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giovedì 13 ottobre 2011

Dell’ispirazione

 

“Fra un cane che cerca di passare per una porta socchiusa con un osso in bocca, e uno scienziato o uno scrittore che cercano un’idea, non c’è differenza: prova e riprova, l’osso passa dalla porta e l’idea viene”: così Robert Musil inquadrava l’ispirazione, ovvero quel fervore creativo, quel motivo interno alla mente che ci consente di creare un’opera, una poesia, un romanzo, un dipinto. Anche un tema, perché no? Mi vedo ancora sui banchi del liceo con il gomito ben saldo, la testa appoggiata al palmo, lo sguardo nel vuoto in cerca di un modo per svolgere il compito assegnato. Non c’è niente da fare: deve venire da sé. Al massimo aiuta scrivere qualcosa, per poi scoprire che altro volevamo scrivere e intraprendere finalmente il cammino giusto.

La scrittrice americana Amy Tan si chiede: “Chissà da dove nasce l’ispirazione. Forse deriva dalla disperazione. Forse dal caso dell’universo, dalla gentilezza delle muse”. Già, la Musa è il simbolo dell’ispirazione, ogni poeta la invoca perché lo ispiri. Certo, non più le nove Muse originali, quelle nate da nove notti d’amore di Zeus con Mnemosine: Clio, Euterpe, Talia, Melpomene, Tersicore, Erato, Urania, Polinnia e Calliope, rispettivamente patrone di storici, musicisti, commediografi, scrittori tragici, danzatori, poeti d’amore, astronomi, autori di canti sacri e poeti epici. Ognuno oggi ha la sua Musa, che sia  una figura femminile o una persona cara, che sia la stessa poesia in sé. Femmina la Musa, e dunque volubile: non si presenta a comando, giunge solo quando vuole, quando è lei, appunto, a ispirare. “E d'un tratto capii che il pensare è per gli stupidi, mentre i cervelluti si affidano all'ispirazione, e a quello che il buon Bog manda loro. La musica mi venne in aiuto. C'era una finestra aperta con uno stereo, e seppi subito che cosa fare” dice Alex De Lange, protagonista di Arancia meccanica di Stanley Kubrick, ed è proprio così: non c’è pensiero ma solo una folgorazione improvvisa. Samuel Butler annotava nei suoi Quaderni: “L'ispirazione non è mai vera se è riconosciuta come ispirazione del momento. La vera ispirazione sorprende sempre una persona”. Sei rimasto lì tre quarti d’ora a pensare e poi, zac! in dieci minuti scrivi tutto quello che devi. Come disse il romanziere statunitense Henry Miller, “Direi che succede tutto negli attimi di calma, di silenzio, mentre cammini o ti radi o giochi a qualcosa, persino mentre parli con qualcuno che non ti suscita grande interesse. Lavori tutto il tempo, la tua mente lavora, a quel problema nel retro del tuo cervello”.

E non si può fare niente per favorirla? Non so, come si prende un aperitivo per stuzzicare l’appetito? Mah, ci si può provare, senza garanzie di risultato. Ecco cosa scrive nelle sue lezioni di cinema la regista francese Agnès Varda: “L'ispirazione non si cattura. Quando la si vuole catturare, è andata via. Non bisogna neanche sperare di fare opere poetiche, non bisogna neanche sperare di fare opere straordinarie. In effetti, bisogna lavorare. Bisogna lavorare su ciò che è in disordine, su impressioni inafferrabili, su cose impalpabili”. Insomma, solo l’abitudine a scrivere favorisce in qualche modo l’avvento dell’ispirazione.

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GUSTAVE MOREAU, “HÉSIODE ET LA MUSE” © MUSÉE D’ORSAY, PARIS

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LA FRASE DEL GIORNO
I poeti non fanno ciò che fanno per sapienza, ma per una qualche disposizione naturale e come divinamente ispirati, alla maniera dei profeti e dei veggenti.

PLATONE, Apologia di Socrate

mercoledì 12 ottobre 2011

Orma di luce dei miei passi


PAUL CELAN

RITRATTO DI UN’OMBRA

I tuoi occhi, orma di luce dei miei passi;
la tua fronte, solcata dal lampo delle spade;
i tuoi sopraccigli, orlo della rovina;
le tue ciglia, messi di lunghe lettere;
i tuoi riccioli, corvi, corvi, corvi;
le tue guance, stemma del mattino;
le tue labbra, ospiti tardivi;
le tue spalle, statua dell’oblio;
i tuoi seni, amici delle mie serpi;
le tue braccia, lontani alla porta del castello;
le tue mani, tavole di morti giuramenti;
i tuoi fianchi, pane e speranza;
il tuo sesso, legge dell’incendio boschivo;
le tue cosce, ali nell’abisso;
i tuoi ginocchi, maschere della tua boria;
i tuoi piedi, teatro d’armi dei pensieri;
le tue piante, cripte di fiamme;
la tua orma, occhio del nostro addio.

