Statistiche web

mercoledì 25 febbraio 2009

La poesia visiva di Govoni


CORRADO GOVONI

IL PALOMBARO





(da Rarefazioni e parole in libertà, 1915)


Sono giorni di celebrazione del Futurismo, a cento anni dalla pubblicazione del Manifesto marinettiano su "Le Figaro". Un bell'esempio dell'avanguardia poetica sorta nella scia di quella corrente è "Il Palombaro", una poesia visiva di Corrado Govoni, che sposa la parola al disegno, elaborando in modo ancora differente lo sfruttamento dei caratteri tipografici di Marinetti e di Apollinaire.

È un caso rarissimo questo nella poesia italiana, che mette in scena veri e propri disegni con definizioni esasperatamente analogiche degli elementi raffigurati. Il sincretismo fonde parole, oggetti e immagini dando espressione figurale al significante. Così il palombaro diventa "Burattino per il teatro muto dei pesci, acrobata profondo, spauracchio, becchino mascherato che ruba cadaveri d'annegati, uomo pneumatico, assassino ermetico", armato di un'accetta che è un "boia sottomarino". Ed il cavo che lo lega alla superficie e gli fornisce aria e quindi vita, si trasforma sia in "cordone ombelicale" sia in "lenza" - con il palombaro allora "esca". La medusa è la "giostra fosforescente di cavallucci marini", le ostriche sono "cofani di sputi e di perle" e così via... Analogia dopo analogia Govoni, che già nelle sue poesie "normali" coltiva questa iperbole della similitudine, tratteggia tutto un quadro sottomarino.

Altre poesie visive sono inserite nella stessa raccolta: un "Autoritratto" e uno "Specchio", ma il poeta ferrarese si cimenta anche con il gioco dei caratteri tipografici, adornandoli in un suo stile personale con disegni, nel puro stile delle Parole in libertà. Una prova isolata, certo, ma un esempio di ortodossia futurista, un esercizio di stile che mette in luce la forza del segno ma anche tutto quello che di inespresso in esso rimane. 



* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
LA FRASE DEL GIORNO
L'urgenza dell'arte si presenta sempre al poeta come una veemente ansia, come un incontenibile bisogno spirituale di veder chiaro e di approfondire il mondo delle cose reali e dei sentimenti
CORRADO GOVONI, Confessione davanti allo specchio





Corrado Govoni (Tàmara, 29 ottobre 1884 – Lido dei Pini, 20 ottobre 1965), poeta e scrittore italiano. Dopo una prima esperienza crepuscolare aderì al futurismo, staccandosene in seguito per proseguire su una strada più personale, capace di coniugare toni crepuscolari, liberty e simbolisti.


martedì 24 febbraio 2009

Consonno, Las Vegas fantasma


Adagiato tra le verdi colline della Brianza e l'Adda, nel territorio del comune di Olginate, a pochi chilometri da Lecco, sorge un paese fantasma, una follia a metà tra un'intuizione futurista e un sogno disneyano: è il villaggio di Consonno, che negli Anni '60 ebbe notorietà per un progetto fantastico e delirante: la trasformazione di un paesino in una città dei divertimenti, una piccola Las Vegas brianzola.

Fu all'inizio del 1962 che il conte Mario Bagno, un sessantenne nato a Vercelli si comprò tutte le case di Consonno, piccola frazione con radici nel medioevo, per la cifra di 22 milioni e mezzo di lire. L'esca appetibile che aveva usato per ottenerle fu la promessa di realizzare una strada che unisse il nuovo borgo con Olginate. In breve le ruspe e le gru si misero al lavoro con l'euforia e l'alacrità tipica degli Anni '60: il kitsch del conte Bagno, imprenditore edile che in un'intervista d'epoca a Camilla Cederna confessava di recuperare lì "tutto il materiale che ho in giro", era una ossessione pop. Sorsero un fortilizio marocchino, una balera a forma di Alhambra, un minareto che svettava sul palazzo orientale che fungeva da cimitero - in realtà era solo un sistema ingegnoso per nascondere il serbatoio dell'acqua - mischiati a una grotta con la Madonna, a pozzi medioevali, a colonne classiche e rocce finte, a una Venere dipinta di rosso, a macigni blu, a fioriere variopinte, a cascate policrome, paesaggi cinesi e giapponesi, scene da "Mille e una notte". Intanto gli abitanti del paese diventarono baraccati ed i primi turisti iniziarono a giungere, attratti da questo luna-park postmoderno non distante da Milano. Una distruzione ambientale e paesistica che oggi sarebbe inconcepibile.

