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lunedì 14 aprile 2008

Nuovo romanzo di Ruiz Zafón


Il 17 aprile esce in Spagna il nuovo romanzo di Carlos Ruiz Zafón, autore del celebrato “L’ombra del vento”, edito nel 2001 e pubblicato in cinquanta paesi per oltre dieci milioni di copie.

“El juego del ángel“, il nuovo titolo, ha un argomento indipendente dall’opera che ha dato la fama allo scrittore spagnolo, ma, come racconta lui stesso alla stampa iberica, «i lettori troveranno molti elementi che potranno collegare ad essa e che aggiungono un livello addizionale di diletto e di intensità della lettura». Non solo: vi appaiono anche dei personaggi del libro precedente, in un modo che però sorprenderà.

«L’idea del ciclo di quattro romanzi ubicati nella Barcellona del Cimitero dei Libri Dimenticati» dice Ruiz Zafón «è che ognuno di questi libri sia una porta di ingresso ad un universo che cresce e si arricchisce con ogni lettura, quale che sia l’ordine nel quale si leggono i romanzi o anche solo se se ne leggano due o tre».


Ruiz Zafón spiega anche il suo metodo di lavoro: «All’inizio scrivo due o tre ore al giorno e dedico molto più tempo a pensare al libro, alla struttura e agli elementi da impiegare. Man mano che avanza il procedimento, lavoro sul terreno più ore, di solito la notte, e inizio a scrivere e a ricostruire. Verso la fine posso arrivare a scrivere e riscrivere quasi dodici ore al giorno o anche di più».


Per invitarci a leggere il suo nuovo romanzo, che presto sarà tradotto anche in Italia, lo scrittore spagnolo dice: «Il libro è come un bacio. Non si può spiegarlo a priori».

Mondadori annuncia l'uscita del romanzo "Il gioco dell'angelo" per ottobre 2008









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LA FRASE DEL GIORNO
Il sentimento d’amore ci dà invariabilmente la falsa illusione della conoscenza.
MILAN KUNDERA, L’immortalità




Carlos Ruiz Zafón (Barcellona, 25 settembre 1964 , scrittore spagnolo. Ha iniziato la sua carriera letteraria nei primi anni Novanta come autore di libri per ragazzi, giungendo al successo nel 2002, quando ha pubblicato con la casa editrice Planeta La sombra del viento (L'ombra del vento, traduzione italiana, 2004).


domenica 13 aprile 2008

Bicentenario di Meucci

Il 13 aprile di duecento anni fa nasceva a Firenze Antonio Meucci, l'inventore di un oggetto che rivoluzionò la storia della comunicazione: il telefono.
Meucci, emigrato in America nel 1831 dopo il suo coinvolgimento nei moti rivoluzionari, trovò lavoro come macchinista teatrale al Tacon Opera House dell’Avana. Lì, osservando il sistema usato dai tecnici per comunicare gli ordini, ebbe la prima idea del telefono, realizzato nel 1854 all‘interno della fabbrica di paraffina da lui aperta a Staten Island. Due anni dopo fu in grado di collegare il laboratorio con la propria abitazione.
Nel 1871 registrò il brevetto per un dispositivo elettrico che era in grado di trasmettere a distanza dei suoni per mezzo di un filo. Purtroppo non riuscì a radunare i fondi necessari per rinnovare la concessione, oggi si direbbe che non trovò lo "sponsor".

L'inglese Alexander Graham Bell ne approfittò e ribrevettò il telefono nel 1876, avviandone l'applicazione industriale su vasta scala e aprendo un contenzioso con l'italiano sulla priorità dell'idea.
Una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti nel 1886 riconobbe al povero Meucci la paternità della contestata invenzione, senza però alcun beneficio commerciale. Risultato: ancora oggi esiste la “Bell”.

Dai primi ingombranti e spartani modelli si è giunti, dopo un secolo e mezzo, ai "cordless", ai videotelefoni e ai cellulari. Quel giorno del 1854 a Long Island fu tuttavia Meucci a entrare prepotentemente nella storia cancellando d'un colpo le distanze.

PS Venerdì mi ha telefonato ben tre volte Casini - era lui ma non era lui, insomma era un nastro registrato e mi chiedeva di votare per il suo partito perché lui c’entrava o centrava, non ho capito bene cosa volesse dire - lì ho maledetto l’invenzione di Meucci… Poi, ripensandoci, ho compreso che il male non sta mai nell’invenzione, che sia l’atomica o il telefono, ma nell’uso che se ne fa.




Telefono del 1896


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LA FRASE DEL GIORNO
È impossibile comunicare la sensazione di vita di qualsiasi parte della propria esistenza - ciò che ne costituisce la verità, il significato - l'essenza sottile e penetrante. È impossibile. Si vive come si sogna - soli...
JOSEPH CONRAD, Cuore di tenebra

sabato 12 aprile 2008

Se vuoi essere amato, ama



"Si vis amari, ama" - Se vuoi essere amato, ama.

