ROBERTO JUARROZ
POESIA VERTICALE, 1
Una rete di sguardi
tiene insieme il mondo,
gli impedisce di crollare.
E anche se non so cosa accada ai ciechi,
i miei occhi si poseranno su una schiena
che potrebbe appartenere a Dio.
Eppure
cercano un'altra rete, un altro filo,
che va in giro a chiudere gli occhi in abiti presi in prestito
e scatena una pioggia ora senza terra né cielo.
I miei occhi cercano ciò
che ci fa togliere le scarpe
per vedere se c'è qualcos'altro che ci sostiene,
o inventare un uccello
per scoprire se l'aria esiste,
o creare un mondo
per sapere se esiste un Dio,
o indossare i nostri cappelli
per dimostrare che esistiamo.
(da Poesia verticale, 1958)
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È questa la prima delle tante che vanno a comporre la Poesía vertical, ininterrotto fluire lirico del poeta argentino Roberto Juarroz: attraverso gesti minimi ed esistenziali, il testo traduce la vertigine metafisica in un tentativo empirico di verificare la consistenza del reale.
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IMMAGINE CREATA CON IA
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LA FRASE DEL GIORNO
Perché le foglie occupano il posto delle foglie / e non quello che resta tra le foglie? / Perché il tuo sguardo occupa lo spazio davanti alla ragione / e non quello che c’è dietro?
ROBERTO JUARROZ, Poesia verticale
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Roberto Juarroz (Coronel Dorrego, 5 ottobre 1925 – Buenos Aires, 31 marzo 1995), poeta, saggista e bibliotecario argentino. La sua opera, salvo le prime Sei poesie scelte del 1960 è riunita con il titolo unico di Poesia verticale. Varia solo il numero d'ordine, da raccolta a raccolta, fino alla quattordicesima, uscita postuma nel 1997.

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