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venerdì 7 maggio 2010

Cos’è l’arte? (X)

 

PAUL CÉZANNE

“Dipingere non è riprodurre ma rappresentare”.



Paul Cézanne, “Le pendule noire”
olio su tela, 1871 / collezione privata

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VINCENT VAN GOGH

“Così il pennello mi corre tra le dita, allora,
come un archetto sul violino e,
assolutamente per il mio piacere”.

Vincent Van Gogh, “Autoritratto con cappello di feltro”
olio su tela, 1887 / Amsterdam, Van Gogh Museum

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PABLO PICASSO

“Un pittore è un uomo che dipinge quello che vende.
Un artista, invece, è un uomo che vende quello che dipinge”.

Pablo Picasso, “Les demoiselles d’Avignon”
olio su tela, 1907 / New York, Museum of Modern Art

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LA FRASE DEL GIORNO
Se invece di prendere sul serio l'arte, la prendessimo per quel che è, come intrattenimento, un gioco, una diversione, l'opera artistica guadagnerebbe così tutta la sua ammaliante riverberazione.
JOSÉ ORTEGA Y GASSET

giovedì 6 maggio 2010

Oltre l’umido lillà

Il lillà, il cui nome scientifico è Syringa vulgaris, noto anche come “serenella”, è un arbusto dai fiori profumatissimi, diffuso un po’ ovunque, che allieta gli occhi e il naso tra la primavera e l’estate. È un fiore amatissimo dai poeti. Basti ricordare il citatissimo incipit della “Terra desolata” di Thomas Stearns Eliot: “Aprile è il mese più crudele, genera | Lillà da terra morta, confondendo | Memoria e desiderio, risvegliando | Le radici sopite con la pioggia di primavera”. Ecco una piccola carrellata di poesie in cui il lillà è protagonista, generando diversi stati d’animo.


Fotografia © Alpha Coders


ALEJANDRA PIZARNIK

QUESTO LILLÀ

Questo lillà si spoglia.
Cade da se stesso
e occulta la sua vecchia ombra.
Morirò pressappoco così.

(da La figlia dell’insonnia, 2004 -  Traduzione di Claudio Cinti


  


ARSENIJ TARKOVSKIJ

PRIMI INCONTRI

Ogni istante dei nostri incontri
lo festeggiavamo come un’epifania,
soli a questo mondo. Tu eri
più ardita e lieve di un’ala di uccello,
scendevi come una vertigine
saltando gli scalini, e mi conducevi
oltre l’umido lillà nei tuoi possedimenti
al di là dello specchio.
Quando giunse la notte mi fu fatta
la grazia, le porte dell’iconostasi
furono aperte, e nell’oscurità in cui luceva
e lenta si chinava la nudità
nel destarmi: “Tu sia benedetta”,
dissi, conscio di quanto irriverente fosse
la mia benedizione: tu dormivi,
e il lillà si tendeva dal tavolo
a sfiorarti con l’azzurro della galassia le palpebre,
e sfiorate dall’azzurro le palpebre
stavano quiete, e la mano era calda.

Nel cristallo pulsavano i fiumi,
fumigavano i monti, rilucevano i mari,
mentre assopita sul trono
tenevi in mano la sfera di cristallo,
e – Dio mio! – tu eri mia.

Ti destasti e cangiasti
il vocabolario quotidiano degli umani,
e i discorsi s’empirono veramente
di senso, e la parola tu svelò
il proprio nuovo significato: zar.

Alla luce tutto si trasfigurò, perfino
gli oggetti più semplici – il catino, la brocca – quando,
come a guardia, stava tra noi
l’acqua ghiacciata, a strati.

Fummo condotti chissà dove.
Si aprivano al nostro sguardo, come miraggi,
città sorte per incantesimo,
la menta si stendeva da sé sotto i piedi,
e gli uccelli c’erano compagni di strada,
e i pesci risalivano il fiume,
e il cielo si schiudeva al nostro sguardo…

Quando il destino ci seguiva passo a passo,
come un pazzo con il rasoio in mano.

(da Primi incontri, in Poesie scelte, 1989 -  Traduzione di G. Zappi)





GIOVANNI PASCOLI

CON GLI ANGIOLI

Erano in fiore i lillà e l’ulivelle;
ella cuciva l’abito di sposa;

né l’aria ancora apria bocci di stelle,
né s’era chiusa foglia di mimosa:

quand’ella rise; rise, o rondinelle
nere, improvvisa: ma con chi? Di cosa?

rise, così, con gli angioli; con quelle
nuvole d’oro, nuvole di rosa.

