paesaggio, ma non possono pienamente essere quell'emozione o quel paesaggio. l’azione del poeta non può essere che un tentativo infinito di avvicinarsi, una tensione costante che resta sempre un passo indietro rispetto alla pienezza del reale.

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FOTOGRAFIA  COTTONBRO STUDIOS/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Tradisci o ti tradiscono / le parole che scrivi / quanto quelle che dici, / unico scampo al rischio / è il tacere, se puoi.
SIRO ANGELI, Il grillo della Suburra

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Siro Angeli (Cesclans, 27 settembre 1913 – Tolmezzo, 22 agosto 1991), poeta, autore di teatro e critico letterario italiano. Combattente in Russia, diresse a lungo il terzo canale radiofonico della Rai. La sua poesia, segnata dalla scomparsa della moglie dopo dieci anni di matrimonio, si muove nell’ambito di una ricerca della verità superiore, contemplata spesso in una figura di donna stilnovista.


venerdì 8 maggio 2026

Ascoltando la pioggia


CHARLES SIMIĆ

CON IL CUORE CHE BATTE FORTE

Con il cuore che batte forte
abbandonati al momento
ora che hai trovato riparo
dall'improvviso acquazzone
sotto questi piccoli alberi ombrosi.

Ascolta il ticchettio acuto
come se una sarta
sognante e distratta
stesse cucendo insieme
il tempo e l'eternità per te.

Nella luce acquosa e verde smeraldo
del tardo pomeriggio,
anche le foglie faticano
a non tremare un po'
mentre ascoltano la pioggia.

(da Picnic notturno, 2001)

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Charles Simić, poeta serbo naturalizzato statunitense,  ama esplorare il mistero dell'ordinario e la "terribile bellezza" della vita quotidiana: sorpreso dal temporale,  corre a ripararsi sotto un albero. Il batticuore che prova non è solo quello della corsa: è anche quello dell'emozione del momento, dell'afflato poetico che quella situazione sta generando.

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FOTOGRAFIA © BIBHUKALYAN ACHARYA/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Ogni mattina dimentico com’è. / Guardo il fumo salire / a grandi passi sopra la città. / Non appartengo a nessuno.
CHARLES SIMIĆ, Smantellando il silenzio

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Charles Simić, vero nome Dušan Simić (Belgrado, 9 maggio 1938 – Dover, New Hampshire, 9 gennaio 2023), poeta statunitense di origine serba. Iniziò la propria carriera nella prima metà degli anni settanta con uno stile letterario minimalista, nel tempo divenuto sempre più riconoscibile. Nel 1990 è stato insignito del Premio Pulitzer per la poesia.


giovedì 7 maggio 2026

Fogliame di tenerezza


IVONNE BORDELOIS

SALICE PIANGENTE

Salice piangente
nella sera
fogliame di tenerezza
dove viene a posarsi
dolcissimo
l'uccello caparbio
del ricordo

(da L'allegra apocalisse, 1995)

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Ivonne Bordelois, linguista e poetessa argentina, esplora il potere della memoria: il ricordo, inquieto, sfuggente, riesce infine ad essere dolcissimo e a trovare finalmente pace nel fogliame della poesia.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Contro la notte, contro la pioggia, ti ricordo. / Con queste parole che non capiresti, ti ricordo. / Contro te stesso, contro me stesso, ti ricordo. // Con amore, ti ricordo.
IVONNE BORDELOIS, L'allegra apocalisse

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Ivonne Aline Bordelois (Juan Bautista Alberdi, 5 novembre 1934), poetessa, saggista e linguista argentina.  Allieva di Noam Chomsky e insegnante a Boston dal 1968, ritornò a Buenos Aires nel 1994, anno in cui iniziò a scrivere e a impegnarsi come redattrice culturale.


mercoledì 6 maggio 2026

Terra sfigurata


NOVELLA CANTARUTTI

J’ SIN

Lagrimi’ secj’
j’ sin,
su la nestra cjera
disfigurada.
E cours j’ sin,
ch’a mènin
su li’ viti’ cioncjadi’
e la masera.


