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domenica 31 maggio 2026

Cose banali


THELMA NAVA

OGGI POTREI DIRTI CHE…

Oggi potrei dirti che sono come un bicchiere
di latte caldo per un insonne,
o magari che piove molto.
Potrei passare il pomeriggio a parlare
di cose banali
come dire riso o farina,
o di quanto profumano i tuoi capelli.
Se fossi qui,
forse oserei persino
dirti che ti amo.
 

(da L'orfanotrofio del sonno, 1964)

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I testi di Thelma Nava, poetessa messicana, esplorano l'identità femminile, l'intimità e l'introspezione attraverso metafore quotidiane e oggetti semplici. Così sembra banalizzare, divagare, voler raccontare insomma del più e del meno, mentre in realtà prova a dire una verità profonda.

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FELICE CASORATI, "RITRATTO DI HENA RIGOTTI"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il mio amore è nudo e ha iniziato a tatuare / cuori nel vento, / cuori iconoclasti che dispensano albe blu.
THELMA NAVA, L’orfanotrofio del sonno

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Thelma Nava (Città del Messico, 25 novembre 1932 – Castlegar, Canada, 17 agosto 2019), poetessa messicana. La sua opera spazia da poesie intime e affettuose a un impegno sociale nei confronti dei processi storici dell'America Latina. Legata alle avanguardie letterarie del XX secolo, era la moglie del poeta Efraín Huerta.


sabato 30 maggio 2026

Se c’è una finestra


RAÚL GUSTAVO AGUIRRE

PROVA

Il cielo si riflette
nella mia tazza di tè
Ogni miracolo è possibile
se c'è una finestra.

(da Antologia, 1970)


Il miracolo per il poeta argentino Raúl Gustavo Aguirre non è un evento magico o soprannaturale, ma un cambiamento di prospettiva capace di rivelare la bellezza: l’universo infinito che si racchiude nel breve spazio domestico di una tazza di tè. La capacità di cogliere questo aspetto è già poesia.

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IMMAGINE CREATA CON IA



  LA FRASE DEL GIORNO  

Che distanza c'è tra la persona e la poesia se non la distanza tra l'uno e l'essere uno, tra il ciottolo e l'erba? Non è il volto di un dio che la poesia vuole da noi, ma un desiderio di esistere, l'inizio di uno sguardo.
RAÚL GUSTAVO AGUIRRE, Onde

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Raúl Gustavo Aguirre (Buenos Aires, 2 gennaio 1927 – 18 gennaio 1983), poeta argentino. Appartenente al gruppo dell’Invenzionismo, mostrò una certa influenza surrealista. Traduttore di Rimbaud e Apollinaire, diresse per dieci anni la rivista Poesía Buenos Aires.


venerdì 29 maggio 2026

Spaghetti alla carbonara


GIORGIO BASSANI

DA ORAZIO

Spaghetti - enumera e ride - alla carbonara
paillard con verdura cotta
ananas
vino rosso
sei felice?

L'anima amara ma giusta è però lì subito
a sussurrarmi a parte per così
poco?

Talché riandando io a un'ora fa non posso
che dirle muto di sì che darle
- a lei l'anima mia - come quasi sempre
del tutto ragione

(da In gran segreto, Mondadori, 1978)

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Giorgio Bassani, scrittore e poeta emiliano, rileggendo Orazio - che aveva scritto nelle sue Odi che è sufficiente "Vivere con poco, e bene, a chi riluce / sulla modesta mensa la saliera / vecchia del padre, e il cui lieve sonno / non morde cura" - si concentra sul contrasto tra la concreta e lieta quotidianità di un pasto e la voce interiore che lo fa riflettere sul valore dei piccoli piaceri e sull'accettazione della felicità.

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FOTOGRAFIA © NANO ERDOZAIN/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La felicità è per me strettamente legata alla vita. Anzi è la vita tout court.
GIORGIO BASSANI, Epoca n. 28, 1977

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Giorgio Bassani (Bologna, 4 marzo 1916 – Roma, 13 aprile 2000), scrittore e poeta italiano. Conosciuto soprattutto per i suoi romanzi ferraresi, Il giardino dei Finzi Contini e Gli occhiali d’oro su tutti, si considerava poeta e riteneva che esistesse un rapporto ben preciso tra la poesia e la sua prosa. La sua poesia nasce da moduli classici per evolversi ad assecondare il crepuscolare mal de vivre.


giovedì 28 maggio 2026

Nel folto di rossi papaveri


LALLA ROMANO

I PAPAVERI

Già balenava nel folto di rossi papaveri il grano,
e vita segreta era in essi, infrenabile vita.
Il grano era pingue e maturo, così fu battuto dal vento,
e fu pavimento brunito, quando cessò la tempesta.
Ma i papaveri eretti e vivaci, simili a creste di galli,
parevano emettere un grido selvaggio di gioia.
Ardevano come carboni, e ad ogni folata di vento,
come brace che il vento avvivasse, trascoloravano.

