venerdì 18 giugno 2021

Sa‘dī Yūsuf


Il poeta iracheno Sa‘dī Yūsuf  è morto lo scorso 13 giugno all’età di 87 anni. Tra i massimi esponenti della poesia araba contemporanea, aveva fatto dell’esilio il tema ricorrente nei suoi versi. Viveva infatti a Londra dopo essere transitato in Siria, Libano e a Cipro dal 1979, anno in cui lasciò Bassora all’avvento del regime di Saddam Hussein. La sua è poesia segnata dallo sradicamento, ancora più dolorosa perché drammaticamente marcata dal distacco dagli antenati e dalla loro terra primordiale: vi rientrano naturalmente le persecuzioni politiche e la crudele sofferenza portata dalle guerre. Tra le sue opere spiccano una serie di poemetti dedicati ai poeti arabi e delle toccanti liriche sulla guerra civile libanese.

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FOTOGRAFIA © YAFFA (WHISTLING IN THE DARK)/FLICKR

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SONATA A SOLO PER LIUTO

1.

L’orologio batté il decimo rintocco
batté le dieci l’orologio
scoccarono le dieci.
Oltre il campanile della chiesa una stella brillò e scomparve
un usignolo si dileguò tra i pini
nel verde miraggio della notte.
Entra nella mia casa ragazza
la casa è il mio santuario.
La chiesa è chiusa
i lumi spenti
i tovaglioli umidi di bevande.

2.

Nel sentiero del giardino
tacciono l’acqua, le foglie secche
e le ombre profonde.
Nel sentiero del giardino
non hanno cantato i passeri
il torrente sussurrante
non ha cantato per il giardino…
O Dio delle sillabe sommerse
dov’è, dov’è l’assonnata vibrazione dell’eco.
La sua mano nella mia
il giardino nel mio petto.

(da I giardini dell’oblio, De Angelis, 2015 – Traduzione di Fawzi El Delmi)

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Un'altra poesia di Sa‘dī Yūsuf  sul Canto delle Sirene:

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LA FRASE DEL GIORNO
Anche se le nostre vite sono davvero troppo difficili, nell'arte io rispetto questo messaggio fondamentale di sopravvivenza, dell'arte per l'aria fresca, della poesia come antidoto alle tenebre, ai momenti difficili della nostra vita.
SA’DĪ YŪSUF




Sa‘dī Yūsuf (Abu al-Khasib, 1934) - Londra, 13 giugno 2021), poeta, giornalista, editore e attivista politico iracheno.  Influenzato dal verso libero, il suo lavoro prima dell'esilio nel 1970 è fortemente influenzato dalle sue simpatie socialiste e panarabe; in seguito ha preso una svolta più introspettiva e lirica. Ha tradotto in arabo Garcia Lorca,  Ritsos, Whitman e Kavafis.


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