GIUSEPPE UNGARETTI
A RIPOSO
Chi mi accompagnerà pei campi
Il sole si semina in diamanti
di gocciole d’acqua
sull’erba flessuosa
Resto docile
all’inclinazione
dell’universo sereno
Si dilatano le montagne
in sorsi d’ombra lilla
e vogano col cielo
Su alla volta lieve
l’incanto si è troncato
E piombo in me
E m’oscuro in un mio nido
Versa, il 27 aprile 1916
(da Allegria di naufragi, Vallecchi, 1919)
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Una pausa nei combattimenti, una necessaria rotazione di soldati: per Giuseppe Ungaretti sul fronte dell'Isonzo è tempo di riposare a Versa,frazione di Romans. La tensione è allentata ed è possibile passare alla contemplazione, lasciarsi affascinare da quel paesaggio di campi e di montagne. Ma è solo un attimo: il poeta ritorna a quel suo senso di alienazione ("In nessuna / parte / di terra / mi posso / accasare" scriverà nel maggio 1918), all'impossibilità di entrare in armonia con l'universo.
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IMMAGINE CREATA CON INTELLIGENZA ARTIFICIALE
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LA FRASE DEL GIORNO
Godere un solo / minuto di vita / iniziale // Cerco un paese / innocente.
GIUSEPPE UNGARETTI, Allegria di naufragi
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Giuseppe Ungaretti (Alessandria d'Egitto, 8 febbraio 1888 – Milano, 1º giugno 1970) è uno dei tre grandi poeti dell’Ermetismo italiano. Trasferitosi a Parigi nel 1912, prese parte alla Prima guerra mondiale nelle trincee del Carso e poi in Champagne. Dal 1935 al 1942 insegnò in Brasile e dal 1947 al 1965 fu professore di letteratura moderna alla Sapienza.

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