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mercoledì 6 gennaio 2021

Melchiorre, Gaspare, Baldassarre


MARINO MORETTI

PASTORALE D'EPIFANIA

Ascolta, finalmente, anima mia,
in una sera azzurra d'ombra, folta
d'astri, vibrante di ricordi, ascolta
la pastorale dell'Epifania.

La melodia che in te, desta, s'ostina.
La melodia che in te, sopita, sogna.
È voce di zampogna
di fede montanina.

E tu chiudi le tue palpebre umane
ed apri gli occhi nel tuo sogno mite.
E sogni solitudini infinite
e vedi solitudini montane.

E grandi fuochi e greggi bianchi in via
e neri abeti in mezzo a tanto argento
e fonti ove s'abbevera l'armento
che va, che va verso la prateria.

Apparsa è in cielo stella di presagi
o della Profezia
che segue nella via
notturna i tre cavalli dei Re Magi.

Vestiti delle loro fogge bizzarre
giungono alla capanna per esporre
i lor doni Melchiorre,
Gaspare, Baldassarre.

Ed offre il Re di Saba al suo mostrarsi
l'oro ed il Re d'Arabia dall'immenso
mantello beduino il sacro incenso
e l'odorosa mirra il Re di Tarsi.

Or ecco la zampogna. E il cuore ingordo
respira tutta la dolcezza ignota
che passa in una nota,
o spira nell'ebbrezza di un ricordo.

Canta sommessa la zampogna e il cuore
ciò che non seppe aver forse le chiede
un conforto, una fede,
e la dolce virtù del suo pastore.

Chiede altre cose mentre il canto s'alza
e si diffonde nella sera blanda:
quante cose domanda
rinchiuse in una lor pendula calza.

Nell'aria di cristallo or voci strane
mescolate all'afrore degli agrumi:
e penduli salumi
e filze di banane...

Si tace la zampogna; uggiola un cane.
S'accendono altre stelle, e lumi lumi.
O dolce cuore, perché ti consumi
in desideri di cose lontane?

(da Poesie scritte col lapis, Ricciardi, 1910)

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L’Epifania era la vera festa dei doni, poi soppiantata dal commerciale Babbo Natale: i saggi Re Magi nella civiltà contadina portavano dolci – le carrube, ricordava mio nonno – come se fossero le cose più preziose e lo erano in tempi in cui si tirava la cinghia e non si sprecava.  I bambini allora lasciavano il latte per i cammelli – altro racconto che mi faceva mio nonno ogni 6 gennaio. È questa l’Epifania di oltre un secolo fa del poeta crepuscolare Marino Moretti.

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GIOTTO, "ADORAZIONE DEI MAGI", PADOVA, CAPPELLA SCROVEGNI, 1303-1305

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LA FRASE DEL GIORNO
E voi re magi dalla ricca sella / che camminate dietro la stella / portando un sacco di doni, / e parete così buoni / con la barba e l'occhio mite, / chi cercate? Dite, dite, / e i tesori a chi gli offrite?
ANGIOLO SILVIO NOVARO, Il cestello




Marino Moretti (Cesenatico, 18 luglio 1885 – 6 luglio 1979), poeta, romanziere e drammaturgo italiano. Nell’ambito del crepuscolarismo descrive vicende semplici ambientate nella provincia romagnola, con personaggi dimessi come il suo stile, che talvolta lascia balenare vene di umorismo.


martedì 5 gennaio 2021

Franco Loi

Padre sardo, madre emiliana, nato a Genova nel 1930. Eppure, Franco Loi, scomparso ieri alla soglia dei 91 anni, si è imposto come il poeta in milanese del XX secolo dopo gli “antenati” Carlo Porta e Delio Tessa.

