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mercoledì 21 settembre 2011

Auguri per il proprio compleanno

 

GIUSEPPE UNGARETTI

AUGURI PER IL PROPRIO COMPLEANNO

a Berto Ricci

Dolce declina il sole.
Dal giorno si distacca
Un cielo troppo chiaro.
Dirama solitudine

Come da gran distanza
Un muoversi di voci.
Offesa se lusinga,
Quest'ora ha l'arte strana.

Non è primo apparire
Dell'autunno già libero?
Con non altro mistero

Corre infatti a dorarsi
Il bel tempo che toglie
Il dono di follia.

Eppure, eppure griderei:
Veloce gioventù dei sensi
Che all'oscuro mi tieni di me stesso
E consenti le immagini all'eterno,

Non mi lasciare, resta, sofferenza!

(da Sentimento del Tempo, 1936)

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Questa poesia è il regalo di compleanno che mi faccio. E lascio allo stesso Giuseppe Ungaretti il commento, tratto dalle note apposte alla raccolta: “Nel Sentimento del Tempo, come in qualsiasi altro momento della mia poesia sino ad oggi, quest’uomo ch’io sono, prigioniero nella sua propria libertà, poiché come ogni altro essere vivente è colpito dall’espiazione d’un’oscura colpa, non ha potuto non fare sorgere la presenza d’un sogno d’innocenza. Di innocenza preadamitica, quella dell’universo prima dell’uomo. Sogno dal quale non si sa quale altro battesimo potrebbe riscattarci, togliendoci di dosso la persecuzione della memoria”. E mi regalo anche una frase tratta da Verdi colline d’Africa di Ernest Hemingway, che questi versi mi hanno portato alla mente e che prendo come una speranza, un monito, un proposito: “Vivere veramente, non puramente trascorrere i giorni...”

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FOTOGRAFIA © PUBBLICO DOMINIO

 

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LA FRASE DEL GIORNO
Ai compleanni non ci bado. Proprio non ci bado. È la storia di invecchiare che mi fa gelare il sangue.
JIM DAVIS, Garfield




Giuseppe Ungaretti (Alessandria d’Egitto, 8 febbraio 1888 – Milano, 1º giugno 1970) è uno dei tre grandi poeti dell’Ermetismo italiano. Trasferitosi a Parigi nel 1912, prese parte alla Prima guerra mondiale nelle trincee del Carso e poi in Champagne. Dal 1935 al 1942 insegnò in Brasile e dal 1947 al 1965 fu professore di letteratura moderna alla Sapienza.


martedì 20 settembre 2011

Nell’aria del crepuscolo


PAUL BÉLANGER

I TUOI PASSI TI CONDUSSERO

I tuoi passi ti condussero
in tutta naturalezza fino a questo pensiero:
tempo e spazio sono traversati
dal ritmo d'un corpo in movimento
nell'aria inappuntabile del crepuscolo
come già avrai letto nell'una o nell'altra
delle riviste che talvolta consulti.
Scivoli sul filo della tua vita
quantica. Tanti mondi
precipitano, che portano ai quattro angoli
dei mari, le parole nulla muteranno
di queste terrene leggi
                            - neppure l'argilla
dove prende forma una poesia
senza superficie, la forma
originaria del tuo desiderio.

(da Origine dei meridiani, 2005 – Traduzione di Viviane Ciampi)

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Avevamo già incontrato il poeta canadese Paul Bélanger, come osservatore del mondo al crepuscolo in cerca della poesia e della sua rivelazione. Anche qui è – in un’altra sera incipiente – in attesa che la poesia si riveli, che si plasmi dal nulla quel piccolo brandello di realtà che riusciamo a cogliere. Ed è proprio in questo stato di attesa così simile al desiderio, in questo soliloquio della coscienza, che si manifesta la poesia.

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FOTOGRAFIA © NATURE DESKTOP

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LA FRASE DEL GIORNO
Cerco una poesia / un fatto di pensiero che si trovi annodato / al mondo, in una visione / ancora indistinta
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PAUL BÉLANGER, Origine dei meridiani




Paul Bélanger (Lévis, 1953), poeta ed editore canadese. Dal 1982 ha pubblicato diverse raccolte di poesie , oltre a pubblicare testi e poesie in numerose occasioni su riviste del Quebec e all'estero. Pensa la poesia come «condizione d'attesa di tutto ciò che precede il linguaggio», «un lembo strappato al nulla».


lunedì 19 settembre 2011

Amore m’è accanto e amicizia


VITTORIO SERENI

ANNI DOPO

La splendida la delirante pioggia s'è quietata,
con le rade ci bacia ultime stille.
Ritornati all'aperto
amore m'è accanto e amicizia.
E quello, che fino a poco fa quasi implorava,
dall'abbuiato portico brusìo
romba alle spalle ora, rompe dal mio passato:
volti non mutati saranno, risaputi,
di vecchia aria in essi oggi rappresa.
Anche i nostri, fra quelli, di una volta?
Dunque ti prego non voltarti amore
e tu resta e difendici amicizia.