(da Myricae, 1891)


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LA FRASE DEL GIORNO
Lo studio era pieno dell'intenso odore delle rose e, quando il dolce vento d'estate serpeggiava fra gli alberi del giardino, per la porta aperta entrava la pesante fragranza dei lillà o il profumo più sottile dei rovi in fiore.
OSCAR WILDE, Il ritratto di Dorian Gray




Alejandra Pizarnik (Avellaneda, 29 aprile 1936 – Buenos Aires, 25 settembre 1972),  poetessa e traduttrice argentina. La sua poesia è la risposta alle ansie e alle crisi depressive che la portarono a uccidersi ingerendo 50 pastiglie di Seconal: pura indagine, continua domanda sull’esistenza, sulla colpa e sull’eterno soffrire.


Arsenij Aleksandrovič Tarkovskij (Elisavetgrad, 25 giugno 1907 – Mosca, 27 maggio 1989), poeta e traduttore russo di origine ucraina, padre del regista Andrej Tarkovskij.  È uno dei principali poeti russi emersi dall'era sovietica, sebbene durante la maggior parte della sua vita fosse noto per le traduzioni di poesie arabe e asiatiche.


Giovanni Pascoli (San Mauro di Romagna, 31 dicembre 1855 – Bologna, 6 aprile 1912), poeta e accademico italiano, eccelso latinista, figura emblematica della letteratura di fine Ottocento. Nonostante la sua formazione eminentemente positivistica, è il maggiore esponente del Decadentismo.



mercoledì 5 maggio 2010

Pensieri spettinati

Di Stanislaw Jerzy Lec avevo già parlato in occasione del centenario della sua nascita. Ora voglio presentare qualcun altro dei suoi “Pensieri spettinati” quegli aforismi che invitano a riflettere, talora con un gusto caustico e mordace, talvolta con un fondo di amaro o addirittura con la dolcezza della memoria e della nostalgia. O ancora che ci fanno avanzare con passo furtivo nei territori dell’assurdo e del nonsense o ci strappano un sorriso forzato. Buona lettura…

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STANISLAW JERZY LEC: da “PENSIERI SPETTINATI”

Il fondo non esiste. Ci sono soltanto limiti alla profondità.

L'uomo che è un genio e non lo sa - forse non lo è.

Il fieno ha un profumo per il cavallo e un altro ancora per gli innamorati.

Mi ha chiesto un tale: "Che faresti se tornando a casa trovassi l'amico di tua moglie a letto con un'altra donna?"

È molto malsano vivere. Chi vive, muore.

L'insensatezza uccide. Gli altri.

Lo scetticismo è davvero una comoda concezione del mondo? Gli scettici sono scettici sull'argomento.

E pensare che lo stesso fuoco che Prometeo sottrasse agli dei, accese il rogo di Giordano Bruno.

Si abbracciarono così stretti che non rimase spazio per i sentimenti.

Due linee parallele s'incontrano all'infinito - e ci credono.

La Rivoluzione francese ha dimostrato che restano sconfitti coloro che perdono la testa.

Se abbattete i monumenti, risparmiate i piedistalli. Potranno sempre servire.

Soffrire di cuore e non essere poeta? Vale forse la pena?

Si può chiudere un occhio sulla realtà, ma non sui ricordi.

Anche l'anima, ogni tanto, deve stare a dieta.

Se sono credente? Solo Iddio lo sa.

Tutto è illusione. Compresa la frase precedente.

Ci guardammo negli occhi: io vidi solo me, lei soltanto sé.

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René Magritte, “La chiaroveggenza”

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LA FRASE DEL GIORNO
Come è difficile provocare un’eco nelle teste vuote! 
STANISLAW JERZY LEC, Pensieri spettinati




Stanisław Jerzy Lec (Leopoli, 6 marzo 1909 – Varsavia, 7 maggio 1966), scrittore, poeta e aforista polacco. La sua opera dissacra ogni sistema politico basato sull'autoritarismo e si batte contro ogni morale quando questa viene eretta a sistema, mettendo alla berlina non questa o quella assurdità, ma la stessa assurdità che si sostituisce alla vita e alla realtà stessa.


martedì 4 maggio 2010

Voci classiche

Mi sono chiesto spesso che cosa mi affascini così tanto nella poesia e nella letteratura classica, nella storia della Grecia e di Roma antica. Non è, non può essere l’aver frequentato il liceo classico: quello semmai è un sintomo della passione. La risposta migliore che mi sono dato è questa: quello che mi intriga è considerare che in epoche così remote gli uomini e le donne avevano gli stessi pensieri e gli stessi sentimenti di oggi, le stesse nostre esigenze e le stesse nostre inquietudini per quanto riguarda la vita e l'amore. Se il mondo intorno a noi è completamente diverso da quello che circondava Archiloco, Saffo, Ovidio e Properzio, le nostre anime non sono mutate da allora. Qualche esempio? Voce ai poeti:

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NOSSIDE
NON C'È NULLA PIÙ DOLCE DELL'AMORE

Non c'è nulla più dolce dell'amore.
Quale dolcezza lo supera? Sputo
anche il miele. Così Nòsside dice.
Solo chi non è amata da Cipride
non sa quali rose siano i suoi fiori.