Arrivato alla poesia a 35 anni dopo un apprendistato da autodidatta, il ragioner Loi, contabile e responsabile dell’ufficio stampa della Rinascente e poi della Mondadori, militò nel PCI prima di abbandonarlo e mantenersi nell’orbita della sinistra, avvicinandosi a una spiritualità derivata dal Vangelo. Loi così scrisse su Avvenire, ricordando i suoi esordi: «Nel 1965 sono stato spinto alla poesia, scrivevo sia in tram o in bus o per strada quel che mi si agitava dentro, e poi a casa rivedevo, correggevo, riascoltavo con stupore. Nel 1970, quando nel giugno-luglio sentii ancora l’impulso dello scrivere, dirò soltanto che mi aggiravo per le stanze di casa e recitavo ad alta voce quanto veniva detto dal mio essere intero, preoccupandomi soltanto di ritenere a memoria per certi tratti le parole che sentivo e come le sentivo».

Nella sua poesia, in un milanese non puro ma contaminato dall’incontro con il proletariato locale e gli immigrati della campagna lombarda, l’esperienza si intreccia con l’immediatezza bruciante del vissuto, esprime quei contatti umani e politici, raccontando il ricordo personale della giovinezza, gli anni eroici dell’Italia di allora e raffrontandolo con la sconfitta del presente di un mondo popolare senza via d’uscita.

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FOTOGRAFIA © BOATO

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AQUA LESSÌVA…

Aqua lessìva, aqua che nel tòrbed
ghe va de candùr el zìgn, ‘me se livràss
te rìet dré i mè spall e, verdesina,
la pulver sfria di zéder, olt, squasi un sigà,
e l’àneda s’inbusca a la frascada
e mì, sò germanòtt, suspiri alà
tra ‘l sifulà, i smerg, quel spers di öcc
che la mia gura vurarìss ciamà…
Bej öcc virtûs, amur che la giuinessa
te pasma ai làver ‘me ‘n dulur de dàss,
«varda i cujùmber, varda ‘me lifrònen…»
e mi me vegn pavüra de vardàt,
me vegn medan quj ciasm che, ne l’inverna,
te fan murì pe ‘l troppo lüsùr che g’àn.

Acqua lisciva sporca, acqua che nel torbido
ci va immacolato il cigno, come vi scivolasse senza ritorno,
tu scorri alle mie spalle e, verdeorata,
la polvere pulviscola dei cedri, alta, quasi un grido,
e l’anatra s’intrica tra i cespugli di frasche
e io, suo anatro, sospiro volare con le mie ali
tra lo zufolare, i gemiti, quello smarrimento degli occhi
che la mia gola vorrebbe chiamare…
Begli occhi virtuosi, amore che la giovinezza
ti spasima alle labbra come il dolore di darsi,
«guarda i colombi, guarda come amoreggiano sciocchi…»
e a me viene la paura di guardarti,
mi colgono come quei mancamenti accecanti che, nell’inverno,
ti fanno morire per il troppo luccichio che riflettono.

(da Poesie d’amore, Edizioni Il Ponte, 1874)

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SE SBROFFI DI PAROL…

Se sbroffi di paroll l’è per piasèm,
e per piasè al Diu che m’à creâ,
a l’Angel che sta drè a quèl che fèm,
aj òmm che stan scundü tra i so pecâ…
L’è un sumenà de tütt la buttunera,
un fresch giardin de rös che se culura,
un sfàss ne l’aria d’un’aqua mia sincera…
L’è inscì, amîs, che canta la speransa,
dèm libertà aj penser, fèm che sia vera
la carna ch’un quaj diu g’à dâ in sumensa.

Se spruzzo fuori parole è per piacermi,
è per piacere al Dio che mi ha creato,
all’Angelo che vigila su quel che facciamo,
agli uomini che stanno nascosti tra i loro peccati… 
E un seminare di tutto ciò che germina in noi,
un fresco giardino di rose che si colora,
uno sfarsi nell’aria d’un’acqua mia sincera…
E così, amici, che canta la speranza,
diamo libertà ai pensieri, facciamo sia vera
la carne che un qualche dio ci ha dato per frutto.