(da Gli strumenti umani, 1965)

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È passato del tempo ormai dalla guerra, dal ritorno dalla prigionia in Nordafrica, e Vittorio Sereni si volta indietro, ripercorre quel periodo – la pioggia delirante che diventa dolce pioggerellina è anche una metafora di quegli anni intensi e dolorosi che vengono ormai superati da un’Italia che si avvia nel suo percorso capitalista e industriale. L’incertezza è ancora grande, la sconfitta dell’uomo sempre probabile, il suo passaggio da una prigionia fisica a una sociale, ma resta l’appiglio ai valori più sacri, resta il grande dono dell’amore e dell’amicizia da serbare come un tesoro.

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FOTOGRAFIA © DONATO BUCCELLA

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LA FRASE DEL GIORNO
Un grande amico che sorga alto su me / e tutto porti me nella sua luce, / che largo rida ove io sorrida appena / e forte ami ove io accenni ad invaghirmi…
VITTORIO SERENI, Gli strumenti umani




Vittorio Sereni (Luino, 27 luglio 1913 – Milano, 10 febbraio 1983), poeta italiano, è il capostipite della variante lombarda del novecentismo poetico, detto “Linea lombarda”. Ufficiale di fanteria, viene fatto prigioniero dopo l’8 settembre 1943. Nel dopoguerra è direttore letterario di Mondadori e cura la prima edizione dei Meridiani.


domenica 18 settembre 2011

Gli haiku di Kerouac


L’haiku è un genere poetico tipicamente giapponese, ma affascina anche gli occidentali: oltre a quelli dei grandi maestri nipponici dedicati all’autunno, all’inverno e alla primavera e a quelli di viaggio di Matsuo Basho, abbiamo già incontrato gli haiku del poeta uruguaiano Mario Benedetti e quelli dello scrittore argentino Jorge Luis Borges. Ora, leggiamo quelli di Jack Kerouac), esponente di punta della Beat Generation americana, autore del celebre Sulla strada. A iniziare Kerouac agli haiku fu un poeta, Gary Snyder, da lui incontrato nel 1955: gliene parlò nelle lunghe serate di romitaggio durante la scalata compiuta al Matterhorn, sulla Sierra Nevada. Ne pubblicherà un libro, Trip Trap: Haiku on the Road from SF to NY, nel 1959. Altri saranno poi antologizzati nel postumo Il libro degli haiku nel 2003. Kerouac ne coglie l’essenza, ma riveste quella loro tipica suggestione naturale e stagionale con la cultura americana: ecco allora affiorare qua e là campi di baseball, orchestrine jazz, l’America rurale e quella industriale.

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Gli uccelli cantano
nel buio.
Alba piovosa.

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Trombone jazz,
Tende che si muovono,
Pioggia di primavera.

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Notte perfetta di luna
rovinata
da liti in famiglia.

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Campo di baseball vuoto
un pettirosso
a salti per la panchina.

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Eternamente libero
e sensibile,
il gioco della nuvola.

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Scende la sera
la ragazza dell’ufficio
scioglie la sua sciarpa.

(da Il libro degli haiku, 2003)

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JACK KEROUAC © USELESS

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LA FRASE DEL GIORNO
Siedo scomposto su un mucchio di fieno / Scrivo haiku / E bevo vino
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JACK KEROUAC, Il libro degli haiku




Jean-Louis Lebris de Kérouac, meglio conosciuto come Jack Kerouac (Lowell, Massachusetts, 12 marzo 1922 – St. Petersburg, Florida 21 ottobre 1969), scrittore, poeta e pittore statunitense. È considerato uno dei "padri” del movimento beat, di cui scrisse il romanzo-manifesto Sulla strada.


sabato 17 settembre 2011

Luna, illumina il suo corpo


FILODEMO

NOTTURNA BICORNE APPARI, SELENE

Notturna bicorne appari, Selene
amica delle veglie, appari entrando
dalle finestre spalancate e illumina
la dorata Callìstio. Può una dèa
guardare senza invidia
ciò che fanno gli amanti. Tu Selene
stimi felici noi due; ma lo so,
per Endimione bruciò anche il tuo cuore.

(da Antologia Palatina, V, 123 – Traduzione di Salvatore Quasimodo)

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Filodemo nacque nella città ellenistica di Gàdara, l’odierna Umm Qais, in Giordania, nel 110 avanti Cristo. Da lì le strade della vita lo portarono a Roma dove, da filosofo epicureo, entrò nella cerchia della nobiltà romana grazie al suocero di Cesare, Lucio Calpurnio Pisone Cesonino. Visse a lungo nella capitale dell’Impero e nella bella Villa dei Papiri, proprietà dei Pisoni ad Ercolano, dove morì nel 40 o nel 35 avanti Cristo. Filodemo era filosofo epicureo più che poeta: i versi sono dunque come le nugae di Catullo, sciocchezze considerate svago così da non compromettere l’atarassia del sapiente. Ma nella loro leggerezza, gli epigrammi di Filodemo risultano comunque apprezzabili, anche per la moderna traduzione di Salvatore Quasimodo: è il caso di questa preghiera alla luna, perché sorga a illuminare attraverso le finestre il corpo di Callìstia. Una poesia d’amore, ma di un amore capriccioso e futile, quello per le etère, influenti cortigiane libere e colte che fornivano non solo sesso ma anche compagnia e cultura. Un amore nel segno del carpe diem (e Orazio, come Virgilio, era tra i grandi amici di Filodemo) e del più presto godere epicureo.

