mercoledì 1 marzo 2017

Centenario di Robert Lowell

 

Il poeta statunitense Robert Lowell nasceva a Boston il 1° marzo 1917. Animato da spirito di ribellione, abbandonò gli studi ad Harvard, si convertì al cattolicesimo e scontò diversi mesi di carcere per obiezione di coscienza durante la Seconda guerra mondiale. Sul finire degli Anni ‘50 con i suoi versi caratterizzati da una continua autoanalisi e dalle intime confessioni personali usate come tema, originò quella che venne definita “poesia confessionale”, che ebbe tra i seguaci Anne Sexton, Sylvia Plath e John Berryman e sfociò poi nella Beat Generation – che Lowell detestava: “Sono fasulli perché da pochissimo talento hanno ricavato un sacco di pubblicità” scrisse all’amica poetessa Elizabeth Bishop, con la quale intavolò un trentennale carteggio epistolare. Robert Lowell morì a New York nel 1977.

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Lowell

ROBERT LOWELL RITRATTO DA ELSA DORFMAN NEL 1965 - CC BY-SA 3.0

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RETE DA PESCA

La chiarità di ogni cosa che improvvisa ci abbaglia,
i tuoi vaganti silenzi e brillanti scoperte,
delfino scatenato ad afferrare nel loro guizzo i pesci…
I poeti muoiono adolescenti, il ritmo li mummifica,
le voci archetipe cantano fuori chiave;
il vecchio attore non sa più legger gli amici
e tuttavia legge se stesso ad alta voce,
il genio culla a morte l’uditorio.
Deve pure avere fine il verso.
Però il mio cuore è fiero, so di aver allietato la mia vita
intrecciando, disfacendo una rete di corda catramata;
la rete rimarrà al muro quando i pesci saranno già mangiati,
affissa come bronzo illeggibile sul futuro senza futuro.

 

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DEPRESSIONE MATTUTINA

L’acqua del bagno schiamazza nella vasca, dieci minuti, venti,
spire di fuoco e bolle disoccupate che si raffreddano;
sono denudato, continuo a calcolare se ce la faccio
a sopportare il freddo del mattino e il suo abbigliamento.
La stanza da bagno è scialbata di luce,
i piccioni gonfi ed eccitati scuotono le penne –
col tempo essi scorderanno la finestra;
io non posso – io, in fuga senza un davanzale.
Sulle scale ricoperte di tappeto le tue scarpe battono,
battono più vicine, e si ritirano distrattamente,
si ritira la vita come da una puntata a poker.
La vita è davvero ritirata, ma dopo tutto lo sarà…
È più sicuro fuori; all’aria aperta
l’auto che corre per urtarci ha spazio per sterzare.

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DALL’ALTRO CAPO DEL TELEFONO

Il mio eludere e il mio andare per vie oblique, incapace
d’accettare l’ovvia verità su qualsiasi argomento –
perché faccio quel che non voglio dire,
capace di comprendere e non di ascoltare?
La tua voce puntuta – ne ho avuto abbastanza –
centinaia di parole al minuto, penetranti e squillanti…
l’invincibile forza vitale di ogni cosa vivente,
che tintinna giù dollari d’argento ad ogni parola…
Non fu l’amore quel che andò in rovina, tenemmo nostra figlia;
che cosa sia un buon padre non è vanto di nessuno –
essere ancora amici quando non si è più bambini…
Perché parlo a bocca spalancata?
Ti parlo per cavo transatlantico,
stiamo quasi parlando l’uno nelle braccia dell’altro.

(da Il delfino e altre poesie, Mondadori, 2000 - Trad. Rolando Anzilotti)

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LA FRASE DEL GIORNO
Certe volte per me non c’è niente di più solido dello scrivere. Dev’essere questa la vocazione – a volte un tormento, una cattiva coscienza, ma alla fin fine uno scopo e un indirizzo.

ROBERT LOWELL, Scrivere lettere è sempre pericoloso

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