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lunedì 7 febbraio 2022

Centenario di Jan Skácel


Jan Skácel, nato in Moravia esattamente cento anni fa, il 7 febbraio del 1922, è noto come “il poeta del silenzio”. Giornalista, speaker radiofonico e addirittura operaio in una fabbrica di trattori, ebbe il suo nome nella lista nera del regime comunista dopo la Primavera di Praga del 1968: gli fu impedito di pubblicare per oltre un decennio e venne allontanato dalla direzione della rivista Host do domu, che reggeva dal 1963. La poesia di Skácel è segnata da un’atmosfera rarefatta e da un dire controllato, assimilabile a certa poesia cinese. I suoi versi, connessi alla natura e alle tradizioni della Bassa Moravia, assumono toni metafisici: “Sono solo  un poeta, un radar sotto i tigli. Non sta a me rispondere. Io domando”.

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FOTOGRAFIA © UNDG

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NOTTURNO

Sorvegliamo i lupi fino a tarda notte
Poi mangeremo la luna
Resteranno fosse piene di stelle
Il buio profuma dolce come segale

Abbiamo voglia soprattutto di dormire
e meditiamo come rivolgerci alla morte
Senza di lei non ci sarebbe l’infanzia
la regione della cava libertà dei fili d’erba

(da Il colore del silenzio, Metauro, 2004 - Traduzione di Annalisa Cosentino)

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CONTRATTO

Non voglio che nessun dio mi gratifichi.
Ho il mio da molto tempo
per me e per la mia rettitudine.
E per l'umiltà di cui ho bisogno.

A volte l'anima umana puzza
come un cane bagnato.
Non bestemmio. Voglio solo
che il dolore sia dolore
e che una lacrima sia una lacrima.

(da Tristezza, 1965)

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Altre poesie di Jan Skácel sul Canto delle Sirene:

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LA FRASE DEL GIORNO
Nel profondo fin dove può arrivare / la mano vertiginosa del buio / le radici tacciono di parole cieche. / Al sonno perpendicolare risponde il silenzio.
JAN SKÁCEL, Il colore del silenzio




Jan Skácel (Vnorovy, Moravia, 7 febbraio 1922 - Brno, 7 novembre 1989), poeta ceco, fu costretto dal regime comunista a lasciare il giornale di cui era redattore. Dopo la Primavera di Praga, smise di pubblicare in Cecoslovacchia: la censura sovietica proibì i suoi libri, che apparvero sotto forma di samizdat.


domenica 6 febbraio 2022

Il passo illanguidito


DINO CAMPANA

VI AMAI NELLA CITTÀ DOVE PER SOLE

Vi amai nella città dove per sole
strade si posa il passo illanguidito
dove una pace tenera che piove
a sera il cuor non sazio e non pentito
volge a un’ambigua primavera in viole
lontane sopra il cielo impallidito.

(da Canti Orfici ed altre liriche, Vallecchi, 1928)

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Sei endecasillabi (“Brevi poesie, come gli impressionisti”) bastano a Dino Campana per descrivere compiutamente l’incontro a Firenze con Sibilla Aleramo: quello che rimane è sì un senso di amarezza, un gusto di rimpianto per quell’amore consumato dalla sua eccessiva intensità, ma spicca anche la dolcezza, la “folle ebbrezza” aiutata dalla primavera fiorentina.

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SCENA DAL FILM "UN VIAGGIO CHIMATO AMORE" © CATTLEYA

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LA FRASE DEL GIORNO
Fiorenza giglio di potenza virgulto primaverile. Le mattine di primavera sull'Arno. La grazia degli adolescenti (che non è grazia al mondo che vinca tua grazia d'Aprile), vivo vergine continuo alito, fresco che vivifica i marmi e fa nascere Venere Botticelliana?
DINO CAMPANA, Canti orfici




Dino Carlo Giuseppe Campana (Marradi, 20 agosto 1885 – Scandicci, 1º marzo 1932), poeta italiano. l’unico accostabile ai “maudits” del Decadentismo europeo quali Rimbaud. La sua poesia brucia le scorie della tradizione di Carducci e D’Annunzio con un atteggiamento visionario che va oltre le cose e i dati realisticamente intesi. Di lui è nota l’appassionata relazione con Sibilla Aleramo.


sabato 5 febbraio 2022

Una sera di nebbia


VITTORIO SERENI

L’ALIBI E IL BENEFICIO

Le portiere spalancate a vuoto sulla sera di nebbia
nessuno che salga o scenda se non
una folata di smog la voce dello strillone
– paradossale – il Tempo di Milano l’alibi
e il beneficio della nebbia cose occulte
camminano al coperto muovono verso di me
divergono da me passato come storia passato
come memoria: il venti il tredici il trentatre
anni come cifre tramviarie
o solo indizio ammiccante della radice perduta
una sera di nebbia agli incroci di ogni possibile sera
infatti
è sera qualunque traversata da tram semivuoti
mi vedi avanzare come sai nei quartieri senza ricordo
mai visto un quartiere così ricco in ricordi
come questi sedicenti «senza» nei versi del giovane Erba
tra due fonde barriere dentro un grigio acre tunnel
con che pena il trasporto buca la nebbia stasera
alibi ma beneficio della nebbia globalità del possibile
che si nasconde ma per fiorire
in alberi e fontane questa polvere d’anni di Milano.