È l'amore a fondo perso, senza l'arroganza presuntuosa del "do ut des", del dare per avere qualcosa in cambio; piuttosto un lungo darsi senza compenso, disinteressato.
È in fondo il precetto cristiano "Ama il prossimo tuo come te stesso" e infatti questa frase potrebbe benissimo essere tratta da Sant'Agostino o da un brano evangelico.
In realtà è un consiglio che Seneca scrisse all'amico Lucilio in una delle sue lettere.
È un dogma da poeta romantico, da crepuscolare, ma non estranea alla mentalità latina, come si può notare da questo verso dalla "Ars amandi" di Orazio: "Ut ameris, amabilis esto" - Sii amabile, per essere amato.

Di più, è un sentimento che corre sotto traccia nella letteratura: Alphonse de Lamartine sembra scegliere il suo epitaffio: "Amai e fui amato: mi basta per la tomba"; Carlo Dossi ci avverte che: "Due sono le gioie nella vita d'un uomo: la prima quando per la prima volta può dire «amo» e la seconda quando può dire «sono amato»"; François de la Rochefoucauld osserva che "Il piacere dell'amore consiste nell'amare. Si è più felici per la passione che nutriamo in noi che per quella che provochiamo in altri".
Purtroppo, come sottolinea lo psicanalista Erich Fromm, "La maggior parte della gente ritiene che amore significhi «essere amati» anziché amare".



Gustav Klimt, "Der Kuss", 1908 (part.)



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LA FRASE DEL GIORNOIn guerra l'uomo può perdonare al nemico che poco prima tentava di ucciderlo e può dividere con lui il suo pane, ma nella lotta politica l'uomo odia il suo avversario, e il figlio può uccidere il padre e il padre uccidere il figlio per una parola.
GIOVANNI GUARESCHI, Don Camillo

venerdì 11 aprile 2008

Diego Valeri


“Fine, delicata, serena, lieve”: così Giuseppe Prezzolini definì la poesia di Diego Valeri (1887-1976), padovano di Piove di Sacco.
I suoi versi sono in effetti levigati, splendenti, come certe sculture del Canova.
Vi si riversa una misura classica, che sa di Antologia Palatina e di alessandrini, ma anche dei lirici greci - una lingua che sa accomunare gli elementi quasi che fossero le note di un accordo musicale. E i colori sono ben definiti, forse mutuati dalla grande pittura veneta, ma anche dagli amici pittori contemporanei, presenti in gran parte di “Verità di uno”, la sua penultima raccolta, uscita nel 1970: Mafai, Rosai, Morandi, Saetti.
Diego Valeri è un poeta sospeso tra la nostalgia e il dubbio, che sa ascoltare la Natura per trarne una chiave utile a decifrare il senso ultimo della realtà, l’assoluta forza della vita.






da “Poesie”, 1962

UN FILO DI RICORDO


In cielo il freddo azzurro
e il grigio caldo della primavera.
Di là dal muro un pallido brillìo
di olivi su la fulva ombra del monte.
Seguo nell'aria un filo di profumo,
un filo di ricordo.

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L'ASSENZA


C'è, scavata nell'aria, la tua dolce
forma di donna: un vuoto
che palpita di te come l'immoto
silenzio dopo una perduta voce.

*****

DANIELLE


La giovinetta che, davanti al mare,
splende, incantando il mare,
ha negli sguardi, nei gesti qualcosa
di esitante: è felice e dubitosa.
Bellezza, di che temi?
Forse non d'altro che dell'esser bella,
di portar nella carne gloriosa
un così gran mistero,
di sentire che dentro il pugno breve
chiudi più di una sorte:
il piacere, l'amore, e la vita e la morte.
Forse soltanto di vederti nuda,
come un tenero fiore.


da “Verità di uno”, 1970

PICCOLA ANTOLOGIA PALATINA


La bella si assopisce. Lieve
palpitano le palpebre,
poi calano e quiete si posano,
come foglie di rosa.
Breve il sonno. La bella, ora, s'è desta,
ride dai grandi occhi di giada.

*

Primaluce; e tu posi quieta
sotto le palpebre, sotto i seni.
Nell'incerto albore ti scopri e ti celi
come la rosa, nuda e segreta.

*

Dove posi lo sguardo
svegli in sussulto le cose.
Eppure è sguardo di velluto
e come d'ombra; ma un'ombra più viva
del sole sul muro.
Il tuo sguardo è il colore del paesaggio, del mare.

*

"Che abbiamo fatto, amore?" trasognato chiedevo.
Dori sorrise: "Abbiamo fatto l'amore, amore".

*

Perché mi sei presso coi tuoi chiari incanti,
con la tua pace di umano fiore,
queti mi stanno sul cuore,
ad ali chiuse, i miei muti canti.

*

Notte, tu più non hai per me
dolci braccia, una spalla dolce,
su cui posare la tempia,
ad ascoltare
il tuo muto passo che va.