(da I niül, Interlinea, 2012)

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Di Franco Loi sul Canto delle Sirene:


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LA FRASE DEL GIORNO
Scrivere è insieme conoscersi e conoscersi di più. Sembra quasi che la parola scavi dentro di noi – togliendo incrostazioni ed impedimenti di varia natura sino ad agevolare il rapporto tra la nostra coscienza e la memoria inconscia – che è memoria del corpo, delle emozioni e dei pensieri che tutto il nostro essere elabora indipendentemente nella nostra volontà.
FRANCO LOI




Franco Loi (Genova, 21 gennaio 1930 – Milano, 4 gennaio 2021) poeta, scrittore e saggista italiano. Autore in dialetto milanese, i temi ricorrenti nelle sue poesie di sono la guerra, la scoperta della presenza del male nella storia, la sensazione di un tradimento perpetrato e di ferite non rimarginabili, l'energia dell'invettiva, il rimpianto di un paradiso perduto, ma anche la costanza dell'invocazione della preghiera.


lunedì 4 gennaio 2021

Come Ulisse


LUIS CERNUDA

PELLEGRINO

Tornare? Torni chi ha
dopo lunghi anni, dopo un lungo viaggio,
stanchezza del cammino e una gran voglia
della sua terra, della sua casa, dei suoi amici,
dell'amore che al ritorno fedele lo aspetta.

Piuttosto, e tu? tornare? non pensi a tornare,
ma a proseguire libero avanti,
disponibile per sempre, giovane o vecchio,
senza un figlio che ti cerchi, come Ulisse,
senza un'Itaca che aspetti e senza Penelope.

Prosegui, vai avanti e non tornare indietro,
fedele fino alla fine del cammino e della tua vita.
Non sentire nostalgia di un destino più facile,
i tuoi piedi sopra la terra non calpestata prima,
i tuoi occhi di fronte a ciò che non hai mai visto prima.

(da Desolazione della chimera, 1962)

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Il poeta spagnolo Luis Cernuda nei suoi versi rinunciò a ogni orpello per rifinire fino all’osso il concetto. Fu così anche la sua vita: rigorosamente predisposta all’isolamento e all’estraniamento. Pellegrino è una sorta di testamento in cui esprime questa sua vocazione, lo spirito errante che lo portò dalla natia Siviglia a Malaga e a Madrid, poi a Tolosa, in Scozia, a Oxford, nel Massachusetts e infine a Città del Messico.

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JACK VETTRIANO, "THE DRIFTER"
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LA FRASE DEL GIORNO
Come riempirti, solitudine, se non con te stessa?
LUIS CERNUDA




Luis Cernuda Bidón (Siviglia, 21 settembre 1902 – Città del Messico, 5 novembre 1963), poeta spagnolo. Come molti poeti della "generazione del '27", dopo la guerra civile ha ricercato un'espressione poetica diretta, una tematica umana e oggettiva che rifiuta però una generica etichetta di realismo.


domenica 3 gennaio 2021

La canzone che mai dirò


FEDERICO GARCÍA LORCA

VERLAINE

La canzone,
che mai dirò,
si è addormentata sulle mie labbra.
La canzone
che mai dirò.

Sulla madreselva
c'era una lucciola
e la luna pungeva
con un raggio l'acqua,

Allora sognai
la canzone
che mai dirò.

Canzone piena di labbra
e di alvei lontani.

Canzone piena di ore
perdute nell'ombra.

Canzone di stella viva
sopra un perpetuo giorno.

(da Libro de poemas, 1921 – Traduzione di Patrizio Sanasi)

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Più che un “ritratto con ombra” di Paul Verlaine, come indicato dallo stesso Federico García Lorca, è un’incisione ottenuta con vaghe parole, un disegno con pochi tratti, di quelli che il poeta spagnolo era solito realizzare: ed è in effetti quasi un autoritratto, visto che al “languido Verlaine” Federico si era paragonato in una lettera del 1921 all’amico Adrián Del Valle: “il meraviglioso Verlaine porta in sé un giglio impossibile da innaffiarsi, e io mostro agli occhi ingenui che mi guardano una rosa rossa rossa”.