(Da Gli strumenti umani, Einaudi, 1965)

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“È sera qualunque traversata da tram semivuoti / mi vedi avanzare come sai nei "quartieri senza ricordo”: Vittorio Sereni incastona questi suoi versi da Tabula rasa? di Luciano Erba nella sua poesia. È la stessa Milano dei primi Anni Sessanta, una nebbiosa e grigia città invernale e nell’atmosfera alienante della nebbia – che assume per metafora la funzione di alibi e di beneficio alla fuga dalla realtà - si perdono anche i ricordi e le riflessioni sulla posizione del poeta come individuo, sulla sua appartenenza alla storia, all’epoca in cui vive.

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PIAZZA DUOMO, MILANO, 1954 © ARCHIVI FARABOLA

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LA FRASE DEL GIORNO
Come nella grafica, mentre di solito si disegna in nero su uno sfondo bianco, può accadere il contrario, cioè disegnare in negativo, qualcosa di analogo ho fatto io. Sono cioè partito da una situazione che sapevo negativa, nonostante questo e, anzi, proprio per questo.
VITTORIO SERENI, Il grande amico




Vittorio Sereni (Luino, 27 luglio 1913 – Milano, 10 febbraio 1983), poeta italiano, è il capostipite della variante lombarda del novecentismo poetico, detto “Linea lombarda”. Ufficiale di fanteria, viene fatto prigioniero dopo l’8 settembre 1943. Nel dopoguerra è direttore letterario di Mondadori e cura la prima edizione dei Meridiani.


venerdì 4 febbraio 2022

Lo sguardo è dentro le cose


PIERO BIGONGIARI

NON SO

Nell'umido brillare dei tetti,
nel calare del sole tra le scogliere
di strade, non so cos'altro aspetti,
s'altro dichiari con parole rade
ai passanti, ai vetri ciechi dei tram,
e a un tratto molto so della speranza,
ma non so neppure cosa si perde
nell'ansimo dell'aria, quasi un battito
accelerato di motore,
quasi tacchi più fitti, una catena
che si tende, gli occhi un poco più desti.

Ma lo sguardo è dentro le cose
a cercarvi la buccia tra la polpa,
e non v'è colpa sufficiente per la nostra gioia,
nemmeno la speranza e la solitudine:
tu sai che non so, tu sai che puoi chiedere.

26 novembre 1945

(da Rogo, Edizioni della Meridiana, 1952)

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La poesia, per Piero Bigongiari, è un mezzo per provare ad attraversare la realtà e trovare la luce che la illumini, “punto di resistenza a una civiltà ormai in profonda crisi anoressica”, come scrisse Giancarlo Quiriconi. Lo sguardo umano, dice lo scrittore fiorentino, è già curioso dentro le cose, per quanto esse astraggano dalla sua intelligenza: “Forse è questa l’ora di non vedere / se tutto è chiaro, forse questa è l’ora / ch’è solo di sé paga, ed il tuo incanto / divaga nell’inverno della terra, / nell’inferno dei segni da capire”.

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MARIO SIRONI, "PAESAGGIO URBANO"

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LA FRASE DEL GIORNO
Tutto, vedi, / ti aiuta a distaccarti un po’ per volta / dal crudo magma che t’avvolge e soffoca.
PIERO BIGONGIARI, Rogo




Piero Bigongiari (Navacchio, 15 ottobre 1914 – Firenze, 7 ottobre 1997), poeta e critico letterario italiano. Insegnò storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Firenze. È considerato esponente di un ermetismo purista in cui dominano metafisicamente il tema dell’assenza, un forte anelito religioso e la trasfigurazione simbolica della realtà.


giovedì 3 febbraio 2022

Verso la montagna


JANE KENYON

IN VARI COLORI

Ogni mattina, tazza di caffè
in mano, guardo verso la montagna.
Di solito è azzurra, ma oggi
ha il colore della melanzana.

E il cielo vira
dal grigio all'albicocca chiaro
mentre il sole
avvolge la strada principale di Andover.

Studio il muso del gatto
e scopro una traccia bianca
intorno a ad ogni occhio, come se
anche lui oggi si fosse truccato
per fare parte dell'opera.

(da Da una stanza all'altra, 1978)


L’intima semplicità, la verde tranquillità del New England, fanno da sfondo ai versi di Jane Kenyon: la poetessa statunitense osserva il paesaggio dalla sua casa di Andover, cittadina rurale del New Hampshire, paesaggio sempre uguale ma reso sempre diverso dal passare delle stagioni e dal variare della luce.