(da Fiore, 1941)

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"I papaveri erano stati una passione molto antica (...) Provavo, al vederli, un'esaltazione" scriverà anni dopo la scrittrice Lalla Romano. Quei papaveri che, in questi versi giovanili risaltano rossi tra il grano e resistono nella loro delicatezza alla forza del vento che invece rovescia le messi.

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FOTOGRAFIA © TOM SWINNEN/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Dei papaveri fatui / già era acceso il delirio.
LALLA ROMANO, L'Autunno

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Graziella Romano, detta Lalla (Demonte, 11 novembre 1906 – Milano, 26 giugno 2001), poetessa, scrittrice, giornalista e aforista italiana. Dopo l'esordio poetico si affermò come narratrice dalla vocazione insieme intimista e realista con il romanzo Maria (1953). Nel segno della memoria sono i successi della maturità ai quali è seguito un più spoglio autobiografismo.


mercoledì 27 maggio 2026

La chiesa ottagonale


GIORGIO VIGOLO

L'EREMITA DI ROMA, XI

Al foro Traiano
nell’assolato meriggio
la chiesa ottagonale
m’accoglie limpida e vuota,
tutta per me, ritiro
d’anacoreta su monte:
guardando nella cupola
mi sento respirato.

Qui venni fanciullo: i templi
mi davano allora spavento,
ora tanta pace
e interna luce. Allora
mi parevano paurose grotte:
oggi conchiglie, e vi gira
un murmure d’eterno.

(da Linea della vita, Mondadori, 1949)

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La chiesa settecentesca del Santissimo Nome di Maria al Foro Traiano: è lì che il poeta romano Giorgio Vigolo si rifugia per isolarsi del mondo, per cogliere forse qualche piccolo segno mistico all'ombra di quella grande cupola che lo atterriva quand'era bambino e che ora gli appare come un luogo accogliente.

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FOTOGRAFIA © IGOR ALEXEEV

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La perfetta armonia, la viva luce, / operante nel mondo che m’attornia, / d’alberi, lago e monti, l’onda d’oro / che trabocca all’azzurro in esultante / estuare di odori, – fanno un coro / a cui s’intona il mio essere e prende / nuova linfa alle fonti della vita. 
GIORGIO VIGOLO, Poesie religiose e altre inedite

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Giorgio Vigolo (Roma, 3 dicembre 1894 – 9 gennaio 1983), poeta e scrittore italiano, esponente della “Scuola Romana”. Le sue poesie hanno un gusto barocco e classicheggiante del paesaggio, soprattutto di quello romano. Profondo conoscitore del Belli, tradusse Maestro Pulce di Hoffmann e le poesie di Hölderlin.


martedì 26 maggio 2026

I giorni buoni


GUGLIELMO PETRONI

LA CASA

La casa dove nacqui 
era chiusa come un autunno 
tiepido che s’attarda. 
Il vento ci portava le foglie,
la caserma, gli squilli
e il rumore di tanti cavalli;
le prigioni dal muro grandissimo,
ogni tramonto rosso, una paura.
Stavo solo negli anni
un po’ spaurito
come il falco che avevo nutrito
di topi morti.
Nacqui lì dov’è il geranio
il muschio nel pozzo,
il sole impoverito sui muri sporchi.
Erano i giorni buoni che penso ancora,
tracce di solitudine
che non cancello mai,
tiepidezza materna come
il primo amore ricordi.

(da Versi e memoria, Guanda, 1935)

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È un ricordo del tempo spensierato dell'infanzia quello che Guglielmo Petroni affida ai versi: la casa presso le Mura di Lucca dove nacque e crebbe assume le sembianze quasi del mito, della favola, un affettuoso ricordo di quel periodo che vira verso toni intimi ed elegiaci.

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MARIO SIRONI, "PAESAGGIO CON CASE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Forse nella memoria passa un vento / che sperde le figure / come un armento dentro la bufera;  / ma quest’occhi sono fermi e solitari.
GUGLIELMO PETRONI, Poesie

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Guglielmo Petroni (Lucca, 30 ottobre 1911 – Roma, 29 aprile 1993), poeta, scrittore e pittore italiano. Grazie alle prime poesie entrò in contatto con il mondo letterario fiorentino delle Giubbe Rosse. Con Alessandro Bonsanti fondò la rivista Letteratura.  Vinse il Premio Strega 1947 e il Premio Selezione Campiello 1984.


lunedì 25 maggio 2026

L’inverno in in una latteria


GIORGIO CAPRONI

INTERLUDIO

E intanto ho conosciuto l’Erebo
– l’inverno in una latteria.
Ho conosciuto la mia
Prosèrpina, che nella scialba
veste lavava all’alba
i nuvolosi bicchieri.

