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venerdì 31 maggio 2024

Un piccolo uomo


CLEMENTINA SUÁREZ

LA PRESENZA NEGATA

Ho sempre avuto pena
di chi non ha saputo amarmi…
Nascevo in mezzo alle stelle
e all'alba mi trovavo sola.

Prigioniera della bocca
è rimasta la parola
che mai si è ancorata intera
al tuo cuore minato.

Oggi provo il raro piacere
di sentirmi sconfitta.
Le mie strade aperte
spaventavano i tuoi occhi.

Nulla possono le mie ali
sulle spiagge terrestri.
Sei un piccolo uomo
e non raggiungi il mio volo

(da Il poeta e i suoi segnali, 1969)

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"Chi non ha saputo amarmi": è quello il punto. La poetessa honduregna Clementina Suárez si sente sconfitta, frustrata dalla fine di una relazione, ma con un certo disprezzo conclude che quello era "un piccolo uomo", incapace d'amore, probabilmente non in grado di donare e di ricambiare. Così, parafrasando l'albatro di Baudelaire, lui non è in grado di raggiungere le altezze che lei può toccare.

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RAFAL OLBINSKI, "IL VESTITO ROSSO"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Sono stata innamorata dell'amore in sé. Non di una persona. Ho amato profondamente, ma ho capito che più che una persona, ciò che amavo era l'amore.
CLEMENTINA SUÁREZ

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Clementina Suárez (Juticalpa, 12 maggio 1902 - Tegucigalpa , 9 dicembre 1991), poetessa honduregna. Riconosciuta a livello internazionale, è considerata la "matriarca della poesia honduregna", promotrice della cultura e dell'arte in Honduras e in America Centrale.


giovedì 30 maggio 2024

Quella pioggia


JORGE TEILLIER

PRIMA DELLA PIOGGIA

Ricordo le tue parole
mentre spesse nuvole si addensavano
preparando la pioggia
quella pioggia che si nascondeva per giorni e giorni
da qualche parte nella memoria
in qualche posto sconosciuto nel mondo
a coronare i sogni
Ricordo le tue parole
Stavi parlando di conigli e ciliegie
di passeri che mangiavano
nel palmo della tua mano
Di città enormi
dall'altra parte dell'oceano
dove i bar erano pieni
di gente sconosciuta.
Ricordo le tue parole
e ricordo ancora di più il tuo silenzio
che si univa al grande silenzio
che precede la pioggia
E poi come fuggimmo
improvvisamente tenendoci per mano
come fuggimmo senza sapere dove
assordati dal fragore della pioggia

(da Lo sognai o fu realtà, 2003)

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Quello che il poeta cileno Jorge Teillier ama più fare nei sui versi: una incursione nei territori della memoria che assume i toni leggeri e sbiaditi del ricordo. La pioggia estiva che scoppia improvvisa da grigi nuvoloni, gli innamorati sorpresi che fuggono mano per la mano cercando un riparo.

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FOTOGRAFIA © OLEG M. KULISHOV/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Piove, piove, piove / Vorrei che piovesse sempre!
PABLO DE ROKHA

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Jorge Teillier Sandoval (Lautaro, 24 giugno 1935 - Viña del Mar, 22 aprile 1996), poeta cileno della “Generazione letteraria dei ‘50”, creatore della “poesia larica”. Per lui l’importante in poesia non è l’estetica, ma la creazione del mito e di uno spazio di tempo che trascende il quotidiano.


mercoledì 29 maggio 2024

Il tessuto della vita


ÁNGEL GONZÁLEZ

VECCHIO ARAZZO

Tutti erano poveri a quel tempo,
tutti intrecciavano
senza saperlo
- a volte sorridendo -
i fili della tristezza
che formano il tessuto della vita
(tessuto inconsistente, ma
che filo testardo, la speranza).
Alcuni fili
d’amore doravano
un'estremità di quell'oscuro arazzo
in cui ero un bambino che correva
non so perché né dove,
forse verso lo spazio luminoso
che tessevano instancabili
le mani amorevoli e caparbie.

