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domenica 14 dicembre 2014

E ricercai la stretta porta

 

PEDRO SALINAS

UN’ANIMA TU AVEVI

Un’anima tu avevi
cosi chiara ed aperta
ch'io non potetti mai
nella tua anima entrare.

Andavo in cerca di aditi angusti,
d’alti e difficili passaggi…
Si andava alla tua anima
per aperti cammini.

Preparai un’alta scala
- sognavo di alte mura
che le fossero a guardia -,
però l’anima tua
era senza riparo
di muri e di recinti.

E ricercai la stretta porta
della tua anima,
ma non aveva accessi,
così franca com’era,
la tua anima.

Dov’è che cominciava?
Dov’è che aveva termine?
E rimasi per sempre seduto
sulle vaghe frontiere della tua anima.

(El alma tenías, da Preagios, 1923 - Traduzione di Vittorio Bodini)

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Questi versi appartengono alla prima fase poetica di Pedro Salinas, quando il poeta spagnolo avvertiva maggiormente gli influssi di Juan Ramón Jiménez, che non a caso scrisse la prefazione di Presagios. La poesia pura è al centro dei suoi temi, spaziando dall’amore al mistero dell’esistenza, con incrostazioni ultraiste che svaniranno negli anni a seguire. Ed ecco allora da dove nasce questa impossibilità di raggiungere le profondità dell’anima, questa impossibilità di realizzare la pienezza dell’amore che ritornerà poi come scelta sofferente nella raccolta La voce a te dovuta, quando Salinas dovrà rinunciare a Katherine.

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steirnagle_Summer-Read

MICHAEL STEIRNAGLE, “SUMMER READ”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ho sempre avuto un desiderio d’amore così vivo che per esso sono divenuto poeta.
PEDRO SALINAS, Lettere d’amore a Margarita




Pedro Salinas y Serrano (Madrid, 27 novembre 1891 – Boston, 4 dicembre 1951), poeta spagnolo appartenente alla generazione del 1927. La voce a te dovutaRagione d’amore e Lungo lamento formano una trilogia poetica sull’amore per Katherine Prue Reading, docente americana, interrotto dopo il tentato suicidio della moglie Margarita.


sabato 13 dicembre 2014

Il più bello dei sogni

 

NAZIM HIKMET

ANIMA MIA

Anima mia
chiudi gli occhi
piano piano
e come s’affonda nell’acqua
immergiti nel sonno
nuda e vestita di bianco
il più bello dei sogni
ti accoglierà

anima mia
chiudi gli occhi
piano piano
abbandonati come nell’arco delle mie braccia
nel tuo sonno non dimenticarmi
chiudi gli occhi pian piano
i tuoi occhi marroni
dove brucia una fiamma verde
anima mia.

(da Poesie d’amore, Mondadori – Traduzione di Joyce Lussu)

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“La tua anima è un fiume, mio amore, / scorre in alto tra le montagne / tra le montagne verso la piana / verso la piana senza poterla raggiungere”. Il poeta turco Nazim Hikmet soffre di nostalgia per l’amata, lui per anni recluso in carcere o esule all’estero e separato da lei. Ma, come si sia, il vero amore è desiderare il bene dell’amato. Ecco allora questa dolcissima visione della donna nel sonno, il poeta la prega di abbandonarsi alla dolcezza del sogno, al languore del sonno, dove è racchiusa ora la sua carezza d’amore.

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Casorati

FELICE CASORATI, “IL SOGNO DEL MELOGRANO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Tu porti in te un riflesso di me stessa, una parte di me. Ti ho sognato, ho desiderato la tua esistenza.
ANAÏS NIN, Henry e June




Nâzım Hikmet Ran (Salonicco, 15 gennaio 1902 – Mosca, 3 giugno 1963), poeta, drammaturgo e scrittore turco naturalizzato polacco. Definito "comunista romantico" o "rivoluzionario romantico, è considerato uno dei più importanti poeti turchi dell'epoca moderna. Considerato sovversivo dal regime, scontò 17 anni di carcere prima dell’esilio nei paesi dell’est europeo.


venerdì 12 dicembre 2014

L’onda che ritorna

 

MEIRA DELMAR

REMINISCENZA

Si incrociarono un breve istante
il tuo sguardo e il mio.

E seppi all’improvviso
- non so se anche tu -
che in un tempo
senza anni né orologi,
un altro tempo,
i tuoi occhi e i miei
si erano incontrati,
e quella di allora
non era che un’eco,
l’onda che ritorna,
attraversando mari,
all’antica spiaggia.

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Gli antichi uomini – mito narrato nel Simposio di Platone – erano forniti di due teste, quattro braccia e quattro mani e di entrambi i sessi, e con la loro forza arrogante mossero guerra gli dei: per punirli Zeus decise di tagliare ciascuno di essi in due “come si tagliano le sorbe per conservarle, o come si taglia un uovo con un filo”. Ogni metà è condannata ad andare in cerca dell’altra metà. È un mito, d’accordo, ma capita talvolta di incontrare una persona e di sentire quell’emozione, di pensare che sia la nostra altra metà separata, quella che si definisce anche “anima gemella”. È il caso raccontato dalla poetessa colombiana Meira Delmar, la percezione di essersi già incontrati, di essere l’altro atteso per anni: basta uno sguardo per far ritornare l’onda partita un giorno alla stessa spiaggia dove nacque.