Ho conosciuto neri
tavoli – anime in fretta
posare la bicicletta
allo stipite, e entrare
a perdersi fra i vapori.
E ho conosciuto rossori
indicibili – mani
di gelo sulla segatura
rancida, e senza figura
nel fumo la ragazza
che aspetta con la sua tazza
vuota la mia paura.

1950

(da Il passaggio d'Enea, Vallecchi, 1956)

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Una latteria genovese dove operai entrano ed escono "nei vapori d'un bar all'alba": Giorgio Caproni sovrappone il mito classico dell'oltretomba a uno scenario urbano realistico e grigio. La banale latteria si trasforma nell'Erebo - il regno degli Inferi degli antichi - e la cameriera che lava i bicchieri assume le sembianze di Proserpina, regina degli inferi.

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WILLY RONIS, "PUB A SOHO, LONDRA, 1955"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Confine diceva il cartello   / cercai la dogana, non c'era / non vidi dietro il cancello / ombra di terra straniera.
GIORGIO CAPRONI, Il muro della terra

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Giorgio Caproni (Livorno, 7 gennaio 1912 – Roma, 22 gennaio 1990), poeta, critico letterario e traduttore italiano. Partito come preermetico attirato da uno scabro espressionismo, approdò a un ermetismo rivestito di un impressionismo idillico. Nella sua poesia canta soprattutto temi ricorrenti (Genova, la madre e Livorno, il viaggio, il linguaggio), unendo raffinata perizia metrico-stilistica a immediatezza e chiarezza di sentimento.


domenica 24 maggio 2026

Sicura e fiera


JOSÉ MARÍA ÁLVAREZ

ABÇATRITAZ

Uno splendore segreto che non è ancora cenere
—Francisco Brines.

Se Brittles preferisce aprire la porta in
presenza di testimoni, —disse Gilles dopo
una lunga pausa—, sono certamente disposto ad
accompagnarlo.
— Charles Dickens

Potresti fuggire. Senza dubbio. La
nuova Luce del mondo, Ottaviano,
ti perdonerebbe (se non volentieri, il proprio interesse
lo spingerebbe a rispettarti,
a colmarti di ricchezze). E sei ancora così bella. Sì, potresti...

Ma non seguirai quella strada.
E non
per amore di Antonio, né perché sarebbe indegno
di chi è l'ultima di tanti sovrani,
ma per qualcosa di più profondo: qualcosa che conta solo per te,
per tutto ciò che è custodito nella tua memoria.
E come
quella fuga altererebbe il passato.
Ciò che un tempo era splendore
– quella gloria su cui hai scommesso –
ora sarebbe mediocrità;
la grandezza delle guerre e delle passioni
si ridurrebbe ai volgari
appetiti di una volpe avida.

Ecco perché non esiti.
Lasci che i tuoi servi ti vestano
con i tuoi abiti più belli, ti profumi
il collo e ti senti
sicura e fiera
su quel trono. E senza che
il sorriso svanisca dal tuo volto,
allunghi la mano in quel cesto
di fichi ondeggianti e aspetti
la puntura sul polso.

(da Museo delle cere, 1974)

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Non è citata, ma la protagonista di questa poesia di José Maria Álvarez è Cleopatra, regina egizia, ultima sovrana della dinastia tolemaica. È il 12 agosto del 30 avanti Cristo e Cleopatra, espugnata da Ottaviano la città di Alessandria, è prigioniera con i suoi tre figli nel palazzo reale. Saputo da Dolabella che Ottaviano vuole condurla a Roma per esporla come  trionfo, si uccide facendosi mordere da un aspide, secondo la leggenda, salvando così la sua dignità e la sua grandezza.

Una nota sul titolo: l'abçatritaz è una pietra leggendaria citata nei testi di mineralogia medievale, in particolare nel famoso Lapidario di Alfonso X di Castiglia. Secondo questi antichi trattati, la gemma possedeva la proprietà magica e miracolosa di agire direttamente sui coccodrilli, ammansendoli o proteggendo chi la indossava.

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ROSSO FIORENTINO, CLEOPATRA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il naso di Cleopatra: se fosse stato più corto, tutta la faccia della terra sarebbe cambiata.
BLAISE PASCAL, Pensieri

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José María Álvarez, (Cartagena, 31 maggio 1942 – 7 luglio 2024), poeta, saggista e narratore spagnolo. Appartenente ai “novisimos”, tradusse Kavafis, Holderlin, Stevenson, Shakespeare, Villon e T.S. Eliot. L'opera principale di Álvarez è Museo delle cere, tentativo di completare un libro unico e onnicomprensivo.


sabato 23 maggio 2026

La finestra socchiusa


CESARE PAVESE

MATTINO

La finestra socchiusa contiene un volto
sopra il campo del mare. I capelli vaghi
accompagnano il tenero ritmo del mare.

