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venerdì 5 febbraio 2021

Le armi del sonno


PAUL ÉLUARD

PABLO PICASSO

Nella notte le armi del sonno hanno scavato
i solchi prodigiosi che disgiungono le nostre teste.
Ogni medaglia è falsa attraverso il diamante,
la terra è invisibile sotto il cielo smagliante.

Il volto del cuore ha perduto i colori
e il sole cerca noi ed è cieca la neve.
Se volgiamo le spalle mette ali l’orizzonte
e i nostri sguardi lontano dissipano gli errori.

(da Capitale del dolore, 1926)

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Il poeta surrealista francese Paul Éluard fu amico di molti pittori, da Max Ernst a Salvador Dalí, cui rubò la moglie Gala, ma soprattutto di uno in particolare: Pablo Picasso. Questa è la poesia che dedicò alle opere del grande artista spagnolo: versi che raccontano la particolare visione delle cose, frammentate, distorte, viste da angolazioni differenti, smontate e rimontate in un nuovo ordine.

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PABLO PICASSO, "LES DEMOISELLES D'AVIGNON"
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LA FRASE DEL GIORNO
Dipingo gli oggetti come li penso, non come li vedo.
PABLO PICASSO




Paul ÉluardPaul Éluard, pseudonimo di Eugène Émile Paul Grindel (Saint-Denis, 14 dicembre 1895 – Charenton-le-Pont, 18 novembre 1952), poeta francese, è stato tra i maggiori esponenti del movimento surrealista. La sua poesia evolve da tematiche individualiste, di lirismo amoroso, a contenuti di forte ispirazione sociale.


giovedì 4 febbraio 2021

Le tue rose


MARIO BENEDETTI

SONETTO KITSCH A UNA SEMPRONIA

Io / che sono un Tizio / porto con me
il tuo viso nei casi della storia.
Il tuo corpo di Sempronia è una gloria
e per questo sognando sogno te.

E quando il sogno finisce ti inseguo
sognandoti da sveglio / è una giostra
che la tua eco nella memoria mostra
e ti racconta quei sogni che perseguo.

Così / senza intenzioni misteriose
nel mio vecchio giardino di buon cuore
io sceglierei soltanto le tue rose.

Di alte finestre la tua, dell’umore
del mare prendo il tuo mare di cose
e di ogni amore / Sempronia / il tuo amore.

(da Inventario 3, 2003)

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“Sonetto kitsch” questo del poeta uruguaiano Mario Benedetti perché dedicato a una donna senza nome da un uomo senza nome. È una storia che può essere universale, in cui ognuno di noi può immedesimarsi, ricordando una persona che si è amata e il cui ricordo continua a vivere nei sogni e nella memoria.

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VLADIMIR VOLEGOV, "AL GIARDINO BOTANICO"

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LA FRASE DEL GIORNO
Per ora / nessuno può / Sempronia / contemplarsi due volte / nei tuoi occhi.
MARIO BENEDETTI, Inventario 3




Mario Orlando Hamlet Hardy Brenno Benedetti-Farugia, noto come Mario Benedetti (Paso de los Toros, 14 settembre 1920 – Montevideo, 17 maggio 2009), poeta, saggista, scrittore e drammaturgo uruguaiano. Figlio di immigrati italiani, fece parte della Generazione del’45. Nel 1973 fu costretto all’esilio dal golpe militare. Rientrò nel 1983.


mercoledì 3 febbraio 2021

Perforare l’universo


HELENA SINERVO

DONNE MERAVIGLIOSE NEL PARCO

Ha aperto e chiuso il cancello
ed è entrata nel parco
la visiera del casco aperta,
la giacca di pelle aperta

ha guardato come l'altra
scendeva dalla moto,
e la metteva sul suo cavalletto
vicino al luogo dove giocano i bambini

Gli alberi facevano ombra a loro,
alle bici nelle rastrelliere,
dietro sui tetti, il sole
sciacquava le lenzuola

Ha guardato gli attrezzi
le recinzioni di filo metallico,
le finestre aperte
la gente sui balconi

i solchi profondi del cielo
che con le guance incavate
aspettava il temporale autunnale
dopo una lunga e intensa calura

Lei guardava e si domandava
perché proprio questo parco
e non qualcun altro,
che strane coincidenze

l’avevano portata qui
attraverso paure e desideri
ad ascoltare gli echi
accanto al recinto di sabbia

Che forza ha scelto
il quartiere sudato,
e poi parcheggiare qui
sotto gli aceri

togliersi il ​​casco
e sorridere,
e, mentre le cornacchie gracchiano,
perforare l'universo

(da Odi per l’orecchio, 2003)

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La poetessa finlandese Helena Sinervo ricostruisce un’atmosfera pezzo dopo pezzo – un cortile, un parco giochi, gli aceri che fanno ombra in una giornata calda che però minaccia temporale -  raccontandoci quello che vede, per realizzare una sorta di puzzle in cui a deflagrare, insieme al gracchiare rauco delle cornacchie, è l’emozione della memoria.