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PIERRE-AUGUSTE RENOIR, “DONNA CHE DORME”

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LA FRASE DEL GIORNO
Non è l'altezza né la notte e la sua luna o gli infiniti che si offrono alla vista è la memoria e le sue vertigini
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OCTAVIO PAZ, Versante Est




Filodemo di Gadara (Gadara, Giordania, 110 a.C. – Ercolano, circa – 35 a.C. circa), filosofo epicureo e poeta greco. Visse a Roma e a Ercolano, sotto la protezione dei Pisoni, diffondendo l’epicureismo in Italia. Fu amico di Virgilio e di Orazio. Di lui si conservano una trentina di epigrammi.


venerdì 16 settembre 2011

Tra meraviglia e disillusione


MARIO BENEDETTI

CREPE

La verità
è che le crepe
non mancano

così passando
ricordo quelle che
separano i mancini e i destrorsi
i pechinesi e i moscoviti
i presbiti e i miopi
i gendarmi e le prostitute
gli ottimisti e gli astemi
i sacerdoti e i doganieri
gli esorcisti e le checche
i facili e gli incorruttibili
i figliol prodighi e gli investigatori
borges e sabato
le maiuscole e le minuscole
gli artificieri e i pompieri
le donne e le femministe
gli acquariani e i taurini
i profilattici e i rivoluzionari
le vergini e gli impotenti
gli agnostici e i chierichetti
gli immortali e i suicidi
i francesi e i non-francesi
il breve o il lunghissimo periodo
tutte però sono sanabili
c’è una sola crepa decisamente profonda
ed è quella che sta a metà tra
la meraviglia dell’uomo e i disillusionatori
è ancora possibile saltare
da un bordo all’altro
ma attenzione qui ci siamo tutti
voi e noi
per affondarla
signore e signori
a scegliere a scegliere
da che parte poggiate il piede.

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Sì, le crepe non mancano nel mondo d’oggi: l’elenco di Mario Benedetti, poeta uruguaiano che sempre più spesso approda su questo blog, potrebbe continuare fino alla noia. Qualche altro esempio? Possiamo attingere dall’attualità, dal muro contro muro tra berlusconiani e antiberlusconiani o dalla querelle sportivo-giudiziaria tra juventini e interisti. E ancora, atei e cattolici, ebrei e musulmani, uomini e donne, globalizzatori e localisti, ieri e domani, vegetariani e carnivori, vino bianco e vino rosso… Sono crepe che in modo più facile o più difficile si possono comunque sanare. L’unica frattura che non si può ricomporre è quella tra chi prova meraviglia e chi invece vive senza illusioni: spetta a noi scegliere dove ci vogliamo porre. Quanto a me, non ho dubbi, scelgo la meraviglia, scelgo la poesia.

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FOTOGRAFIA © ENRIQUE VIDAL

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LA FRASE DEL GIORNO
Tutta l'arte mira alla «meraviglia»: meglio, a «insegnare la meraviglia». Stupendosi del «come» e non del «che» ci si potrà stupire poi, sempre che si voglia.
CESARE PAVESE, Il mestiere di vivere, 11 maggio 1938




Mario Orlando Hamlet Hardy Brenno Benedetti-Farugia, noto come Mario Benedetti (Paso de los Toros, 14 settembre 1920 – Montevideo, 17 maggio 2009), poeta, saggista, scrittore e drammaturgo uruguaiano. Figlio di immigrati italiani, fece parte della Generazione del’45. Nel 1973 fu costretto all’esilio dal golpe militare. Rientrò nel 1983.


giovedì 15 settembre 2011

Cos’è l’arte? (XXIV)

 

LUCIAN FREUD

“Cosa chiedo a un dipinto? Gli chiedo di stupire, disturbare, sedurre, convincere”

Lucien Freud, “Girl with a white dog”
olio su tela, 1951-1952 / Londra, Tate Gallery

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GUSTAV KLIMT

“Chi vuole sapere di più su di me, cioè sull'artista, l'unico che vale la pena di conoscere, osservi attentamente i miei dipinti per rintracciarvi chi sono e cosa voglio”

Gustav Klimt, “Der Kuss”
olio su tela, 1907-1908 / Vienna, Österreichische Galerie Belvedere

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FRANCISCO GOYA

“Non ci sono regole nella pittura”

Francisco Goya, “La cometa”
olio su tela, 1777-1778/ Madrid, Museo del Prado

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LA FRASE DEL GIORNO
L'arte è la scienza resa chiara.
JEAN COCTEAU