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mercoledì 6 febbraio 2013

T’ho barattato, amore, con parole

 

CRISTINA CAMPO

AMORE, OGGI IL TUO NOME

Amore, oggi il tuo nome
al mio labbro è sfuggito
come al piede l'ultimo gradino...

ora è sparsa l'acqua della vita
e tutta la lunga scala
è da ricominciare.

T'ho barattato, amore, con parole.

Buio miele che odori
dentro diafani vasi
sotto mille e seicento anni di lava -

ti riconoscerò dall'immortale
silenzio.

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“Se qualche volta scrivo è perché certe cose non vogliono separarsi da me come io non voglio separarmi da loro. Nell’atto di scriverle esse penetrano in me per sempre – attraverso la penna e la mano – come per osmosi”: Cristina Campo, poetessa, scrittrice e traduttrice, fece della poesia un atto mistico, arrivando a cesellare le parole e i versi, addensandoli ma contemporaneamente rendendoli leggeri. L’amore è allora una distrazione che viene a sconvolgere la ricerca del divino, della bellezza, pur nel suo dolcissimo apparire.

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ROBERT MOTHERWELL, “JE T’AIME”

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LA FRASE DEL GIORNO
Non è la bellezza ciò da cui si dovrebbe necessariamente partire? È un giacinto azzurro che attira col suo profumo Persefone nei regni sotterranei della conoscenza e del destino. Si può senza dubbio chiamare «esorcismo» questo attrarre, per mezzo di figure, lo spirito, che di certe cose ha sempre una grande paura. Questo fanno i miti. Questo dovrebbe fare la poesia
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CRISTINA CAMPO, Sotto falso nome




Cristina Campo, pseudonimo di Vittoria Maria Angelica Marcella Cristina Guerrini (Bologna, 29 aprile 1923 – Roma, 10 gennaio 1977), scrittrice, poetessa e traduttrice italiana.Cresciuta nel culto della bellezza e animata da un'incoercibile tensione alla perfezione, etica non meno che estetica, fu influenzata a lungo dal pensiero di Simone Weil.


martedì 5 febbraio 2013

Come i limoni di Montale

 

AURORA LUQUE

I DUBBI DI EROS

Montale: i limoni splendenti, intravisti
in un cortile d’inverno:
le trombe d'oro della solarità.
Non servono altre parole per l’eros.
Lascialo muto: non cresca la sua lingua.
E non sia cieco: veda, canti e impari con gli occhi.
Non dargli altre parole.
Se lo metti nelle lettere, nei versi, nei sussurri
ad alta notte,
lo dissangui, lo decomponi,
lo imbalsami.
Non abbia voce, e viva
come i limoni ammirati da Montale.

(da Camaradas de Ícaro, 2003)

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Forse l’amore ha bisogno di parole per essere espresso, ci dice la poetessa spagnola Aurora Luque: l’eros, il desiderio amoroso, invece no, gli bastano gli occhi, gli basta quella semplice e aspra nudità del reale che Eugenio Montale espresse come linea guida della sua poetica nella celeberrima I limoni: “Quando un giorno da un malchiuso portone / tra gli alberi di una corte / ci si mostrano i gialli dei limoni; / e il gelo dei cuore si sfa, / e in petto ci scrosciano / le loro canzoni /le trombe d’oro della solarità”.

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OCEAN QUIGLEY, “LEMONS”

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LA FRASE DEL GIORNO
Desiderare è portare / il destino del mare dentro il corpo.

AURORA LUQUE, Carpe noctem




Aurora Luque (Almería, 20 settembre 1962), poetessa e traduttrice spagnola dal francese, dal latino e dal greco. Insegnate di greco antico a Malaga, nei suoi versi coniuga la tradizione con la modernità, realizzando una simbiosi tra il linguaggio classico e il discorso colloquiale.


lunedì 4 febbraio 2013

Succede con le poesie

 

CHANTAL MAILLARD

MEGLIO NON DIRE NULLA

Meglio non dire nulla.
Sarebbe inutile. È già passato.
Fu una scintilla, un istante. Accadde.
Io accaddi in quell’istante.
Forse anche Lei lo fece.
Succede con le poesie:
finiscon per condensarsi le forme
nei nostri occhi come il vapore
su di un vetro gelato;
le forme, e le ferite.
Chi costruisce il testo
ne sceglie il tono, lo scenario,
dispone prospettive, inventa personaggi,
propone i loro incontri, e gli detta gli impulsi,
ma la ferita no, la ferita va innanzi,
non inventiamo la ferita, andiamo
da lei e la riconosciamo.

