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martedì 8 gennaio 2013

L’arte della navigazione


CRISTINA PERI ROSSI

CHIESUOLA


Non conosce l’arte della navigazione
chi non ha vogato nel ventre
di una donna, remato in lei,
naufragato
e sopravvissuto in una delle sue spiagge.


(da Linguística generale, 1979)

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Cominciamo dal titolo, perché è significativo: la chiesuola è una parte importante della nave, essendo la colonnina che contiene la bussola e che quindi protegge lo strumento che consente l’orientamento. Certo, c’è del femminismo, come in tutte le opere di Cristina Peri Rossi, scrittrice uruguaiana di chiarissime origine italiane: però è una verità che occorre comprendere il corpo delle donne per “navigare” nel viaggio che è la vita. Si eviterebbero uscite assolutamente non condivisibili come quella del parroco di Lerici di un paio di settimane fa e altre amenità varie. Noi naufraghi, intanto, riposiamo su una spiaggia perduta e contempliamo la bellezza del panorama…

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EDWARD ARMITAGE, “THE SIREN”
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LA FRASE DEL GIORNO
Dal numero di graffi / della nave, conosciamo la quantità dei suoi viaggi, / dalle ferite sulla nostra pelle / quante volte abbiamo amato
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CRISTINA PERI ROSSI, Descrizione di un naufragio




Cristina Peri Rossi (Montevideo, 12 novembre 1941), scrittrice, poetessa, traduttrice e attivista politica uruguaiana. In esilio a Barcellona dal 1972, vi ha svolto tutta la sua carriera letteraria. La sua opera, sia in prosa sia in poesia, è basata sul tema amoroso, con un linguaggio denso di allusioni e metafore.


lunedì 7 gennaio 2013

Tanti tramonti nel ricordo

 

JOSÉ SARAMAGO

TRAMONTO

Che puoi ancora dirmi che non sappia,
vetta di sole esangue sulla terra,
lieve garza di nebbia che si frange
tra l’azzurro del mare e il cielo ardente?
Ormai tanti tramonti nel ricordo,
tante dita di fuoco sulle acque,
che tutto si confonde quando è notte,
calato il sole, si chiudono i tuoi occhi.

(Traduzione di Giulia Lanciani)

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Adesso che le sere scendono appena più tardi – pochi minuti, ma si apprezza sensibilmente il chiarore che perdura nel tramonto: a Natale uno sbadiglio di gallo, a Sant’Antonio un’ora e un gloria recitano i proverbi di qui – si rimane ancor di più affascinati dal tramonto. Ogni sera è lì, eppure ogni sera ci appare diverso, riusciamo a cogliervi una sfumatura, una luce, un colore che non avevamo mai visto. Così ne resta ammaliato anche il Premio Nobel portoghese José Saramago: perché ogni tramonto è una poesia e osservandolo “siamo uguali agli dei, quando incontriamo / nella solitudine del mondo questi segni / come ponti che ardono le distanze”.

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FOTOGRAFIA © ALVES GASPAR

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LA FRASE DEL GIORNO
Come al solito entrava al tramonto nell'animo di Drogo una specie di poetica animazione. Era l'ora delle speranze.
DINO BUZZATI, Il deserto dei Tartari




José de Sousa Saramago (Azinhaga, 16 novembre 1922 – Tías, 18 giugno 2010), scrittore, giornalista, drammaturgo, poeta, critico letterario e traduttore portoghese, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1998 perché “con parabole, sostenute dall'immaginazione, dalla compassione e dall'ironia ci permette continuamente di conoscere realtà difficili da interpretare”.


domenica 6 gennaio 2013

I Magi d’Oriente

 

ANGIOLO SILVIO NOVARO

I MAGI

La carovana
non è lontana
dei Magi d'Oriente.
Scalpitìo di cavalli si sente,
suoni di pifferi, confuse
aria di cornamuse.
I re portano tesori
su cavalli bardati d'argento,
e i pastori a passo lento
ingenui cuori.

 

Questa ingenua poesia per l’Epifania di Angiolo Silvio Novaro descrive l’arrivo dei Magi nel presepe. Niente di che, ma è riuscita a risvegliare un ricordo sopito, sepolto chissà dove all’interno della mia memoria per lunghi decenni: avrò avuto sei o sette anni e il mattino dell’Epifania trovai sul tavolo della cucina un presepe disegnato con le caramelle, quelle di zucchero, piccole e rotonde. C’era tutto: la capanna con la Sacra Famiglia, la cometa, i pastori, i Magi che giungevano dall’Oriente. Un’opera che ora ritengo eseguita da mio zio, l’«artista» di famiglia, ma che allora mi stupì enormemente. Ecco il bello delle poesie: ognuno le interpreta a suo modo, vi legge anche i suoi ricordi, le sue emozioni…

Buona Befana!

