Statistiche web

giovedì 14 gennaio 2021

Tante tende sbattono


MARGHERITA GUIDACCI

QUI

Qui tante tende sbattono,
tante porte si schiudono.
Balenano spiragli,
ma tutti danno sul vuoto.

(da Neurosuite, Neri Pozza, 1970)

.

“Qui” naturalmente è la clinica psichiatrica dove la poetessa fiorentina Margherita Guidacci fu ricoverata sul finire degli Anni ‘60 in seguito ad una crisi psicofisica. Bastano quattro versi per fotografare l’oscuro mondo della follia, l’estraniamento di quel luogo vissuto come una discesa agli inferi dantesca, definito dalla poetessa “il punto di maggiore desolazione”. Quel movimento che attraversa la breve poesia è vano, quella luce che vi balena non è però di speranza.

.

FOTOGRAFIA © SBS

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------

LA FRASE DEL GIORNO
Io non voglio che mi tagliate un pezzo d’anima! / Se ne ho troppa per entrare nel vostro mondo, / ebbene, non voglio entrarci.
MARGHERITA GUIDACCI, Neurosuite




Margherita Guidacci (Firenze, 25 aprile 1921 – Roma, 19 giugno 1992), poetessa e traduttrice italiana. Dopo la crisi del suo matrimonio, negli Anni’60, superò un decennio di grave sofferenza psichica che culminò nel ricovero in una clinica neurologica. Tra i poeti da lei tradotti John Donne, Emily Dickinson, T.S. Eliot ed Elizabeth Bishop.


mercoledì 13 gennaio 2021

La pazienza del ciottolo


ÁLVARO MUTIS

SE ASCOLTI SCORRERE L’ACQUA DEI CANALI

Se ascolti scorrere l’acqua nei canali
Il suo sonno mansueto passare tra penombre e muschi
con il suono spento di qualcosa
che tende a soffermarsi all’ombra vegetale.
Se hai fortuna e preservi quell’istante
col tremore delle felci che non cessa
col limo attonito che si dibatte
nell’alveo immutabile e sempre in viaggio.
Se hai la pazienza del ciottolo
la sua voce spenta il suo accento grigio senza spigoli
e attendi finché la luce faccia il suo ingresso
è bene che tu sappia che lì ti chiameranno
con un nome mai pronunciato prima.
Tutta l’ardua armonia del mondo
è probabile che ti sia allora rivelata
ma solo per questa volta.
Saprai forse decifrarla nel rumore dell’acqua
che evade senza rimedio e per sempre?

(da Summa di Maqroll il gabbiere, Einaudi, 1993 - Traduzione di Fabio Rodriguez Amaya)

.

Chi, come me, ha la fortuna di abitare in una zona ricca di canali e di boschi, comprende bene ciò che intende dire il poeta e scrittore colombiano Álvaro Mutis: quella “ardua armonia del mondo” è davvero capace di rivelarsi – più che di esser compresa – mentre ci si perde nei boschi di felci come in sterminate cattedrali, mentre ci si sofferma sulle rive a guardare il sole frangersi nell’acqua. Un istante solo, quell’istante in cui invece che  nella frenesia della vita moderna sappiamo immedesimarci nella pazienza del ciottolo.

.

FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
Ogni poesia un lento naufragio del desiderio, / uno scricchiolio di alberi maggiori e di sartie / che reggono il peso della vita.
ÁLVARO MUTIS




Álvaro Mutis Jaramillo (Bogotà, 25 agosto 1923 – Città del Messico, 22 settembre 2013), scrittore e poeta colombiano naturalizzato messicano. Le sue opere, dal linguaggio incisivo, ricco di immagini e fortemente metaforico, hanno come protagonista il marinaio Maqroll, sorta di alter ego dell'autore.


martedì 12 gennaio 2021

Figlio dell’aria


ADAM ZAGAJEWSKI

AUTORITRATTO

Tra computer, matita e macchina da scrivere passa
metà della mia giornata. Col tempo farà mezzo secolo.
Abito in città straniere e talvolta parlo
con sconosciuti di cose indifferenti.
Ascolto molta musica: Bach, Mahler, Šostakovič, Chopin.
Vi trovo tre elementi, forza, debolezza, dolore.
Il quarto non ha nome.
Leggo i poeti, i vivi e i morti, da loro apprendo
costanza, fede e orgoglio. Cerco di capire
i grandi filosofi – ma di solito riesco
ad afferrare solo brandelli dei loro preziosi pensieri.
Amo fare lunghe passeggiate per le strade di Parigi
e guardare i miei simili, animati dalla gelosia,
dalla brama o dall’ira, osservare la moneta d’argento
che passa di mano in mano e lentamente perde
la sua forma rotonda (si usura il profilo dell’imperatore).
Accanto crescono gli alberi, e nulla esprimono,
a parte la verde, indifferente perfezione.
Sui campi volteggiano uccelli neri
che attendono pazienti come vedove spagnole.
Non sono più giovane, ma c’è ancora chi è più vecchio di me.
Amo il sonno profondo, quando non ci sono,
la corsa veloce in bicicletta per la campagna, quando i pioppi
e le case si dissolvono come cumuli in un cielo sereno.
Talvolta mi parlano i quadri nei musei
e allora l’ironia svanisce all’improvviso.
Adoro osservare il volto di mia moglie.
Ogni domenica telefono a mio padre.
Ogni due settimane incontro gli amici,
in questo modo restiamo fedeli gli uni agli altri.
Il mio paese si è liberato da un male. Vorrei
che a ciò seguisse ancora un’altra liberazione.
Potrei in ciò essere d’aiuto? Non so.
Non sono un vero figlio del mare,
come scrisse di sé Antonio Machado,
ma figlio dell’aria, della menta e del violoncello
e non tutte le strade del mondo alto
incrociano i sentieri della vita che, per ora,
mi appartiene.