SIAMO

Lacrime secche
siamo,
sulla nostra terra
sfigurata.
E siamo cuori
che resistono
sulle vite schiantate
e le macerie.

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IL REQUIE

Il requie,
sot i mûrs di Vencion,
a’ lu scjafòin i claps.
’A si prèa
come chei ch’a son muars,
cencia cigus.
E ’a na si cjanta pi.


IL REQUIEM

Il requiem,
sotto i muri di Venzone,
lo soffocano i sassi.
Si prega
come quelli che sono morti,
senza grida.
E non si canta più.

(da Pagjni' seradi', Società filologica friulana, 1976)

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Il 6 maggio 1976 un disastroso terremoto devastò il Friuli: alle 9 di sera si verificò una scossa di 9° grado Mercalli, come si misurava allora, ovvero di 6.2 gradi Richter, durata un terribile minuto. Il poeta Pierluigi Cappello, che allora aveva nove anni e abitava a Chiusaforte, ricorderà: “Mi parve di stare al centro della notte del giudizio, l’immaginazione di migliaia di bambini friulani si espanse come un’enorme, dolente bolla per accogliere entro i suoi confini una nuova regione: la regione del terrore, un terrore primordiale, da passeri e cani spaventati. Ai primi crolli, il presente immutabile di quei bambini venne scagliato in bocca a un futuro buio, privo di dimensione”. “La terra si scrollava di dosso / le case” scrisse un altro poeta friulano, Giacomo Vit. Ma fu la poetessa in lingua friulana Novella Cantarutti, cinquantacinquenne insegnante di italiano e amica di Pasolini a registrare praticamente “dal vivo” l’emozione terribile del sisma che causò mille morti e ridusse in macerie Gemona, Osoppo, Buja, Venzone e Majano.

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FOTOGRAFIA DA REGIONE FRIULI-VENEZIA GIULIA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Un minuto. La storia, ogni tanto si veste con i tempi che appartengono al quotidiano per plasmare le sue trasformazioni.
PIERLUIGI CAPPELLO, Messaggero Veneto, 4 maggio 2016

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Novella Aurora Cantarutti (Spilimbergo, 26 agosto 1920 – Udine, 20 settembre 2009), poetessa e scrittrice italiana, nota per le sue poesie in lingua friulana. Compose i suoi primi lavori letterari nel 1941, ma pubblicò solo dopo la fine della guerra,  su riviste locali, quali Il strolic furlan, Ce fastu? e Quaderno romanzo di Pasolini.


martedì 5 maggio 2026

Il tintinnio dei ciottoli


WILLIAM BUTLER YEATS

IL DICIANNOVESIMO SECOLO E OLTRE

Sebbene il grande canto non ritorni più,
c'è una gioia profonda in ciò che abbiamo:
il tintinnio dei ciottoli sulla riva
sotto l'onda che si ritira.

(da La scala a chiocciola e altre poesie, 1933)

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William Butler Yeats, con la fine dell’era romantica e vittoriana e delle sue certezze morali, constata il decadimento culturale, la frammentazione della modernità – i tempi in cui il poeta irlandese scrive hanno visto il sorgere di movimenti quali il Futurismo, il Dadaismo e il Modernismo – ed  enfatizza i fenomeni transitori rispetto alle grandi narrazioni, parallelamente alle tendenze moderniste a elevare i dettagli.