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JEAN TISSOT, “LES ROIS MAGES EN VOYAGE”

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LA FRASE DEL GIORNO
“Non ho come i Magi / che sono ritratti nelle immagini / dell'oro da donarti”. // “Dammi la tua povertà”. // “Non ho nemmeno, Signore, / la mirra dal buon profumo / e neppure l'incenso in tuo onore”. // “Figlio mio, dammi il tuo cuore”.
FRANCIS JAMMES




Angiolo Silvio Novaro (Diano Marina, 12 novembre 1866 – Oneglia, 10 marzo 1938), poeta, scrittore, traduttore e imprenditore italiano. La sua vena elegiaca, che risente di Pascoli, trova felice espressione specialmente nella poesia per l'infanzia (Il cestello, 1910) e nelle prose liriche de Il fabbro armonioso (1919), ispirate dal ricordo del figlio morto in guerra.



sabato 5 gennaio 2013

L’ostessa di Pola

 

GIOVANNI GIUDICI

ODE A UNA MISTERIOSA DAMA DI NOME MARIA

Non disse una parola
la donna alta un po' incinta
che serviva nell'osteria
vicino a Pola - ma fu
la sola da me incontrata
a te paragonata.

O germe remoto.
O frutto futuro.
O rosa tutt'altro che mistica.
O tuo nome graffito sul grigio muro.

Maria - senza preghiera nella chiesa.
O di buon passo sulla discesa.
Maria - che ridi e gridi chiamando
dal predellino di un tram.

Emergi, o remoto.
Diségnati, o futuro.
Cresci, o uovo.
Sgrétolati, o muro.

Maria - assenza toccabile
e presenza invulnerabile.
Maria - concreta
dulcinèa del poeta.

Non disse una parola
la donna ora non più
incinta vicino a Pola
signora dell' osteria
ma è stata lei la sola
che potevi essere tu.

Dove il germe s'intenerirà?
Dove il frutto sarà morso?
Ma quando e come la rosa?
Quanto il nome resisterà?

Maria - senza soccorso - ruzzolante per la china.
O va e vieni in ciabatte lungo la stretta cucina.
Maria - magistra et regina.
O cupa nella mente che batte e ribatte.

Capovòlgiti, o remoto.
Svégliati, o futuro;
Uovo, incrìnati.
Sparisci, o muro.

Maria - più bella del mondo.
Maria - madre e mare.
Maria - girotondo
eterna più del durare.

Non disse una parola
la donna dagli occhi neri
immersi vicino a Pola
nel fumo dell' osteria
tra i sassi dei miei pensieri
dove tu eri.

(da O beatrice, 1972)

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“Conoscere insomma, anche per il Giudici fautore del metodo obiettivo, comporta prima o poi il riconoscere, che ad esso porge tutte le chiavi: sapienza che precorre e inquadra ogni
esperienza
” scrive Silvio Ramat a proposito di questa poesia di Giovanni Giudici. In effetti il poeta spezzino si serve di una Musa “altra”, una silenziosa ostessa di Pola durante un viaggio in Jugoslavia (siamo nei primissimi Anni Settanta) per raccontare l’amata Musa, per interagire con essa e disquisire di passato e futuro. E non deve sfuggire il collegamento tra il nome Maria, tra l’altro incinta, e la Madre di Dio - Ramat parla di un “nomen omen, anche freudianamente materno”: parte addirittura una simil-litania a mo’ di ritornello.

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EDOUARD MANET, “LE BAR AUX FOLIES-BERGÈRE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Beatrice – costruttrice / della mia beatitudine infelice.
GIOVANNI GIUDICI, O beatrice




Giovanni Giudici (Porto Venere, 26 giugno 1924 – La Spezia, 24 maggio 2011), poeta e giornalista italiano. Della sua formazione cattolica e del suo lavoro nell'industria ha fatto i poli di una tensione che lo trascende e caratterizza il suo impegno civile. Numerose le sue traduzioni: Frost, Sylvia Plath, Orten, Pound, Ransom e Puškin.


venerdì 4 gennaio 2013

Nel supermercato

 

ÓSCAR HAHN

SOCIETÀ DEI CONSUMI

Camminiamo mano nella mano nel supermercato
tra le file di cereali e detersivi

Procediamo di scaffale in scaffale
fino a raggiungere i barattoli di conserva

Esaminiamo il nuovo prodotto
pubblicizzato dalla televisione

E all’improvviso ci guardiamo negli occhi
e sprofondiamo l’uno nell’altra

e ci consumiamo

 

