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sabato 10 ottobre 2020

Essere amato


DAVID MARIA TUROLDO

DIRMI GELOSO

Dirmi geloso è inutile,
non sopporta catene l'Amore.

Invidia invece mi rode
perché a me non hai dato
come a loro il dono
di lasciarmi amare:

essere amato nel modo
che tu solo ami:
rovinoso
              e senza rimedio.

(da Nel segno del Tau, Scheiwiller, 1988)

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Non so se altri passino / per uguali gorghi / di vertigini (…) / e tu / perduto nell’illimite”: la fede di David Maria Turoldo è un continuo ricercare, è una domanda perpetua che non riesce ad avere risposta. Toccano “ad altri, ad altri i divini / giochi per i campi, e i lauti / banchetti e le notti / di magia…” tanto da renderlo quasi invidioso di quelli che invece si sentono pienamente amati.


JAN TOOROP, "DESIDERIO E GRATIFICAZIONE"

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LA FRASE DEL GIORNO
Pare che Dio sia una consonante // e neppure quale /tu sai…
DAVID MARIA TUROLDO, O sensi miei




David Maria Turoldo, al secolo Giuseppe Turoldo (Coderno, 22 novembre 1916 – Milano, 6 febbraio 1992), presbitero, teologo, filosofo, scrittore e poeta italiano, membro dell'Ordine dei servi di Maria. Fu sostenitore delle istanze di rinnovamento culturale e religioso della Chiesa, di ispirazione conciliare.


venerdì 9 ottobre 2020

Nobel 2020 a Louise Glück


L’Accademia Svedese ha assegnato il Premio Nobel per la Letteratura 2020 alla poetessa statunitense Louise Glück con la seguente motivazione: "per la sua inconfondibile voce poetica che con austera bellezza rende l'esistenza individuale esperienza universale". Louise Glück ama infatti trattare temi quotidiani, le vicende dell’esistenza, l’amore, il divorzio, la solitudine rivestendoli con la sua precisione tecnica e spesso con la trasposizione dei miti classici.

Louise Glück, nata a New York nel 1943 è la prima poetessa a vincere il Nobel dopo Wislawa Szymborska. La sua vita è stata caratterizzata per anni dall’anoressia: per superare la malattia, abbandonò dapprima il liceo e poi l’università, affidandosi a un supporto psicanalitico. La sua prima raccolta di poesie, Primogenito, è del 1968; hanno fatto seguito La casa sulla palude (1975) e Il trionfo di Achille (1985), in cui traspose la perdita di tutti i suoi oggetti personali nell’incendio della sua casa in Vermont.

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VENTO CALANTE

Quando vi ho fatto, vi amavo.
Ora vi compatisco.

Vi ho dato quanto vi serviva:
letto di terra, lenzuolo di aria blu…
Mentre mi allontano da voi
vi vedo più chiaramente.
A quest’ora le vostre anime avrebbero dovuto essere
immense,
non quel che sono,
piccole cose vocianti…

Vi ho dato ogni dono,
blu del mattino primaverile,
tempo che non sapevate come usare:
volevate di più, l’unico dono
riservato a un’altra creazione.

Qualsiasi cosa abbiate sperato,
non troverete voi stessi nel giardino,
fra le piante che crescono.
Le vostre vite non sono circolari come le loro:

le vostre vite sono il volo dell’uccello
che inizia e finisce nell’immobilità:

che inizia e finisce, forma che riflette
quest’arco dalla betulla bianca
al melo.

(da L’iris selvatico, 1992 – Traduzione di Massimo Bacigalupo)

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NOSTOS

C’era un melo nel cortile –
questo sarà stato
quarant’anni fa – dietro,
solo campi. Macchie
di crochi nell’erba umida.
Stavo in quella finestra:
fine aprile. Fiori
primaverili nel cortile del vicino.
Quante volte l’albero fiorì
davvero al mio compleanno,
proprio quel giorno, non
prima, non dopo? Sostituzione
dell’immutabile
per ciò che scorre, che evolve.
Sostituzione dell’immagine
per la terra spietata. Cosa
so di questo luogo,
il ruolo dell’albero per tre decenni
assolto da un bonsai, voci
che salgono dai campi di tennis…
Prati. Odore di erba alta, appena tagliata.
Come ci si aspetta da un poeta lirico.
Guardiamo il mondo una volta, nell’infanzia.
Il resto è memoria.