 

STESICORO
POI CHE RARAMENTE LA MUSA

Poi che raramente la Musa
allieta soltanto, ma rievoca
ogni cosa distrutta:

a me non dà quiete il dolce
sonante flauto dalle molte voci
quando comincia soavissimi canti.

(Traduzione di Salvatore Quasimodo)

 

MARZIALE
EPIGRAMMI, IX, 10

Tu vuoi sposare Prisco; non mi stupisco, Paola, sei furba.
Prisco invece non ti vuole sposare; è furbo anche lui.

 

CATULLO
CARME 73

Non credere più che l'affetto meriti qualcosa
o che qualcuno possa esserti fedele.
L'ingratitudine è di tutti. È inutile far del bene,
anzi provoca amarezza, e più che amarezza danno:
come a me, perché nessuno mi perseguita più
di chi fino a ieri mi considerava il suo solo e unico amico.

(Traduzione di Mario Ramous)

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Antonio Canova, “Amore e Psiche”

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LA FRASE DEL GIORNO
E curvò con forza su un ginocchio l’arco sinuoso e disse: «Prendi, o poeta, ecco l’argomento da cantare!» / Me sventurato, il fanciullo aveva frecce infallibili: / ardo e nel cuore prima libero regna Amore. 
OVIDIO, Amores, I,I




Nosside
(Locri Epizefiri, IV secolo a.C. circa – III secolo a.C. circa), poetessa greca dell'età ellenistica, soprannominata "Voce di donna". Nei suoi versi il sentimento erompe vivo e sincero, anche nella passione d'amore. Molta parte della sua poesia si svolge nell'ambiente familiare.

Stesicoro
, pseudonimo di Tisia (Himera o Metauros, 630 a.C.?] – Catania, 555 a.C.), poeta greco antico. Il suo nome, sembra, fu Tisia, ma fu chiamato Stesicoro perché "ordinatore del coro". La sua poesia è un'elaborazione epico-lirica delle vecchie leggende greche, di quelle eroiche più che di quelle divine.

lunedì 3 maggio 2010

La solitudine di Saffo

SAFFO

TRAMONTATA È LA LUNA

Tramontata è la luna
e le Pleiadi a mezzo della notte;
anche giovinezza già dilegua,
e ora nel mio letto resto sola.

Scuote l'anima mia Eros,
come vento sul monte
che irrompe entro le querce,
e scioglie le membra e le agita,
dolce amara indomabile belva.

Ma a me non ape, non miele;
e soffro e desidero.

(Traduzione di Salvatore Quasimodo)

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Sull’isola di Mitilene, a cavallo tra la fine del settimo e l’inizio del sesto secolo prima di Cristo, Saffo aveva un tìaso dedicato ad Afrodite, una scuola per fanciulle aristocratiche dove si esercitavano la poesia, la musica il canto e la danza e si insegnavano la delicatezza, la grazia, la capacità di sedurre, l’eleganza raffinata. E naturalmente ardeva l’amore omosessuale femminile. Quando le ragazze completavano il loro corso di studi, abbandonavano il tìaso e spezzavano cuori, in particolare quello di Saffo, che molti versi dedica a questi dolorosi distacchi.

La poetessa di Lesbo con il suo linguaggio essenziale e raffinato, adatto alla forma impeccabile del canto accompagnato dal flauto, esprime la sua sofferenza d’amore divenuta solitudine: quando scende la sera più pungente si fa la nostalgia, più acuto il bisogno d’amore. E i pensieri si incupiscono: il tempo scorre e la gioventù ormai svanisce, l’amore è per gli altri miele e dolcezza, per lei un amaro desiderio che non si può placare.

