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giovedì 12 settembre 2019

Quando ancora non è tardi


MANUEL VÁZQUEZ MONTALBÁN

SI VIVE UNA VOLTA SOLTANTO

Si vive una volta soltanto,
bisogna imparare ad amare e a vivere
quando ancora non è tardi per credere
propizio il giorno a venire
                                         meno duro
il selciato, meno buia la notte,
incerta la tristezza
                               a volte bastano
due pagine di un libro per credere
eterna l’eternità, eterni
                                      i tuoi baci
sempre tra il ricordo e la speranza.

(da Un’educazione sentimentale, 1967 – Traduzione di Hado Lyria)

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Non è solo una poesia, è anche uno stile di vita, quello che lo scrittore spagnolo Manuel Vázquez Montalbán estese anche al suo personaggio principe, il detective Pepe Carvalho, suo alter ego anche anagrafico. Sono consigli per apprezzare meglio la vita, lasciandosi andare al flusso che scorre, cavalcandone le onde.

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DIPINTO DI FABIAN PÉREZ

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LA FRASE DEL GIORNO
La gente ha scoperto di essere capace di fare soltanto ciò che riesce a fare. Nessuno si inventa la propria vita come se inventasse un romanzo.
MANUEL VÁZQUEZ MONTALBÁN




Manuel Vázquez Montalbán (Barcellona, 14 luglio 1939 – Bangkok, 18 ottobre 2003), scrittore, saggista, giornalista, poeta e gastronomo spagnolo, è celebre soprattutto per i romanzi gialli in cui è protagonista l’investigatore privato Pepe Carvalho.


mercoledì 11 settembre 2019

Nulla è cambiato


WISŁAWA SZYMBORSKA

TORTURE

Nulla è cambiato.
Il corpo prova dolore,
deve mangiare e respirare e dormire,
ha la pelle sottile, e subito sotto – sangue,
ha una buona scorta di denti e di unghie,
le ossa fragili, le giunture stirabili.
Nelle torture di tutto ciò si tiene conto.

Nulla è cambiato.
Il corpo trema, come tremava prima e dopo la fondazione di Roma,
nel ventesimo secolo prima e dopo Cristo,
le torture c’erano e ci sono, solo la Terra è più piccola
e qualunque cosa accada, è come dietro la porta.

Nulla è cambiato.
C’è soltanto più gente,
alle vecchie colpe se ne sono aggiunte di nuove,
reali, fittizie, temporanee e inesistenti,
ma il grido con cui il corpo
ne risponderà, è
e sarà un grido di innocenza,
secondo un registro e una scala eterni.

Nulla è cambiato.
Tranne forse i modi, le cerimonie, le danze.
Il gesto delle mani che proteggono il capo
è rimasto però lo stesso,
il corpo si torce, si dimena e si divincola,
fiaccato cade, raggomitola le ginocchia,
illividisce, si gonfia, sbava e sanguina.

Nulla è cambiato.
Tranne il corso dei fiumi,
la linea dei boschi, del litorale, di deserti e ghiacciai.
Tra questi paesaggi l’anima vaga,
sparisce, ritorna, si avvicina, si allontana,
a se stessa estranea, inafferrabile,
ora certa, ora incerta della propria esistenza,
mentre il corpo c’è, e c’è, e c’è
e non trova riparo.


(da Gente sul ponte, 1986 - Traduzione di Pietro Marchesani)

 
Con il suo tipico stile che genera elenchi e che parla al lettore con semplicità, la poetessa polacca Wisława Szymborska, Premio Nobel 1996, pone l’attenzione sull’immutabilità del corpo umano nel corso dei millenni - sarà diventato certo più forte e resistente grazie alla medicina, ma rimane pur sempre il solito corpo, quello che avevano i romani e le genti del medioevo, uomini e donne del  Rinascimento e i francesi della rivoluzione. Il solito corpo che soffre, mangia, respira, ama mentre tutto intorno il mondo cambia...

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LEONARDO DA VINCI, “UOMO VITRUVIANO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Forse tutto questo / avviene in un laboratorio? / Sotto una sola lampada di giorno / e miliardi di lampade la notte?.
WISŁAWA SZYMBORSKA, La fine e l’inizio




Wisława Szymborska (Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1º febbraio 2012), poetessa e saggista polacca, insignita del Premio Nobel per la Letteratura nel 1996 “per una poesia che, con ironica precisione, permette al contesto storico e biologico di venire alla luce in frammenti d'umana realtà”.