Comunque, qualcosa non andò per il suo verso: arrivarono gli Anni '70 di crisi e di disagio. Una frana pose fine al progetto del conte Bagno, originata dalle colate di cemento riversate sulla collina: la strada che portava a Consonno fu interrotta, il paese dei divertimenti isolato. Bagno ormai era anziano, provò un'ultima carta negli Anni '80 per rilanciare l'idea e trasformare il parco del kitsch in una casa di riposo, prima di rinunciare e morire ultranoventenne. Qualche anno fa un "rave" portò ulteriore devastazione.

La frana fortunatamente ha risparmiato alla vista i nuovi progetti, rimasti sulla carta: un castello, un café chantant, un portico in stile tirolese. Ora qualcosa si muove, il comune di Olginate valuta come riqualificare il paesino, magari conservando qualche elemento del passato recente, aprendo ad una vocazione agrituristica. Una sfida per far dimenticare lo scempio ambientale e cancellare le rovine che fanno - al momento - della "Las Vegas brianzola" un paese fantasma. È da quello che è rimasto dell'antica frazione che Consonno dovrebbe rinascere: la chiesa di San Maurizio e la canonica, miracolosamente scampate al vanaglorioso programma del conte Bagno.




Il minareto di Consonno, oggi 
(Fotografia © Marco Sbroggiò)


UN SITO COMPLETO SU CONSONNO



* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
LA FRASE DEL GIORNO
C'è nei sogni, specialmente in quelli generosi, una qualità impulsiva e compromettente che spesso travolge anche coloro che vorrebbero mantenerli confinati nel limbo innocuo della più inerte fantasia.
ALBERTO MORAVIA, I racconti, L'avaro

lunedì 23 febbraio 2009

Il gatto di Flaiano


ENNIO FLAIANO

LO SCIENZIATO CERCA UN GATTO


Lo Scienziato cerca un gatto,
un gatto nascosto
in una stanza buia.
Non lo trova ma...
ma ne deduce che è nero.

Il Filosofo cerca un gatto,
un gatto che non c'è
in una stanza buia.
Non lo trova ma...
ma continua a cercare.

Il Teologo, oh il Teologo
cerca lo stesso gatto.
Non lo trova ma dice
di averlo trovato.


(da La valigia delle Indie, 1959)


Scienza, filosofia e teologia sono mondi distinti che talora collimano e più spesso divergono. L'etica e la morale sono qua ristrette e là dilatate, il lecito schiacciato o allargato. 

Ennio Flaiano descrive magnificamente le differenze tra queste branche dello scibile, tra questi modi di pensare e ragionare. C'è da concludere che gli esempi davvero valgono più di tante parole. Ecco allora il procedimento deduttivo e sperimentale dello scienziato, il ragionamento logico del filosofo, basato su procedimenti metafisici, e la fede incrollabile del teologo. Tutto per cercare un gatto...