Non ci sono ricordi su questo viso.
Solo un’ombra fuggevole, come di nube.
L’ombra è umida e dolce come la sabbia
di una cavità intatta, sotto il crepuscolo.
Non ci sono ricordi. Solo un sussurro
che è la voce del mare fatta ricordo.

Nel crepuscolo l’acqua molle dell’alba
che s’imbeve di luce, rischiara il viso.
Ogni giorno è un miracolo senza tempo,
sotto il sole: una luce salsa l’impregna
e un sapore di frutto marino vivo.

Non esiste ricordo su questo viso.
Non esiste parola che lo contenga
o accomuni alle cose passate. Ieri,
dalla breve finestra è svanito come
svanirà tra un istante, senza tristezza
né parole umane, sul campo del mare.

(da Lavorare stanca, Einaudi, 1943)

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Un’immagine di donna riflessa nel vetro di una finestra socchiusa in una località di mare: Cesare Pavese coglie l’evanescenza di questo ritmo sospeso, che diventa tutt’uno con l’atmosfera, con il mare e il chiarore del mattino. Una presenza scevra dal peso del passato, dai dolori, pura come quel momento, in cui la realtà sfuggente e mai compresa sembra per un istante congelata.

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Viene un'epoca in cui ci si rende conto che tutto ciò che facciamo diventerà a suo tempo ricordo. È la maturità. Per arrivarci bisogna appunto già avere dei ricordi.
CESARE PAVESE, Il mestiere di vivere

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Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo, 9 settembre 1908 – Torino, 27 agosto 1950), scrittore, poeta, traduttore, saggista e critico letterario italiano. Nato poeta con Lavorare stanca, si è poi dedicato alla narrativa scrivendo romanzi famosissimi: Paesi tuoi, La luna e i falò, La casa in collina. I suoi temi principali sono il mito e la terra.


venerdì 22 maggio 2026

La memoria cambia i luoghi


ULALUME GONZÁLEZ DE LEÓN

LUOGHI

Non so dove si trovi l'albero
che mi fa sentire così lontana
ora che si avvicina

Non so se l'ho portato io
o se è lui quello che mi porta

Un filo dalle profondità del suo tempo
mi attrae e mi trascina con sé

mentre tiro un filo
per riportarlo alle profondità del suo tempo

Arriva – l'intero albero
Manco a me stessa

La memoria cambia i nostri luoghi
senza che ci muoviamo ~

(da Plagio II, 1980)

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Ulalume González de León, poetessa uruguaiana naturalizzata messicana, attraverso la metafora di un filo e di un albero, esplora il paradosso spaziale e temporale della memoria, per cui il ricordo è alterato, diverso dal presente ma contaminato anche da altri fattori, come il sogno.

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MARLENE LLANES, “CONTEMPLAZIONE”

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  LA FRASE DEL GIORNO  

In qualche modo / aggiungendo il nulla al nulla / ho tutto.
ULALUME GONZÁLEZ DE LEÓN, Plagi

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Ulalume Ibáñez Iglesias, nota come Ulalume González de León (Montevideo, 20 settembre 1932 – Querétaro, Messico, 17 luglio 2009), poetessa, traduttrice, saggista e editrice messicana di natali uruguaiani. La sua poetica parte dall’assunto che tutto è stato detto e la poesia altro non è che un plagio: il vero soggetto è la memoria e il corpo altro non è che cellula della memoria.


giovedì 21 maggio 2026

Centenario di Robert Creeley


La poesia di Robert Creeley, poeta statunitense che nacque ad Arlington, nel Massachusetts, il 21 maggio di cento anni fa,  è caratterizzata da un linguaggio immediato e dall'attenzione alla quotidianità. Con tono colloquiale e punteggiatura scarna, le sue poesie indagano la complessità delle relazioni umane: fu uno dei pionieri del cambiamento generazionale che si allontanò dalla storia e dalla tradizione come fonti poetiche primarie, dando nuova importanza alle esperienze di vita individuali. 

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CREELEY NEL 1963 - FOTOGRAFIA © LAVERNE HARRELL CLARK

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LA RIMA

Esiste il segno
del fiore –
per prendere a prestito
il tema.

Ma cosa o dove riavere
quello che semplicemente
non è più amore.

L’ho veduta
e dietro di lei c’erano
i fiori e dietro i fiori
niente.