(da L’iris selvatico, 1992 – Traduzione di Massimo Bacigalupo)

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LE MIGRAZIONI NOTTURNE

Questo è il momento in cui vedi di nuovo
le bacche rosse del sorbo selvatico
e nel cielo scuro
le migrazioni notturne degli uccelli.
Mi addolora pensare
che i morti non le vedranno –
queste cose su cui facciamo affidamento,
esse svaniscono.
Allora cosa farà l’anima per rinfrancarsi?
Mi dico che forse non avrà più bisogno
di questi piaceri;
forse già non essere basta del tutto,
per quanto sia difficile da immaginare.

(da Averno, 2006)

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LA FRASE DEL GIORNO
Penso che la poesia sia una comunicazione tra una bocca e un orecchio - non una vera bocca e un vero orecchio, ma una mente che invia un messaggio e una mente che lo riceve.
LOUISE GLÜCK, Poets.org, 21 febbraio 2009




Louise Elisabeth Glück (New York, 22 aprile 1943), poetessa statunitense nata da famiglia ebrea ungherese. È stata premiata con il Pulitzer nel 1993 ed è stata Poeta Laureato del Congresso nel 2003. Per anni lettrice d’inglese al Williams College, ora insegna a Yale. Nel 2020 è stata insignita del Premio Nobel per la Letteratura.


giovedì 8 ottobre 2020

Gente come me


NINO PEDRETTI

I NOM DAL STRÈDI

Al strèdi a gli è
tòti ad Mazzini, ad Garibaldi
a gli è di pèpa
ad quei chi scréiv,
chi dà di cmand, chi fa la guèra.
E mai ch’u t’capita d’avdéi
Vea d’éun  che fèva i brétt
Vea d’éun che stèva sòta un zris
Vea d’éun ch’u n’ à fatt gnént
parchè l’andeva a spass
s’una cavala.
E pansè che e’ mònd
l’è fatt ad zénta cume mè
ch’l’a magna i radécc
ma la finestra
cunténta ad stè l’instèda
Si pii néud.

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I NOMI DELLE STRADE

Le strade sono
tutte di Mazzini, di Garibaldi,
son dei papi,
di quelli che scrivono,
che dan dei comandi, che fan la guerra.
E mai che ti capiti di vedere
via di uno che faceva i berretti
via di uno che stava sotto un ciliegio
via di uno che non ha fatto niente
perché andava a spasso
sopra una cavalla.
E pensare che il mondo
è fatto di gente come me
che mangia il radicchio
alla finestra
contenta di stare, d’estate,
a piedi nudi.

(da Al vòuṣi e altre poesie in dialetto romagnolo, Einaudi, 2007)

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Una divertente riflessione del poeta romagnolo Nino Pedretti, una di quelle che riescono meglio se pensate in dialetto: ne nasce un elogio della gente comune, quella che vive la quotidianità e non si cura della fama, del potere, della grandezza, che ritiene essere semplicemente una mancata libertà. 

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GUSTAVE CAILLEBOTTE, “UOMO ALLA FINESTRA”, 1875

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LA FRASE DEL GIORNO
A differenza dell'italiano, arrotolato nei codici, levigato ed illustre, il fratello umile, il dialetto, è vissuto all'aperto come un'erba selvatica, bagnato dalla pioggia dei secoli e come un'erba pertinace di gramigna, si è arrampicato sui monti, si è addentrato nei minimi villaggi, ha coperto ogni metro di terra dove viveva la gente comune del lavoro e dei sacrifici.
NINO PEDRETTI




Giovanni Maria Pedretti, detto Nino (Santarcangelo di Romagna, 13 agosto 1923 – Rimini, 30 maggio 1981), poeta e traduttore italiano. Chiamato alle armi nel 1942, riparò a San Marino dopo l’8 settembre 1943. Dopo aver vissuto vent’anni in Germania, tornò a Cesena, dove insegnò inglese. Nel 1975 pubblicò Al vòuṣi, cui seguirono altre tre raccolte.


