ÁNGELOS VLÁCHOS
LA TERRA GRECA
Conosci la terra dove
sbocciano i fiori d'arancio,
l'uva diventa rossa
e le olive maturano?
Oh! Nessuno la ignora,
è la terra greca.
Conosci quella terra, ovunque
macchiata di sangue,
dove valli e montagne
sono tombe di tiranni?
Oh! Nessuno la ignora,
è la terra greca.
Madre terra di antichi dei
e nuovi semidei,
terra di ricordi del passato
e terra di speranze per il futuro,
oh! nessuno la ignora,
lei è la terra greca.
(da Trenta inni per bambini, 1882)
La Grecia, soprattutto per chi ne ha frequentato la storia e la letteratura antica al liceo classico, ha un fascino che non sbiadisce: del resto è la culla della civiltà europea e ad essa dobbiamo quello che siamo divenuti nel corso di un paio e mezzo di millenni. Il poeta romantico Ángelos Vláchos scrisse questi versi che risuonano come un orgoglioso inno patriottico e un atto d’amore per la Grecia, terra dall’idilliaca natura di aranci, vigneti e ulivi, di lunghe lotte di liberazione dai tiranni, e soprattutto portatrice di una gloriosa eredità.
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FOTOGRAFIA © FEDERICO ABIS/PEXELS
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LA FRASE DEL GIORNO
La Grecia non è un dato di fatto, ma un destino.
EVANGELOS AVEROFF
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Ángelos Vláchos (Atene, 25 marzo 1838 – 19 luglio 1920), poeta e letterato greco. Contribuì notevolmente, e in molti campi, alla rinascita della cultura neoellenica con opere originali e con traduzioni dall'inglese, francese, tedesco, italiano. Rinnovò la scena greca introducendovi l'atto unico e modi farseschi prossimi al vaudeville.


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