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mercoledì 10 giugno 2026

Il Piave e le colline


ANTONIA POZZI

SVENTATEZZA

Ricordo un pomeriggio di settembre,
sul Montello. Io, ancora una bambina,
col trecciolino smilzo ed un prurito
di pazze corse su per le ginocchia.
Mio padre, rannicchiato dentro un andito
scavato in un rialzo di terreno,
mi additava attraverso una fessura
il Piave e le colline; mi parlava
della guerra, di sé, dei suoi soldati.
Nell'ombra, l'erba gelida e affilata
mi sfiorava i polpacci: sotto terra,
le radici succhiavan forse ancora
qualche goccia di sangue. Ma io ardevo
dal desiderio di scattare fuori,
nell'invadente sole, per raccogliere
un pugnetto di more da una siepe.

Milano, 22 maggio 1929

(da Parole, 1938)

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C’è in questa poesia di Antonia Pozzi tutto il contrasto interiore tra la vita degli adulti e quella dei bambini: la drammaticità della memoria storica – siamo sul Montello, solo dieci anni dopo le sanguinose  battaglie del Piave – che appare agli occhi del padre reduce entra in conflitto con la spensieratezza della piccola Antonia. La poetessa gioca con questi contrasti, tesse una trama di buio e di luce, di ombra e di sole, di radici e di frutti.

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FOTOGRAFIA © K/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Ogni cosa, d'intorno, è grande e ombrosa / come tutti i ricordi dell'infanzia.
ANTONIA POZZI, Parole

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Antonia Pozzi (Milano, 13 febbraio 1912 – 3 dicembre 1938), poetessa italiana. Laureatasi in Filologia con una tesi su Flaubert, si tolse la vita dopo una contrastata storia d’amore. Il suo diario poetico Parole fu pubblicato postumo, nel 1939: composto a partire dai diciassette anni, riflette un'amara e inquieta sensibilità in cui si avverte l'influsso della lirica di Rilke.


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