domenica 25 aprile 2021

Centenario di Margherita Guidacci


La poetessa Margherita Guidacci nasceva a Firenze il 25 aprile di cento anni fa. Esordì nel 1946 con La Sabbia e l’Angelo, di cui lei stessa dice: “rappresentava per me non la realizzazione di un’ambizione letteraria ma lo sblocco di una tensione psicologica che si era accumulata durante l’esperienza della guerra e che, se non avessi potuto trovarle una via di uscita, mi avrebbe disgregata”. Quello che in effetti le successe più avanti, negli Anni ‘60, dopo la crisi del suo matrimonio, con il ricovero in una clinica neurologica, che darà origine alla raccolta Neurosuite, espressione drammatica di quel mondo e di quella dolorosa esperienza. Morì a Roma nel 1992, due anni dopo essere stata colpita da un ictus.

La sua poesia, estranea all’ermetismo imperante – da lei tacciato come “accostamento magico di suoni” a scapito di un “accostamento drammatico di significati” – non cerca la misura delle parole e dei versi per un’estetica letteraria ma in funzione della rivelazione del sentimento.

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MEDITAZIONE A BELLAGIO

a Giovanni Getto

Con questi stessi occhi che ora guardano
monti e boschi sul puro arco del lago,
con questi stessi occhi e non con altri
noi vedremo il Signore.

Prima saremo stati solo un pugno di polvere,
sparso dal veto su pietre e su acque;
decomposte con noi parole e azioni
come le orme di antichi viandanti.

Ma ogni cosa perduta fa ritorno
ed ogni cosa sepolta riaffiora;
ogni attimo di vita si riannoda
per seguirci davanti al Signore.

E l'attimo che chiaro ora si libra
su questo lago e sulle nostre anime,
neppur esso è perduto nel tempo, ma s'avvia
dove non potrà il tempo divorarci!

(da Paglia e polvere, Rebellato, 1961)

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CUMANA, I

(Deìfobe, di se stessa)
Del vaticinare con le foglie

Io nulla scrivo sulle foglie. Vi leggo
quel che le foglie recano già scritto
in sé, nelle intricate nervature
simili a vene sul dorso della mano
o linee incise nel palmo. Il sguardo,
che segue il biforcarsi di vie segrete,
coglie ad incroci turgidi di linfa
i nodi del significato. Così
si fa più chiaro il messaggio.
Ma quella che tu chiedi, e che tu chiami
la mia risposta. E' la vita che parla
in ogni cosa viva, mentre passa
verso la morte. Vi pongo di mio
soltanto un giusto angolo di sguardo.
E il calmo gesto con cui, dopo averle
lungamente scrutate, affido al vento
queste mie foglie, e il vento se le porta,
esso solo compiendo
per un diritto immemorabile
il sussurrante vaticinio.

(da Il buio e lo splendore, Garzanti, 1992)

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Altre poesie di Margherita Guidacci sul Canto delle Sirene:

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LA FRASE DEL GIORNO
Così un canto d’uccello / addolcisce l’immensità del cielo / e una singola vela / rende umano il mare.
MARGHERITA GUIDACCI, Il vuoto e le forme




Margherita Guidacci (Firenze, 25 aprile 1921 – Roma, 19 giugno 1992), poetessa e traduttrice italiana. Dopo la crisi del suo matrimonio, negli Anni’60, superò un decennio di grave sofferenza psichica che culminò nel ricovero in una clinica neurologica. Tra i poeti da lei tradotti John Donne, Emily Dickinson, T.S. Eliot ed Elizabeth Bishop.


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