(da Uccidere Platone, 2004 – Traduzione di Gloria Bazzocchi)

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Ha ragione la poetessa spagnola di origini belghe Chantal Maillard: la riconosciamo sempre, anche se ben nascosta sotto endecasillabi oppure dispersa nei versicoli. La riconosciamo nella sintesi ermetica o nella poesia che rasenta la prosa. La riconosciamo, anche se si è mimetizzata dietro le metafore, le analogie, le sinestesie: riconosciamo la ferita, quella ferita che ha spinto il poeta a scrivere i versi. La riconosciamo perché è anche dentro di noi, in altre parole la facciamo nostra, utilizziamo la poesia che leggiamo per esprimere con le parole di un altro la nostra stessa ferita.

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PARRA, “LINEAR POETRY”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ma è già passato il tempo, / non c’è nulla che conta, se non l’aria, / due sillabe appena, sulla pagina.
CHANTAL MAILLARD, Uccidere Platone




Chantal Maillard (Bruxelles, 1951), poetessa e filosofa spagnola nata in Belgio. Uno dei suoi temi principali, l'osservazione dei processi mentali , notato molto presto nella sua produzione di saggi e nella prosa dei suoi primi diari, Filosofia nei giorni critici, è consolidato nei Diari indiani, Fusi, Note a margine e Belgio, fino ad indagare i limiti del linguaggio nelle poesie di Fili.


domenica 3 febbraio 2013

Una lettera d’amore

 

LUIGI AMARA

AEROPLANO DI CARTA

Una lettera d’amore vola dal decimo piano

Plana molto dolcemente
frusciando sui seni del vento

Una lettera piegata con accuratezza e candore
volteggia e insegue il suo segno giapponese tra i palazzi

curva delicatamente

E un naufrago burocrate resterebbe attonito vedendola galleggiare
come un messaggio nell’aria

in sorridente equilibrio

accarezzare la testa calva di una statua
entrare dentro la via stretta

uno sfiorare quasi astratto
che ha inquietato le cose

ma non lei.

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Capita spesso così con l’amore: non è corrisposto. E il tutto da una parte trova il nulla dall’altra. Questo è il senso della lettera d’amore trasformata in aeroplanino di carta che vola dai piani alti di un palazzo di città e infila le vie disegnando traiettorie sulle strade del vento portandosi dietro quelle parole dolci che un cuore non ha voluto accogliere. La poesia è di Luigi Amara, saggista e poeta messicano.

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Aereo di carta

IMMAGINE © FONDOS Y A

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LA FRASE DEL GIORNO
Di tutte le beffe che la sorte serba all'uomo, non ce n'è una più tremenda d'un amore non corrisposto
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MAKSIM GOR’KIJ, Racconto di un amore non corrisposto




Luigi Amara (Città del Messico, 6 gennaio 1971), scrittore, saggista  e poeta messicano. Ha fondato la rivista Paréntesis e collaboracon la rivista musicale Pauta, Quaderni di teoria e critica musicale. Nel 2005 è stato direttore editoriale di Tumbona Ediciones, da lui fondata. 


sabato 2 febbraio 2013

Vivere, amare, dimenticare

 

ROBERTO JUARROZ

TREDICESIMA POESIA VERTICALE, 55

Talvolta dimentico l’amore,
come dimentico la mia mano.
Solo loro possono prendere il mondo
e mettermelo davanti
perché possa toccarlo,
ma non mi ricordano il suo compito.

Dimenticare l’amore e la mano
mi permette di ricordare le cose
e anche di ricordarmi.
Se invece dimenticassi tutto
non dimenticherei però
né la mia mano né l’amore.

Anche vivere è dimenticare che si vive.
E amare dimenticare che si ama.

(da Decimotercera poesía vertical, 1992)

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Il corpus poetico dell’argentino Roberto Juarroz è veramente un’unica opera portata avanti per tutta la vita, frammentata soltanto per esigenze editoriali in quattordici raccolte tutte con lo stesso titolo, Poesía vertical, e con le poesie semplicemente numerate. È un tentativo di dare nome ad ogni cosa, un po’ come l’Adamo della Genesi, per riformularne il compito, per comprenderne la funzione: “La mansione della parola / al di la della piccola miseria / e della piccola dolcezza di designare questo o quello / è un atto d’amore: / creare presenza”.