martedì 10 settembre 2019

Tra il mare giallo e le dune


DINO CAMPANA

VIAGGIO A MONTEVIDEO

Io vidi dal ponte della nave
I colli di Spagna
Svanire, nel verde
Dentro il crepuscolo d’oro la bruna terra celando
Come una melodia:
D’ignota scena fanciulla sola
Come una melodia
Blu, su la riva dei colli ancora tremare una viola...
Illanguidiva la sera celeste sul mare:
Pure i dorati silenzii ad ora ad ora dell’ale
Varcaron lentamente in un azzurreggiare:...
Lontani tinti dei varii colori
Dai più lontani silenzi!
Ne la celeste sera varcaron gli uccelli d’oro: la nave
Già cieca varcando battendo la tenebra
Coi nostri naufraghi cuori
Battendo la tenebra l’ale celeste sul mare.
Ma un giorno
Salirono sopra la nave le gravi matrone di Spagna
Da gli occhi torbidi e angelici
Dai seni gravidi di vertigine. Quando
In una baia profonda di un’isola equatoriale
In una baia tranquilla e profonda assai più del cielo notturno
Noi vedemmo sorgere nella luce incantata
Una bianca città addormentata
Ai piedi dei picchi altissimi dei vulcani spenti
Nel soffio torbido dell’equatore: finché
Dopo molte grida e molte ombre di un paese ignoto,
Dopo molto cigolìo di catene e molto acceso fervore
Noi lasciammo la città equatoriale
Verso l’inquieto mare notturno.
Andavamo andavamo, per giorni e per giorni: le navi
Gravi di vele molli di caldi soffi incontro passavano lente:
Sì presso di sul cassero a noi ne appariva bronzina
Una fanciulla della razza nuova,
Occhi lucenti e le vesti al vento! ed ecco: selvaggia a la fine di
[un giorno che apparve
La riva selvaggia là giù sopra la sconfinata marina:
E vidi come cavalle
Vertiginose che si scioglievano le dune
Verso la prateria senza fine
Deserta senza le case umane
E noi volgemmo fuggendo le dune che apparve
Su un mare giallo de la portentosa dovizia del fiume,
Del continente nuovo la capitale marina.
Limpido fresco ed elettrico era il lume
Della sera e là le alte case parevan deserte
Laggiù sul mar del pirata
De la città abbandonata
Tra il mare giallo e le dune
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

(da Canti orfici, Tip. Ravagli, 1914)

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Non è un turista, il poeta toscano Dino Campana, ma un moderno viaggiatore spinto da una smania di vagabondaggio che sa esprimere nei versi la tensione visiva dietro il paesaggio: l’esperienza si trasforma quindi in un bisogno di evasione, in un’ansiosa ricerca del nuovo e dell’esotico – non è un caso l’accostamento di Campana a Rimbaud e al Baudelaire di “Invito al viaggio”: si possono trovare in questa poesia, indicata come un esempio unico nel panorama italiano per le novità formali e tematiche, le stesse suggestioni di colori, di suoni e di profumi di terre remote.

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MONTEVIDEO IN UNA CARTOLINA D'EPOCA

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LA FRASE DEL GIORNO
Qual ponte, muti chiedemmo, qual ponte abbiamo noi gettato sull'infinito, che tutto ci appare ombra di eternità?
DINO CAMPANA, Canti orfici




Dino Carlo Giuseppe Campana (Marradi, 20 agosto 1885 – Scandicci, 1º marzo 1932), poeta italiano. l’unico accostabile ai “maudits” del Decadentismo europeo quali Rimbaud. La sua poesia brucia le scorie della tradizione di Carducci e D’Annunzio con un atteggiamento visionario che va oltre le cose e i dati realisticamente intesi. Di lui è nota l’appassionata relazione con Sibilla Aleramo.


lunedì 9 settembre 2019

Scrivere sui tovaglioli


ALFONSO BREZMES

SONO TORNATO ALLA VECCHIA ABITUDINE

Sono tornato alla vecchia abitudine
di scrivere sui tovaglioli:
è troppo fredda la tastiera
e sono troppo diritti i quaderni-
In fin dei conti tutti sanno
che i caffè sono stati inventati
perché sopravvivessero i poeti,
e i poeti perché sopravvivessero i caffè.

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Il poeta spagnolo Alfonso Brezmes ha una visione romantica della poesia: scritta su tovaglioli di carta – come i famosi foglietti che Giuseppe Ungaretti raccoglieva nel suo tascapane di guerra, o come le sessioni di scrittura di Ernest Hemingway alla Closerie des Lilas di Parigi con davanti una risma di fogli bianchi, matite ben temperate e un bicchiere di cognac allungato con acqua. Ma sono tempi tecnologici, anzi informatici, e ormai è più semplice e comodo servirsi della tastiera di un computer o di quella virtuale di un iPad per scrivere poesia…

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FOTOGRAFIA © @MARKHEYBO/FLICKR

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LA FRASE DEL GIORNO
Dopo aver scritto un racconto ero sempre vuoto e triste e felice insieme, come se avessi fatto l'amore.
ERNEST HEMINGWAY, Festa mobile




Alfonso Brezmes (Madrid, 1966), poeta spagnolo, fotografo e funzionario statale. La sua poesia è al tempo stesso colta e popolare, tanto da farlo apprezzare sia da critici e lettori tradizionali sia da un più largo pubblico. Il suo immaginario si nutre di riferimenti letterari (Baudelaire, Rilke…) ma anche di cinema e di cultura pop.


domenica 8 settembre 2019

Noi iguane


VOLKER BRAUN

LE IGUANE

Giacciono indifferenti tra le rovine grigie
Del tempio, con le quali non si mescolano.
Di tanto in tanto, un occhio funziona!
Pietra grigia il corpo e anche angolare come pietre
Quando si alza sulle agili zampe
nell’atto di afferrare una zanzara.