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EDWARD HOPPER, "CAPE COD IN OTTOBRE"

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LA FRASE DEL GIORNO
La beatitudine e la sofferenza dell’anima sono legate insieme.
JANE KENYON




Jane Kenyon (Ann Harbor, Michigan, 23 maggio 1947 – Wilmot, New Hampshire, 22 aprile 1995), poetessa e traduttrice americana. La sua poesia, spesso  semplice, sobria ed emotivamente risonante, sonda la psiche ed esplora il ciclo della natura. Tra le sue traduzioni spiccano le poesie di Anna Achmatova.


mercoledì 2 febbraio 2022

Pallidi monasteri di luce


RUBÉN SEVLEVER

VESPERALE

Pallidi monasteri di luce,
lente cascate in giallo declinare
inondano le vie;
il fogliame ancora caldo si insinua nel sogno.

La sinfonia di grigi in opache cornici
sottintende gli alberi, i giardini nascosti,
gli alti portali.

(da Poesie scelte e altri scritti, 2012)

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C’è un’ora del giorno che avvolge ogni cosa con il suo calore dorato – prima del tramonto, quando il sole è basso, soprattutto in questi giorni d’inverno – quella che gli anglosassoni chiamano “the golden hour”, l’ora d’oro che sembra accarezzare le case con la sua luminosità riflessa. È in questa atmosfera magica che è immerso il poeta argentino Rubén Sevlever.

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FOTOGRAFIA © MICHAEL MATTI/FLICKR

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è una tessitura di cose indicibili.
RUBÉN SEVLEVER, Poesie scelte e altri scritti




Rubén Sevlever (Rosario, 1932 – 2011), poeta argentino. Direttore della rivista Pausa, nel 1960 aprì la libreria Aries, che divenne un centro culturale e poetico. La sua poesia, fortemente astratta, cerca continuamente di eludere il tempo umano per eternizzarsi in un tempo proprio.


martedì 1 febbraio 2022

Poesie per febbraio VIII


“Febbraio è sbarazzino. / Non ha i riposi del grande inverno, / ha le punzecchiature, / i dispetti / di primavera che nasce” : la fotografia poetica di Vincenzo Cardarelli è perfetta. Il suo volto mascherato ora da una stagione ora dall’altra risalta anche nei versi del poeta ligure Giuseppe Conte che ne registra il mutevole svanire nel crepuscolo e del poeta svizzero Giorgio Orelli, che trova insieme un nuovo verde e l’arido secco dell’inverno.

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FOTOGRAFIA © PXHERE

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GIUSEPPE CONTE

COME TUTTO SCOMPARE

Come tutto scompare veloce
quando viene sera, e il sole se ne va
oltre le colonne d'Ercole
a fare capriole sull'Atlantico.
Il Mar Ligure si appiattisce in una lastra
che non lo diresti nemmeno più un mare
e una muraglia nebbiosa di rosa
sporco si disfa come la scia luminosa
dell'aereo, unica traccia rettilinea in cielo
che sembra averlo bucato per andarsene
più in là.
Come tutto scompare, come breve
è il giorno per chi ne ama l'essenza
come breve la notte che si preannunzia
nitida di luna a gobba crescente
come tutto ritorna e ritorna
al niente.
Come è corto Febbraio
come è corta la vita
per chi ne ama l'essenza
incessabile, infinita.

(da Ferite e rifioriture, Mondadori, 2006)

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GIORGIO ORELLI

DI FEBBRAIO

E quasi di domenica in domenica
con la speranza che ha di sé pietà,
da vie scordate dalla pioggia un uomo
a quelle case rassegnate va;
vede ardere un verde ov’è vietato
lordare,giovani madri sedute sul prato,
e battere di là dal fiume scarso
il sole contro gli occhi dei villaggi;
finché la tuba di un bimbo che pare
dimenticato
tutta grida la lunga siccità

(da L’ora del tempo, Mondadori, 1962)

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LA FRASE DEL GIORNO
È questo il tuo miracolo, Amore, / lo spirito che entra nelle cose / che popola il vuoto di mimose / come fa sui viali liguri Febbraio.
GIUSEPPE CONTE, Ferite e rifioriture




giuseppe_conteGiuseppe Conte (Porto Maurizio, Imperia 15 novembre 1945) è uno scrittore, poeta e traduttore italiano. Insegnante di filosofia e collaboratore di numerose riviste. Si è interessato, come studioso, ai procedimenti metaforici. La sua ispirazione poetica si affida al mito, dall’universo classico a quello druidico, da quello azteco a quello orientale.


Giorgio Orelli (Airolo, 25 maggio 1921 – Bellinzona, 10 novembre 2013), scrittore, poeta e traduttore svizzero di lingua italiana. La sua poesia, in parte appartenente al filone post-ermetico, a tratti avvicinata a quella Linea Lombarda, è ricca di grazia musicale e si caratterizza per una sua ironica ambiguità.