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FRÉDÉRIC-AUGUSTE CAZALS, "IL PLEUR DANS MON COEUR"

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LA FRASE DEL GIORNO
Il poeta è il medium / della Natura / che spiega la sua grandezza / con delle parole.
FEDERICO GARCÍA LORCA, Poema del cante jondo




Federico García Lorca (Fuente Vaqueros, 5 giugno 1898 – Víznar, 19 agosto 1936), poeta e drammaturgo spagnolo). Voce tra le più originali del Novecento spagnolo, amico di Salvador Dalí e Luis Buñuel, partecipò ai vari tentativi modernisti, specialmente impressionisti. Morì durante i primi giorni della guerra civile, fucilato dai franchisti.


sabato 2 gennaio 2021

Poesie per gennaio VII


Gennaio apre l’anno con il suo freddo e la sua neve: ecco allora la natura che vive il suo periodo verginale nei versi di Camillo Sbarbaro e la Venezia ghiacciata dalla bora di un inizio d’anno nella poesia di Alberto Mondadori.

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FOTOGRAFIA DI FULVIO ROITER

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CAMILLO SBARBARO

GENNAIO

Ormai passò la rosea cavalcata
dei giovinetti mesi ingannatori,
che vestita l'avean tutta di fiori
e di sole e d'azzurro incappucciata.

Or ripensa la grande traviata
d'Aprile i ricci e i facili rossori;
e derelitta guarda i suoi squallori
e fa l'ammenda delle sue peccata.

E viene per perdono a fra' Gennaio,
dicendo l'atto di contrizione,
e s'umilia e gli bacia il vecchio saio.

«Padre - gli dice - voglio farmi monaca.»
E quei sorride incredulo e le impone
di neve fugacissima una tonaca.

(da Resine, Caimo,1911)

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ALBERTO MONDADORI

GENNAIO VENEZIANO

(dopo vent'anni)

Propaga angoli morti l'alba tra ciuffi d'erbe
e nulla si disperde sottacqua
nel crogiuolo dove tutto diventa vegetale.
E ogni cosa risale dal rigurgito al ritmico
colpo della pertica: la zavorra semimossa,
una tregua al riparo che non lenisce
l'ombra sepolta, la sarabanda dei silenzi
che si disperdono laggiù e qui si riaffacciano
in termini clementi, e l'iride annebbiata
per il livido tanfo che l'incrosta
è di sopravvissuti istinti. Di più, dall'arcobaleno
di nafta fuoriesce il vèrtice spezzato. Ogni ordine
di affetti è qui un ossuto patteggiamento
col domani nel suo volto marino e ha un suo arduo
peso, faticoso, spesso strozzato in una fuga ansante
da scordare al più ilare andare della gondola con te.
Non ti spaura, come me, l'enigma di brulicanti
estensioni che qui stringe col suo cappio
il primo chiaro del mattino: dopo lo scontro
delle correnti sulla pista notturna esso brusco
si scioglie e a noi appare come visto nei due specchi
del coiffeur o moltiplicato nei più che mille brani
ghiacciati dalla bora. Si fa diverso per ogni gamma
che sale il bel tempo freddo a oriente, via scivola
con il pezzo di legno attraverso la laguna sterminata
di cui spegne i segnali mentre un barbaglio accende
rosso sanguedibue sulla dogana: vince il tuo sapere
leggere nei segni. Lucente lo scroscio delle eliche
rompe il giro del cordame, si destano le cupole
semiconsunte al rimbombo improvviso del bronzo
e non ci sbugiarda, questo gennaio almeno!,
inattesa la sofisticata morgana di Venezia
che seccamente disegna la tua bilanciata verità.