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DIPINTO DI DAVID UHL

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LA FRASE DEL GIORNO
Il passato deve essere osservato un po' più da lontano che dalla spiaggia all'orizzonte. Qualcosa  appare,  qualcosa no, il resto è immaginazione.
HELENA SINERVO




Helena Sinervo (Tampere, 17 febbraio 1961) poetessa, scrittrice e traduttrice finlandese. Ha pubblicato tre romanzi, tre libri per bambini e undici raccolte di poesia, ottenendo nel 2004 il Premio Finlandia per la narrativa. Tra gli altri ha tradotto Elizabeth Bishop, Yves Bonnefoy e Stéphane Mallarmé.


martedì 2 febbraio 2021

Una solida impronta


LEONID MARTYNOV

L’IMPRONTA

E tu?
Entrando in case d’ogni sorta
nelle grigie
e nelle azzurre,
salendo per ripide scale,
in stanze inondate di luce,
porgendo l’orecchio agli accordi dei tasti
e rispondendo a tono alle domande,
dimmi:
che impronta vi lasci?
Un’impronta di quelle
che vengono deterse dal parquet,
di quelle che si guardano di sbieco,
oppure
una solida impronta invisibile,
che rimane nel cuore per molti anni?

(da Nuovi poeti sovietici, Einaudi, 1961 - Traduzione di Angelo Maria Ripellino)

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Qual è l’impronta che lasciamo nelle vite degli altri? Possiamo chiedercelo con il poeta russo Leonid Martynov: lasciamo un’effimera orma, magari sporca, da eliminare subito? Oppure lasciamo un’invisibile ma profonda impronta, di quelle che rimangono per tutta la vita nel cuore?

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FOTOGRAFIA © PXHERE

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LA FRASE DEL GIORNO
In questo mondo, viviamo tutti a bordo di una nave salpata da un porto che non conosciamo, diretta a un porto che ignoriamo; dobbiamo avere per gli altri una amabilità da viaggio.
FERNANDO PESSOA, Il libro dell’inquietudine




Leonid Nikolaevič Martynov (Omsk, 22 maggio 1905 – Mosca, 22 giugno 1980), poeta russo. Ha dedicato gran parte dei suoi versi alla natia Siberia. Dotato di vena semplice e schietta, ha trasposto nei suoi versi, ora allegorici, ora fantastici, l'amore per la natura e per una umanità semplice e moralmente libera.


lunedì 1 febbraio 2021

Poesie per febbraio VII


Febbraio, come ogni anno, rappresenta il tunnel attraverso cui passiamo dall’inverno a intravedere la primavera: i prodromi della bella stagione si notano già qua e là, le giornate che si allungano, le violette che colorano timidamente i fossati e i giardini, le gemme sui rami pronte a sbocciare quando arriveranno i primi tepori. Proprio alle violette pensa la poetessa lodigiana Ada Negri, riflettendo sullo scorrere delle stagioni e sul contemporaneo incrementarsi della nostra età; il poeta padovano Diego Valeri con rime facili e il tono crepuscolare della sua gioventù, attende la stagione del risveglio.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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ADA NEGRI

VIOLETTE DI FEBBRAIO

Anche quest’ anno andrai per le violette
lungo la proda, nel febbraio acerbo.
Quelle pallide, sai, che han tanto freddo,
ma spuntano lo stesso, appena sciolte
l’ultime nevi; e fra uno scroscio e un raggio
ti dicono: “Domani è primavera!”
ogni anno ti confidi al tuo tremante
cuore: “È finita”, e pensi: “Non andrò
per violette, non andrò mai più
per violette (ché passò il mio tempo)
lungo le prode, nel febbraio acerbo”.

Invece (e donde ignori, e da qual bocca)
una voce ti chiama alla campagna:
e vai; e i piedi ti diventan ali,
sì alta è la promessa ch’è nell’aria.
E per amor dell’esil corolle
quasi senza fragranza, ma beate
d’esser le prime, avidamente schiacci
con gli steli la zolla entro le dita.

O sempre nuova, o non guarita mai
dell’inquieto mal di giovinezza,
a chi dunque darai le tue viole?
A nessuno: a te stessa: o, forse, ad una
fanciulla che ti passi, agile, accanto,
e ti domandi dove tu l’hai colte:
sola n’è degna, ella che fresca ride
come il febbraio; e non si sa qual sia
più felice, se ella, o primavera.

(da Il dono, Mondadori, 1936)

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DIEGO VALERI

FINE DI FEBBRAIO

Un azzurro nel fosco dischiuso
ricomincia gioia ai miei occhi;
tre nubi una nube che si sfiocchi
basta anch’essa al mio amore illuso;

un barlume d’oro che piova
su zolle nerastre grasse,
è come se ricreasse
il mondo, e aprisse una vita nuova.

Stagione benigna e vivace,
che tutto è attesa e annuncio divino,
e il cuore si crede vicino
al suo vero e alla sua pace.

Domani… domani lo vedremo,
caduta la tenda oscura,
il volto della gioia più pura,
il riso del bene supremo.