Non ho mai raggiunto quella luce.
Quando stavo per raggiungerla,
il tempo, più veloce,
l'aveva già offuscata con la sua patina.

(da Autunni e altre luci, 2001)

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Il mito dell’infanzia come un’età dell’oro riappare nei versi del poeta spagnolo Ángel González: il tempo è pero inaccessibile, continua a correre veloce lungo il filo che simboleggia la vita cancellando a mano a mano le immagini del passato. La vita, la poesia stessa, non sono che un accumularsi di queste immagini, di queste esperienze.


KARL MELTON, "BAMBINO CHE CORRE NEL CAMPO"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Qui non passa nulla, tranne il tempo.
ÁNGEL GONZÁLEZ, Parola dopo parola

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Ángel González Muñiz (Oviedo, 6 settembre 1925 – Madrid, 12  gennaio 2008), poeta spagnolo della Generazione del ‘50. Premio Principe delle Asturie nel 1985 e Premio Regina Sofia nel 1996. La sua opera mescola intimismo e poesia sociale con un tocco ironico. Il passare del tempo, l’amore e la civilizzazione sono i suoi temi ricorrenti, giocati su toni di un’ottimistica malinconia.


martedì 28 maggio 2024

Peccati, vizi e virtù


JUAN JOSÉ SAER

AI PECCATI CAPITALI

Con la nostra fantasia, ci liberano
dalla pura materia, ma cadiamo nella rete
della speranza. Peccati, vizi e perfino
le deboli virtù, ci separano
del corpo unico del caos.
Ci derubano
del legno e dei mari.
Guardiani sulla soglia del nulla.

(da L'arte di narrare, 1977)

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I sette peccati capitali per la dottrina cattolica sono: superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira e accidia. Hanno ispirato opere letterarie (Dante ci tappezza l'Inferno) e film (ispirano i sette omicidi che vengono compiuti in Seven).  Il poeta argentino Juan José Saer, con la sua visione nihilista compie un'opera di desacralizzazione, sfumando i confini dei vizi e delle virtù, accomunandoli nella medesima limitazione.

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HIERONYMUS BOSCH, "SETTE PECCATI CAPITALI"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Tra tante stelle, speranze: / riflessi di un regno animale.
JUAN JOSÉ SAER, L'arte di narrare

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Juan José Saer (Serodino, 28 giugno 1937 – Parigi, 11 giugno 2005), scrittore e poeta argentino. È ritenuto uno dei più importanti ed influenti autori della letteratura latinoamericana e della letteratura in lingua spagnola del XX secolo. Spazio e tempo sono i temi principali della sua opera.


lunedì 27 maggio 2024

Le lucciole


FERNANDO BANDINI

LUCCIOLE

Ci sono ancora le lucciole. Sbandano
dai loro greggi di tremulo fosforo
su pendii non talmente desolati
da non avere un nome sulle carte.

Lasciano cicatrici d’oro nelle tenebre
a futura memoria.

(da Santi di Dicembre, 1994)

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La scomparsa delle lucciole è uno dei più evidenti segni di cambiamento climatico. Cominciano già ad essere nella loro tenuità, echi che svaniscono, lontane eteree visioni che affascinano Fernando Bandini, poeta vicentino osservatore della natura.

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FOTOGRAFIA © TEKH DECODED

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  LA FRASE DEL GIORNO  

È piacevole allora vedere le lucciole in gran numero rischiarare volando l'oscurità, oppure distinguere solo le luci di alcune di loro.
SEI SHŌNAGON, Note del guanciale

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Fernando Bandini (Vicenza, 30 luglio 1931 - 25 dicembre 2013),  poeta, scrittore e docente italiano di stilistica e metrica presso l'Università di Padova. Aveva la capacità di scrivere non solo in italiano ma anche nel dialetto vicentino e in latino, lingua che aveva appreso nonostante non avesse praticato studi classici.


domenica 26 maggio 2024

Domenica senza te


EDUARDO CARRANZA

DOMENICA

Domenica senza te, di te priva,
È come un tunnel di pareti grigie
dove vado e mi illumina il tuo nome;
È una notte chiara senza saperlo
lunedì travestito da domenica;
è un giorno azzurro senza il tuo permesso.
Piove in questa poesia; puoi sentirlo
con la tua anima vicina ai vetri;
la tua assenza piove come acqua triste
e azzurra sulla mia fronte esiliata.

