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lunedì 7 dicembre 2009

Più in là del nostro oblio

JORGE LUIS BORGES

LE COSE

Le monete, il bastone, il portachiavi,
la pronta serratura, i tardi appunti
che non potranno leggere i miei scarsi
giorni, le carte da gioco e la scacchiera,
un libro e tra le pagine appassita
la viola, monumento d'una sera
di certo inobliabile e obliata,
il rosso specchio a occidente in cui arde
illusoria un'aurora. Quante cose,
atlante, lime, soglie, coppe, chiodi,
ci servono come taciti schiavi,
senza sguardo stranamente segrete!
Dureranno più in là del nostro oblio;
non sapran mai che ce ne siamo andati.

(da "Elogio dell'ombra", 1969)


È un Borges settantenne quello che scrive questi versi e un nuovo tema viene a innestarsi sulla poesia di labirinti e specchi, di riferimenti e simboli di cui è zeppa la stessa raccolta (“Giovanni I,1”, “Eraclito”, “James Joyce”, “Rubaiyat” sono alcuni dei titoli): il nuovo tema naturalmente è la vecchiaia, l’avvicinarsi della fine che lo scrittore argentino osserva da un punto di vista esterno, quello degli oggetti di ogni giorno che popolano la stanza. Sono simboli di una vita, di tutte le cose amate. Un giorno lui se ne andrà, le cose resteranno lì e neanche lo sapranno… Nella loro immutabilità sfuggiranno all’oblio, quando il poeta sarà già dimenticato. Anche quello specchio che riflette un’aurora, illusione beffarda per un uomo che sente già di vivere nel tramonto.

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Jan Jansz Treck, “Peltro, porcellana e vetro”, 1649

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia non è meno misteriosa degli altri elementi dell’universo. Questo o quel verso fortunato non può insuperbirci perché è dono del Caso e dello Spirito; solo gli errori sono nostri.
JORGE LUIS BORGES, Elogio dell’ombra, prologo




Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo (Buenos Aires, 24 agosto 1899 – Ginevra, 14 giugno 1986), scrittore, poeta, saggista, traduttore e accademico argentino. Creatore di un genere oggi designato “borgesiano”, a definire una concezione della vita come storia, come finzione, come opera contraffatta spacciata per veritiera, come fantasia o come reinvenzione della realtà.


domenica 6 dicembre 2009

Il dormiveglia di Sant’Agostino

“Così il bagaglio del secolo mi opprimeva piacevolmente, come capita nei sogni. I miei pensieri, le riflessioni su di te somigliavano agli sforzi di un uomo, che malgrado l’intenzione di svegliarsi viene di nuovo sopraffatto dal gorgo profondo del sopore. E come nessuno vuole dormire sempre e tutti ragionevolmente preferiscono al sonno la veglia, eppure spesso, quando un torpore greve pervade le membra, si ritarda il momento di scuotersi il sonno di dosso e, per quanto già dispiaccia, lo si assapora più volentieri, benché sia giunta l’ora di alzarsi; così ero io sì persuaso dalla convenienza di concedermi al tuo amore, anziché cedere alla mia passione; ma se l’uno mi piaceva e vinceva, l’altro mi attraeva e avvinceva”.

Ho trovato meravigliosa questa metafora di Sant’Agostino, tratta dalle “Confessioni” (VIII, 12): il filosofo di Ippona descrive il suo tormentato passaggio alla vita cristiana, al battesimo che riceverà a Milano da Sant’Ambrogio il 24 aprile del 387, notte di Pasqua. Giunto ormai vicino alla decisione, Agostino ancora è trattenuto dal pensiero del matrimonio, dall’attitudine al piacere, e questa sua esitazione è ben raffigurata dallo stato di una persona che resta nel dormiveglia, che non decide di alzarsi, ben sapendo che quella è l’unica soluzione e che naturalmente si dovrà risvegliare e cominciare la giornata.

