3 maggio 2021

L’equilibrio


LEONID MARTYNOV 

UNA RAFFICA

E chissà perché
di nuovo il mondo
cadde in disgrazia:
guizzò un turbine saturo di polvere,
come se, stringendo ali d’acciaio,
guizzasse una squadriglia, e con un sordo
urlo scomparve dietro l’orizzonte,
si inginocchiò la segale nei campi,
ma si raddrizzò, non senza sforzo,
gemettero le spighe traboccanti,
e l’equilibrio
fu ristabilito.

(da Nuovi poeti sovietici, Einaudi, 1963 - Traduzione di Angelo Ripellino)

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La poesia di Leonid Martynov si manifesta spesso nell’evidenziare un piccolo dettaglio, una sensazione dinamica che suggerisce un’interpretazione metafisica: lo è naturalmente anche la raffica di vento che attraversa un campo di segale sollevando un turbine di polvere e piegandone le spighe – il riferimento è a quella che allora non si sarebbe chiamata così, ma che ora si definisce “resilienza”, la capacità di sopportare un danno e di riorganizzarsi.

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FOTOGRAFIA DI PUBBLICO DOMINIO

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LA FRASE DEL GIORNO
Il mondo ci spezza tutti quanti, ma solo alcuni diventano più forti là dove sono stati spezzati.
ERNEST HEMINGWAY, Addio alle armi




Leonid Nikolaevič Martynov (Omsk, 22 maggio 1905 – Mosca, 22 giugno 1980), poeta russo. Ha dedicato gran parte dei suoi versi alla natia Siberia. Dotato di vena semplice e schietta, ha trasposto nei suoi versi, ora allegorici, ora fantastici, l'amore per la natura e per una umanità semplice e moralmente libera.


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