Ho capito come può una parola
piccola, simile a uno spillo lunare
o ad un leggero cuore di farfalla,
innalzare dei muri infiniti,
uccidere un mattino all'improvviso,
evaporare l'azzurro e i giardini,
tagliare il giorno come fosse un giglio,
ridare grani di sale alle stelle.

Ho capito come può una parola
della materia azzurra delle spade
con acuta vocazione di spina,
stare alla luce come una ferita
che ci fa male al centro della vita.
Piove in questa poesia, e la domenica
gira al pari di una giostra lontana;
Sei così vicina che non ti vedo,
fatta delle mie parole e del sogno.

Ti penso dietro la distanza, con
la tua voce che mi inventa la domenica
e il tuo sorriso come un pigro petalo
che cade dal volto sulla mia anima.

Con la sua foglia che vola di notte,
rigata di disincanto e pioviggine,
la domenica senza il tuo permesso
giunge come una lettera sbagliata.

La sera, ragazza, ha quella tristezza
dell'aria dove un tempo fu una rosa;
Sono qui accerchiato dalla tua assenza
fatto d'amore e solo come un uomo.

(da Ombra delle ragazze, 1975)

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"Piove in questa poesia" di Eduardo Carranza. Piove la malinconia, piove l'assenza dell'amata che trasforma una giornata di festa in un grigio lunedì, piove una tristezza che ha in sé l'acuta spina della distanza, il dolore di ciò che era e non è, di ciò che avrebbe potuto essere, insomma "dell'aria dove un tempo fu una rosa": ricordo e disincanto.

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FOTOGRAFIA © PXHERE

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Sei fatta di sogni dimenticati / e io ti dimentico all'improvviso, come un sogno.
EDUARDO CARRANZA

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Eduardo Carranza Fernández (Apiay, 23 luglio 1913 - Bogotá, 13 febbraio 1985), poeta colombiano. Nella sua opera, di tendenza classicista, il mondo dell'infanzia emerge arricchito di nuove esperienze nel quadro del paesaggio americano. La sua poesia si evolve dalla celebrazione della vita, dell'amore, dell'illusione e del fascino dell'esistenza, al riconoscimento, già nella maturità, del disincanto, della delusione del vivere.


sabato 25 maggio 2024

Verso blu


JUVENCIO VALLE

EMOZIONE BLU

Questa emozione blu sarà il mio verso?
Spunta come gemma nella parola,
profumata di sogni e illusioni,
innocente e azzurra come la salvia.

Benedetto verso blu che mi eleva,
lo porto qui sull'altare dell'anima:
già frondoso e diritto come un albero,
profumato e azzurro come la malva.

Gelsomino odoroso in me fiorisce,
liquore di esultanza che mi inebria;
quando voglio volare per le strade
come un'ala sottile nasce all'alba.

(da Il flauto dell’uomo di Pan, 1929)

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Blu, azzurro. Il colore della spiritualità, della calma, della sensibilità, del mistero. Il colore dell’emozione da cui nasce il verso del poeta cileno Juvencio Valle in questa sinestesia che associa colori e aromi in una poetica che Pablo Neruda apprezzò per la sua “profondità, dolcezza e profumo”.

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KONSTANTIN YUON, "CESPUGLIO BLU"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Bosco, dammi le chiavi del tuo regno nascosto /  La storia della rosa è semplice come il filo; / Io che sono giardiniere, lo so per esperienza.
JUVENCIO VALLE, Trattato del bosco

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Juvencio Valle, pseudonimo di Gilberto Concha Riffo, (Villa Almagro, 6 novembre 1900 - Santiago, 12 febbraio 1999), poeta cileno. Nelle sue opere ha presentato una proposta lirica legata alla tradizione, cercando di approfondire la conoscenza del mondo attraverso le rivelazioni che la natura offre.