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Landelle

EMILE FRIANT, “LES AMOUREUX”

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LA FRASE DEL GIORNO
Amore è desiderio di conoscenza.
CESARE PAVESE, Il mestiere di vivere




Olga Isabel Chams Eljach (Barranquilla, 21 agosto 1922 - 18 marzo 2009),  poetessa colombiana di origini libanesi, sin dal 1937 usò lo pseudonimo Meira Delmar. Professoressa di Storia dell’Arte e Letteratura, diresse per molti anni la Biblioteca Pubblica dell’Atlantico. Le sue poesie sono caratterizzate da una sensualità di fondo.


giovedì 11 dicembre 2014

Come i naufraghi

 

ANA PÉREZ CAÑAMARES

LANCIAMO SMS

per Gsús

Lanciamo sms
e-mail
voci nei giornali di bordo

proprio come i naufraghi
lanciavano in mare le loro bottiglie.
Chiediamo che ci salvino

dalle nostre isole senza spiagge.
Come sempre, ci sono maree
turisti e numerosi curiosi

e solo qualche volta
uno tra la folla
capisce il nostro testo.

(da Las sumas y los restos, 2013)

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Sono versi modernissimi questi della poetessa spagnola Ana Pérez Cañamares: c’è la tecnologia dei nostri tempi, gli sms e le e-mail che ci scambiamo adesso anche dai nostri aggiornatissimi smartphone – ma noi, credendo di essere connessi con il mondo intero, siamo invece sempre più isolati, sempre più soli e neppure ci rendiamo conto che spesso quei messaggi che lanciamo nel vasto mare della Rete, i post nei nostri blog, gli stati che condividiamo su Facebook, i 140 caratteri di testo che usiamo su Twitter, spesso altro non sono che richieste di comprensione, mezzi per rompere questo nostro isolamento.

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Messaggio

FOTOGRAFIA © MBGRAPHICS

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LA FRASE DEL GIORNO
Pensiamo che essere adulti significhi essere indipendenti e non aver bisogno di nessuno. Ecco perché stiamo tutti morendo di solitudine.
LEO BUSCAGLIA, Vivere, amare, capirsi




Ana Pérez Cañamares (Santa Cruz de Tenerife, 22 gennaio 1968), scrittrice e poetessa spagnola. Laureata in Filologia Ispanica presso l' Università Complutense di Madrid, lavora come amministratrice presso l'Università Nazionale dell'Istruzione a Distanza. La sua carriera poetica è iniziata nel 2007. 


mercoledì 10 dicembre 2014

Bagnanti ballerine

 


CORRADO GOVONI

BUCATO + BAGNI + BALLO = PRIMO AMORE


Govoni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



(da Rarefazioni e parole in libertà, 1915)

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Futurismo puro e sperimentale quello di Corrado Govoni nelle poesie visive di Rarefazioni. Il poeta ferrarese, mai compiutamente futurista, ma passato dal crepuscolarismo ad altre forme più vicine all’ermetismo transitando per il movimento marinettiano solo in seguito all’amicizia con Paolo Buzzi, riesce tuttavia a realizzare alcune delle opere più significative del futurismo poetico grazie all’immaginazione del suo impressionismo grafico rendendo visibile l’intenzione del manifesto: “[Il poeta]Non perderà tempo a costruire i periodi. S'infischierà della punteggiatura e dell'aggettivazione. Disprezzerà cesellature e sfumature di linguaggio, e in fretta vi getterà affannosamente nei nervi le sue sensazioni visive, auditive, olfattive, secondo la loro corrente incalzante”. Govoni va addirittura oltre, fondendo i suoi sentimenti in una poesia che è anche disegno, che riesce a costruire la scena marina in cui si manifesta quell’amore estivo, mettendoci pure dell’ironia: “mare bucato di vecchi di bambine di signorine bagnanti ballerine d’acqua alla corda col cerchio del salvagente osso dei biberons di donne bagnomaria che succhia la mia voluttà”.

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govoni_rarefazioni

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LA FRASE DEL GIORNO
Nel giardino di vento dei tuoi occhi / si è fermata per sempre la mia vista; / ma non dico a nessuno / ch'io vedo i fiori come scarabocchi.
CORRADO GOVONI, Poesie elettriche




Corrado Govoni (Tàmara, 29 ottobre 1884 – Lido dei Pini, 20 ottobre 1965), poeta e scrittore italiano. Dopo una prima esperienza crepuscolare aderì al futurismo, staccandosene in seguito per proseguire su una strada più personale, capace di coniugare toni crepuscolari, liberty e simbolisti.


martedì 9 dicembre 2014

Nel suo guanciale di passi

 

GERARDO DIEGO

ROSA MISTICA

Era lei
                                  E non lo sapeva nessuno

Ma quando passava
le piante s’inginocchiavano

Annidava nei suoi occhi
                                        l’avemaria
s’intrecciavano nelle sue chiome
                                                      le litanie
Era lei                                              Era lei

