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lunedì 7 aprile 2008

La “nomofobia”


C’è una nuova paura, battezzata con un orribile mostro linguistico “nomofobia”. Non è il terrore delle leggi, come potrebbe far pensare l’etimologia greca, e che aprirebbe colossali danni nella psiche dei nostri uomini politici e dei malviventi che popolano il pianeta.
È più banalmente la paura di uscire senza telefonino o di non essere raggiungibili sul cellulare. Il termine deriva dall’abbreviazione dell’inglese “no mobile” ed è stato creato dagli studiosi britannici che hanno realizzato una ricerca per il dipartimento telefonico delle Poste di Sua Maestà. Ne soffrirebbero addirittura, secondo la statistica, il 53% degli abitanti del Regno Unito (il 58% degli uomini e il 48% delle donne).

E allora eccoli lì a controllare le tacche della carica, quelle del campo, a smanettare sui piccoli tasti, a osservare lo schermo alla ricerca di chiamate perse per vincere le loro paure, quel sottile terrore così simile al panico.
Chissà che sollievo per i “nomofobi” la fruibilità dei cellulari nella metropolitana di Milano, attiva ormai da qualche mese sul tratto della linea rossa che attraversa il centro cittadino!


Foto: Currency UK


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LA FRASE DEL GIORNO
La coscienza è il caos delle chimere, delle cupidigie e dei tentativi, la fornace dei sogni, l’antro delle idee di cui ci vergogniamo, il pandemonio dei sofismi, il campo di battaglia delle passioni.
VICTOR HUGO, I miserabili, VII, III

domenica 6 aprile 2008

La casa di Nietzsche

La casa natale di Friedrich Nietzsche a Röcken, nel Länd tedesco della Sassonia-Anhalt, non sarà demolita per realizzare una miniera a cielo aperto per l’estrazione del carbone di lignite.
Lo ha annunciato il ministro dell’Economia del Land, Reiner Haseloff.

A Röcken Nietzsche nacque nel 1844 e vi rimase fino all’età di sei anni, quando, alla morte del padre, si trasferì con la madre a Naumburg. Il villaggio natale, che ha solo 600 abitanti, conserva altresì la scuola dove studiò, la chiesa in cui fu battezzato e la tomba che accoglie i suoi resti.

L’impresa mineraria aveva già effettuato dei carotaggi e sperava di poter concretizzare il progetto su oltre 8.000 ettari di terreno. Per fortuna è prevalsa la necessità di conservare il patrimonio storico e culturale.

È sempre triste venire a conoscenza di fatti come questo, che siano l’incendio al Castello Reale di Moncalieri o il crollo di storiche mura o il bombardamento dei Buddha di Bamiyan da parte dei talebani: sono piccoli passi verso l’oblio, verso la notte del ricordo: perché, per dirla con una frase dello stesso Nietzsche: “Il futuro appartiene a chi ha la memoria più lunga”.



Friedrich Nietzsche




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LA FRASE DEL GIORNO
Non importa “dove” si milita. Importa solo “come”.
INDRO MONTANELLI, Il generale Della Rovere

sabato 5 aprile 2008

“Il campo del vasaio” di Camilleri


Il campo del vasaio segna, in questo ultimo romanzo di Andrea Camilleri, un duplice piano di lettura: è il “critaru”, il terreno argilloso che fornisce la materia prima per costruire vasellame, dove viene rinvenuto il cadavere di un uomo smembrato in trenta pezzi; ma è anche il simbolo del tradimento: nel vangelo di Matteo i sacerdoti, con i trenta denari gettati nel tempio da Giuda prima di andare a impiccarsi, decidono di comprare il “campo del vasaio” per destinarlo alla sepoltura dei forestieri.

E il tradimento - dell’amicizia in questo caso, perché il commissario Montalbano si trova a dover fronteggiare la macchinazione del suo vice e amico Mimì Augello - permea tutte le pagine: Montalbano stesso tradisce la fidanzata storica Livia con l’amica svedese Ingrid e tradisce anche il fido Fazio, lasciandolo all’oscuro e usandolo per redimere Mimì. Tradisce infine anche il tempo, che continua a scorrere inesorabile e inquieta Montalbano, che a cinquantotto anni pensa alla vecchiaia ed è incline alla malinconia e alla commozione.