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È una tradizione antichissima, risale al Medioevo italiano, quella di cantare la bellezza femminile secondo un preciso canone che affianca ad ogni parte del corpo, partendo dall’alto e andando verso il basso, una metafora. Paul Celan, poeta rumeno di lingua tedesca marcato dalla scomparsa dei genitori nei lager nazisti e da problemi psichiatrici che lo porteranno infine a gettarsi nella Senna, rinnova il modello classico cantando con le parole moderne del Simbolismo l’amore vissuto nella sua totalità di passione e di carnalità, di idealizzazione e di sogno, di dolore e di piacere.

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ENRIQUE SIMONET, “IL GIUDIZIO DI PARIDE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Di fronte a tale bellezza nulla si può fare. / Quando le toglieremo i suoi vestiti / Potrai vedere il suo cuore nel suo fragile seno, / Come una dura roccia in un limpido lago
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SHAMS-AL-DIN HAFIZ, Quartine




Paul Celan, nato Paul Antschel (Cernauți, 23 novembre 1920 – Parigi, 20 aprile 1970), poeta rumeno di origine ebraica, nato nel capoluogo della Bucovina settentrionale, oggi parte dell'Ucraina. Tormentato da crisi di angoscia, dopo numerosi ricoveri in cliniche psichiatriche, si uccise gettandosi nella Senna.


martedì 11 ottobre 2011

Alba a New York


ALLEN GINSBERG

CI ALZIAMO SUI RAGGI DEL SOLE E CADIAMO NELLA NOTTE

Globo dell'alba brilla crudarancio su Palisades
nudi rami accalcati cespugliano dai pantani –
New Jersey con mio padre in autostrada
per l'aeroporto di Newark – guglia dell'Empire State,
cocuzzoli cornuti Manhattan
si alza come negli occhi di W.C. Williams tra i fili di tralicci
camion a sei ruote marciano continui passando
accanto a New York – io sto qui
minimo sotto il sole che si alza in un vasto cielo bianco,
a guardare attraverso gli scheletri di nuovi palazzi,
la penna in mano, sveglio…

11 dicembre 1974

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Oggi affrontiamo un modo particolare di raccontare la poesia: questo paesaggio urbano fotografato da Allen Ginsberg, uno dei capostipiti della Beat Generation, durante un viaggio verso l’aeroporto con il padre su una delle highways che circondano New York, sottintende il non detto, le migliaia e migliaia di vite assurde che si svolgono nella gigantesca metropoli, il miraggio del welfare che si scontra con la realtà, con il dover fare i conti ogni giorno con il grigiore, con la povertà, con il disordine sociale. È un lampo questa poesia, è un flash di quelli che Ginsberg componeva sotto l’influsso allucinatorio delle droghe. È un’illuminazione improvvisa al limite della follia ed è ben servita dal linguaggio innovativo, ricco di neologismi. Ci starebbe bene come sottofondo il sassofono bop di Sonny Rollins.

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STEPHEN WILTSHIRE, “5 BIG CHEVY CARS ON THE NEW YORK FREEWAY”

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia non è un'espressione… È il tempo di notte, dormire nel letto, pensiero di quello che realmente pensi, rendere il mondo privato pubblico, ed è questo che il poeta fa.
ALLEN GINSBERG




Irwin Allen Ginsberg (Newark, New Jersey, 3 giugno 1926 – New York, 5 aprile 1997), poeta statunitense, esponente della Beat Generation. La sua poesia, che voleva essere una rappresentazione obiettiva di sensazioni ed esperienze e una denuncia del fallimento dell'ottimismo americano, portava alle estreme conseguenze lo sperimentalismo formale di Walt Whitman.


lunedì 10 ottobre 2011

In un vestito rosso

 

GIUSEPPE UNGARETTI

12 SETTEMBRE 1966

Sei comparsa al portone
In un vestito rosso
Per dirmi che sei fuoco
Che consuma e riaccende

Una spina mi ha punto
Delle tue rose rosse
Perché succhiassi al dito
Come già tuo, il mio sangue

Percorremmo la strada
Che faceva il rigoglio
Della selvaggia altura,
Ma già da molto tempo
Sapevo che soffrendo con temeraria fede,
L’età per vincere non conta.