Fotografia di David McEnery


* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
LA FRASE DEL GIORNO
Una volta credevo che il contrario di una verità fosse l'errore e il contrario di un errore fosse la verità. Oggi una verità può avere per contrario un'altra verità, altrettanto valida, e l'errore un altro errore.
ENNIO FLAIANO, Diario degli errori



Ennio Flaiano (Pescara, 5 marzo 1910 – Roma, 20 novembre 1972),  sceneggiatore, scrittore, giornalista, umoristae drammaturgo italiano. Specializzato in elzeviri, scrisse per varie testate. Lavorò a lungo con Federico Fellini, con cui collaborò ampiamente ai soggetti e alle sceneggiature dei suoi più celebri film, tra i quali La stradaLa dolce vita e 


domenica 22 febbraio 2009

Luciano Folgore


Uno dei poeti più attivi e più battaglieri della generazione futurista, cui aderì già nel 1909, fu Luciano Folgore: già dallo pseudonimo - nato a Roma nel 1888, si chiamava all'anagrafe Omero Vecchi - sposò in pieno l'ansia del movimento marinettiano per la velocità, per il progresso, per la forza insita in quella "folgore" usata come cognome, esaltazione dell'«entusiastico fervore degli elementi primordiali» citato al punto 5 del celebre Manifesto dell'avanguardia.

Collaboratore della "Voce", di"Lacerba", della "Diana", di "Poesia e Arte", di '"Italia Futurista", di "Sic" e direttore della rivista romana "Avanscoperta", Folgore è un vero Futurista: abbandonato il sentimentalismo crepuscolare, aderisce ai dettami del totale contatto alla vita fisica, alla visione del mondo "con occhi nuovi", pronto a cogliere le immagini e le analogie. Riesce a esprimere pienamente e con schietta sicurezza il senso dinamico e luminoso della materia preso dal Futurismo come suo tema fondamentale: la sensualità, il colore, la vitalità.






DA "CITTÀ VELOCE" (1919)


TUTTA NUDA

Te, nuda dinanzi la lampada rosa,
e gli avori, gli argenti, le madreperle,
pieni di riflessi
della tua carne dolcemente luminosa.

Un brivido nello spogliatoio di seta,
un mormorio sulla finestra socchiusa,
un filo d'odore, venuto
dalla notte delle acacie aperte,
e una grande farfalla che ignora
che intorno a te
non si bruciano le ali,
ma l'anima.



*

PAUSE POMERIDIANE

Fine d'agosto. Tranquillità. Poche rose.
La terrazza. Lontananza. Una vestaglia,
la tua.
Vetture. Uomini. Fanciulli. Risate.
Rondini della domenica.
Domenica delle ultime rondini.

Sola. Lassù. Presa dal silenzio.
Diafana quasi contro luce.
Non salgo. Tutto è dolce. Tutto è giardino,
qui.
Campanellini dei cuori: din-din din-din din-din.
Marciapiedi con pagliuzze luminose.
Alberi mezzi gialli di sole.
Passeggiata verso il parco.
E questo andare con gli sconosciuti in vacanza
dagli abiti lustri e festivi.
Tu fuori vista. Senza desideri. Lassù.
io invece pieno di musica.
Goccia troppo pesante, ci dividiamo in due parti.
Tu per gli arcobaleni della nostalgia
sulla corda azzurra dell'aria.

Io per la marea lenta, che riempie
i mormoranti arcipelaghi
della grande domenica in ozio.
Domani, lontani, molto lontani.
Disuniti per sempre,
per altre goccie che ci prenderanno
nelle combinazioni fluviali del destino.



*

PORTA VERNICIATA DI FRESCO

Freschezza di una tinta verde
(E tu, porta, che la senti
con la resina dentro in pieno odore).
Primavera della vernice
(e potremmo anche avviarci
per un paese di pini
e d'altre aromatiche piante
con un bel mare a maggese
in fondo).

Ma c'è un sole che ci ferma
a mezza strada,
invischiando la maraviglia nostra
fra le pagliuche d'oro
del tuo colore fresco.
Porta lasciata sola
in questo muro di cinta.
perduta forse;
premuta forse
non so da quanti cespugli in amore:
Ronzano due calabroni
e una goccia più verde
cammina lungo la serratura,
lentissimamente.
Nella strada nessuno.
Soltanto un poco di senso d'infanzia
per cinque dita di bimbo
impresse nel fresco della vernice.
E la guarda strano il mandarino,
che si spenzola
pesantemente dal muro,
nel desiderio di gocciarsi
vicino alla porta.
Chissà?
Cerca una mano che colga
la sua maturità,
più che due stille di resina
sparpagliate
in una primavera di tinta.
Ma...