Svenni nelle sue mani
come una foglia morta

                                             le sue mani ogivali
                                che davano da mangiare alle stelle

Volavano nell’aria
romanze senza suono

                                          Nel suo guanciale di passi
                                           rimasi addormentato

(Rosa mística, da Imagen, 1921 - Traduzione di Vittorio Bodini)

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Gerardo Diego, poeta spagnolo, portò all’estremo l’avanguardia del surrealismo iberico, seguendo l’esempio francese di Pierre Reverdy: cercava più che il nuovo, l’inedito, come si può apprezzare da questa poesia che racconta dell’incontro con una bellissima donna per la strada e risulta - come rilevò Vittorio Bodini - “una vetrina di immagini” che richiama dipinti di Picasso e di Chagall.

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chagall-pisa

MARC CHAGALL, “PRINTEMPS AU PRÉ”

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LA FRASE DEL GIORNO
Perquisite il mio taschino / Vi troverete piume in funzione di uccello / briciole in cerca di pane tarlate divinità / frasi d’amore eterno senza / carta d’imbarco / e gli occulti sentieri delle onde.
GERARDO DIEGO, Biografia incompleta




Gerardo Diego Cendoya (Santander, 3 ottobre 1896 – Madrid, 8 luglio 1987, poeta e scrittore spagnolo, appartenente alla cosiddetta Generazione del ‘27. Dapprima seguace del movimento "ultraista", subì l'influenza della poesia di Jiménez e di Antonio Machado, instaurando una poesia di gusto classico e gongorista.


lunedì 8 dicembre 2014

Centenario di Alberto Mondadori

 

Alberto Mondadori, di cui ricorre oggi il centenario della nascita, nacque a Ostiglia l’8 dicembre 1914 e morì a Venezia nel 1976. Figlio dell’editore Arnoldo, seguì le orme paterne, lavorando nel gruppo editoriale. Fu lui a fondare settimanali famosi quali Tempo (1939) ed Epoca (1950) e a dare vita alla notissima collana di fantascienza Urania. Nel 1958 si staccò dall’azienda di famiglia fondando l’editrice Il Saggiatore. Scrittore e saggista, pubblicò anche quattro raccolte poetiche, tra cui la prima, la più celebre, Quasi una vicenda, vinse il Premio Viareggio 1957. Voce particolare, anche nello stile, si apre alle riflessioni sulla condizione della vita moderna e ai suoi dissidi: la storia di un “uomo di pena”, come notò Giacomo De Benedetti, che prova a “svincolarsi dalla pena per darsi concretezza formale e unità di visione poetica”.

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ALBERTO MONDADORI (A SINISTRA), CON ELIO VITTORINI NEL 1946 – © ARCHIVIO FONDAZIONE MONDADORI

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da Quasi una vicenda, Mondadori, 1957

 

LONTANANZE

Sprofondo
nel gorgo dei tuoi occhi già lontani,
compiute stelle di settembre.
La tuberosa sfoglia
il suo profumo
sul lago che minaccia:
a giorni ne vedrai solo lo stelo
imputridire
come
solo
dimora il tuo ricordo
amaro accordo di violini
che s’affoca tremando.

Le Pleiadi incoronano un cipresso
ed io cammino viottoli celesti
verso la luna,
salendo lungo il cielo.

Meina, ottobre 1935

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SOGNO DI PRIMAVERA

In silenzio consumo
ore anelanti
su sponde di luce,
e mi ridona
ilari e arcigne
il mondo
finestre di mattini.

Lucca, marzo 1947

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SONNO

Hai dormito in me
ed il tuo sonno era
distese bionde,
maraviglia grande di mare inconosciuto,
sommesso mormorio d’acque
che giovani canne
nascondono al passante,
antichi alberi, era, e forti
mura dell’erta Cattedrale,
e mutevole brezza
che praterie sotto cielo sereno
trascolori,
arcani fruscii d’insetti, era,
dall’alba smemorato della notte
in noi compiuta,
tutto ch’è d’esistere felice
era nel tuo dormire,
e stupito si taceva il mondo
ore dimenticando consuete.

Saint-Michel, agosto 1952

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RENOUVEAU

Lontani a venire
i giorni della sala
abbarcata in attesa dei carri,
pur s’annuncia
nei pastosi verdi della valle
nuova stagione.

Odi?
Anche la pioggia
più non lacrima pianto
di giorni perduti.
Piove dolcezza quieta
da turchina balaustra di monti
e il cielo sorprende
così grande così puro,
e lo smarrisce.

Camaiore, aprile 1956

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LA FRASE DEL GIORNO
Sterilità / sei tu che mi convinci a vivere, / spietata illusione di creare?
ALBERTO MONDADORI, Quasi una vicenda




Alberto Mondadori (Ostiglia, 8 dicembre 1914 – Venezia, 14 febbraio 1976), editore, giornalista, poeta e scrittore italiano. Collaborò alle edizioni della casa di famiglia prima di fiondare l’editrice Il Saggiatore. Con Quasi una vicenda nel 1957 vinse il Premio Viareggio.