GIORGIO VIGOLO
L'EREMITA DI ROMA, XI
Al foro Traiano
nell’assolato meriggio
la chiesa ottagonale
m’accoglie limpida e vuota,
tutta per me, ritiro
d’anacoreta su monte:
guardando nella cupola
mi sento respirato.
Qui venni fanciullo: i templi
mi davano allora spavento,
ora tanta pace
e interna luce. Allora
mi parevano paurose grotte:
oggi conchiglie, e vi gira
un murmure d’eterno.
(da Linea della vita, Mondadori, 1949)
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La chiesa settecentesca del Santissimo Nome di Maria al Foro Traiano: è lì che il poeta romano Giorgio Vigolo si rifugia per isolarsi del mondo, per cogliere forse qualche piccolo segno mistico all'ombra di quella grande cupola che lo atterriva quand'era bambino e che ora gli appare come un luogo accogliente.
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FOTOGRAFIA © IGOR ALEXEEV
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LA FRASE DEL GIORNO
La perfetta armonia, la viva luce, / operante nel mondo che m’attornia, / d’alberi, lago e monti, l’onda d’oro / che trabocca all’azzurro in esultante / estuare di odori, – fanno un coro / a cui s’intona il mio essere e prende / nuova linfa alle fonti della vita.
GIORGIO VIGOLO, Poesie religiose e altre inedite
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Giorgio Vigolo (Roma, 3 dicembre 1894 – 9 gennaio 1983), poeta e scrittore italiano, esponente della “Scuola Romana”. Le sue poesie hanno un gusto barocco e classicheggiante del paesaggio, soprattutto di quello romano. Profondo conoscitore del Belli, tradusse Maestro Pulce di Hoffmann e le poesie di Hölderlin.

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