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UNA PREGHIERA

Benedici
una cosa piccola
ma infinita
e quieta.
Vi sono sensi
che creano un oggetto
col loro semplice sentirlo.

(da Per amore, Mondadori, 1971 - Traduzione di A. Lombardo)

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Altre poesie di Robert Creeley sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Scrivere è come fare musica. Sta nel modo in cui si formulano le frasi, nel modo in cui si trattiene la nota, la si piega, la si modella e poi la si rilascia. E ciò che non si suona è importante quanto ciò che si dice.
ROBERT CREELEY, Racconti fuori dalla scuola

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Robert Creeley (Arlington, Massachusetts, 21 maggio 1926 – Odessa, Texas, 2 aprile 2005), poeta statunitense, tra i maggiori esponenti della lirica postmoderna. Viaggiò in Europa e Asia vivendo per quarant’anni in Giappone, dove apprese la filosofia buddhista e lo zen. È spesso accostato ai poeti della Black Mountain, pur essendone lontano stilisticamente.


mercoledì 20 maggio 2026

Pieno maggio


PAUL LAURENCE DUNBAR

UN GIORNO DORATO

Ti ho trovata e ti ho persa,
tutto in un giorno splendente.
Il giorno era pieno di sole,
e la terra era piena di maggio.
Un uccello dorato cantava
la sua melodia divina,
ti ho trovata e ti ho amata,
e tutto il mondo era mio.
Ti ho trovata e ti ho persa,
tutto in un giorno dorato,
ma quando sogno di te, cara,
è sempre pieno maggio.

(da Poesie di sole e ombra, 1905)

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In questi versi dedicati all’amata il poeta statunitense Paul Laurence Dunbar utilizza o suggerisce ripetutamente il termine dorato, collegandolo alla luce del sole, al giorno e al canto degli uccelli per indicare una felicità radiosa. Maggio simboleggia l'amore, uno stato idilliaco e fertile impossibile da mantenere ma capace, una volta svanito, di ritornare nella memoria trasformando l'assenza in una visione idealizzata sempre presente.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Sei dolce, o Amore, caro Amore, / sei soffice come la colomba che nidifica. / Vieni nel mio cuore e donagli pace, / come l'uccello che vola verso il suo nido accogliente.
PAUL LAURENCE DUNBAR, Poesie complete

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Paul Laurence Dunbar (Dayton, Ohio 27 giugno 1872 – 9 febbraio 1906),  poeta, romanziere e scrittore statunitense. La sua opera è nota per la sua attenzione meticolosa alla tecnica sia nella poesia formale in inglese che in quella nel dialetto afroamericano.


martedì 19 maggio 2026

Meravigliata


ANDRÉE CHEDID

DI QUESTO AMORE ARDENTE RESTO MERAVIGLIATA

Resto meravigliata
di fronte allo sciabordio dell'acqua,
al cinguettio degli uccelli,
a queste gioie terrene.
Resto meravigliata
davanti a un amore
invincibile,
sempre presente.

Resto meravigliata
di questo amore
ardente
che non teme
né il torrente del tempo
né l'ecatombe
dei giorni accumulati.

Nel mio specchio
sbiadito
continuo a sorridermi
Resto meravigliata
È inutile
l'amore ha messo radici
una volta
per tutte
Di questo amore ardente resto meravigliata

(da La Stoffa dell'universo, 2010)

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L'amore è la grande traccia che attraversa la vita della poetessa franco-egiziana Andrée Chedid: non è un sentimento passeggero, ma qualcosa che è parte integrante dell'identità umana. Anche se anziana e malata - la poesia è del 2007 - oppone la forza e la gioia dell'amore alla fragilità fisica.

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FOTOGRAFIA © PATRICK LEUNG/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Con quali parole / possiamo afferrare le briciole / del mistero / che ci avvolge, / o l'enigma / che ci sorprende?
ANDRÉE CHEDID

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Andrée Chedid (Il Cairo, 20 marzo 1920 – Parigi, 6 febbraio 2011), poetessa e scrittrice egiziana naturalizzata francese. La sua opera è caratterizzata da una continua interrogazione sulla condizione umana e sui legami fra l'uomo e il mondo. Dalle sue pagine traspirano la sensualità e i profumi dell'Oriente ma anche il dolore che lei prova parlando della guerra che strazia il "suo" Libano.


lunedì 18 maggio 2026

Incantatrice curiosa


ELIZABETH AZCONA CRANWELL

NOSTALGIA

C'è un giorno in cui le cose sono un abisso profondo
Conosco il viso umido e le mani che non mi lasciano mai
la notte che si apre
come un villaggio di allodole sparse nella tempesta.