(Ma domani sarà la solita festa
di sole, di turchino, di verde,
in cui la vita inebriata si perde…
E dell’anima che cosa resta?).

(da Poesie, Mondadori, 1967)

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LA FRASE DEL GIORNO
Febbraio è sbarazzino. / Non ha i riposi del grande inverno, / ha le punzecchiature, / i dispetti / di primavera che nasce.
VINCENZO CARDARELLI, Poesie




Ada_Negri

Ada Negri (Lodi, 3 febbraio 1870 – Milano, 11 gennaio 1945), scrittrice proveniente dalle classi operaie, insegnante a Motta Visconti, predilesse tematiche a sfondo sociale, su cui con il tempo prevalsero i sentimenti e il ricordo. Unica donna ammessa all’Accademia d’Italia, fu candidata due volte al Nobel.


Diego Valeri (Piove di Sacco, 25 gennaio 1887 – Roma, 27 novembre 1976), poeta, traduttore e accademico italiano, fu ordinario di Letteratura Francese all’Università di Padova per oltre vent’anni, tranne nel periodo 1943-45 quando riparò in Svizzera come rifugiato politico.


domenica 31 gennaio 2021

Bianche e celesti


FRANCO FORTINI

GENNAIO 1946

Milano, cieche viscere ti colano
per le vie, di macerie nere; i fumi
che dai camini volano
son torvi e verdi; la vita, acre e sciatta.

Ma di quassù visibili
sono, nell'aria netta, l'Alpi. Ecco
lontane, irraggiungibili,
bianche e celesti le grandi montagne
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1946

(da Poesia ed errore, Feltrinelli, 1959)

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È il principio del 1946: la guerra è finita da quasi nove mesi ma nelle città rimangono le sue ferite orrende. Milano è un ammasso di rovine dopo i ripetuti bombardamenti alleati, tanto che con i ruderi delle case sventrate sarà costruita addirittura una collinetta alta 50 metri, il Monte Stella. La prima strofa della poesia di Franco Fortini rappresenta con parole crude questo momento cupo e doloroso. Ma, alzando lo sguardo da quel paese illividito, si riesce a scorgere le Alpi imbiancate in lontananza, il “gran cerchio de l’Alpi di granito” di carducciana memoria. E quel candore, quella purezza immacolata così in contrasto con il nero delle macerie è già un segnale di speranza, di quella ripresa che poi si trasformerà nel boom economico degli Anni Sessanta.

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FOTOGRAFIA © CORRIERE MILANO

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LA FRASE DEL GIORNO
Ma a ognuno le sue armi. I A voi il fuoco felice e il vino fraterno / a me la speranza acuta dentro la notte.
FRANCO FORTINI, Poesia ed errore




Franco Fortini, nato Franco Lattes (Firenze, 10 settembre 1917 – Milano, 28 novembre 1994), poeta, critico letterario, saggista e intellettuale italiano. La sua poesia è testimonianza anche ideologica delle lotte di classe del primo dopoguerra, voce progressista e coscienza critica del fallimento degli ideali.


sabato 30 gennaio 2021

Dietro il douglas


PIERLUIGI CAPPELLO

GERICO

È raro sentire cantare in strada
molto più raro sentire fischiare
o fischiettare
se qualcuno lo fa
l'aria sembra fargli spazio
ti sembra che un refolo muova
la flora dei tuoi pensieri
ti metta dove prima non eri;
ma come passa chi fischia
la noia stende le vertebre al sole
e tu rientri dov'eri
dietro il douglas dei serramenti
dentro il livore
degli appartamenti
al tango delle dita sul tavolo ti chiedi
da quali trombe scosse
scrollate le mura
per quali brecce potremo vedere
- fresca -
come un sogno appena sbucciato
la terra che calpesteremo, allegri.

(da Dentro Gerico, La barca di Babele, 2002)

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Gerico è la città che nella Bibbia – Libro di Giosué – viene assediata per sette giorni: al suono delle trombe le mura crollarono e la popolazione fu sterminata tranne la prostituta Raab , che aveva protetto gli infiltrati ebrei. Gerico presuppone quindi un dentro e un fuori le mura e il poeta friulano Pierluigi Cappello riferisce questa suddivisione alle nostre case, ma rovesciandola: il crollo delle mura diventa occasione di confrontarsi con l’altro, di condividerne le vite, come quel fischiettare allegro che ha aperto l’aria ed è un diversivo alla noia di chi si trova assediato.

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NOEL ROCKMORE, "RITRATTO DI RUSSELL THOMAS"
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LA FRASE DEL GIORNO
La noia è il pacchetto vuoto che appallottolo / sulla bilancia delle dita.
PIERLUIGI CAPPELLO, Dentro Gerico




CappelloPierluigi Cappello (Gemona del Friuli, 8 agosto 1967 – Cassacco, 1º ottobre 2017), poeta italiano. La sua vita è stata gravemente segnata da un incidente stradale occorsogli quando aveva sedici anni: dallo schianto della sua moto contro la roccia uscì con il midollo spinale reciso e una perenne immobilità. Ha scritto numerose opere, anche in lingua friulana.