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FOTOGRAFIA © ART7ENI/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Possiamo rendere la nostra mente così immobile come acqua calma che gli esseri si radunano intorno a noi, potendo così scorgere, forse, la propria immagine, e vivere per un istante una vita più limpida, forse persino più intensa, grazie alla nostra quiete.
WILLIAM BUTLER YEATS, Il crepuscolo celtico

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Yeats_BoughtonWilliam Butler Yeats (Dublino, 13 giugno 1865 – Roquebrune-Cap-Martin, 28 gennaio 1939), poeta, drammaturgo, scrittore e mistico irlandese. Spesso indicato come W. B. Yeats, fu anche senatore dello Stato Libero d'Irlanda negli anni venti.Fu insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1923 “per la sua poetica sempre ispirata, che con alta forma artistica ha dato espressione allo spirito di un'intera nazione”.


lunedì 4 maggio 2026

La rosa dei tuoi capelli


CARLOS OQUENDO DE AMAT

COMPAGNA

Le tue dita sapevano acconciare i capelli come nessun altro
meglio degli esperti parrucchieri dei transatlantici
oh, e i tuoi meravigliosi sorrisi, ombrelli contro il caldo
tu, che porti un cinema sulla guancia.

accanto a te, il mio desiderio è un bambino.

quando mi dicevi che
la vita è dritta come un pezzo di carta,

e io annaffiavo la rosa dei tuoi capelli sulle tue spalle.

per questo, e per la magnolia del tuo canto

che peccato
la pioggia cade irregolare come il tuo nome

(da 5 metri di poesie, 1929)

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È surrealismo puro quello di Carlos Oquendo de Amat, poeta peruviano dalla vita breve e tormentata: una poesia d’amore in cui la modernità non nuoce al lirismo, ma lo fa emergere nuovo e diverso dalle immagini, come notò César Vallejo: “Non attira l'attenzione sul fatto che sia moderna o meno” ma solo sul fatto che è pura poesia.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Scambierei un arazzo antico / che porta / un cesto di sorrisi / con rose spensierate / e paesaggi sospesi dal mignolo / con fiumi gentili e cieli palpabili.
CARLOS OQUENDO DE AMAT, 5 metri di poesie




Carlos Augusto Luis Humberto Nicolás Oquendo de  Amat (Puno, 17 aprile 1905 – Guadarrama, Spagna, 6 marzo 1936), poeta peruviano. Legato all’avanguardia surrealista, la sua unica opera, 5 metri di poesie, un libro appunto di cinque metri di carta ripiegata a fisarmonica, esplora  la tenerezza femminile, le donne, l'amore, la città e la natura.


domenica 3 maggio 2026

Uno scrive come può


ALFONSO BREZMES

NON DISTURBARE

Uno vive come può.
La stanza della vita
è solita essere disordinata e sporca,
come al risveglio dopo
una notte agitata.

Uno scrive come può.
E se non bussi prima alla porta
corri il rischio di ritrovarti
davanti al poeta nudo,
in abiti da uomo.

(da Quando non ci sono, Einaudi, 2025 - Traduzione di Mirta Amanda Barbonetti)

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L'identità e l'autenticità del poeta: se la vita è simile a un luogo disordinato e sporco, come una camera al risveglio, altrettanto ci dice Alfonso Brezmes, lo è il processo creativo. Entrare nello spazio della scrittura senza bussare espone al rischio di trovare il poeta "nudo", spogliato dalle sue sovrastrutture e mostrato nella sua essenza di uomo comune.

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AMÉRICA MÉNDEZ, "PABLO STRIEBECK"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Forse la poesia – scriverla o leggerla – è un modo per confrontarci con aspetti della nostra realtà che non possiamo o non vogliamo vedere.
ALFONSO BREZMES, El Cuaderno, Marzo 2024

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Alfonso Brezmes (Madrid, 1966), poeta spagnolo, fotografo e funzionario statale. La sua poesia è al tempo stesso colta e popolare, tanto da farlo apprezzare sia da critici e lettori tradizionali sia da un più largo pubblico. Il suo immaginario si nutre di riferimenti letterari (Baudelaire, Rilke…) ma anche di cinema e di cultura pop.