Agostino era un santo e filosofo e molto travagliata fu la sua via verso la fede: meditata attraverso i vizi e l’adesione al manicheismo, con progetti di matrimonio e addirittura di una “comune”. Ma anche ognuno di noi, e non parlo necessariamente del cammino religioso, spesso rimane in questo dormiveglia, in questo limbo in cui non si decide ma si rimane avvolti nelle coperte, nel comodo e piacevole torpore dell’ultimo sonno, si dice “Ancora un attimo”, si sussurra “Sì, tra poco mi alzo” e intanto, temporeggiando, la vita scorre e le occasioni fuggono…

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Philippe de Champaigne, "Agostino"

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LA FRASE DEL GIORNO
Più oscena di tutto è l'inerzia. Più blasfema della peggior bestemmia è la paralisi.
HENRY MILLER, Tropico del Cancro




Aurelio Agostino d'Ippona (Tagaste, Algeria, 13 novembre 354 – Ippona, Algeria, 28 agosto 430), filosofo, vescovo e teologo romano di origine berbera e lingua latina. Padre, dottore e santo della Chiesa cattolica, è il maggiore rappresentante della Patristica dell'Occidente. Se le Confessioni sono la sua opera più celebre, si segnala per importanza, nella vastissima produzione il trattato La città di Dio.


sabato 5 dicembre 2009

Proverbi di dicembre

Dicembre chiude l’anno e conclude anche questa lunga cavalcata attraverso i proverbi dialettali relativi ai mesi degli anni, analizzati a partire da quelli della mia terra.

Sumeneri dicembrin, el var gnanca trî quatrin
(La semina di dicembre non vale neanche tre quattrini)

Interessante questo proverbio che rasenta l’ovvio: naturalmente pensare di seminare durante la stagione di riposo vegetativo, con la neve e il gelo è una follia, oltre che una cosa inutile e senza valore. Come appunto il quattrino, quarta parte del soldo di rame, la moneta in uso nel Lombardo-Veneto. Solo il sesino, la sesta parte, valeva meno. E infatti nel Foggiano si dice “Chi i sémene de deciémbre i recchìglje pùe o rén”, chi semina di dicembre raccoglie poco o niente.


La néf dicembrina, per trî mes no la cunfina
(La neve di dicembre per tre mesi non se ne va)

La neve di dicembre è consolidata dal freddo e dal gelo, è ben diversa da quella che cade a primavera e viene spazzata dal sole in mille rigagnoli. In Veneto dicono “La neve dezembrina disiséte volte la se rafina”, si raffina 17 volte. In Trentino “La nef dezembrina mai la camina e la fa la bina”, non cammina e fa i solchi. In Calabria “Nive dicembrina pe tri misi te sta vicina”. Per i molisani è invece un toccasana: “La neve de deciembre 'ngrassa e tempra”, ingrassa e tempera il terreno.

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A Sant'Ambrös, ul frecc al cös
(A Sant'Ambrogio il freddo cuoce)

Il 7 dicembre, Sant’Ambrogio, patrono di Milano, è un giorno tradizionalmente freddo: nonostante questo molte fiere si svolgono nelle località della diocesi che prende nome dal vescovo. Quella degli Oh Bej! Oh Bej! a Milano è una tradizione cui non ci si sottrae. Un’altra data fredda è quella del 18 dicembre, dedicata a San Graziano di Tours: “A San Grazian, un sculdin sott e 'n olter in man” - A San Graziano uno scaldino sotto e l'altro in mano. San Nicola (6 dicembre) è considerato “mercant de néf”, mercante di neve. In Veneto è Santa Lucia (13 dicembre) a portare il freddo: “A Santa Lucia el fredo s'invia, se piove o tira vento dell'inverno semo dentro”. In Val d’Aosta a dicembre c’è già la neve e il detto popolare recita: “Par Notrë Damë douz Avén, le loup cour a tou tén”, per la Madonna dell’Avvento (l’Immacolata) il lupo corre senza sosta.

