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giovedì 7 marzo 2013

Da statue e cancellate

 

RUBÉN BONIFAZ NUÑO

RECLINATO NEL SUO PIACERE, IL GIORNO

Reclinato nel suo piacere, il giorno
di statue e cancellate fiorite
ci dice, amica, che moriamo;
e come se tu mordessi
una mela, sfolgorano
i dolci denti e le labbra.

E le lacrime che stanno sgorgando,
la carne che mordi, le rose
della polvere che apri e inghirlandi,
festosamente intristiscono;
e si avvolge intorno al tuo braccio
la serpe rossa dell’estate.

Suona la pioggia di notte
cadendo a caso, come lo zucchero
di una mela dissanguata.
Da statue e cancellate di cenere
nasce una bocca, e nomina l’alba.
Tu dolce sfolgori delle ombre.

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La condizione umana è il punto centrale di questi versi del poeta e classicista messicano Rubén Bonifaz Nuño: esplode nella lussureggiante bellezza di un giorno d’estate, davanti alla bellezza sfolgorante di una donna. Il destino umano si intreccia ai piaceri della vita – i contrasti sono evidentissimi, a partire dall’ossimoro “festosamente intristisce” e dall’alternarsi di immagini di amore e di dolore in cui Eros e Tanathos convivono forzatamente.

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Summer rain

LEONID AFREMOV, “SUMMER RAIN”

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LA FRASE DEL GIORNO
Stringendomi la mano contro il petto, conto / della vita vissuta le monete di resto.
IOSIF BRODSKIJ, Poesie 1972-1985




Rubén Bonifaz Nuño (Córdoba, 12 novembre 1923 – Città del Messico, 31 gennaio 2013),​ poeta messicano. La sua formazione umanistica lo ha portato verso una poesia di sintesi in cui coincidono rigore classico e parole in libertà, l'oscuro e spesso atroce universo azteco nahuatl e la tradizione greco-romana.


mercoledì 6 marzo 2013

Nella mattina di marzo

 

GIORGIO CAPRONI

PIUMA

Mia pagina leggera:
piuma di primavera.
Nella mattina di marzo,
dentro un sole di quarzo,
ragazze fuori porta
(transitorie e sincere)
passano, vive e vere,
dischiusa la bocca commossa.

Ragazze calde e alte,
tra il verde delle piante.
Ragazze quasi campagne
e marine, il cui sangue
accende, ventilata,
l’aria, che n’è illuminata.

Ragazze in carne e in colore,
da matrimonio d’amore.
Ma ohi come la più fina
manca di loro: Annina!

(da Il seme del piangere, 1959)

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Una scena di primavera, adesso che marzo ha bussato alle porte e accende il sangue: Giorgio Caproni raffigura le ragazze di Livorno a passeggio fuori dalla città “Ragazze grandi e vive / ma, attenta!, così sensitive / di reni (ragazze che hanno, / si dice, una dolcezza / tale nel petto, e tale / energia nella stretta) / che, se dovessi arrivare / col bianco vento che fanno, / so bene che andrebbe a finire / che ti lasceresti rapire”. La loro vitalità, la loro euforia raddoppiata dalla gioventù, l’esuberanza tipica di quell’età lo colpiscono. Il pensiero corre – come in tutta la raccolta – con un rimpianto dolcissimo alla madre Annina, che ne è protagonista da adolescente e sposa. Non c’è più:  non può essere allora tra quelle ragazze colorate di primavera.

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Macke

AUGUST MACKE, “MÄDCHEN IN GRÜNEN"”

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LA FRASE DEL GIORNO
Dove c'è una bella ragazza è sempre il mio paese
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CESARE PAVESE, Paesi tuoi




Giorgio Caproni (Livorno, 7 gennaio 1912 – Roma, 22 gennaio 1990), poeta, critico letterario e traduttore italiano. Partito come preermetico attirato da uno scabro espressionismo, approdò a un ermetismo rivestito di un impressionismo idillico. Nella sua poesia canta soprattutto temi ricorrenti (Genova, la madre e Livorno, il viaggio, il linguaggio), unendo raffinata perizia metrico-stilistica a immediatezza e chiarezza di sentimento.


martedì 5 marzo 2013

Un dolce veleno

 

FABIO FIALLO

I MIEI CANTI

Versano veleno i miei canti
e come può essere altrimenti
se così tanto tossico hai
rovesciato nella mia vita!

Veleno versano i miei canti
e come può essere altrimenti
se nel cuore mille serpenti
porto e – ah! - porto anche te!

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Diciamolo subito: questa poesia di Fabio Fiallo, gloria letteraria dominicana, non è delle sue più elevate. Però getta luce sulla sua poetica, sulla donna che lo ferisce come le spine di una bellissima rosa e che appare come uno spettro nei suoi sogni, tanto da fargli chiedere: “Cosa mi dicono i tuoi dolci occhi scuri, / così pieni di ombre, oh, adorata! / che la notte mi basta il loro ricordo / per riempire il mio cuore di lacrime”. Un veleno, certamente… ma un dolcissimo veleno!

