venerdì 6 marzo 2009

Stanislaw Jerzy Lec


Cento anni fa nasceva a Lviv (ora in Ucraina, ma allora città polacca con il nome di Lwów) l'aforista e poeta Stanislaw Jerzy Lec. Dopo problemi in gioventù per le sue idee rivoluzionarie, Lec, la cui famiglia aveva origini ebraiche,  finì in un campo di concentramento tedesco, dal quale fuggì rocambolescamente per unirsi ai partigiani. Nel dopoguerra fu ambasciatore a Vienna per la Repubblica di Polonia. Morì a Varsavia nel 1966.

Graffiante sulla scia di Karl Kraus, del quale respirò la comune aria mitteleuropea, ma meno caustico, Lec innestò nell'aforisma il gene dell'assurdo - quell'assurdità che sembra spesso governare la vita. I suoi "pensieri spettinati" sono un classico molto citato del genere.


Da "PENSIERI SPETTINATI"

Ha una coscienza pulitissima: mai usata.

Tutti vogliono il vostro bene: non fatevelo portar via.

Rifletti, prima di pensare.

Anche i masochisti confessano, se torturati: lo fanno per riconoscenza.

La tecnica arriverà a un tale perfezionamento che l'uomo potrà fare a meno di se stesso.

C'è gente profondamente credente: aspetta solo una religione.

Bisogna essere decisi anche per tergiversare.

Si può chiudere un occhio sulla realtà, ma non sui ricordi.

La somma degli angoli di cui ho nostalgia è certamente superiore a 360.

Non aspettatevi troppo dalla fine del mondo!

E se fossimo soltanto il ricordo di qualcuno?

Due linee parallele s'incontrano all'infinito – e ci credono.

Si abbracciarono così stretti che non rimase spazio per i sentimenti.

Tutto è illusione. Compresa la frase precedente.



Stanislaw Jerzy Lec (Wikipedia)


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LA FRASE DEL GIORNO
La nostra ignoranza raggiunge mondi sempre più lontani.
STANISLAW JERZY LEC, Pensieri spettinati

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