1961

(inedita)

(da L'antologia dei poeti italiani dell'ultimo secolo, Martello, 1963)

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LA FRASE DEL GIORNO
Gennaio e febbraio sono la chiave di tutto l'anno.
PROVERBIO ITALIANO




Camillo Sbarbaro (Santa Margherita Ligure, 12 gennaio 1888 – Savona, 30 ottobre 1967),  poeta, scrittore e aforista italiano. Nelle sue poesie seppe coniugare un’osservazione della natura e un’analisi anche introspettiva della psicologia umana con uno stile secco e acuto.


Alberto Mondadori (Ostiglia, 8 dicembre 1914 – Venezia, 14 febbraio 1976), editore, giornalista, poeta e scrittore italiano. Collaborò alle edizioni della casa di famiglia prima di fiondare l’editrice Il Saggiatore. Con Quasi una vicenda nel 1957 vinse il Premio Viareggio.


venerdì 1 gennaio 2021

Un bellissimo anno nuovo


CARLOS DRUMMOND DE ANDRADE

RICETTA DELL’ANNO NUOVO

Per ottenere un bellissimo anno nuovo
del colore dell’arcobaleno, o della tua pace,
un anno nuovo senza paragoni con tutto il tempo già vissuto
(forse vissuto male o senza senso)
per ottenere un anno
non solo dipinto di nuovo, rammendato all’ultimo momento,
ma nuovo nei semi del futuro;
nuovo fino al cuore delle cose meno percepite
(a cominciare dal tuo intimo)
nuovo, spontaneo, così perfetto che neanche te ne accorgi,
ma con il quale si mangia, si cammina,
si ama, si comprende, si lavora,
non hai bisogno di bere champagne o altri alcolici,
non hai bisogno di spedire né di ricevere messaggi
(una pianta riceve messaggi? Spedisce telegrammi?)

Non hai bisogno
di fare la lista delle buone intenzioni
per riporla nel cassetto.
Non hai bisogno di piangere pentito
per le stupidaggini compiute
né di credere stupidamente
che per una decisione della speranza
a partire da gennaio le cose mutino
e che tutto sia chiarezza, ricompensa,
giustizia tra gli uomini e le nazioni,
libertà con profumo e gusto del pane appena sfornato,
diritti rispettati, a partire
dal diritto sacro di vivere.

Per ottenere un anno nuovo
degno di questo nome,
tu, mio caro, devi meritartelo,
devi costruirlo da capo, lo so che non è facile,
ma tenta, prova, in maniera consapevole.
È dentro di te che l’anno nuovo
sonnecchia e aspetta da sempre.

(da Sentimento del mondo, 1940)

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Ed ecco finalmente il 2021. Non vedevamo l’ora di lasciarci alle spalle il pandemico 2020 di restrizioni e DPCM. Non che cambi molto: l’anno nuovo nasce in zona rossa e con il coprifuoco per la prima volta dai tempi della Seconda guerra mondiale. Accogliamolo speranzosi, consapevoli – come il poeta brasiliano Carlos Drummond de Andrade - che “per ottenere un anno nuovo degno di questo nome” dobbiamo meritarcelo.

Buon Anno, amici lettori del Canto delle Sirene!

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IMMAGINE ©SAWOR

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LA FRASE DEL GIORNO
Sorge il mattino di un nuovo anno. / Le cose sono lustre, a posto. / Il corpo liso si rinnova  / di spuma. /  Tutti i sensi svegli funzionano / La bocca sta masticando la vita.
CARLOS DRUMMOND DE ANDRADE




Carlos Drummond de Andrade (Itabira, 31 ottobre 1902 – Rio de Janeiro, 17 agosto 1987), poeta e scrittore brasiliano, considerato uno dei più influenti del suo tempo. Modernista, adottò il verso libero, proclamando la libertà idiomatica delle parole. Tra le tematiche fondamentali la famiglia, la terra natale, l'amicizia, la società, l'amore e l'esistenza.


giovedì 31 dicembre 2020

Che cosa porterà il vento?