BIBLIOGRAFIA DI LUCIANO FOLGORE

Canto dei motori, Edizioni Futuriste di Poesia Milano, 1912
Ponti sull'Oceano, Edizioni Futuriste di Poesia, Milano, 1914
Baionette, Edizioni Futuriste di Poesia, Milano, 1915
Città veloce, La Voce, Roma, 1919
Nuda ma dipinta (novelle), Campitelli, Foligno, 1921
Poeti controluce (parodie), Campitelli, Foligno, 1922
Liriche, Campitelli, Foligno, 1930
Poesie scelte, Ceschina, Milano, 1940



* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
LA FRASE DEL GIORNO
(La poesia) libera dal nostro sguardo interno la pellicola di confidenza che ci vieta di scorgere la meraviglia del nostro essere. Ci obbliga a sentire ciò che percepiamo e ad immaginare ciò che conosciamo.
PERCY BYSSHE SHELLEY, Difesa della poesia




Luciano Folgore
, pseudonimo di Omero Vecchi (Roma, 18 giugno 1888 – 24 maggio 1966), poeta italiano. Ha combattuto insieme con F. T. Marinetti le più significative battaglie del futurismo, dal quale si è poi in sostanza staccato, pur senza rinnegarlo. Nelle sue opere esalta l'estetica della macchina e lo splendore geometrico dell'universo.


sabato 21 febbraio 2009

La triste sera di Saba


UMBERTO SABA

SERA DI FEBBRAIO


Spunta la luna.
                    Nel viale è ancora
giorno, una sera che rapida cala.
Indifferente gioventù s’allaccia;
sbanda a povere mète.
                              Ed è il pensiero
della morte che, infine, aiuta a vivere.


(da Ultime cose, 1935-1943, in Canzoniere, Einaudi, 1978)


Questa tarda poesia di Umberto Saba esprime bene quell'atavica nozione del dolore e quel bisogno di introspezione che latitano sotto traccia in tutta l'opera del poeta triestino.

La cupa solitudine, la disperazione sono però accresciute adesso: sono anni in cui c'è la minaccia delle leggi razziali e Saba è ebreo. Ecco allora che la "serena disperazione" degli anni 1913-1915 ("E chi mi avrebbe detto la mia vita / così bella, con tanti dolci affanni, / e tanta beatitudine romita!" sono i versi finali di "Dopo la tristezza") perde quell'aggettivo di accettazione e diventa sconforto tout court: quello che appare un puro dato paesistico, il sorgere della luna in una sera fredda e ventosa di febbraio, il rapido declinare del giorno in una notte che è ancora d'inverno, in realtà è l'espressione dello stato d'animo di Saba, quel doloroso senso del vivere che pesa sul cuore.

E i giovani di allora, esattamente come quelli di oggi, si muovono allegri e sguaiati per la strada, in attesa di raggiungere i loro divertimenti - allora poteva essere il cinema, l'osteria o il bordello. Povere mete, obiettivi meschini e materiali che ai ragazzi dicono molto di più del fascino di quell'ora sospesa, delle suggestioni che invece fanno nascere nel poeta, delle malinconie che suggeriscono.

Amarissima è la conclusione di Saba, che si sente estraneo alle altre esistenze: la sua consolazione è che la vita un giorno avrà fine e la morte sarà come una liberazione. Un po' come l'ungarettiana "La morte / si sconta / vivendo".

Da segnalare che "Sera di febbraio" segna un accostamento di Saba all'Ermetismo, come egli stesso dichiarò: "Le parole saranno sempre più parole del linguaggio comune; ma al tempo stesso egli le isolerà così da dare ad ognuna il suo vero valore" (Storia e cronistoria del "Canzoniere", Einaudi, 1948).





