sabato 23 agosto 2008

Piccole cose


A me basta il mare per sentirmi vivo, per essere parte pulsante dell'universo, per provare l'armonia dei mattini appena nati camminando lungo la spiaggia umida a piedi nudi, essere vivente come i granchi imprigionati nella bassa marea, per godere la magia delle sere in cui l'unica voce è quella delle onde.

E poi c'è tutta una serie di odori: lo iodio, il pesce, le alghe, la sabbia stessa, la crema solare... Un po' come il "profumo dell'erba". Il mio vicino oggi ha rasato il prato: è un biliardo verde chiaro, ci si potrebbe giocare a pallone! Altri profumi che adoro sono quelli del pane appena sfornato, quello del fiume nelle giornate calde, quello della pioggia o del vento quando qualcuno da fuori entra in un locale... Percezioni.

Come quelle piccole cose che per Corrado Govoni, prese singolarmente o a gruppi, costituiscono l‘essenza della domenica. La poesia, inserita nella raccolta del 1903 “Le fiale”, è un lungo elenco di particolari che, messi tutti insieme formano un dipinto preciso. Una collezione di sensazioni, un caleidoscopio di emozioni. Una sorta di quadro “pointilliste”, con i puntini colorati a formare una figura o un paesaggio. Oppure un puzzle dove ogni tessera però è già in sé compiuta. Questo è il “simbolismo liberty” che Govoni, nato a Tàmara, nel Ferrarese, nel 1884, praticò per gli anni della sua giovinezza, tra i venti e i trentacinque anni, prima di percorrere altre vie, sulle quali lo indirizzeranno i tormenti della vita.


LE COSE CHE FANNO LA DOMENICA

L’odore caldo del pane che si cuoce dentro il forno.
Il canto del gallo nel pollaio.
Il gorgheggio dei canarini alle finestre.
L’urto dei secchi contro il pozzo e il cigolìo della puleggia.
La biancheria distesa nel prato.
Il sole sulle soglie.
La tovaglia nuova nella tavola.
Gli specchi nelle camere.
I fiori nei bicchieri.
Il girovago che fa piangere la sua armonica.
Il grido dello spazzacamino.
L’elemosina.
La neve.
Il canale gelato.
Il suono delle campane.
Le donne vestite di nero.
Le comunicanti.
Il suono bianco e nero del pianoforte.
Le suore bianche bendate come ferite.
I preti neri.
I ricoverati grigi.
L’azzurro del cielo sereno.
Le passeggiate degli amanti.
Le passeggiate dei malati.
Lo stormire degli alberi.
I gatti bianchi contro i vetri.
Il prillare delle rosse ventarole.
Lo sbattere delle finestre e delle porte.
Le bucce d’oro degli aranci sul selciato.
I bambini che giuocano nei viali al cerchio.
Le fontane aperte nei giardini.
Gli aquiloni librati sulle case.
I soldati che fanno la manovra azzurra.
I cavalli che scalpitano sulle pietre.
Le fanciulle che vendono le viole.
Il pavone che apre la ruota sopra la scalèa rossa.
Le colombe che tubano sul tetto.
I mandorli fioriti nel convento.
Gli oleandri rosei nei vestibuli.
Le tendine bianche che si muovono al vento.






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LA FRASE DEL GIORNO
Scrivere una poesia / sempre è un colpo di mano sull'ignoto, / un penetrare svegli / nel mistero del sogno, / un prendere possesso della notte.
GIORGIO VIGOLO, Nuove poesie

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