martedì 8 settembre 2009

Gli haiku di Benedetti

L’haiku, la classica forma poetica giapponese con tre versi di 5-7-5 sillabe, è un modo di esprimere con immediatezza uno stato d’animo. Affascina anche noi occidentali, forse per la sua brevità in questi tempi di fretta. Brevità apparente, perché in così poco spazio, si potrebbe meditare a lungo. Jack Kerouac e Jorge Luis Borges praticarono gli haiku, e anche Mario Benedetti, il poeta uruguayano scomparso il 17 maggio di quest’anno. Ecco alcuni dei suoi haiku – nella traduzione purtroppo va perduta la classica forma metrica giapponese.

 

46

Passano le nubi
e il cielo torna limpido
di ogni colpa.

99

Come riderebbero
i punti cardinali
se fossero cinque.

104

Quando te ne vai
non scordare di portarti
il tuo disprezzo.

148

L’albero sa
di chi è ogni passo
di chi l’ascia.

149

So che l’abisso
ha il suo fascino
io non mi avvicino.

151

Con la tristezza
si può andare lontano
se uno va da solo.

213

Un pessimista
è solo un ottimista
ben informato.

 

Mario Benedetti in un disegno di Rodolfo Fucile

 

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è registrazione rapidissima di momenti chiave della nostra esistenza. In ciò è pura, assoluta, non ha tempo di contaminarsi con nulla. Nemmeno con i nostri dubbi.
ALBERTO BEVILACQUA, La Fiera Letteraria, giugno 1973

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