Fotografia © Jori Samonen/Pxhere



* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
LA FRASE DEL GIORNO
La rima può essere ovvia come fiore amore, o creare impensati accostamenti. Ma solo allora è al suo luogo, quando, se volti in prosa il componimento, non puoi sostituire, senza danno del significato, le parole che rimano.
UMBERTO SABA, Scorciatoie e raccontini




Umberto Saba, pseudonimo di Umberto Poli (Trieste, 9 marzo 1883 – Gorizia, 25 agosto 1957), poeta italiano tra i massimi del ‘900. Di famiglia ebraica, fu avviato agli studî commerciali, e fu per lunghi anni direttore e proprietario di una libreria antiquaria a Trieste. La sua poesia, quasi intimo diario e confessione, indaga le cose ultime, la donna, l’amore, il senso atavico del dolore. La sua opera è raccolta nel Canzoniere.

venerdì 20 febbraio 2009

Cento anni di Futurismo


"Avevamo vegliato tutta la notte - i miei amici ed io - sotto lampade di moschea dalle cupole di ottone traforato, stellate come le nostre anime, perché come queste irradiate dal chiuso fulgòre di un cuore elettrico. Avevamo lungamente calpestata su opulenti tappeti orientali la nostra atavica accidia, discutendo davanti ai confini estremi della logica ed annerendo molta carta di frenetiche scritture".

È con queste parole che Filippo Tommaso Marinetti descrisse le discussioni che portarono alla nascita del movimento futurista: il culmine fu la pubblicazione del Manifesto Futurista, il 5 febbraio 1909, quasi una prova, sulla "Gazzetta di Modena" e il 20 febbraio, in grande stile, a Parigi su "Le Figaro". Attorno a Marinetti nasceva un movimento che organizzava e faceva germogliare dei semi già presenti nella letteratura e nelle arti di inizio Novecento: la rivoluzione era quella di guardare al futuro, al progresso, all'esaltazione delle macchine, abbandonando il "chiaro di luna nostalgico, sentimentale e lussurioso" e opponendogli "l'eroismo ingiusto e crudele che domina la febbre conquistatrice dei motori". Rompere con il passato e le tradizioni quindi, e gettarsi a capofitto nella modernità e nel dinamismo, nelle conquiste della tecnologia: "Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell'assoluto, poiché abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente".



Le Figaro del 20 febbraio 1909


Marinetti, poeta trentaduenne, capisce che i fermenti culturali che ha raccolto qua e là, ad esempio in Gian Pietro Lucini, in Boccioni, Balla e Carrà, vanno indirizzati: lo fa dal centro del mondo nel 1909, Parigi. E allora ne detta i principi fondamentali, che verranno poi dettagliatamente sviluppati nei singoli Manifesti Tecnici di ogni arte, da quello della letteratura a quello della scultura, da quello della cinematografia a quello della pittura. Per "liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d'archeologi, di ciceroni e d'antiquarii".

I punti principali del Manifesto sono poi quelli che porteranno i Futuristi ad entrare in guerra, a schierarsi per l'interventismo: amore del pericolo e dell'eroismo, audacia e ribellione, aggressività, fervore, lotta, violento assalto, guerra, rivoluzione - sono tutte parole che compaiono negli undici punti stilati da Marinetti. È già scritto lì dentro tutto quello che avverrà: la rivoluzione è delle parole, dei dipinti, della musica, della scultura. Il simbolo di tutto il movimento può essere riassunto nella celebre "Forme uniche della continuità nello spazio" di Umberto Boccioni, raffigurata sul retro delle monete italiane da 20 Eurocent: il classicismo viene accantonato, il mondo è osservato da un nuovo punto di vista, si distrugge e si ricostruisce. È così anche in poesia, dove si prende a picconate la sintassi e si dispongono i sostantivi a caso - prodromi del Dadaismo, dove si fa largo uso dell'analogia e si abolisce la punteggiatura per uscire dagli schemi, per essere davvero rivoluzionari. I futuristi troveranno nuovi modi di esprimersi, con le "Parole in libertà" e le poesie visive. Poi quei giovani invecchieranno e torneranno alla poesia classica, come Corrado Govoni, Luciano Folgore e Giovanni Papini. La bella illusione si è spenta con le atrocità della guerra...

