sabato 21 ottobre 2017

Come si dice di una dea


CLIVE WILMERWilmer

VISITAZIONE

Chi sei tu, entrata nella luce
              imprevedibile
              come si dice di una dea?
                             Come altro chiamare

la bellezza che supera se stessa, essenza
              perfettamente incarnata
              che ci si sente umiliati al suo cospetto
                             quasi temendo

che non vi sia ritorno - anche se tornare indietro,
              dopo una tale visione
              è quel che meno vogliamo?
                            Io più di tutto desidero

te qui e ora, anche se fin qui e finora
              non potevo volere
              quel che non conoscevo -
                           e d’altronde ci dicono

che il sogno del paradiso terrestre
              viene con la Caduta.
              Il tuo corpo è una cosa
                          com’è la terra -

Con la fragranza però di un altro mondo...
             Tenera ragazza, che tremi
             se ti tocco, che tremo
                          quando tocco,

squarci il buio come il lampo, lasciando nel giorno
             una sole ne devastazione, ma
             accesa dalla traccia
                           della visitazione.

(da Le cascate, 2000 - Traduzione di Emma Sdegno)

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C’è una poesia di Giuseppe Ungaretti intitolata "Scoperta della donna" che dice: “Da quel tempo i suoi gesti, liberi, sorgenti in una solennità feconda, mi consacrano all’unica dolcezza reale”. È una definizione che si attaglia a questi versi che il poeta inglese Clive Wilmer (Harrogate, 1945) ha bulinato con il suo stile quasi da orafo.

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Costras

DORINA COSTRAS, “ROMANCE WITH A CHIMERA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Nasciamo due volte? Sì. La prima volta, quando si nasce alla vita; la seconda volta il giorno in cui si nasce all’amore.
RAYMOND RADIGUET

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