sabato 2 maggio 2026

Una fantasia passeggera


TED KOOSER

LO SCIVOLO GIGANTE

Accanto all'autostrada, lo scivolo gigante
con le sue ondulazioni arrugginite emerge
dalle erbacce. Non lo usano più
da una generazione. La biglietteria
si piega dal lato dove si sono spostate le monetine
nel corso degli anni. Una rete metallica tiene fuori
i bambini e gli ubriachi. Campanule blu
si arrampicano fino a metà delle scale, grappoli luminosi
di risate. Chiamatela una fantasia passeggera,
questo scivolo da cui ormai nessuno scivola più.
Quelle urla sono tutte volate verso est
su un vento che non smetterà mai di soffiare
dalle Montagne Rocciose attraverso le pianure,
dove le cose si animano per un po',
Foglie brillanti su una recinzione, che poi scompaiono.

(da Un mondo alla volta, 1985)

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Un parco divertimenti abbandonato, uno di quei grandi scivoli che costellano l’America: il poeta Ted Kooser cattura strati di movimento in quell’immobilità assoluta che è già diventata preda della terra, che si si riprende i suoi spazi con l’erba e le campanule. È un tempo perduto che però continua a esistere sotto forma di memoria e di fantasia: Kooser, come spesso capita nella sua poetica, trasforma questo oggetto delle Grandi Pianure americane in una profonda meditazione sulla vita e sulla perdita.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Nel mio lavoro, cerco di osservare attentamente le cose ordinarie per capire se nascondono qualcosa di speciale. Cerco di creare qualcosa di quanto più perfetto possibile con le parole.
TED KOOSER, PBS NewsHour, 21 ottobre 2004

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Ted Kooser (Ames, Iowa, 25 aprile 1939), poeta statunitense. È stato Poeta laureato alla Libreria del Congresso dal 2004 al 2006. Le sue poesie sono caratterizzate da uno stile semplice e colloquiale e hanno spesso come temi il Midwest, l’amore, il tempo e la famiglia.


venerdì 1 maggio 2026

Poesie per maggio XII


Due poesie brevissime, due poetesse italiane del secondo Novecento per celebrare questo maggio: la forza e la dolcezza della vita per Daria Menicanti, le sensazioni di una piazza dove il lungo crepuscolo cala sugli ippocastani per Lalla Romano.

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FOTOGRAFIA © HILAL CAVUS/PEXELS

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DARIA MENICANTI

MAGGIO

Il grano maggese spinge su per gli steli
– su da dentro ogni stelo gonfiandosi doloroso –
una buia spiga di molle zucchero caldo
e quella obbediente sù striscia a tentoni cercando

 
(da Altri amici, 1986)

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LALLA ROMANO

PIAZZA

Nella piazzetta antica è sempre maggio. Di sera,
la terra umida, scura; il cielo chiaro,  soave.
E tutt’intorno i grandi ippocastani  fioriti.

 
(da Fiore, 1941)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

E il rosso vivo / è dei rosai di Maggio! // Ben venga Maggio / e il gonfalon selvaggio!
GIOVANNI PASCOLI, Poesie varie

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Daria Menicanti (Piacenza, 6 aprile 1914 – Mozzate, 4 gennaio 1995), poetessa, insegnante e traduttrice italiana. In lei si mescolano il registro sarcastico e ironico e quello più sottile della malinconia. Per Lalla Romano la sua era “una voce nuova, moderna e classica, per niente alla moda, ma libera e anche audace”.


Graziella Romano, detta Lalla (Demonte, 11 novembre 1906 – Milano, 26 giugno 2001), poetessa, scrittrice, giornalista e aforista italiana. Dopo l'esordio poetico si affermò come narratrice dalla vocazione insieme intimista e realista con il romanzo Maria (1953). Nel segno della memoria sono i successi della maturità ai quali è seguito un più spoglio autobiografismo.