mercoledì 7 ottobre 2020

Al sole roseo d’autunno


ALFONSO GATTO

UN’ALBA

Com’è spoglia la luna, è quasi l’alba.
Si staccano i convogli, nella piazza
bruna di terra il verde dei giardini
trema d’autunno nei cancelli.
È l’ora fioca in cui s’incide al freddo
la tua città deserta, appena un trotto
remoto di cavallo, l’attacchino
sposta dolce la scala lungo i muri
in un fruscìo di carta.
La tua stanza
leggera come il sonno sarà nuova
e in un parato da campagna al sole
roseo d’autunno s’aprirà.
La fredda
banchina dei mercati odora d’erba.
La porta verde della chiesa è il mare.

(da Poesie, Mondadori, 1941)

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Mario Lunetta scrisse di Alfonso Gatto che “sembra conoscere della parola solo l’epifania cromatica”. E i colori si manifestano accendendosi in questi versi che raccontano il risveglio della città in un’alba d’autunno in una sinestesia che associa profumi e odori, rumori  e sensazioni, il freddo stesso che si attacca alle ossa, per approdare poi al pensiero dell’amata che, al contrario del poeta, dorme ancora nella sua stanza.

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FOTOGRAFIA © ROMAN BOED/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Chi stringe i venti, e annebbia le specchiere / oltre i mari d'autunno, nell'alone /
delle polveri cieche?
ALFONSO GATTO




Alfonso Gatto (Salerno, 17 luglio 1909 – Orbetello, 8 marzo 1976), poeta e scrittore italiano. Ermetico, ma di confine, giornalista e pittore, insegnante di Letteratura all'Accademia di Belle Arti, collaboratore di “Campo di Marte”, la sua poesia è caratterizzata da un senso di morte che si intreccia al vivere.


martedì 6 ottobre 2020

Il cielo è sempre azzurro


DAI FUGU

QUANTA GENTE CORRE

Quanta gente corre dietro al denaro,
incessantemente.
Dedicano la notte a far di conto
e cavalcano tutto il giorno.
Passano la vita in un costante desiderio,
stanchi del continuo ripetersi.
E nemmeno ski rendono conto che sul loro tetto
il cielo è sempre azzurro.

(da Shiping ci, XII secolo)


Dai Fugu, poeta cinese del XII secolo, ci testimonia che l’umanità non è molto cambiata in questi nove secoli: la descrizione dei dignitari e dei mercanti che cavalcano tutto il giorno per ammassare denaro da contare la notte si attaglia a molte persone del XXI secolo. Guardano al profitto, alla ricchezza, senza nemmeno accorgersi della poesia del cielo.

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STAMPA CINESE DA ALIEXPRESS

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LA FRASE DEL GIORNO
Il vertice del potere / cui aspirano gli uomini / è essere principe o re / con gloria, fama e comodità, ma senza libertà.
DAI FUGU




Dai Fugu o Tai Fu-ku (Provincia di Zhejang, 1167-1248), poeta cinese della dinastia Song, trascorse vent’anni in viaggio alla ricerca dei panorami più spettacolari. Sebbene facesse parte della scuola poetica Janghu, i suoi versi andarono oltre quella linea poetica. La sua poesia è raccolta negli Shiping.

lunedì 5 ottobre 2020

Aspetto in macchina


PIERLUIGI CAPPELLO

IPERMERCATO, MEZZOGIORNO

Aspetto in macchina qualcuno,
uno esce, va veloce, ha pagato;
il piazzale caldo, gli smalti caldi
delle carrozzerie
poi anche una bella esce, ma bella,
come un sentiero che si apre
i pantaloni leggeri
che portano via, quanto il vento,
desideri
e dopo escono madri, bambini e madri
coppie di anziani
e altri, escono, e altre vestite
come le pagine che hanno sfogliate
e poi sono solo, in macchina, e aspetto
e sudano i pollici giocando sul volante
sono solo e non penso e non vedo,
nel retrovisore, che il mio vedere
ma liscio
ma indecifrato come un sacrificio
e fuori il piazzale è un’aria diamante
e fuori è il mio non ci sono portato qui
e sopra scoppia, nel sole, l’ostensione del sole.