Ho ascoltato il mio amore da lontano parlare in una lingua strana
mentre la nostalgia mormorava le sue frasi di incantatrice curiosa
allungava le sue carezze sulle finestre dell'insonnia
come un ospite la cui mano è stata devastata da un fulmine.

Perché non era il giorno
e non era l'angelo assetato di parole
la mia stessa voce la nomina come una madre bandita,
nuda, con seni dolcemente vuoti.

Oltre la notte dove lsi accende a tenerezza
oltre la strada dove il vento disfa la forma dei passi
so che c'è un nuovo paese, sfinito delle ombre.

La musica fissa
un tempo di colori intensi come degli dèi nudi.

Ma il mio cuore rimane per sempre fermo in luoghi impossibili.

(da Antologia poetica, 1998)

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"Il mio cuore rimane per sempre fermo in luoghi impossibili" è una bellissima definizione del sentimento della nostalgia: è quel dolore di non poter essere altrove, in un altro luogo e in un altro tempo, ormai perduto, che canta la poetessa surrealista argentina Elizabeth Azcona Cranwell.

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KLAAS KOSTER, "NOSTALGIA"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il presente si degrada, prima in storia, poi in nostalgia.
ALAIN DE BOTTON, Piccola filosofia dell'amore

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Elizabeth Azcona Cranwell (Buenos Aires, 10 marzo 1933 – 2 dicembre 2004), poetessa surrealista, traduttrice e critica letteraria argentina. Tradusse William Shand, Dylan Thomas e Edgar Allan Poe e collaborò alla pagina letteraria del quotidiano La Nación.


domenica 17 maggio 2026

Dolce è l’ora


JUAN MANUEL INCHAUSPE

È DOLCE ABBANDONARSI ALLA STANZA

È dolce abbandonarsi alla stanza
quando ci siamo lasciati alle spalle
quell'accumulo croccante di ore
bruciate per vivere.

Dolce è la presenza dei mobili,
la linea del tuo collo che accompagna
l'inclinazione della testa sul libro.
Dolce è il fondale marino dei tuoi occhi.

E ancora più dolce è l'ora – quando, già stanco
ma terribilmente libero – accendo
la lampada che spegnerò molto tardi.

Maggio 1966

(da Poesie 1964-1975, 1977)

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Un momento di profonda pace interiore quello fotografato dal poeta argentino Juan Manuel Inchauspe, l'ora serale del ritorno a casa: la dolcezza, la libertà ritrovata, trasformano l'intimità domestica in un rifugio prezioso. L'attenzione si posa sulla quiete degli oggetti e sulla presenza dell'amata.

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DAVID HOCKNEY, "IL SIGNORE E LA SIGNORA CLARK E PERCY"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

C'è un momento /  sospeso  / dalla luce. / È al crepuscolo / quando il chiarore / vacilla / di fronte alla paziente penombra del cielo /  e le membrane dell'ombra / si estendono come piante trasparenti e notturne.
JUAN MANUEL INCHAUSPE, Lavoro notturno

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Juan Manuel Inchauspe (Santa Fé, 13 settembre 1940 - 7 giugno 1991),  poeta argentino.  A Rosario collaborò con la rivista Alto aire, dove pubblicò le sue prime poesie nel 1965. La sua opera poetica, breve ma intensa, è  caratterizzata da un tono intimo e riflessivo, che esplora temi come la solitudine, la morte, l’amore e la scrittura.


sabato 16 maggio 2026

Una lunga criniera verde


JOSÉ ÁNGEL VALENTE

TI SEI DISSOLTA NELLA DOLCEZZA

Ti sei dissolta nella dolcezza
dei succhi segreti del tuo corpo
e l'acqua ti ha trasportata
come una lunga criniera verde
nata nel limo
ostinato del fondo.

Quello srotolamento era la tua forma.
Germogliare.
Fluire.
Arrendersi.
L'aria è scesa fino ai limiti
perfetti della tua pelle.
Bianchezza.
E già obliquo, il tramonto la accendeva
per nascere da te quella sera
di quale luogo, quale tempo, quale ricordo.

(A titolo di speranza, 1955)

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José Ángel Valente, poeta spagnolo, evoca un'immagine femminile che si fonde con la natura, perdendo i suoi contorni fisici per diventare puro flusso, acqua e luce mentre il tramonto invade la scena e sembra nascere esso stesso dal corpo della donna.