Era di lunedì,
per stringerci le mani
E parlare felici
Non si trovò rifugio
Che in un giardino triste
Della città convulsa.

(da Dialogo, Fògola, 1968)

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“Con il rendermi conto dell’età oso indicare che l’amore  può non estinguersi che con la morte”: così Giuseppe Ungaretti scriveva di Dialogo, pubblicato in edizione di soli 59 esemplari fuori commercio accompagnati da una artistica “combustione” di Alberto Burri, in occasione del suo ottantesimo compleanno. Nove sole poesie, replicate da altre cinque di una giovane donna, Bruna Bianco. E per l’anziano poeta si spalanca una nuova stagione d’amore, intensa e breve, una scossa emotiva che ridà vita all’ispirazione messa a tacere per anni: ne esce un Ungaretti sorprendente e vitale, che raggiunge ancora i punti più elevati della sua poesia.

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DIPINTO © MR.NOBODY

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LA FRASE DEL GIORNO
Il vero amore è una quiete accesa
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GIUSEPPE UNGARETTI, Sentimento del tempo




Giuseppe Ungaretti (Alessandria d’Egitto, 8 febbraio 1888 – Milano, 1º giugno 1970) è uno dei tre grandi poeti dell’Ermetismo italiano. Trasferitosi a Parigi nel 1912, prese parte alla Prima guerra mondiale nelle trincee del Carso e poi in Champagne. Dal 1935 al 1942 insegnò in Brasile e dal 1947 al 1965 fu professore di letteratura moderna alla Sapienza.


domenica 9 ottobre 2011

La luna di Cecilia

 

CECILIA MEIRELES

LUNA AVVERSA

Ho fasi, come la luna
fasi per stare nascosta,
fasi per scendere in strada…
Perdizione della mia vita!
Perdizione della vita mia!
Ho fasi per essere tua,
e altre per stare da sola.

Fasi che vanno e vengono,
nel calendario segreto
che un astrologo arbitrario
ha inventato per me.

E svolge la malinconia
il suo interminabile fuso!
Non mi trovo con nessuno
(ho fasi come la luna…)
Se un giorno qualcuno può essere mio
non è il mio giorno di essere sua…
E, quando arriva quel giorno,
un altro è sparito…

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“Mi sento uguale agli alberi: solitaria, perfetta e pura”. La solitudine è stata la costante nella vita di Cecilia Meireles, uno dei massimi esponenti del Modernismo brasiliano: già a tre anni era l’unica sopravvissuta della sua famiglia. E il tempo e l’assenza diventano elementi fondanti anche della sua poesia: “La nozione o il sentimento della transitorietà del tutto è il fondamento stesso della mia personalità”. Così racconta questo suo essere “lunatica” con l’incostanza dell’umore e l’instabilità delle passioni, soggette ai capricci della malinconia.

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TARSILIA DO AMARAL, “A LUA”, 1928

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LA FRASE DEL GIORNO
Un poeta è fratello del vento e dell’acqua: lascia il suo ritmo ovunque passi.
CECILIA MEIRELES




Cecília Meireles de Carvalho Benevides (Rio de Janeiro, 7 novembre 1901 – 9 novembre 1964), poetessa, insegnante e giornalista brasiliana. Appartenne alla fase spiritualista del Modernismo brasiliano. Risaltano particolarmente nella sua poesia la tecnica e la ricchezza umana.


sabato 8 ottobre 2011

Ripetere lo stupore


PEDRO SALINAS

LIX. A TE SI GIUNGE SOLO

A te si giunge solo
attraverso di te. Ti aspetto.

Io certo so dove sono,
la mia città, la strada, il nome
con cui tutti mi chiamano.
Ma non so dove sono stato
con te.
Lì mi hai portato tu.

Come potevo imparare il cammino
se non guardavo altro
che te,
se il cammino erano i tuoi passi,
e il suo termine
l’istante che tu ti fermasti?
Cosa ancora poteva esserci
oltre a te offerta, che mi guardavi?

Ma ora,
quale esilio, che assenza
essere dove si è!
Aspetto, passano i treni,
il caso, gli sguardi.
Mi condurrebbero forse
dove mai sono stato.
Ma io non voglio i cieli nuovi.
Voglio stare dove sono già stato.
Con te, tornare.
Quale immensa novità
tornare ancora,
ripetere, mai uguale,
quello stupore infinito!

E finché tu non verrai
io rimarrò alle soglie
dei voli, dei sogni,
delle scie, immobile.
Perché so che là dove sono stato
né ali, né ruote, né vele
conducono.
Hanno tutte smarrito il cammino.
Perché so che là dove sono stato
si giunge solo
con te, attraverso di te.