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Katie Pertiet, "Natale vintage III"

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LA FRASE DEL GIORNO
Dicembre gelato, non va disprezzato.
PROVERBIO ITALIANO

venerdì 4 dicembre 2009

Montepulciano

Città di origine etrusca, sull’estremo limite della provincia di Siena, Montepulciano era già nota nel 715 come "monte o castello Politiano". Le lotte medioevali tra Firenze e Siena per il suo possesso, risoltesi nel 1511 a favore del capoluogo toscano, non impedirono il fiorire dei commerci che garantirono ricchezza e fortuna alla città per tutto il Rinascimento.



La bellezza della cittadina, costruita su un crinale a S che si sviluppa dall’alto verso il basso, è opera di grandi architetti e artisti medioevali e rinascimentali, chiamati ad abbellire il suo centro storico. Lungo il Corso Centrale, cuore della città cinquecentesca, si susseguono imponenti edifici di tale periodo: Palazzo Avignonesi, Palazzo Cocconi, Palazzo Cervini, Palazzo Cagnoni-Grugni, Palazzo Benincasa. Elementi umanistici e tardo-gotici si sovrappongono nella Chiesa di Sant'Agostino, progettata da Michelozzo.


In Piazza Grande, ridisegnata dal Michelozzo, si erge il Palazzo Comunale, simile per le sue linee al Palazzo della Signoria di Firenze; il Palazzo del Capitano del Popolo è di impianto gotico; la cattedrale, con l'incompiuta facciata di muro grezzo, è una costruzione tardo rinascimentale sorta sul luogo dell'antica Pieve di Santa Maria.

Ma a Montepulciano è possibile visitare anche elementi caratteristici che ricordano le antiche corporazioni artigiane: la Città sotterranea, nata su una tomba etrusca, base di importanti edifici e destinata all’invecchiamento del vino Nobile di Montepulciano, ora ospita anche una mostra permanente di strumenti di ferro gotico-rinascimentali; l’Osteria della Porta di Bacco, antico corpo di guardia medicea, con la mostra delle armature e delle cinture di castità. E naturalmente si possono gustare i vini e i piatti tipici  dell’antica civiltà toscana: i pici, la ribollita, il pollo alla diavola,  i cantucci con il Vin Santo…



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LA FRASE DEL GIORNO
Il viaggio è un sentimento, non soltanto un fatto.
MARIO SOLDATI, Un viaggio a Lourdes

giovedì 3 dicembre 2009

Che cerchi, poeta, nel tramonto?


ANTONIO MACHADO

NUDA È LA TERRA


Nuda è la terra, e l'anima
ulula contro il pallido orizzonte
come lupa famelica. Che cerchi,
poeta, nel tramonto?
Amaro camminare, perché pesa
il cammino sul cuore. Il vento freddo,
e la notte che giunge, e l'amarezza
della distanza... Sul cammino bianco,
alberi che nereggiano stecchiti;
sopra i monti lontani sangue ed oro...
Morto è il sole...
Che cerchi, poeta, nel tramonto?


(da Soledades, 1903)

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Il tema del viaggio è fondamentale in Antonio Machado, poeta della “generazione del ‘98”, nato a Siviglia nel 1875 e scomparso nel 1939 a Collioure: viaggio è la vita, viaggio è l’esplorazione della propria esistenza. Il paesaggio riveste un ruolo particolare, arrivando a incarnare simbolisticamente lo stato d’animo del poeta. Non c’è da meravigliarsi dunque davanti a questa nuda terra, probabilmente in una breve sera d’inverno, quando il tramonto viene a tingere un cielo scialbo.
La malinconia del panorama è quella del poeta, in viaggio alla ricerca di se stesso senza però trovare risposta alcuna. Quella domanda che sibila nell’aria come una sferza può essere rivolta ad ognuno di noi: cosa cerchiamo quando la sera ci poniamo davanti al tramonto e meditiamo sulle nostre vite?

