sabato 27 dicembre 2008

Bellezza effimera


Quantunque la bellezza brilli,
essa cade. Così
in questo mondo chi
potrebbe essere in eterno?
Valicando oggi
le profonde valli dell'esistenza
non farò più vani sogni
né mai più m'illuderò!

Il monaco Kobo Daishi, vissuto a cavallo tra l'ottavo e il nono secolo, medita sulla fugacità della bellezza: si pensi a uno splendido fiore che appassisce in pochi giorni. Il poeta giapponese è in buona compagnia: questo è un tema molto frequente nella letteratura e nella poesia d'ogni tempo.

Moliére nel terzo atto delle "Donne sapienti" ricorda che "La bellezza del viso è un fragile ornamento, un fiore che appassisce presto, il bagliore di un istante".

Anche William Shakespeare, nel "Sogno di una notte di mezza estate" è sulla stessa lunghezza d'onda: "Tanto presto quel che risplende è pronto a sparire".

"Cosa bella e mortal passa e non dura" scrive Francesco Petrarca nel sonetto 248 del Canzoniere.
Proverbiale è ormai divenuto un verso di François de Malherbe, poeta francese del XVI secolo:
"Ma lei era del mondo dove le più belle cose
Hanno il peggior destino:
Da Rosa ha vissuto quanto vivon le Rose:
Lo spazio di un mattino".

Qui riecheggia anche "La canzone di Marinella" di Fabrizio De André:
"E come tutte le più belle cose,
vivesti solo un giorno, come le rose".

Questo tempo effimero in cui essa è donata è il prezzo da pagare alla bellezza...





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LA FRASE DEL GIORNO
Le donne belle non sanno invecchiare, gli artisti non sanno allontanarsi quando è tempo dalla scena: hanno torto le une e gli altri.
ARTHUR RUBINSTEIN, Pensieri e aforismi

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