Divertente un “cameo” dello stesso Camilleri: Montalbano legge un suo libro, “La scomparsa di Patò” e ne trae l’intuizione per risalire all’evangelico “campo del vasaio”: una piccola scatola a sorpresa.





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LA FRASE DEL GIORNO
Non cercare di sfoggiare il coraggio quando basta l’intelligenza.
PAULO COELHO, Il cammino di Santiago




Andrea Calogero Camilleri (Porto Empedocle, 6 settembre 1925), scrittore, sceneggiatore, regista e drammaturgo italiano. Ha esordito nella narrativa con il romanzo Il corso delle cose (1978). Nel 1994 con La forma dell'acqua ha dato vita alla fortunata serie del commissario Montalbano, proseguita con numerosi romanzi e racconti.


venerdì 4 aprile 2008

Sodoma e Gomorra


"Allora il Signore fece piovere su Sodoma e Gomorra zolfo e fuoco, dal cielo, e distrusse quelle città e tutta la pianura, tutti gli abitanti delle città e ogni germinazione del suolo (...) dalla terra si alzava un fumo simile al fumo di una fornace".

Così narra la Genesi, nel capitolo 19, la distruzione di Sodoma e Gomorra.

Secondo l’équipe guidata dallo scienziato Mark Hempsall dell'Università di Bristol, che è riuscita a decrittare una tavoletta sumera di oltre 5000 anni fa, fu la scia di un meteorite a provocare tanta distruzione. Il corpo celeste si sarebbe poi schiantato a Koefels, sulle montagne austriache, lasciando sul suo percorso terra bruciata. Insomma, una sorta di ciò che avvenne nella taiga di Tunguska il 30 giugno 1908. È proprio vero che le vie del Signore sono infinite!


John Martin, "La distruzione di Sodoma e Gomorra"



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LA FRASE DEL GIORNO
È classico ciò che persiste come rumore di fondo anche là dove l'attualità più incompatibile fa da padrona.
ITALO CALVINO, Perché leggere i classici


giovedì 3 aprile 2008

Lisistrata 2008


I “mikvé” sono luoghi dove, secondo il rito ebraico, le donne religiose devono compiere abluzioni rituali almeno una volta al mese per “purificarsi” ed avere poi rapporti con il partner.
Ebbene, a causa del mancato pagamento delle inservienti dei “mikvé”, ora le donne israeliane hanno inscenato una efficace protesta: lo sciopero del sesso.

Nulla di nuovo sotto il sole: è uno scenario prefigurato già dal commediografo greco Aristofane nel 411 a.C., un testo che mette in scena la pace al termine di una logorante guerra tra Atene e Sparta, ottenuta con lo sciopero sessuale da parte delle donne dei due paesi belligeranti.

La “pasionaria” è Lisistrata, letteralmente “colei che scioglie gli eserciti”: inizialmente si scontra con l’indifferenza delle altre donne - “Ma cosa vuoi che possono fare di grande o di ragionevole le donne? Stiamo sedute a farci belle e a truccarci, e non pensiamo che alle tuniche e alle scarpine, alle vesti cimberiche che caschino a pennello” le dice Cleonice. Ma riuscirà infine a convincere le Ateniesi e le Spartane a questo “sforzo”, che otterrà lo scopo fissato prendendo gli uomini per logoramento…
Come scrive Raffaele Cantarella “Nell’urgenza del sesso insoddisfatto si dissolve - chi guardi bene - non pure la guerra, ma tutta la vita sociale, faticosa conquista di millenni e l’umanità ricade nella barbarie antica”.


