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sabato 8 luglio 2017

Lo stesso mare


RAFAEL CADENAS

TU CHE CAMMINI STASERA

Tu che cammini stasera nella strada deserta, vai piena dei baci non dati.
Ignori la scrittura prodigiosa dell’amore.

Anche se non mi conosci, nel mio cuore trema lo stesso mare che danza nelle tue vene.
Prendi i miei occhi millenari, il mio corpo ripetuto, il sussurro della mia spiaggia
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(da Un’isola, 1958)

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Un’isola, opera del poeta venezuelano Rafael Cadenas, è una raccolta che si sviluppa dalla scoperta dell’amore al disamore: qui siamo ovviamente dalle parti dell’innamoramento; “Se la poesia non nasce, però reale è la tua vita, / ne sei l’incarnazione”. È la presa di coscienza dell’amore che si manifesta, che è nella sua fase potenziale: la riconoscenza di un’empatia, la gioia della condivisione.

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Afremov

DIPINTO DI LEONID AFREMOV

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LA FRASE DEL GIORNO
Scrivo come chi si china sul corpo che ama.
RAFAEL CADENAS, Un’isola




Rafael Cadenas (Barquisimeto, 8 aprile 1930), poeta, saggista e docente universitario venezuelano. Fece parte del gruppo «Tavola Rotonda. Dotato di una raffinata sensibilità poetica, ha creato un’opera vincolata al pensiero filosofico.


venerdì 7 luglio 2017

Saranno altre


BASILIO URIBE

RESURREZIONE

Le cose che torno a vedere
in questa mattina unica
non saranno più le stesse.
E quello che dico adesso
con voce limpida
non succederà mai più.
Saranno altre, un’altra volta,
le parole che proverò
infine a far scaturire, per dirlo.

(22-X-59)

(da Il pane del silenzio, 1961)

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Il poeta argentino Basilio Uribe punta lo sguardo sull’unicità del momento, sulla sua eraclitea irripetibilità. Anche se volessimo ricrearlo, ritornando in un luogo, per esempio, non avremo mai le identiche condizioni e noi stessi saremo comunque mutati: anche la voce poetica, per quanto simile, sarà giocoforza diversa.

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Caillebotte

GUSTAVE CAILLEBOTTE, “GIOVANE UOMO ALLA FINESTRA”, PART.

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LA FRASE DEL GIORNO
L’atto è vergine, anche se ripetuto.
RENÉ CHAR, Furore e mistero




Basilio Uribe (Buenos Aires,  8 luglio 1916 -  21 giugno 1997), poeta e scrittore argentino. Laureato in Ingegneria civile, fondò il Centro di Investigazione del Progetto Industriale e diresse l'Accademia Nazionale di Belle Arti.


giovedì 6 luglio 2017

Tu unica e viva


GESUALDO BUFALINO

PROGETTO DI LODE

Tu unica, tu viva, tu acqua
e aria del mio vivere
e veemente complice di morte
tu mio pugno e stendardo
contro le scure procedure della sorte;
tu mio grano, mio grembo, mio sonno,
fuoco d’inverno che sventi l’obliqua
nube di notte dove abita l’Orsa;
tu unica e viva, tu canto
di grave organo e grido
di lenta carne e fiore e cibo, mia roccia
di paragone e tiepida
tana, mia donna, mia donna, tu unica,
tu viva…

(da L’amaro miele, Einaudi, 1982)

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Più che un “progetto di lode” questa poesia dedicata all’amata da Gesualdo Bufalino è un vero e proprio inno alla donna che, più che complice e compagna nelle lotte del vivere quotidiano, assurge quasi al ruolo di una divinità.

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Gabriel Moreno

ILLUSTRAZIONE DI GABRIEL MORENO

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LA FRASE DEL GIORNO
Tu sei la sete e ciò che deve saziarla.
PABLO NERUDA, Il fromboliere entusiasta




Gesualdo Bufalino (Comiso, 15 novembre 1920 – Vittoria, 14 giugno 1996), scrittore, poeta e aforista italiano. Insegnante, si rivelò tardi alla letteratura pubblicando nel 1981 Diceria dell'untore, con cui vinse il Premio Campiello. Con il romanzo Le menzogne della notte vinse nel 1988 il Premio Strega. Il suo stile ricercato, ricco e  "anticheggiante" gli deriva dall’abilità linguistica e da una vasta cultura.


mercoledì 5 luglio 2017

Cavalcare un cigno nella notte


BILLY COLLINS

SPOGLIANDO EMILY DICKINSON

Per prima, la mantellina di tulle,
tolta dolcemente dalle sue spalle e posta
sullo schienale di una sedia di legno.

E la cuffia,
sciolto il nodo con una leggero tiro in avanti.

Poi il lungo vestito bianco, una faccenda
più complicata con bottoni di madreperla
giù per la schiena,
così piccoli e numerosi che ci vuole l’eternità
prima che le mie mani possano dividere il tessuto,
come la separazione dell’acqua di un nuotatore,
e scivolare dentro.