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FOTOGRAFIA © İBRAHIM CAN DAYIOĞLU/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Parlavi dall'interno dell'amore, / armata della sua luce. Mai ho respirato / parole d'amore più pure.
JOSÉ ÁNGEL VALENTE. A titolo di speranza

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ValenteJosé Ángel Valente (Orense, 25 aprile 1929 - Ginevra, 18 luglio 2000) fu un poeta, saggista e traduttore spagnolo. Accostato al Gruppo poetico dei ‘50, dal 1966 evolve verso una poesia più esistenziale e influenzata dalla mistica.


venerdì 15 maggio 2026

I baci voleranno


HALINA POŚWIATOWSKA

HO ASPETTATO A LUNGO

Ho aspettato a lungo
Mi sono sostenuta i capelli con la mano
Ho fatto un cavalletto ai capelli
con le mie mani e dita solitarie

Ho ingannato le mie labbra con la carezza
di un rossetto colorato
Aspettate - ho detto alle mie labbra -
i baci voleranno
cadranno
come sciami d'api nel vostro interno rosa

e mi sono toccata il seno con la mano
Ho sussurrato alle punte sollevate
Aspettate - verrà colui
nelle cui mani vuote
troverete un rifugio di pace

e le gambe delle torri svettanti
si sono abbassate
Ho mentito – lui verrà
e hanno tremato - credendo

adesso - getto tutto
nella fredda superficie dello specchio
come in uno stagno profondo
e volto il viso e rido

(da Ode alle mani, 1966)

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Halina Poświatowska, poetessa polacca, con questa donna davanti allo specchio, tratta il desiderio amoroso e il definitivo rifiuto della falsa speranza in favore dell’autenticità di un sentimento. L’intima attesa si conclude con la presa di coscienza della realtà, con un gesto simbolico di rifiuto dell'illusione.

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GUY ROSE, "LO SPECCHIO VERDE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Voglio / mescolare il tuo nome con le stelle / con il sangue / essere dentro di te / non essere con te.
HALINA POŚWIATOWSKA, Inno pagano

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Halina Poświatowska nata Halina Myga (Częstochowa, 9 maggio 1935 - Varsavia, 11 ottobre 1967), poetessa e scrittrice polacca. La sua poesia è appassionata ma non sentimentale e tratta i temi dell'amore e della morte e dell'ineluttabilità del suo destino - aveva un difetto cardiaco allora incurabile.


giovedì 14 maggio 2026

Un bosco che soffre


JUAN EDUARDO CIRLOT

A GAUDÍ

Fulmine di carne fatta di roccia,
gesto di invocazione incarnata;
vecchio di cristallo la cui occhiata
è un girasole dalla bocca doppia.

Nella tua preghiera, folle è la luce
colma di gentilezza esasperata;
una tempesta blu, paralizzata,
si prostra davanti al grido che la induce.

La tua architettura è un bosco che soffre
crocifisso in furia che non si estingue
sotto le distruzioni zenitali.

Io chiedo a quella vite che mi avvolga
con braci e zaffiri, questa lingua
di peccati e di canti capitali.

(da 44 sonetti d’amore, 1971)

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Il poeta spagnolo Juan Eduardo Cirlot, fu uno dei primi a riscoprire e nobilitare l'opera di Antoni Gaudí, cui dedicò anche un saggio, L’arte di Gaudí. Questo sonetto è un omaggio poetico all’architetto catalano e al suo genio che lo portò a edificare la Sagrada Familia di Barcellona. Cirlot interpreta il sapiente uso di forme organiche - iperboloidi ed elicoidi - come una ricerca del sacro attraverso la geometria naturale.

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FOTOGRAFIA © ERIK SCHEREDER/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La curva chiusa dà il senso del limite, così come la retta è espressione dell'infinito..
ANTONI GAUDÍ, Idee per un’architettura

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Juan Eduardo Cirlot Laporta (Barcellona, 9 aprile 1916 – 11 maggio 1973), poeta e scrittore spagnolo. Surrealista e dadaista, assunse una vasta tradizione spiritualista con l'interesse per la simbologia che permeò tutta la sua attività letteraria. La sua scrittura riversa atti di giocoleria lessicale all'interno di un generale tono elegiaco.


mercoledì 13 maggio 2026

La pioggia scrive il tuo nome


JORGE TEILLIER

UN VALZER PER MATILDE

La pioggia scrive il tuo nome con lettere irregolari
sulla strada dove mi trovo
un venerdì
alla fine di un mondo

Le cose hanno l’aria sorpresa di chi è sopravvissuto
dopo che l'incendio è stato spento
ecco il terribile rumore del mattino
di chi dorme confidando di svegliarsi libero
condannato al viaggio senza fine
di chi non osa davvero guardarsi nel pozzo

Mi siederei e scriverei un valzer per te
con le foglie dei pioppi
i dischi sdolcinati suonati in tuo onore su un Wurlitzer
ma c'è il rumore delle ore, come quello degli aspirapolvere
non sono più in grado di comporre musica significativa
arrivederci, ti dico,
arrivederci
mentre la pioggia lava via tutti i nomi che ricordo.