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IMMAGINE © EROUC T/DEVIANT ART

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LA FRASE DEL GIORNO
Si sa che la fiamma del crudele Amore, quando è ancora tenue, col suo primo calore procura piacere, ma poi, alimentata dalla consuetudine, divampa in un incendio incontrollabile e divora completamente gli uomini
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APULEIO, La metamorfosi




Fabio Federico Fiallo Cabral (Santo Domingo, 3 febbraio 1866 – L'Avana, Cuba, 29 agosto 1942), scrittore, poeta e politico dominicano. La sua opera coincide con il movimento "modernista". Tuttavia, nonostante la sua amicizia con Rubén Darío, i suoi versi risentono di un romanticismo di tipo becqueriano, con un gusto spiccato per le cose semplici. 


lunedì 4 marzo 2013

Centenario di Sebastiano Carta

 

Ricorre oggi il centenario della nascita di Sebastiano Carta. Il poeta e pittore futurista, nacque il 4 marzo 1913 a Priolo, in Sicilia, e si trasferì giovanissimo a Roma per seguire il movimento di Filippo Tommaso Marinetti, partecipando alle “Parole libere”. Il suo apporto trasgressivo e polemista lo porterà in seguito ad accostare artisticamente i territori del Surrealismo e dell’Espressionismo. Carta morì a Roma nel 1973.

 

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CERCHIO

Non sogni, umani suoni.
Idee girano, mai spendono.
Intenzione di spazi, la terra.
Mare fondo, immagini, acque.
Miracolo non guasta continuo giro terso.
Scheletri di gesso, memorie.
Acquista forma, Materia: catalogarla.
Per questo s’è inventato l’uomo.
Passiva coscienza dei colori.
Est troppo giallo, senza motori.
L’argento di una curva sottile già decade.
Tubi con indicazioni matematiche salgono.

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IL FONDO DEL CRATERE

Odora di zolfo e d’acido
ogni molle odissea di lava.

Su uno specchio
lentissimo di rosso
ferree pinne galleggiano.

Dolcissime leggende sul cristallo
adombrato di purpureo sonno
ove il deserto si fa più raro
e le piriti signoreggiano il cristallo.

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LE OSSIDAZIONI, II

D’avversi stili
si compone poesia.
Frane mutano
destini e viscere.
Ma il tempo procede
implacabile lento.
su rive di laghi incolori
si piantano baracche.
E rauchi minatori s’urtano
nel gioco dei dadi e delle carte.

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DIPINTO DI SEBASTIANO CARTA

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LA FRASE DEL GIORNO
Noi siamo perversi, o illusi incantati, o deserti. Sono solo. Dipingere è un togliersi di mezzo
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SEBASTIANO CARTA




Sebastiano Carta
(Priolo Gargallo, 4 marzo 1913 – Roma, 8 luglio 1973), pittore e poeta italiano, autore di opere appartenenti al futurismo. Marinetti ne intuì subito la forza espressiva e le potenzialità e lo introdusse nel gruppo romano, del quale Carta rappresentò il lato più anarchico e trasgressivo, discostandosi anche dagli stilemi più tradizionali del movimento.


domenica 3 marzo 2013

Guardandoti mi conobbi



WINÉTT DE ROKHA

CERCHIO DI FUOCO SENZA LACRIME


Era il tempo immobile del fiore di giacinto;
(quando io ero come le mele).

E tu sei giunto, come tutte le cose,
che divampano nell’universo:
le tempeste, le ombre della vita.

E tuttavia….
era così nuova la composizione di strade di bronzo
che andavi costruendo.

Guardandoti mi conobbi, amandoti,
oh! amandoti incontrai il vangelo
della mia anima, già stanca prima ancora di essere.

E continuo a indagare, e continuo ad aspettare
di svellere dal tuo spirito la ragione della mia angoscia;
sapendo che mi hai dato tutto quello che hai tratto dalla morte,
sapendo che definisci i miei occhi di carbone,
sapendo "che morirò chiamandoti”…


(da Cantoral, 1936)

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L’amore così alto apparso all’improvviso nel cielo di Winétt de Rokha, poetessa cilena, è quello di Pablo de Rokha, il poeta cui mandò i suoi primi versi firmati con lo pseudonimo di Juana Inés de la Cruz. Un amore che forma, che plasma e nel quale, specchiandosi, ci si conosce: “Nei laghi di diamante / liquido e ardente / dei tuoi occhi volenterosi / ho bagnato tutte le mie ansie, Pablo”. Un amore eterno, che non è separabile da alcun elemento umano: Luisa – il vero nome di Winétt de Rokha – e Pablo restarono assieme fino alla scomparsa della poetessa e Pablo, due anni dopo, pubblicò un’accorata raccolta a lei dedicata, Fuego negro.
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HENRI MARTIN, “LES AMOUREUX”
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LA FRASE DEL GIORNO