*

Il paesaggio del tuo piccolo corpo
ha un respiro di luci e di ombre,
di terre e di acque,
di fronde verdi, di dolci colline
sotto un sole di aurora.
Se poso la guancia sul tuo petto
odo gemere ancora gli usignuoli notturni.


da "Calle del vento", 1975

CALLE DEL VENTO

Qui c'è sempre un poco di vento
a tutte le ore di ogni stagione:
un soffio almeno, un respiro.
Qui, da trent'anni, sto io, ci vivo.
E giorno dopo giorno scrivo
il mio nome sul vento.



Venezia, Calle del Vento, la casa di Valeri



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LA FRASE DEL GIORNO
Ritrovare il passato e scoprirlo inadeguato al presente è ancora più triste di quel che non sia il fatto che esso vi eluda e rimanga per sempre una concezione armoniosa della memoria.
FRANCIS SCOTT FITZGERALD, L’età del jazz e altri scritti




Diego Valeri (Piove di Sacco, 25 gennaio 1887 – Roma, 27 novembre 1976), poeta, traduttore e accademico italiano, fu ordinario di Letteratura Francese all’Università di Padova per oltre vent’anni, tranne nel periodo 1943-45 quando riparò in Svizzera come rifugiato politico.


giovedì 10 aprile 2008

Immagini suggestive

Gran parte del pregio di una poesia sta nell’uso sapiente delle immagini. Mi sono divertito a raccogliere alcuni esempi suggestivi:

1) "Non devi amarmi se ti sbriciolo / su una tovaglia lisa: e non mi ami"
(Elio Pagliarani, Se domani ti arrivano dei fiori)

2) "La vita che dà barlumi / è quella che sola tu scorgi"
(Eugenio Montale, Il balcone)

3) "Uomini pieni di maschere avvampano sul litorale"
(Giorgio Caproni, Il mare brucia le maschere)

4) "Quel nevaio di muffa - rosa di sangue"
(Pier Paolo Pasolini, La Ricchezza)

5) “Entri nei miei pensieri e n’esci illesa”
(Mario Luzi, Notizie a Giuseppina dopo tanti anni)

6) "Ora di colpo s'è alzata / per spegnere le sue rose / con secchi d'acqua azzurrina"
(Attilio Bertolucci, Pezzo semplice)

7) "C'è, scavata nell'aria, la tua dolce / forma di donna: un vuoto / che palpita di te"
( Diego Valeri, L'assenza).



David Palmer, "Fiori #8"


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LA FRASE DEL GIORNO
Non ci sarà condanna per l’impresa che risultò impossibile, per la qualità non raggiunta; saremo condannati solo se rifiuteremo d’esprimere il bene segreto che ci attende nell’umile alba d’ogni giorno…
GIOVANNI ARPINO, “L’ombra delle colline

mercoledì 9 aprile 2008

Un mattino di aprile

"Se un mattino d'aprile già il glicine
per i quartieri che furono agiati
chiama la pioggia,
anche per noi intimo si fa il giorno,
il passero alla siepe fa ritorno".


Leggo questi versi di Attilio Bertolucci, dalla poesia "In un tempo incerto", inclusa nell'omonima raccolta del 1955, e mi meraviglio di quanto corrispondano alla giornata odierna: il cielo è un fazzoletto grigio adagiato sui tetti, sui polloni dei tigli che escono diritti dai vecchi tronchi. Si sente nell'aria l'odore della pioggia: presto ricondurrà la gente nelle case, i passeri al nido. Anche il silenzio, che improvvisamente si è spalancato nel traffico, è pregno e umido: segna un tempo sospeso, non ancora maltempo, ma già non più una bella giornata. Le foglie immobili accentuano questa sensazione, non c'è un filo di brezza a cullarle.
Poi cadono le prime gocce e il tempo sembra quasi ripartire, anche il traffico ha ripreso a scorrere sotto la pioggia.



Frances Evans, "La porta del glicine"


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LA FRASE DEL GIORNO
Il professionismo dell'entusiasmo è la più nauseante delle insincerità.
CESARE PAVESE, Il mestiere di vivere, 9 febbraio 1940

martedì 8 aprile 2008

Il ciceone


Volete provare un'antica bevanda greca? Si tratta del ciceone (κυκεών), una pozione rituale usata anche come filtro magico:
Mischiate acqua, farina d'orzo, menta, vino e formaggio grattugiato, secondo la ricetta dell'Iliade. Aggiungete anche del miele e succhi d'erba se volete seguire i dettami dell'Odissea.
Una schifezza? Dovevano pensarla così già gli antichi Greci, visto che il termine è passato a significare metaforicamente già dal II secolo avanti Cristo ogni tipo di mistura o guazzabuglio.



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LA FRASE DEL GIORNO
Nei migliori, più cordiali, più semplici rapporti che si possano dare fra gli uomini, la lusinga o la lode sono pur sempre indispensabili, come il grasso è indispensabile alle ruote, se si vuole che viaggino.
LEV TOLSTOJ, Guerra e pace, I, I, VI