 

FILIPPO TOMMASO MARINETTI

BOMBARDAMENTO


ogni 5 secondi cannoni da assedio sventrare
spazio con un accordo
tam-tuuumb
ammutinamento di 500 echi per azzannarlo
sminuzzarlo sparpagliarlo all’infinito
Nel centro di quei
tam-tuumb
spiaccicati (ampiezza 50 chilometri quadrati)
balzare scoppi tagli pungi batterie tiro
rapido Violenza ferocia regolarità questo
basso grave scandere gli strani folli agita-
tissimi acuti della battaglia Furia affanno
orecchie occhi
narici aperti attenti
forza che gioia vedere udire fiutare tutto
tutto
taratatatata delle mitragliatrici strillare
a perdifiato sotto morsi schiaffi
traak-
traack
frustare pic-pac-pum-tumb bizz-
zzarie salti altezza 200m. della fucileria
Giù giù in fondo all’orchestra stagni
diguazzare buoi bufali
pungoli carri
pluff plaff inpen-
impennarsi di cavalli flic flac
zing zing sciaaack
lari nitriti iiiiii….. scalpiccii tintinnii 3
battaglioni bulgari in marcia
croooc-craac
[LENTO DUE TEMPI] Sciumi Marita
o Karvavena
croooc craaac grida degli
ufficiali sbataccccchiare come piattttti d’otttttone
pan di qua paack di là cing buuum
cing ciack [PRESTO] ciaciaciaciaciaak
su giù là là in-torno in alto attenzione
sulla testa ciaack bello Vampe
vampe
vampe vampe
vampe vampe
vampe ribalta dei forti die-
vampe
vampe
tro quel fumo Sciukri Pascià comunica tele-
fonicamente con 27 forti in turco in te-
desco allò
Ibrahim Rudolf allô allô
attori ruoli echi suggeritori
scenari di fumo foreste
applausi odore di fieno fango sterco non
sento più i miei piedi gelati odore di sal-
nitro odore di marcio Timmmpani
flauti clarini dovunque basso alto uccelli
cinguettare beatitudine ombrie cip-cip-cip brezza
verde mandre don-dan-don-din-béèé
tam-tumb-
tumb tumb tumb-tumb-tumb
-tumb
Orchestra pazzi ba-
stonare professori d’orchestra questi bastonatissimi
suooooonare suooooonare Graaaaandi
fragori non cancellare precisare ritttttagliandoli
rumori più piccoli minutissssssimi rottami
di echi nel teatro ampiezza 300 chilometri
quadrati Fiumi Maritza
Tungia sdraiati Monti Rò-
dopi ritti alture palchi log-
gione 2000 shrapnels sbracciarsi ed esplodere
fazzoletti bianchissimi pieni d’oro
Tum-
tumb
2000 granate
protese strappare con schianti capigliature
tenebre
zang-tumb-zang-tuuum-
tuuumb
orchestra dei rumori di guerra
gonfiarsi sotto una nota di silenzio
tenuta nell’alto cielo pal -lone
sferico dorato sorvegliare tiri parco aerostatico Kadi-Keuy .



Umberto Boccioni, "Forme uniche della continuità dello spazio"



MOSTRE

Futurismo. Avanguardia avanguardie
Roma, Scuderie del Quirinale - Via XXVI Maggio, 16

dal 20 febbraio al 24 maggio 2009
dalle 10.00 alle 20.00 (Venerdì e sabato 10-22.30)
Ingresso: 10 Euro, 7,50 ridotto.