(da Dalla vita degli oggetti, Adelphi, 2012 - Traduzione di Krystyna Jaworska)

.

Non c’è molto da aggiungere a questo autoritratto a cinquant’anni del poeta polacco Adam Zagajewski: è completo e racconta sia tutte le sue passioni sia il suo modo di intendere la poesia. “Il mio paese è liberato da un male”: visto che siamo sul principio degli Anni ‘90, si tratta naturalmente del crollo della dittatura comunista in Polonia e della dissoluzione dell’URSS che libera di conseguenza l’Ucraina, dove il poeta nacque prima dell’espulsione della popolazione polacca.

.

ADAM ZAGAJEWSKI A 50 ANNI – FOTOGRAFIA DA PINTEREST

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
Dalle poesie poesie, dai canti /  canti, dai quadri quadri, / continua sempre l’amichevole / fecondazione.
ADAM ZAGAJEWSKI, Della vita degli oggetti




Adam Zagajewski (Leopoli, Ucraina, 21 giugno 1945) è un poeta, scrittore e saggista polacco. Esordì nel 1972 con Komunikat. Nel 1976 aderì al Comitato per la Difesa degli Operai e la dittatura comunista gli impedì di pubblicare. Cominciò allora il suo esilio a Houston e Parigi. Tornò a risiedere a Cracovia nel 2002.


lunedì 11 gennaio 2021

Al crepuscolo


MARIE UNDER

LA NOTTE È VICINA

La notte è vicina e il mio dolore dilaga
al crepuscolo. L’oscurità vacilla, colpita
da acute grida di condanna – un’ondata di tempesta.

Implacabile, un’indignazione fiammeggiante riempie
i miei occhi insonni; i miei occhi accusano, sollecitano -
solo Dio è capace di resistere al suo taglio che brucia.

(da In terre estreme, 1963)

.

Molte delle poesie di Marie Under, una delle maggiori letterate estoni, sono attraversate da introspezioni metafisiche e visionarie: qui, osservando la natura al tramonto – il Mar Baltico che si infrange sulle coste e le insenature della Svezia – la riflessione riguarda il dolore e la capacità degli esseri umani di sopportarlo.

.

FOTOGRAFIA © GOFORORBIT - LICENZA CREATIVE COMMONS ATTRIBUTION SHARE ALIKE 4.0 

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
E la bellezza è tanta che ci opprime. / Lontano / più di ogni sconfinata lontananza / è la gioia proibita.
MARIE UNDER




Marie Under (Tallinn, 27 marzo 1883 – Stoccolma, 25 settembre 1980), poetessa estone. Nel 1944 lasciò la patria invasa dai sovietici riparando con la famiglia a Stoccolma. Fu candidata otto volte al Premio Nobel. I suoi versi passano dall'esuberanza giovanile a una musicalità classica attraversando un periodo di irrequietezza.


domenica 10 gennaio 2021

Nel presente


FERNANDO PESSOA

VIVI, DICI, NEL PRESENTE

Vivi, dici, nel presente;
Vivi solo nel presente.

Ma io non voglio il presente, voglio la realtà;
Voglio le cose che esistono, non il tempo che le misura.

Che cos’è il presente?
È una cosa relativa al passato e al futuro.
È una cosa che esiste in virtù di altre cose esistenti.
Voglio solo la realtà, le cose senza presente.

Non voglio includere il tempo nel mio schema.
Non voglio pensare alle cose come presenti; Voglio pensarle come cose
Non voglio separarle da se stesse, trattandole come presenti.

Non dovrei trattarie come reali,
Non dovrei trattarle per niente.

Dovrei vederle, solo vederle;
Guardarle fino a non poterle pensare,
Guardarle senza tempo né spazio,
Vederle potendo distribuire tutto tranne ciò che si vede,
E questa è la scienza del vedere, che non è niente.

(da Poesie complete di Alberto Caeiro)

.