(da Assetto di volo, 2006)

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Si può essere soli tra la folla? Si può. Lo siamo tutti, monadi anonime nell’anonima folla di un ipermercato, per esempio, come quello rappresentato in questi versi dal poeta friulano Pierluigi Cappello, seduto in macchina a posare il suo “sguardo fermo e dolente sul mondo, sulle cose, sulle persone, nella duplice direzione di una valutazione di sé e del disincanto per quella vita che avvolge e ammalia le altre esistenze”, come rilevato da Alessandro Fo.

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YLLI HARUNI, "TIM HORTONS A NIAGARA FALLS"
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LA FRASE DEL GIORNO
E qualcosa come uno stormo si stacca / in fuga dall’incendio / una nota, dai vetri, una voce / il breve sussurrare dei poeti.
PIERLUIGI CAPPELLO, Assetto di volo




CappelloPierluigi Cappello (Gemona del Friuli, 8 agosto 1967 – Cassacco, 1º ottobre 2017), poeta italiano. La sua vita è stata gravemente segnata da un incidente stradale occorsogli quando aveva sedici anni: dallo schianto della sua moto contro la roccia uscì con il midollo spinale reciso e una perenne immobilità. Ha scritto numerose opere, anche in lingua friulana.


domenica 4 ottobre 2020

Derek Mahon


La notte del 1°ottobre si è spento a Cork dopo una breve malattia il poeta e scrittore nordirlandese Derek Mahon. Era nato a Belfast il 23 novembre del 1941 e aveva levato alta la sua voce poetica contro le tensioni e le violenze dell’Irlanda del Nord. La sua casa editrice, la Gallery Press ne ha annunciato la scomparsa Annunciando la sua scomparsa definendolo “maestro della poesia” e “artista puro”. Mahon si affermò nel 1968 con “Night crossing”, opera con cui elaborò temi legati alla vita quotidiana con grande perizia tecnica. Ha ottenuto grande popolarità quest’anno, all’inizio della pandemia da coronavirus, grazie alla poesia “Tutto andrà bene”, che aveva pubblicato molti anni fa.

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FOTOGRAFIA © THE PARIS REVIEW

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TUTTO ANDRÀ BENE

Come potrei non essere lieto di contemplare
le nuvole aprirsi oltre l’abbaino
e l’alta marea riflessa sul soffitto?
Si muore, si muore,
ma non c’è alcun bisogno di pensarci sempre.
Le poesie fluiscono dalla mano sfrenata
e la celata fonte è l’attento cuore.
Il sole sorge malgrado tutto
e le città lontane splendono bellissime.
io rimango qui steso in un tumulto di sole
a guardare il giorno irrompere e le nuvole volare.
Tutto andrà bene.

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GIORNI DI SOGNO

‘Quando ti fermi a pensare
ai giorni trascorsi a sognare un futuro
e poi dici, la mia vita’.

Perché sono lunghi i giorni -
tra il primo furgone del latte
e l’ultimo grido della notte,
un’eternità. Ma se ne vanno come uccelli
le settimane; e gli anni, gli anni
scorrono via in senso contrario
come le lancette nello specchio di un bar.

(da Poesie scelte, 1991 – Traduzione di Chiara Beccari)



Poesie di Derek Mahon sul Canto delle Sirene:


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LA FRASE DEL GIORNO
Credo che la poesia e la religione fossero correlate, almeno in origine, così come il teatro e la danza. Quando Platone bandì i poeti, ciò che stava bandendo era lo spirito sovversivo dionisiaco, che è lirico e inammissibile alla spiegazione e al controllo razionali.
DEREK MAHON, Poetry Review, n. 81, Estate 1991




DerekMahon_NewBioImageDerek Mahon (Belfast, 23 novembre 1941), poeta nordirlandese. Dopo gli studi a Dublino e Parigi, viaggiò in Canada e negli Stati Uniti fino a trasferirsi a Londra nel 1970. La sua poetica verte sul senso di appartenenza, sul distacco e sull’esilio, sulla percezione di forze vitali nel mondo che ci circonda.