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Lawrence Alma-Tadema, “Saffo e Alceo a Mitilene”

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LA FRASE DEL GIORNO
L'amore non ha riguardi né si attiene nei suoi atti ai limiti della ragione.
MIGUEL DE CERVANTES, Don Chisciotte




Saffo (Ereso, 630 a.C. circa – Leucade, 570 a.C. circa), poetessa greca antica. Di nobile famiglia, colta e raffinata, istituì un tiaso, un collegio per ragazze, dedicato al culto di Afrodite, in cui si educavano le fanciulle al matrimonio. La sua sensibilità poetica seppe penetrare nell’animo e nelle cose cogliendone l’essenza, tanto che Platone la definì “la Decima Musa”.


domenica 2 maggio 2010

Ma ride la valle

DIEGO VALERI

FIORITA

Così scialba l’aria, il sole
così stanco. Ma ride la valle;
splende l’erba, splendono le gialle
margherite; le farfalle in danza
lampeggiano d’amore.
Terra umana, che ancora dài fiore
quando in cielo non c’è più speranza.

(da Il flauto a due canne, 1958)

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È una raccolta matura “Il flauto a due canne”, che Diego Valeri pubblica a 71 anni. Una vita che già ha superato l’estate e si avvia nell’autunno, che si riempie di malinconie e pensa alla sorte umana, a quell’essere come le foglie destinate a staccarsi dal ramo, mentre la natura continua nel suo inesorabile corso di stagioni, e ora è il tempo della nuova fioritura.

Ma la poesia è ancora una volta portatrice di salvezza, come sottolinea il critico Enea Balmas: “Valeri può salutare e celebrare la sua più alta conquista. La lunga opera di incantazione della morte, di quella morte subito intravista, fin dall’inizio, non appena si fosse sollevato un lembo del velame che fascia le cose, a lungo inseguita e stuzzicata, invocata e respinta, amata e odiata, conclude qui, qui essa è risolta e perfetta. (...) Non vi è posto per il rimpianto, in questo sentimento di pienezza finalmente raggiunto. La poesia ha ammaliato la morte”.

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 .Fotografia © Daniele Riva

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LA FRASE DEL GIORNO
Vivere è come scolpire: bisogna togliere, tirare via il di più.
MAURO CORONA, Cani, camosci, cuculi (e un corvo)




Diego Valeri (Piove di Sacco, 25 gennaio 1887 – Roma, 27 novembre 1976), poeta, traduttore e accademico italiano, fu ordinario di Letteratura Francese all’Università di Padova per oltre vent’anni, tranne nel periodo 1943-45 quando riparò in Svizzera come rifugiato politico.


sabato 1 maggio 2010

Poesie per maggio

Maggio è il mese dedicato a Maia, la Grande Madre, e non è un caso che sia anche il mese in cui i cattolici onorano la Madonna. È il momento della crescita, il tempo che spalanca la porta dell’estate con il clima finalmente mite: la dolcezza di aprile diventa miele nelle sue lunghe sere, nei languidi tramonti.

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ANTONIA POZZI

PIANURE A MAGGIO

In lucidi specchi
tra volti di nuvole bianche
si celano i grani
del riso.

Traspaiono strade
nel gracile bosco,
dai greti si porgono
al fiume.

Sugli alti viadotti
barcollano andando
lenti i carri
dell'erba recisa.

2 maggio 1935

(da Parole, 1939)


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CORRADO CALABRÒ

SOLE DI MAGGIO

I motorini, come api, sul prato
ricalcano danze intricate.

Come un uccello caduto dal nido
è tiepido
il tuo seno di fanciulla.

Stringo nel pugno il battito del polso,
cuore in fuga d'uccello prigioniero:
cosa sanno gli uccelli dell'amore?

Ah la dolcezza del sole di maggio!

(da Una vita per il suo verso, 2002)

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LA FRASE DEL GIORNO
Poeta, or che più lieto arride Maggio / ritornerai al verde nido ombroso / «con Quella che d'Amor ti tiene ostaggio».
GUIDO GOZZANO, Poesie sparse, A Massimo Bontempelli




Antonia Pozzi (Milano, 13 febbraio 1912 – 3 dicembre 1938), poetessa italiana. Laureatasi in Filologia con una tesi su Flaubert, si tolse la vita dopo una contrastata storia d’amore. Il suo diario poetico Parole fu pubblicato postumo, nel 1939: composto a partire dai diciassette anni, riflette un'amara e inquieta sensibilità in cui si avverte l'influsso della lirica di Rilke.


Corrado Calabrò (Reggio Calabria, 13 gennaio 1935), giurista, scrittore e poeta italiano. Le sue prime poesie sono state pubblicate nel 1960 dall’editore Guanda di Parma col titolo Prima attesa. Sono venuti poi altri ventitré volumi, tra cui Rosso d'Alicudi (1992), Una vita per il suo verso (2002), La stella promessa (2009).