Fernando Pessoa, qui nelle vesti del suo eteronimo Alberto Caeiro, il poeta-filosofo contadino incapace di credere alla simbologia della vita e alla capacità del linguaggio di interpretare la realtà, medita sull’eterno presente in cui siamo immersi: come scrisse senza eteronimi il poeta portoghese nel Libro dell’inquietudine: “Diventato una pura attenzione dei sensi, fluttuo senza pensieri e senza emozioni. (…) Come vorrei, lo sento in questo momento, essere una persona capace di vedere tutto questo come se non avesse con esso altro rapporto se non vederlo (…). Non aver imparato fin dalla nascita ad attribuire significati usati a tutte queste cose; poter separare l'immagine che le cose hanno in sé dall'immagine che è stata loro imposta. (…) Smarrisco l'immagine che vedevo. Sono diventato un cieco che vede. (…) Tutto questo non è più la Realtà: è semplicemente la Vita”.

.

FERNANDO PESSOA/ALBERTO CAEIRO IN UN DISEGNO DI TERESA MARQUES

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
C'è, tra me e il mondo, una nebbia che impedisce che io veda le cose come veramente sono – come sono per gli altri.
FERNANDO PESSOA, Il poeta è un fingitore




Fernando António Nogueira Pessoa (Lisbona, 13 giugno 1888 – 30 novembre 1935),  poeta, scrittore e aforista portoghese, considerato uno dei maggiori poeti di lingua portoghese, diede l’avvio al Modernismo nel suo paese. In poesia si scompose in varie altre personalità, contrassegnate da diversi eteronomi, ognuno con un suo stile.



sabato 9 gennaio 2021

La battaglia


KARMELO C. IRIBARREN

VECCHIA SOTTO IL TEMPORALE

Aveva più o meno
ottant’anni,
era bloccata a un semaforo
come una piccola barca a vela
sotto il temporale,
incapace di dominare
l’ombrello.
                  Finalmente,
barcollando,
non si sa come,
alla disperata,
è arrivata dall’altro lato della strada.

La guerra l’aveva persa
- come tutti –,
ma aveva vinto la battaglia.

(da Certo che questa storia ti suona. Antologia 1985-2005, 2012)

.

La tenacia del vivere, la necessità di lottare, di non lasciarsi abbattere dagli imprevisti e dagli avvenimenti, di saper sempre emergere in un modo o nell’altro nelle avversità: il poeta basco Karmelo C. Iribarren sottolinea questo spirito presentando una figura che gli è rimasta impressa, una vecchietta in lotta con l’ombrello, il vento e la pioggia durante un temporale.

.

FOTOGRAFIA © CHEBURASKA

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
La vita è / come compilare / una liberatoria: / nessuno ci fa caso / nemmeno Dio.
KARMELO C. IRIBARREN




Karmelo C. Iribarren (San Sebastián,  19 settembre 1959), è un poeta spagnolo, autodidatta. Associata al “realismo sporco” di Bukowski e Carver, in realtà la sua è una poesia più minimale, molto spesso frutto di osservazione della strada e dei bar, che l’ha fatta definire “realismo pulito” e “poesia di esperienza”.


venerdì 8 gennaio 2021

Centenario di Leonardo Sciascia


Leonardo Sciascia è certamente più noto per i suoi romanzi e per il suo impegno sociale – basti citare l’opera di esordio, Il giorno della civetta, e l’uso del passato in funzione analitica della storia presente, sempre raccontata con occhio critico, in una specie di “controstoria d’Italia”, come scrisse Onofri. Ma, pur limitandosi a due sole raccolte (Favole della dittatura e La Sicilia, il suo cuore), Sciascia nacque poeta, con un amino legato soprattutto al rapporto con la terra siciliana.

..

.

.

DAL TRENO, GIUNGENDO A B***

La casa splende bianca in riva al mare;
e la palma che svetta nell’azzurro,
il verde trapunto dal giallo dei limoni,
la fredda ombra sotto la trama dei rami.
I suoni stridono sul cristallo del giorno,
una barca rossa si allontana piena di voci.
La ragazza che esce sulla spiaggia
ha dimenticato i sussurrati segreti della notte;
saluta con la mano alta i clamori della barca,
l’azzurro giorno marino, il sole già alto;
poi si china armoniosa a slacciare i sandali vivaci.

.

.

FINE DELL’ESTATE

Dopo la raccolta, ragazzi scalzi invadono
i mandorleti: scettri di miseria
le lunghe canne tentennanti.
I loro occhi acuti
s’incrunano tra le rame, scoprono
la nuda mandorla lasciata.
Mi giunge il picchio delle canne,
il lieve tonfo sulla zolla: suoni
dell’estate che muore, dell’autunno
delle piogge e dei poveri.

(da La Sicilia, il suo cuore, Bardi, 1952)

.

.

Su Il canto delle Sirene altre tre poesie di Leonardo Sciascia:

.

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
Poiché nulla di sé e del mondo sa la generalità degli uomini, se la letteratura non glielo apprende.
LEONARDO SCIASCIA, La strega e il capitano




Leonardo Sciascia (Racalmuto, 8 gennaio 1921 – Palermo, 20 novembre 1989), scrittore e poeta italiano.  Spirito libero e anticonformista, lucidissimo e impietoso critico del nostro tempo, all'ansia di conoscere le contraddizioni della sua terra e dell'umanità, unì un senso di giustizia pessimistico e sempre deluso.