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DISEGNO DI M.C. ESCHER

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia si scrive sempre, / la vita si vive sempre, / qualcosa ci tiene svegli sempre: / poesia – sempre. // Essere è la scrittura
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ROBERTO JUARROZ, Undécima poesía vertical




Roberto Juarroz (Coronel Dorrego, 5 ottobre 1925 – Buenos Aires, 31 marzo 1995), poeta, saggista e bibliotecario argentino. La sua opera, salvo le prime Sei poesie scelte del 1960 è riunita con il titolo unico di Poesia verticale. Varia solo il numero d'ordine, da raccolta a raccolta, fino alla quattordicesima, uscita postuma nel 1997.


venerdì 1 febbraio 2013

Due poesie per febbraio

 

Febbraio, il mese del Carnevale e del primo annuncio di primavera. Mese che porta dalle gelate di gennaio alle fiorite di marzo: Maria Luisa Spaziani coglie questa sua sospensione tra l’argento della brina e l’euforia delle belle giornate. Nei versi del poeta uzbeko Samšad Abdullaev  invece un febbraio crepuscolare e periferico rallegrato dalla cerimonia di un tè con i parenti.

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MARIA LUISA SPAZIANI

FEBBRAIO DI CRISTALLO, TUTTO BRILLA

Febbraio di cristallo, tutto brilla,
volano i passeri con piume d’argento.
Celeste fisarmonica anche l’anima
oltre i monti si espande.

Deliziosa euforia, l’equilibrio
l’ha vinta sopra il caos. Bello è il pioppo,
bella la roccia e così dolce il fiume
con tutto il lungo sangue che convoglia.

(da La luna è già alta, Mondadori, 2006)

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SAMŠAD ABDULLAEV

SERA. FEBBRAIO

Un vento forte, umido – la calligrafia del tardo inverno.
Una rigida folata stringe senza sosta i passanti l’uno all’altro.
Il fumo di una sigaretta è uscito dalle labbra e subito si è appiattito
avendo toccato il nervo nudo della natura. Un fiammifero
acceso per miracolo nel giardino buio, ed ecco
il fischio salvifico del bollitore del tè sul fornello di cucina.
Le tazze di tè nella cerchia familiare. Gli abiti dei parenti
corrispondono alle loro voci - sono liberi. I rami spogli
si scuotono e volteggiano, mentre il vapore
si alza dal bollitore verso il soffitto senza
neppure dondolare.

(da Poesia, n. 247 – Marzo 2010 - Traduzione di Paolo Galvagni)

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ROBERT HOBHOUSE, “DOVES AT HIGH BARNS, 1998”

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LA FRASE DEL GIORNO
Come si allungano le ore / di luce, com’è ingordo Febbraio / di oro torbido e di vita / allo stato nascente / di rami germinanti dal niente / su cui si apriranno dei fiori / dicendoci che è possibile riavere / dal niente, forme, profumi, colori.
GIUSEPPE CONTE, Ferite e rifioriture




Maria Luisa Spaziani (Torino, 7 dicembre 1922), poetessa italiana formatasi nel clima postermetico di chiara ascendenza montaliana. La sua poesia è venuta via via distendendosi dal mottetto o epigramma a forme narrativo-discorsive.


Shamshad Majitovich Abdullaev (Fergana, 1 novembre 1957), poeta, saggista, scrittore e traduttore uzbeko. La sua poesia è stata descritta come "cinematografica", "utopica" e "di avanguardia". Tuttavia, la sua opera ha anche generato notevoli controversie all'interno dell'Uzbekistan per l'uso esclusivo della lingua russa.



giovedì 31 gennaio 2013

Memoria, fiorita prigione

 

MARIA LUISA SPAZIANI

LA PRIGIONE

Memoria, fiorita prigione,
dureremo vent'anni, quaranta,
a trastullarci in questi giochi d'ombre?
Come un cane ti annuso e ti raspo,
Come un guanto ti infilo e ti rovescio,
hai spigoli aguzzi, celesti barlumi,
sei la pioggia di rose che mi soffoca,
l’ancora e la grisella degli spazi
e museruola e zufolo e malaria.
Sei l'aria fresca su un deserto, sei
il deserto d'un cielo senz'aria.

(da Utilità della memoria, 1966)

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“Senza mai riposo / ricolmiamo le vasche del respiro” dice Maria Luisa Spaziani. Vivendo, allo stesso modo riempiamo le vasche della memoria: accatastiamo in quei magazzini i giorni delle nostre vite come in un racconto di Buzzati, impacchettiamo rimpianti e desideri che si impolverano con lo scorrere del tempo che erode pietre e scioglie amori. Alla fine il passato è il nostro tesoro, ma finisce anche con l’essere la nostra prigione.

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HENRYK SIMON, “PRISONER OF MY OWN”

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LA FRASE DEL GIORNO
Lo spirito ha bisogno del finito / per incarnare slanci d’infinito.
MARIA LUISA SPAZIANI, La traversata dell’oasi




Maria Luisa Spaziani (Torino, 7 dicembre 1922), poetessa italiana formatasi nel clima postermetico di chiara ascendenza montaliana. La sua poesia è venuta via via distendendosi dal mottetto o epigramma a forme narrativo-discorsive.