Aubrey Beardsley, "Lisistrata"


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LA FRASE DEL GIORNO
Quando invento la verità, la rendo più vera di quanto lo sia realmente. È questa la differenza tra i buoni e i cattivi scrittori.
ERNEST HEMINGWAY, Vero all’alba

mercoledì 2 aprile 2008

Siamo qui da 1.200.000 anni


La scoperta di una mandibola e di un premolare inferiore ad Atapuerca, nella regione di Burgos, nel nord della Spagna, datano la presenza dei primi uomini nell’Europa occidentale a circa 1.200.000 anni fa.
Fino ad ora si riteneva che gli ominidi fossero comparsi in questa zona, provenienti dall’Europa dell‘Est, dove si sarebbe installata una precedente ondata, proveniente dall’Africa, 800.000 anni fa.

I paleontologi americani e spagnoli - secondo la loro ricerca pubblicata su “Nature” del 27 marzo, hanno anche rinvenuto utensili di pietra nel sito in esame ed attribuiscono i resti trovati all’Homo antecessor, un antenato dell’uomo di Neanderthal.

Possiamo concludere che siamo qui da 1.200.000 anni e ci siamo evoluti dalle asce ai computer, manipolando la Terra per i nostri fini. Un milione di anni, di soli sorti e tramontati, di lune e di maree. Un milione di anni di guerre, dalle clave alle lance, dalle daghe ai fucili, dai cannoni all’atomica. Un milione di anni di parole, dai primi suoni gutturali alla musica polifonica.


Homo Neanderthalensis ricostruito da Élisabeth Daynès




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LA FRASE DEL GIORNO
Continua a cercare. Ma che cosa? Forse ho cercato abbastanza. Ho cercato fra tante verità. Tuttavia queste cose possono maturare soltanto così. Filosofia… Arte… La verità è ciò che infine viene a galla come l’olio sull’acqua. In questo modo la vita ce la svela… a poco a poco, in parte, ma continuamente. Inoltre essa è in noi, in ogni uomo. Ed è qui appunto che essa è vicina alla vita. La portiamo in noi, essa è più forte della nostra debolezza.
GIOVANNI PAOLO II, Fratello del nostro Dio

martedì 1 aprile 2008

Aprile, dolce e crudele

Aprile è il mese più dolce: le foglie tenere ricoprono i rami, nuovi fiori si aprono nei frutteti e nei giardini. Un lieve languore scende con il tepore dell’aria… Al contempo è un mese crudele, che genera desideri e ricordi e agita la passione nel sangue.

"D'aprile mi rammento. Traboccava
il cuore come il glicine dai muri.
Erravano i miei passi ebbri e sicuri,
ed un vento fiorito li portava".


SERGIO SOLMI, “Dal quaderno di Mario Rossetti“, Poesie, 1950


“Aprile è il mese più crudele; fa nascere
i lillà dalla terra addormentata, e mescola
memoria e desideri, risveglia
secche radici con le piogge di primavera”.


THOMAS STEARNS ELIOT, “La Terra Desolata“, 1922


"Aprile, il mese crudele".

VINÍCIUS DE MORAES, “Sonetto di maggio”, Libro di sonetti, 1967


"Non torna aprile, ogni anno,
spoglio, in fiore, cantando,
sul suo cavallo bianco?"

JUAN RAMÓN JIMÉNEZ, “Epitaffio di un ragazzo morto ad aprile”, Eternità, 1917


"Sotto il cielo di aprile la mia pace
è incerta. I verdi chiari ora si mutano
sotto il vento a capriccio".

SANDRO PENNA, “Sotto il cielo di aprile”, Poesie, 1931

"Aprile s’affaccia, brucia, brucia le foglie
sui fogli scritti appena scritti.
Così calmo. Anche il mese crudele. Si
Aprile viaggia su strani arcobaleni."


ROBERTO ROVERSI, “L’Italia sepolta sotto la neve”, 1984





William Partridge Burpee, "Alberi in fiore"


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LA FRASE DEL GIORNO
Quando l'affetto comincia a scemare e a estinguersi, diventa ostentazione.
WILLIAM SHAKESPEARE, Giulio Cesare, IV, II