(da Poesie inedite di Jorge Teillier, 2001)

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Il poeta cileno Jorge Teillier crea ancora una volta una delle sue atmosfere sospese e nostalgiche: nel 1965 a casa di Neruda conobbe una ballerina classica, Matilde Romo, di cui si innamorò di un amore sbilanciato e impossibile: ”Devo inventare il tuo corpo e le tue parole; / invano chiamo il silenzio dei tuoi occhi: / le isole dove dimorano i gabbiani dei sogni. / Ancora una volta sono l'orfano di ponti infiniti,/ in attesa dell'elemosina di un giorno del tuo sole, / circondato dalla pioggia e dalle rotaie dell'assenza”. Rimane una fitta corrispondenza in cui il poeta invia lettere-poesie a Matilde, arrivando infine a confessarle: “Sento talvolta che io stesso ho chiuso la porta che mi aprivi”. Una curiosità: questa poesia fu scritta nella casa di Matilde, al numero 2031 di Calle Anibal Pinto a Valdivia con la sua macchina da scrivere.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Ogni donna amata ha tre nomi: / il primo / quello con cui tutti la chiamano / il secondo / il nome che qualcuno le ha dato, e che qualcuno conosce / E il terzo / il suo vero nome / quello con cui sogna davanti al fuoco / e che conosce / solo chi la ama.
JORGE TEILLIER, Poesie inedite di Jorge Teillier

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Jorge Teillier Sandoval (Lautaro, 24 giugno 1935 - Viña del Mar, 22 aprile 1996), poeta cileno della “Generazione letteraria dei ‘50”, creatore della “poesia larica”. Per lui l’importante in poesia non è l’estetica, ma la creazione del mito e di uno spazio di tempo che trascende il quotidiano.


martedì 12 maggio 2026

Dal tramonto invulnerabile


ISABEL FRAIRE

DAL TRAMONTO INVULNERABILE

(dopo aver visto Jules e Jim)

Dal tramonto invulnerabile
il tuo sguardo mi fissa, imprigionato dalla memoria

immobile come il tempo
che si dice sia trascorso
come le stagioni
inesorabilmente successive
e identiche

fermi nella memoria, i tuoi due occhi
come la luna sospesa in alto
mi contemplano

e io cambio
vedo e non vedo volti e momenti
che restano immobili
fermi nell'invulnerabile tramonto

(da Solo questa luce, 1969)

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Chiaramente la traccia da seguire per interpretare questi versi della poetessa messicana Isabel Fraire è il film del 1962  di François Truffaut Jules et Jim, tragico triangolo amoroso con Catherine che prima sposa Jules e poi, dopo il passaggio della Prima guerra mondiale, si mette con Jim. L'autrice, sulla falsariga del film, esplora la memoria, il tempo sospeso e la persistenza dell'immagine della persona amata - o del suo ricordo - nonostante il trascorrere del tempo.

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FOTOGRAMMA DA "JULES ET JIM"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La felicità si racconta male perché non ha parole, ma si consuma e nessuno se ne accorge.
FRANÇOIS TRUFFAUT, Jules e Jim

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Isabel Fraire (Monterrey, 8 dicembre 1934 – Città del Messico, 5 aprile 2015), poetessa, traduttrice e critica letteraria messicana. Laureatasi alla Facoltà di Filosofia e Lettere dell’UNAM, vi insegnò in seguito Letteratura. Le sue opere indagano con tono angosciante e lacerato la condizione femminile.


lunedì 11 maggio 2026

L’erba di primavera


ANONIMO GIAPPONESE

COME L’ERBA DI PRIMAVERA

Come l’erba di primavera
rigoglioso il mio amore
s’accumula a mille strati 
come l’onde che vanno 
verso l’alto mare.

(da Man’yōshū, VIII secolo)


La sensibilità del tanka giapponese, qui in un autore anonimo dell’VIII secolo,  descrive un amore intenso e vitale servendosi di ben due analogie, paragonandone la crescita alla freschezza dell'erba primaverile e la grandezza al moto infinito delle onde, suggerendo l’immagine di un sentimento profondo, in continua evoluzione e senza limiti.

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IMMAGINE © WALLPAPER CAVE.

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Come acque che si infrangono / alte contro le rocce / nel fiume Yoshino, / rapida irruppe in me / la passione d’amore.
KI NO TSURAYUKI, Kokin Wakashū

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Man'yōshū  (Raccolta di diecimila foglie) è la più antica collezione di poesie di waka in giapponese giunta fino a noi. Fu compilata molto probabilmente intorno alla seconda metà dell'VIII secolo,ed è formata da 4496 componimenti (4172 tanka, 262 chōka e 62 sedōka) scritti tra la seconda metà del V e la metà dell'VIII secolo.