Noi, iguane, specie futura
Stoccata in fragili magazzini,
In silenzio assistiamo al crollo delle banche.
Senza rabbia e senza ilarità.
Che cosa sono il tempo e il potere? Marciscono
Mentre arde il sole di un nuovo giorno.


(da Handbibliothek der Unbehausten, 2016)

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Le iguane immobili tra le rovine di un tempio e il sole che picchia: questa è la costante dell’umanità, dice il poeta tedesco (ex-DDR) Volker Braun, le banche crolleranno come molte civiltà prima di questa, il potere non è che una marionetta di cui il tempo regge i fili.

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FOTOGRAFIA © BERGADDER/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Il tempo fa le pietre e poi le divora.
PROVERBIO ITALIANO




Volker Braun (Dresda, 7 maggio 1939)  poeta, scrittore, narratore e autore di teatro tedesco. La sua lirica mira a recuperare la poesia come gesto pubblico e collettivo, come indagine della realtà storico-sociale e rivendica un socialismo dinamico, che consenta il dubbio e la trasformazione.


sabato 7 settembre 2019

Il senso della notte


ELIZABETH AZCONA CRANWELL

SI RIVELA E SI ILLUMINA

a Alejandra Pizarnik

Volevamo che l’amore dicesse il futuro, nel segreto meccanismo
del tempo, il rumore della vita.

Conoscevamo la sua voce, la sua musica oscura alle finestre.
E non è rimasto nulla, nemmeno un leggero bagliore che disdegna la sua
forma per le cose del mondo.

Tuttavia nella rosa tante volte osservata si è accesa
una luce che trasforma il senso della notte.

(da Antologia della poesia argentina, selezione di Raúl Gustavo Aguirre, 1979)

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L’amore secondo la poetessa argentina Elizabeth Azcona Cranwell con dedica – necessaria – all’amica Alejandra Pizarnik che nel 1980 lei stessa, a otto anni dalla morte, definì “poetessa sorella” per identico sentire. E dunque quando passa non lascia neppure un lampo, un bagliore l’amore… Anzi no: rimane quella luce ricordata che dà senso a tutto.

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FOTOGRAFIA © IHTAR/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Qualcosa dall’amore / trae una magia equivoca che mi inventa di nuovo. / Qualcosa per toccare la mia vita come un passero.
ELIZABETH AZCONA CRANWELL




Elizabeth Azcona Cranwell (Buenos Aires, 10 marzo 1933 – 2 dicembre 2004), poetessa surrealista, traduttrice e critica letteraria argentina. Tradusse William Shand, Dylan Thomas e Edgar Allan Poe e collaborò alla pagina letteraria del quotidiano La Nación.

venerdì 6 settembre 2019

L’idiozia della perfezione


WISŁAWA SZYMBORSKA

LA CIPOLLA

La cipolla è un'altra cosa.
Interiora non ne ha.
Completamente cipolla
Fino alla cipollità.
Cipolluta di fuori,
cipollosa fino al cuore,
potrebbe guardarsi dentro
senza provare timore.

In noi ignoto e selve
di pelle appena coperti,
interni d'inferno,
violenta anatomia,
ma nella cipolla – cipolla,
non visceri ritorti.
Lei più e più volte nuda,
fin nel fondo e così via.

Coerente è la cipolla,
riuscita è la cipolla.
Nell'una ecco sta l'altra,
nella maggiore la minore,
nella seguente la successiva,
cioè la terza e la quarta.
Una centripeta fuga.
Un'eco in coro composta.

La cipolla, d'accordo:
il più bel ventre del mondo.
A propria lode di aureole
da sé si avvolge in tondo.
In noi – grasso, nervi, vene,
muchi e secrezione.
E a noi resta negata
l'idiozia della perfezione.

(da Grande numero, 1976 – Traduzione di Pietro Marchesani)

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Quasi con stupore la poetessa polacca Wisława Szymborska analizza la semplicità della cipolla, quel suo avvolgere foglie modificate una dentro l’altra, quel suo essere compiutamente cipolla in ogni sua parte. Non complessa come noi umani, priva di reticoli di vene, di organi e nervi: semplicemente  perfetta, stupidamente vuota.

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FOTOGRAFIA © ULLEO/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Ho dei nomi da darvi: / acero, bardana, epatica  / erica, ginepro, vischio, nontiscordardimé, / ma voi per me non ne avete nessuno.
WISŁAWA SZYMBORSKA, Attimo




Wisława Szymborska (Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1º febbraio 2012), poetessa e saggista polacca, insignita del Premio Nobel per la Letteratura nel 1996 “per una poesia che, con ironica precisione, permette al contesto storico e biologico di venire alla luce in frammenti d'umana realtà”.