VLADIMÍR HOLAN

PRIMA DI CAPODANNO

Che cosa porterà il vento stanotte?
La pioggia, la neve o una lettera?
Una lettera di chi? Una lettera buona o cattiva?
Tutto, anche il silenzio stesso
ha qualcosa da tacere.
Però tutto, anche l’inesprimibile,
finirà per dire la gelosia.

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È sempre così tra Santo Stefano e Capodanno: proviamo il sentimento espresso dal poeta ceco Vladimír Holan. In questi giorni come sospesi tra una festa e l’altra, ci si domanda cosà porterà l’anno nuovo – e questo 2021 che sta per arrivare incarna tutte le nostre speranze che cancelli l’orribile 2020 della pandemia, che porti la prosperità che nella storia generalmente è sopravvenuta dopo le grandi pestilenze.

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NORMAN ROCKWELL, HAPPY NEW YEAR, 1945

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LA FRASE DEL GIORNO
Gli anni non son che dei giorni nella vita dei popoli.
STENDHAL, Memorie di un turista




Vladimír Holan (Praga, 16 settembre 1905 – 31 marzo 1980), poeta ceco. Dall’astrattismo e dal simbolismo ermetico con cui iniziò a scrivere versi passò a forme più realistiche e pessimistiche, centrate sul destino dell'uomo e della società, attuate con un linguaggio oscuro.




Greca



STATISTICHE DEL CANTO DELLE SIRENE PER L’ANNO 2020

VISITE: 91.219 (-26%)

PAGINE VISTE: 145.590 (-33%)

TEMPO MEDIO SUL SITO: 1:31 (-12%)


LE DIECI PRINCIPALI CHIAVI DI RICERCA
(escludendo “Il canto delle sirene” e simili):

  1. estate di san martino pascoli
  2. il poeta è un fingitore
  3. quando beltà splendea
  4. non avrò vissuto invano
  5. si vis amari ama
  6. haiku autunno
  7. scialle zingaro significato
  8. parabola guido gozzano
  9. saperti amante e non poterti avere
  10. è già il pallido autunno


RECORD DI VISITE: 733, il 21 marzo)
(il più basso 173 il 25 dicembre)


I POST PIÙ LETTI IN ASSOLUTO NEL 2020

  1. Il bimbo e la mela (Guido Gozzano, Parabola)
  2. Ciò che la primavera fa con i ciliegi (Pablo Neruda, Giochi ogni giorno con la luce…)
  3. Il poeta è un fingitore (Fernando Pessoa, Autopsicografia)
  4. Variazioni su Orazio (Orazio, Carmina, I, 11)
  5. Lattiginosa d’alba (Giorgio Caproni, Prima luce
  6. Haiku d’autunno
  7. Le affinità d’anima (Eugenio Montale, Ex voto)
  8. Viaggio intorno alla mia camera (Xavier De Maistre)
  9. Un frutto appena sbucciato (Giorgio Caproni, Marzo)
  10. Properzio e Cinzia (Properzio, Elegie, I, 12)



I POST PIÙ LETTI TRA QUELLI SCRITTI NEL 2020

  1. La rosa porporina (Libero De Libero, Scempio e lusinga)
  2. Cose leggere e vaganti (Umberto Saba, Ritratto della mia bambina)
  3. Kikí Dimulà
  4. Centenario di Marcos Ana
  5. Le lune del cuore (Paul Celan, Sempre e mai)
  6. Centenario di Tonino Guerra
  7. Rosa rosae (Marino Moretti, Elogio di una rosa)
  8. Centenario di Gesualdo Bufalino
  9. Nave d’oro (José María Álvarez, E la nave va)
  10. Nobel 2020 a Louise Glück


SITI CHE LINKANO IL BLOG
(cui va Il mio doveroso grazie)

  1. La Poesia di Claudio Malune
  2. La belle auberge
  3. La Spada
  4. Nervi d’arpa
  5. Friuli multietnico

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