F.T. Marinetti = Futurismo
Fondazione Stelline - Sala del Collezionista
Corso Magenta, 61 - Milano

Dal 12 febbraio al 7 giugno 2009
da martedì a domenica 10.00 - 20.00
Ingresso: 8 Euro, ridotti 6 Euro, scuole 3 Euro


Futurismo 1909-2009
Velocità + Arte + Azione
Palazzo Reale
Piazza Duomo, 12 - Milano

Dal 6 febbraio al 7 giugno 2009
lunedì 14.30 - 19.30
martedì-domenica 9.30 - 19.30
giovedì 9.30 - 22.30
Ingresso: 9 Euro, ridotto 7 Euro (ultra65enni, disabili)
ridotto speciale 4,50 Euro


Futurismo 100 - Illuminazioni, Avanguardie a confronto
MART
Rovereto (TN) - Corso Bettini, 43

Dal 17 gennaio al 7 giugno 2009
da martedì a domenica 10.00-18.00 (Venerdì 21.00)
Ingresso: 10 Euro, ridotto 7 Euro





* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
LA FRASE DEL GIORNO
Bisogna che il poeta si prodighi, con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali.
FILIPPO TOMMASO MARINETTI, Manifesto del Futurismo, 20 febbraio 1909




Filippo Tommaso Marinetti
(Alessandria d'Egitto, 22 dicembre 1876 – Bellagio, 2 dicembre 1944) è stato un poeta, scrittore, drammaturgo e militare italiano. È conosciuto soprattutto come il fondatore del movimento futurista, la prima avanguardia storica italiana del Novecento.


giovedì 19 febbraio 2009

Il mattino di Luzi

 

MARIO LUZI

LA NOTTE LAVA LA MENTE


La notte lava la mente.

Poco dopo si è qui come sai bene,
file d'anime lungo la cornice,
chi pronto al balzo, chi quasi in catene.

Qualcuno sulla pagina del mare
traccia un segno di vita, figge un punto.
Raramente qualche gabbiano appare.


(da Onore del vero, Pozza, 1957)


La notte, il riposo che ridona al mondo un nuovo giorno, che dà una nuova opportunità con l'alba e apre a nuove speranze, è passata. Mario Luzi coglie questo momento, l'inizio di un nuovo giorno, nella poesia "La notte lava la mente".

Ebbene, i pensieri sono rimasti nel giorno trascorso, la mente ha usato il sonno come un parziale reset per ritrovare vigore. E tutti sono pronti a ricominciare. Luzi ci presenta la gente come una folla da limbo dantesco: una "fila d'anime" che ha ancora i suoi slanci ed i suoi problemi, ed è stata lanciata nell'avventura di un'altra giornata - forse questa è la pena, vivere. Il poeta toscano, ancora una volta, sceglie di condividere la precarietà dell'esistenza, i messaggi negativi della condizione umana: anch'egli è parte di quel mondo, di quelle anime che vagano in una sofferenza che Bàrberi Squarotti, parlando della poetica di Luzi, definì "espiazione purgatoriale".

E allora si vive: "segni di vita" si palesano sul mare, che sia una vela o un peschereccio, che sia qualcuno che traccia segni con un bastoncino sulla sabbia bagnata o un isolato volo di gabbiani. Puntini nella piccola porzione di universo che il poeta può osservare. 



Edward Hopper, "The long leg"


* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
LA FRASE DEL GIORNO
E poiché non è possibile tenere sempre gli occhi chiusi, ecco che si manifesta il vero disturbo - la sofferenza del cuore - la sofferenza del mondo.
JOSEPH CONRAD, Lord Jim





Mario Luzi (Castello di Firenze, 20 ottobre 1914 – Firenze, 28 febbraio 2005), poeta italiano, fu uno dei grandi rappresentanti dell’Ermetismo. Più volte candidato al Nobel, fu insignito della Legion d’Onore. Fu Accademico della Crusca e senatore a vita.