Avrete voglia di sapere
che stava in piedi
accanto a una finestra aperta in una stanza al piano di sopra,
immobile, con gli occhi un po’attoniti,
mentre guardava di sotto l’orto,
con l’abito bianco in un mucchio ai suoi piedi,
sul pavimento di legno a grandi riquadri.

La complessità degli indumenti intimi femminili
nell’America del diciannovesimo secolo
non è da sottovalutare,
e io procedevo come un esploratore polare
attraverso fibbie, fermagli, e ormeggi,
ganci, nastri, e stecche di balena,
mente navigavo verso l’iceberg della sua nudità.

Più tardi scrissi in un taccuino
che era come cavalcare un cigno nella notte,
ma naturalmente non posso dirvi tutto -
il modo in cui ha smesso di guardare l’orto,
come i suoi capelli si sono sciolti dalle forcine,
come all’improvviso si inserivano dei trattini
ogni volta che parlavamo.

Quello che posso dirvi
è che ad Amherst c’era un’immensa quiete,
quel Sabato pomeriggio,
c’era solo una carrozza che è passata accanto alla casa,
e una mosca che ronzava sul vetro di una finestra.

Così ho potuto udirla distintamente inspirare
quando ho slacciato il primo
gancio in alto del suo corsetto
e l’ho sentita sospirare quando poi quello ha ceduto,
al modo in cui alcuni lettori sospirano quando si accorgono
che la Speranza ha piume,
che la Ragione è una tavola,
che la Vita è un fucile carico
che guarda proprio te con un occhio giallo.


È un omaggio davvero particolare questo del poeta statunitense Billy Collins: la poetessa Emily Dickinson diventa quasi un feticcio da spogliare – con ironia, naturalmente: dettagliato è l’elenco della biancheria femminile dell’Ottocento – per meglio comprenderlo, per ottenerne semplicemente l’anima spoglia, sull’onda di quello che è il pensiero di Collins sulla fruizione delle poesie: “C’è nessuno che voglia unirsi a me / nel lanciare alcuni sassi verso / quegli insegnanti che amano porre la domanda: / «Che cosa sta cercando di dire il poeta?» / come se Thomas Hardy e Emily Dickinson / si fossero sforzati ma alla fine avessero fallito: / disgraziati incapaci di parlare, che altro non erano, / con la penna in bocca a guardare fuori dalla finestra in attesa d’un idea”. Da notare le citazioni sullo stile – i trattini amati dalla Dickinson – e su alcune sue poesie: “La Speranza è quella cosa piumata”, “E poi un’Asse nella Ragione, si spezzò, / E caddi giù, e giù”, “La mia vita era stata un fucile carico”.

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Sanchez

DISEGNO DI ADARA SÁNCHEZ ANGUIANO

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LA FRASE DEL GIORNO
La Parola è uno dei sintomi dell'affetto / E il Silenzio l'altro – / La comunicazione perfetta / Nessuno può udirla
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EMILY DICKINSON, Poesie




William Collins, detto Billy (New York, 22 marzo 1941), è un poeta statunitense. Dopo aver insegnato letteratura inglese al Lehman College nel Bronx per oltre 50 anni, ora è in pensione. Le sue poesie raccontano con ironia la vita dell’America borghese e suburbana.


martedì 4 luglio 2017

Mi piace questa piazza


GIOVANNI RABONI

LA PIAZZA

1.

Mi piace questa piazza. Più è deserta
e più mi piace. Posso popolarla
di chi voglio, incontrarci, camminando,
gli altrimenti introvabili.
C’è mio padre che pure, a quanto so,
da queste parti non c’è mai venuto
ma sembra contento di passeggiare
(lui diceva, mi ricordo, flâner)
sotto i portici, o di scrutare
l’interminabile crepuscolo
seduto a un tavolino del caffè
fumando lentamente
una delle sue Turmac con il filtro.
C’è mia madre, molto più giovane
di quando m’ha lasciato (dai vestiti
si direbbe persino che la guerra
debba ancora scoppiare):
sta aspettando l’autobus, forse,
o forse invece guarda i manifesti
della stagione di prosa, stupita
da tutti quegli attori e quelle attrici
che non ha mai sentito nominare.
E c’è, appena in ritardo, mio fratello
al volante d’una vecchia MG
(sì, per lui si può fare un’eccezione,
aprire per un attimo al passato
l’isola pedonale),
così magro, così bello, un ragazzo
di cinquant’anni! e vedo che sorride,
che mi fa segno con la mano
come a dire “ci vediamo più tardi”
ma con l’aria di volersene andare,
di voler proseguire già stasera
per dove fa più caldo o c’è più neve.

2.

