giovedì 29 marzo 2018

Giovedì santo


DAVID MARIA TUROLDO

VIGILIA DI PASQUA

Giorni chiari, sereni e notti d'argento,
il fiume è una fascia di perle tra il bosco e i campi;
già odora la terra di sangue e pane.
Alle betulle bianche e agli olmi in fila
primavera appende ormai
i suoi ricchi pavesi di verde.
Sono arrivati gli uccelli dal sud,
schiamazzano dal primo mattino
in cima al melo ai tigli al pino e fanno
un dondolìo flessuoso di rami.
Le rondini frecciano in giostra pazza
intorno alla chiesa rapita
e sui nastri bianchi de' ruscelli
in mezzo al grano. I monaci
dalla finestra gettano chicchi di riso
e mollica di pane ai passeri
e molti vengono ai davanzali
e guardano dentro le celle
candide come veli di spose.

Miei cari, finalmente anch'io so benedire:
la passione di Cristo più non rechi paura.
Questo è giovedì santo : mi pare sentirlo
tossire nell'orto e certo risuda
sangue, ma almeno le piante
e queste creature semplici sono
a lui infallibili amiche.
Quest'anno gli ulivi
daranno un olio più dolce,
e le mucche un latte più bianco.
E' possibile - amici - sentirci almeno un giorno,
un giovedì di passione, pienamente felici.
Il vecchio dolore, le rinunce antiche,
- sanguinanti le mani, il costato, domani
per nuove pressure e ferite -
i distacchi violenti di ieri
dalla madre e dai volti amati:
per questo mistero di vita
lucente di pasque non solo umane
ma di selve di acque di fiori,
tutto può essere mutato in gioia tranquilla.

Allora, fratelli e alberi, con me salutate
il sole che torna sulla grande valle.
Fringuelli, allodole, portate in giro il mio canto:
lungo i raggi del sole
sia dispiegato amore
sulle facciate delle case
su tutta la pianura;
e noi, vestiti a festa, andiamo per le strade
a narrare i dolci, pacati ricordi
della lunga giornata
nella divina verità che ogni cosa compone.

Così almeno un giorno piangiamo
ma non di dolore. O Dio,
sangue mio dolce e caro,
perdona questa ragione
reticolata alla nostra solitudine
che impediva la fonte del canto.

Domani è il giorno del colle che sanguina:
uccelli, volate sulla croce
a cantare intorno al capo di Dio.

Noi siamo un fiume solo
se uno ha peccato
tutti siamo feriti.
Invece il cielo gli agnelli i prati
sempre fedeli a compiere lo stesso mistero
inesauribile di riti novelli.
E’ Dio che in essi fiorisce,
si espande, dilaga
e poi ritorna a fiorire.

Dove sarà mai paradiso
Fuori di questa unione divenuta cosciente?
Questo solo è peccato,
origine di ogni altro errare:
il non aver saputo che la terra è di Dio.
Ed egli è nel cuore delle cerve
e sotto le ali delle rondini.
Allora, o creature innocenti, pure voi
Aiutatelo a chieder perdono.

(da Poesie, 1971)

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La primavera e la Pasqua: David Maria Turoldo, poeta e frate servita vi legge una duplice resurrezione: quella del Cristo e quella della natura, che si veste a festa per la sua nuova vita, dopo il lungo periodo invernale. E tutti, dice, tutti condividiamo questa vita, uomini, donne, fringuelli, allodole, olmi e betulle…

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Botticelli

SANDRO BOTTICELLI, “ORAZIONE NELL’ORTO”, 1550 – GRANADA, CAPPELLA REALE

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LA FRASE DEL GIORNO
E poi andrò a lavarmi nel fiume / e all’alba passerò sulle porte / di tutti i miei fratelli /
e dirò a ogni casa: pace!
DAVID MARIA TUROLDO, O sensi miei




David Maria Turoldo, al secolo Giuseppe Turoldo (Coderno, 22 novembre 1916 – Milano, 6 febbraio 1992), presbitero, teologo, filosofo, scrittore e poeta italiano, membro dell'Ordine dei servi di Maria. Fu sostenitore delle istanze di rinnovamento culturale e religioso della Chiesa, di ispirazione conciliare.


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