domenica 18 settembre 2022

Centenario di Luciano Erba


Luciano Erba, schivo poeta del secondo Novecento, nacque a Milano il 18 settembre di cento anni fa e a Milano rimase sempre legato – incaricato di letteratura francese all’Università Cattolica, tradusse soprattutto Cendrars. Ai bordi del neorealismo e dell’ermetismo, ne coniugò le lezioni in uno stile semplice ma raffinato, dove spiccano ammicchi e allusioni nello stile di Prévert. Secondo Giuseppe Ravegnani, “la sua precisa aneddotica va al di là delle situazioni, e allo stupore ch’esse suscitano, per rivelarci una indolita inquietudine, quasi un tentativo di salvarsi di fronte a un ragionato pessimismo”.

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LUCIANO ERBA A MUSICULTURA 2006
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SUPER FLUMINA

Vedrò gli anni, i visi, i paesi
in cerchio, a passo di danza
se mai avrò una giacca di velluto
qualche pipa di schiuma
il vino rosso d’una mia terra.
Se avrò una torre e le mele nei cassetti.

Quel giorno sarò un amico del popolo.
Ma oggi è tempo di necessarie triangolazioni.

Per una gita sul fiume, domenicale
partiamo: e distanziati i sobborghi
si risale tutto un piano inclinato
di strade e campagne rannuvolate
si pone il piede sui primi termini alti
aggirati da una fiumana impetuosa
che fa a pezzi la roccia, la travolge
o la scheggia e incenerisce alle anse.

Le nuotatrici in secco sul ghiaione
hanno costumi a fiori, esuli coppie
vanno e vengono per più interne rovine
tra i pruni sbiancati e senza frutti.
Una barca fa acqua, le sorelle
continuano a vuotarla, ma il traghetto
resta sempre di qua. Vi è la scalata
di un generoso sul nudo ciglione
lo attardano un paniere di merenda
e la compagna dai sandali d’oro
un’altra vana impresa se fra i rovi
spunta lui solo, sogguarda, se ne va.

Vorrei non ritentasse, che la barca
delle controdanaidi ripartisse
e che all’ombra dentata della draga
non più giacesse un affranto Issione.
Vorrei non fossero tartarei supplizi
sulle rive dell’Adda, il dì festivo
ma questo è un tempo d’inevitabili triangolazioni.

Ecco s’alza dal fondo, in bigie piume
un che non è re di quaglia o pernice.
Ha l’ali troppo lente, il volo sazio
d’antichissimo sangue: e così vola
oltre la groppa di ogni calva collina.
Già i tre cacciatori cinesi
hanno alzato i lunghi fucili
ma nessuno che sappia
che l’ignoranza è il male minore
presso i fedeli dell’imperatore?

(da Il male minore, Mondadori, 1960)

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PIOVERÀ

Prima che piova
ripassano le rondini sulla strada.
Passa
un uccello che non conosco
con ala lenta
e volo parallelo alla terra.
La noia
di questo mattino
ritorna al suo cielo di pioggia.

(da il nastro di Moebius, 1980)

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SCRITTORI DEL SECONDO NOVECENTO

Invitati a Mosca visitavano fabbriche di caramelle
incartate automaticamente su un lungo nastro
tornati dicevano "Glienin"
a Cuba dove li portavano tra canne da zucchero
incontravano ausiliarie in tuta mimetica
tornati dicevano...
omissis
girato il vento, orfani di utopia
non resta loro che l'ecologia.

(da Nella terra di mezzo, 2000)

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Altre poesie di Luciano Erba sul Canto delle Sirene:



   LA FRASE DEL GIORNO   

La poesia è nulla, la registrazione del nulla, l’eterno invece è ancora l’archetipo di tutto. Quando mi sfugge dalle mani cerco in ogni caso di descriverlo, e di trasmettere a chi mi legge la sensazione che questa vana ricerca mi lascia nelle mani.
LUCIANO ERBA




Luciano Erba (Milano, 18 settembre 1922 – 3 agosto 2010), poeta, critico letterario, traduttore del secondo Novecento, appartenente alla Quarta generazione della Linea Lombarda. Insegnò Letteratura Francese e Letterature Comparate  all’Università Cattolica di Milano.


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