Oppure ecco di colpo le tue gambe
meravigliose sui primi tacchi alti
della tua adolescenza.
Ti spio fra una colonna e l’altra, è fuori,
è alla gran luce che cammini, svelta
e indolente, dandoti arie
d’avere i sedici anni
che non avrai che a maggio. Come sbanda
per tenere il tuo passo vittorioso,
con che delizia s’affatica
di decennio in decennio
a inseguirti fin dove non c’è traccia
né di me né di noi
la mia smodata tenerezza.

(da Ultimi versi, Garzanti, 2006)

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Talvolta è la dolcezza un poco amara della nostalgia a ispirare i poeti: Giovanni Raboni come in un sogno popola questa piazza – che può essere una qualunque della bellissima Italia, ma è quella di Castelfranco Veneto – dei personaggi a lui cari ormai scomparsi: il padre, la madre, il fratello. E poi, in una strofa non a caso posta a parte, ecco l’amata Patrizia com’era un tempo, da adolescente. E la nostalgia si trasforma nella commozione di una invincibile tenerezza.

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TV

FOTOGRAFIA © ROBERTO TOMEI/PANORAMIO

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LA FRASE DEL GIORNO
Ma pensare la gioia, almeno quello: / pensarla! e qualche volta , senza farsi / troppe idee, senza montarsi la testa, / annusarla.
GIOVANNI RABONI, Barlumi di storia




Giovanni Raboni (Milano, 22 gennaio 1932 – Fontanellato, 16 settembre 2004), poeta, critico letterario, giornalista, traduttore e scrittore italiano appartenente alla "generazione degli anni Trenta. Nel solco della tradizione lombarda, elaborò sin dalla prima raccolta Le case della Vetra (1966) una poetica d'intonazione civile ma anche esistenziale con toni piani e sommessi.


lunedì 3 luglio 2017

Recondita memoria


MONTSERRAT ABELLÓ

IL TEMPO NON PASSA INVANO

Il tempo non passa invano
e questo ci sembra strano.
Vicino e lontano insieme.

Nel silenzio diventiamo
sfingi. Pozzi di segreti.

Recondita memoria che,
come Medea, divora i suoi figli.

(da Nella sfera del tempo, 1998)

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“Pericoloso entrare senza frustino nella gabbia dei ricordi. Mordono” scrisse Gesualdo Bufalino: la poetessa catalana Montserrat Abelló esplora un assunto simile, quello della memoria, simile a una Medea che nel suo antro custodisce non filtri e pozioni ma segreti e ricordi, quei segreti e ricordi che, come la protagonista della tragedia euripidea, uccide per gelosia e vendetta.

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6-untitled-rafal-olbinski

DIPINTO DI RAFAL OLBINSKI

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LA FRASE DEL GIORNO
Tinge di azzurro il tempo: / trasfigura il sogno, / sovverte le parole.
MONTSERRAT ABELLÓ, Il fuoco nelle mani




Montserrat Abelló Soler (Tarragona, 1° febbraio 1918 – Barcellona, 9 settembre 2014), poetessa e traduttrice spagnola in lingua catalana. Nel 1939, dopo la guerra civile, visse in esilio per vent’anni in Francia e in Cile. Tradusse Agatha Christie, E.M. Forster, Iris Murdoch e soprattutto Sylvia Plath.


domenica 2 luglio 2017

Il suono di vuoto


GIORGIO CAPRONI

NON T’APPOGGIARE AL VENTO

Non t’appoggiare al vento.
Lascia le parole e il suono
di vuoto che contengono.
Un nome, un solo nome basta
a mentire. Un colore,
Un aroma.

(da Poesie disperse postume, in L’Opera in versi, Meridiani Mondadori, 1998)


Chissà che la scelta di una sua poesia per l’analisi del testo all’esame di stato 2017 non porti a una riscoperta di Giorgio Caproni, poeta troppo sottovalutato nell’ambito del Novecento italiano. Caproni affascina per la sua parabola poetica, capace di passare dall’impressionismo dei primi versi alle liriche scarnificate della vecchiaia  - come questa ironica e metafisica “poesia del nulla”, dove protagonisti sono il vuoto e il vento - sempre alla ricerca della inafferrabile soluzione ai dilemmi dell’essere umano.

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JAMES MORRISON, “VENTO FORTE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Tonica, terza, quinta, / settima diminuita. / Resta dunque irrisolto / l'accordo della mia vita?
GIORGIO CAPRONI, Il muro della terra




Giorgio Caproni (Livorno, 7 gennaio 1912 – Roma, 22 gennaio 1990), poeta, critico letterario e traduttore italiano. Partito come preermetico attirato da uno scabro espressionismo, approdò a un ermetismo rivestito di un impressionismo idillico. Nella sua poesia canta soprattutto temi ricorrenti (Genova, la madre e Livorno, il viaggio, il linguaggio), unendo raffinata perizia metrico-stilistica a immediatezza e chiarezza di sentimento.