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Caspar David Friedrich, “L'albero dei corvi”

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LA FRASE DEL GIORNO
La magnifica fiducia / a te, Natura, e pace chiedo, / la mia tregua di paura e di speranza, / un chicco di allegria, un mare d'oblio.
ANTONIO MACHADO, Cancionero apócrifo de Abel Martín




Antonio Cipriano José María y Francisco de Santa Ana Machado Ruiz (Siviglia, 26 luglio 1875 – Collioure, 22 febbraio 1939), poeta e scrittore spagnolo. Dall’iniziale modernismo caratterizzato da una propensione all'introspezione intimista, passò a lasciare maggiore spazio a temi legati alla terra e alla tradizione spagnola, con una sottile vena malinconica.



mercoledì 2 dicembre 2009

Cos’è l’arte? (IV)

20.

MARC CHAGALL

“L'arte è soprattutto uno stato d'animo”.
 

Marc Chagall, “Creation”
litografia, 1960 / Chrudim, Galerie Art
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JACKSON POLLOCK

“Io non dipingo la natura: io sono la natura”.
 

Jackson Pollock, “No 31”
olio su tela, 1949
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JAMES McNEILL WHISTLER

“L’arte accade”.


James McNeill Whistler, “Portrait of the Artist's Mother”
olio su tela, 1871 / Parigi, Musée d'Orsay

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LA FRASE DEL GIORNO
L'arte non consiste nel rappresentare cose nuove, bensì nel rappresentare con novità.
UGO FOSCOLO, Epistolario

martedì 1 dicembre 2009

Poesie per dicembre



Dicembre è il mese del freddo, del buio che cala presto a sommergere le città e le campagne. Ma è anche il mese della speranza, del barlume di luce che si accende dopo il solstizio d’inverno, proprio nei giorni in cui il Natale ci porta la luce divina e le mille luminarie che addobbano gli alberi e i balconi, le vetrine e i supermercati.
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ROBERTO SANESI
XI. FRAMMENTO, DICEMBRE

Attraverso la neve, dal giardino, sale
quell'aria delle fragole che allora, con fragile
incrinatura, Montale canticchiava con il capo
piegato sopra un piatto di minestra.
Ora che alla finestra il gelo si rapprende,
una minuscola bava spezza il cerchio chiuso
fra le labbra e la voce, ridiscende
al vuoto
di un cielo annuvolato di dicembre:
noi restiamo quaggiù, senza più attendere.

(da La differenza, Garzanti, 1988)




Aherry Burnett, "Tramonto solitario"

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LUCIANO ERBA
RICORDANDO VITTORIO BODINI E LA PUGLIA

Dopo la lunga siesta di dicembre
svegliarsi in un paese meridionale
di strette vie, in salita e in discesa.
Salgono odori di cibi affumicati
scendono i ragazzini del doposcuola
vi è una stella nel cielo invernale
Bodini dice: È Natale!

(da L’ipotesi circense, Garzanti, 1995)

 Garzanti, 1995.

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LA FRASE DEL GIORNO
Son questi i giorni che le Renne si amano / e nel suo sfarzo è la stella polare: / questo è l’obiettivo del Sole, / la Finlandia dell’anno.
EMILY DICKINSON, Poesie




Roberto Sanesi (Milano, 18 gennaio 1930 – 2 gennaio 2001), poeta, critico e traduttore italiano. L’attenzione all’esistenzialismo e, in particolare, al concetto di ciclico infinito divenire di marca rilkiana, lo portò a esplorare il rapporto tra esistenza e tempo in opere di forte componente visiva.


Luciano Erba (Milano, 18 settembre 1922), poeta, critico letterario, traduttore del secondo Novecento, appartenente alla Quarta generazione della Linea Lombarda. Insegnò Letteratura Francese e Letterature Comparate  all’Università Cattolica di Milano.