(da La voce a te dovuta, 1933)

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Per la storia d’amore tra Pedro Salinas e la studiosa americana Katherine Prue Reding rimando ad altri post sulle poesie dell’autore spagnolo: la I, per esempio, Ti invaghisti di un’ombra o la XXXIX, Il modo tuo d’amare. Qui focalizziamo l’attenzione sullo stato dell’innamorato che vive nell’attesa e si deve rassegnare al ricordo – probabilmente per sempre – e il ricordo altro non è che la ripetizione del già avvenuto: “Devo viverlo dentro, / me lo devo sognare” dice infatti in un’altra lirica, la quinta. L’amore vive e si manifesta in questa memoria già goduta, in questo ricordo che desidera e si traveste da speranza.

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 Vento

IMMAGINE © TUMBLR

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LA FRASE DEL GIORNO
L'uomo mortale, Leucò, non ha che questo d'immortale. Il ricordo che porta e il ricordo che lascia. Nomi e parole sono questo. Davanti al ricordo sorridono anche loro, rassegnàti.

CESARE PAVESE, Dialoghi con Leucò




Pedro Salinas y Serrano (Madrid, 27 novembre 1891 – Boston, 4 dicembre 1951), poeta spagnolo appartenente alla generazione del 1927. La voce a te dovuta, Ragione d’amore e Lungo lamento formano una trilogia poetica sull’amore per Katherine Prue Reading, docente americana, interrotto dopo il tentato suicidio della moglie Margarita.


venerdì 7 ottobre 2011

Il Nobel a Tomas Tranströmer


Dopo voci incontrollate sulla possibilità che finisse a Bob Dylan – bravo quanto si vuole ma non certo un poeta o un letterato – il Nobel per la Letteratura 2011 è stato assegnato ieri al poeta svedese Tomas Tranströmer con la seguente motivazione: “attraverso le sue immagini dense, limpide, offre un nuovo accesso alla realtà”. Nato a Stoccolma nel 1931, Tranströmer, psicologo di professione, ha pubblicato, tra il 1954 e il 2007, 15 raccolte di poesie tradotte in 60 paesi. Colto da un ictus nel 1990, lascia che a parlare per lui sia la moglie Monica: “Non pensava di poter più sentire questa gioia un giorno” il suo commento alla notizia del premio. La sua poetica attinge al Modernismo e al Simbolismo e ricorda il Surrealismo per certe scomposizioni oniriche, evidente retaggio della sua professione, e richiama per certi versi Thomas Stearns Eliot. Da notare infine che un poeta non otteneva il riconoscimento dal 1996, quando a vincere il Nobel fu Wislawa Szymborska.

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TOMAS TRANSTROMER - FOTOGRAFIA © ANDREI ROMANENKO
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da Poesia dal silenzio, Crocetti, 2008:


POESIA DAL SILENZIO


Spengono la lampada e il suo globo risplende
un istante prima di sciogliersi
come una pastiglia in un bicchiere di tenebre. Poi si sollevano.
Le pareti dell’albergo si gettano nel buio del cielo.
I gesti dell’amore si sono acquietati e loro dormono
ma i pensieri più segreti s’incontrano
come quando s’incontrano due colori e l’uno nell’altro fluiscono
sulla carta bagnata di un dipinto infantile.
È buio e silenzio. Ma la città stanotte
si è avvicinata in fretta. A finestre spente. Le case sono qui.
Vicinissime stanno serrate in attesa,
una folla di volti inespressivi.

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SILENZIO


Passa, sono sepolti…
Una nuvola scivola sul disco del sole.

La fame è un alto edificio
che si sposta di notte

nella camera si apre l’oscura
tromba dell’ascensore verso le viscere.

Fiori nel fossato. Fanfara e silenzio.
Passa, sono sepolti…

Le posate d’argento sopravvivono
in grandi frotte
a grandi profondità dove l’Atlantico
è nero.

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(La traduzione delle poesie è di Maria Cristina Lombardi)

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E questo è un vecchio post su una poesia di Tomas Tranströmer

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LA FRASE DEL GIORNO
Sveglio nel buio, / ascolto le costellazioni scuotere le briglie nelle loro stalle, / lassù, sopra gli alberi.
TOMAS TRANSTRÖMER, Per i vivi e per i morti




Tomas Tranströmer (Stoccolma, 15 aprile 1931), scrittore, poeta e traduttore svedese, Nel 2011 è stato insignito del Premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione: "perché attraverso le sue immagini condensate e traslucide, ci ha dato nuovo accesso alla realtà". La sua opera è posta tra Modernismo, Espressionismo e Surrealismo.