Nel nostro amore c'è una pena / che assomiglia all'anima.
JORGE LUIS BORGES, Fervore di Buenos Aires




Winétt de Rokha, pseudonimo di Luisa Anabalón Sanderson (Santiago, 7 luglio 1894 – 7 agosto 1951), poetessa cilena, moglie del poeta Pablo de Rokha. Molte delle sue poesie in Formas del Sueño, Cantoral e Oniromancia potrebbero essere definite surrealiste e sono state infatti celebrate per il potere onirico delle loro immagini. 


sabato 2 marzo 2013

Come una nave che affonda

 

JULES SUPERVIELLE

UN POETA

Io non vado sempre solo al fondo di me stesso
E trascino con me più di un essere vivente.
Quelli che saranno entrati nelle mie fredde caverne
Sono certi di uscirne anche solo un momento?
Ammasso nella mia notte, come una nave che affonda,
Alla rinfusa, passeggeri e marinai,
E spengo la luce agli occhi, nelle cabine,
Faccio amicizia con le grandi profondità.

(da Les amis inconnus, 1934)

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Jules Supervielle, poeta francese di origini uruguaiane, si tenne abbastanza discosto dai Surrealisti, pur aggirandosi nei territori delle loro idee: quello che gli interessava maggiormente era la conoscenza di sé, da attuare anche attraverso la poesia. Così leggere questi versi è addentrarsi nell’oscurità dell’animo umano, seguire il poeta su quella nave che affonda e precipitare con lui negli abissi della mente: o almeno, è quello che Supervielle riteneva essere la funzione della poesia, di un poeta, “fare in modo che l’ineffabile ci diventi familiare, pur conservando le sue radici favolose”.  

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HENRI ROUSSEAU, “LE NAVIRE DANS LA TEMPÊTE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Per me è solo a forza di semplicità e trasparenza, che riesco ad affrontare i miei segreti essenziali per far decantare la mia profonda poesia. Tendere a che il soprannaturale diventi naturale e cominci a scorrere (o ne abbia l'aria)
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JULES SUPERVIELLE, Naissances




Jules Louis Supervielle (Montevideo, 16 gennaio 1884 – Parigi, 17 maggio 1960) è stato un poeta e traduttore francese. In tutta la sua opera il sentimento delle cose, serio e penoso è rappresentato in una realtà mitica ove il confine tra gli oggetti del pensiero e il cosiddetto mondo esterno è indistinto.



venerdì 1 marzo 2013

Due poesie per marzo

 

Ed ecco marzo, ecco che la tanto attesa primavera si affaccia finalmente ad allietare i cuori rimasti prigionieri del lungo inverno. Attilio Bertolucci (1911-2000) gusta la tiepida quiete di un giorno di marzo e ripensa alla madre perduta, la immagina lì, nella tranquillità pomeridiana. La stessa euforia primaverile è nei versi di Nico Orengo (1944-2009): marzo riempie il mare di aeree meduse, le velelle, dette anche “barchette di San Giovanni” o “barchette di San Pietro”.

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ATTILIO BERTOLUCCI

ALLA MADRE

Se tu torni fra noi
è un caldo e grigio
giorno di marzo, è l’ora del riposo
per noi rimasti nella casa, in pace.

Così lungamente
abbiamo aspettato nel silenzio
delle stanze assopite, ora i bambini
sono andati per viole.

Oh, poterli cercare con te
fra le gaggìe nude nel sole.

 

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NICO ORENGO

FIORISCE DI MARZO IL MARE

Fiorisce di marzo il mare
in cristalli di spuma,
barchette di san Giovanni
che s’arenano e sfanno
in gelatine chiare
sulle alghe della spiaggia:
fresche avvertono
che son fiorite
le calendole del fondale.

(da Cartoline di mare, Einaudi, 1999)

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MAXIME MAUFRA, “SOLEIL DU MARS, PORT MARLY

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LA FRASE DEL GIORNO
Nuda canta la notte / sopra i ponti di marzo
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FEDERICO GARCÍA LORCA, Libro de poemas





Attilio Bertolucci (San Prospero Parmense, 18 novembre 1911 – Roma, 14 giugno 2000), poeta italiano. Le sue opere poetiche sono il risultato di una felice contaminazione tra eredità ermetica e capacità di tradurre ogni astratta eleganza in un discorso poetico naturale.


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Nicola Orengo, detto Nico (Torino, 24 febbraio 1944 – 30 maggio 2009),  scrittore, giornalista e poeta italiano. Direttore per anni di Tuttolibri, inserto culturale della “Stampa”, è stato anche autore di filastrocche per bambini.