Il poeta cileno Óscar Hahn, lasciò il Cile dopo il golpe dell’11 settembre 1973 e si rifugiò negli Stati Uniti, dove ottenne un dottorato all’Università del Maryland e poi insegnò all’Università dello Iowa. Possiamo immaginare allora uno dei grandi supermercati americani con file e file di prodotti – in effetti se andiamo in qualsiasi catena italiana non noteremmo la differenza: lì, nello sfrenato regno del consumismo, tra pile di scatole di detersivo che “lava più bianco”, scaffali di cereali e barattoli di passata di pomodoro, il poeta e la sua donna sfregiano la società dei consumi rinunciando all’ultimo prodotto lanciato sul mercato per guardarsi negli occhi: quello è il vero consumarsi, lo sfinirsi a forza di sguardi per essere l’uno dell’altra, l’una dell’altro, in barba agli slogan illusori delle pubblicità.

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ILLUSTRAZIONE © ANNA ABOLA ART

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LA FRASE DEL GIORNO
Nei Paesi ricchi il consumo consiste in persone che spendono soldi che non hanno, per comprare beni che non vogliono, per impressionare persone che non amano.
JOACHIM SPANGENBERG




Santiago, 05 de Mayo 2011 (UPI). El Consejo Nacional de la Cultura anuncia el ganador del Premio Iberoamericano de Poesía Pablo Neruda 2011, que recayó en Oscar Hahn. (Fotografías Sergio Gajardo)



Óscar Hahn (Iquique, 5 luglio 1938), poeta, critico e saggista cileno appartenente alla Generazione dei Sessanta nota anche come Generazione dispersa. Dopo il golpe del 1973 e l’arresto, scelse l’esilio negli Stati Uniti, dove insegnò letteratura spagnola all’Università del Maryland e in quella dello Iowa.

giovedì 3 gennaio 2013

AAA poeti

 

FËDOR SOLOGUB

ANNUNCI CLASSIFICATI

Si ricercano medici e infermiere
Così annunciano i giornali
Si ricercano sarti e modiste
Chi ha bisogno di poeti?

Dove trovare un annuncio che dica:
“Invitiamo poeti a domicilio
Perché è diventato insopportabile
Esprimersi nel linguaggio comune.

Ricerchiamo belle parole
Siamo disposti a recapitare le nostre anime”.
Voglio comprare una fattoria.
Si ricercano vacche da latte.

23 febbraio 1916

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Chi ha bisogno di poeti? Chi ha bisogno della bellezza? Fëdor Sologub, scrittore russo noto per Il demone meschino, poeta modernista e simbolista, dà un valore alla poesia: quello di essere al di là del linguaggio comune, di rappresentare un tramite tra questo e lo spirito, l’emozione. Non è un bisogno materiale e non può dunque apparire tra gli annunci economici – dove, tra l’altro adesso scarseggiano anche i posti per medici, infermiere, sarti e modiste… – è un bisogno dell’anima, e purtroppo il mondo si basa sulla realtà corporea.

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia non potrà mai essere per tutti i lettori
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UGO FASOLO, Più poesia, signori critici




Fëdor Sologub, pseudonimo di Fëdor Kuz'mič Teternikov (San Pietroburgo, 17 febbraio 1863 - 5 dicembre 1927),  scrittore, poeta e drammaturgo russo. Nelle sue opere una rappresentazione distaccata, realistica, si incontra con elementi carichi di simbolismo visionario, e un torbido pessimismo si concreta nella negazione della vita. 


mercoledì 2 gennaio 2013

Due poesie per gennaio

 

Gennaio, cuore dell’inverno, dà l’impressione però di avere scollinato dopo essere giunti in cima il giorno del solstizio. Ora la strada verso la bella stagione è in discesa, come testimoniano i versi di Attilio Bertolucci , anche se ancora piena di curve impegnative: come ogni inizio nella sua incertezza può portare a riflessioni sul tempo e sul suo scorrere simili a quella di Mario Luzi.


DISEGNO DI EUGENE GRASSET

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ATTILIO BERTOLUCCI

RITORNA AI RAMI

Ritorna ai rami il fuoco di gennaio
intenerito, di neve i colli non lontani
rallegrano l’ozioso pomeriggio
alle porte della città.
Il giorno è popoloso sino a che s’accende
sul ponte il lampione
e inonda l’acqua di ferro fiorito.

(da Verso le sorgenti del Cinghio, 1993).

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MARIO LUZI

DI GENNAIO, DI NOTTE

Di gennaio, di notte
quando lungo le sue vene lo spazio
trepida per un vento inesauribile, ravviva
negli alberi speranze ancora vane
e li sveglia a una vita ancora incerta,
troppo remota oltre le cime
ed oltre le radici;

nei giorni incerti ai crocevia del tempo
nelle ore dopo la passione quando
anche il dolore ha fine
e l'anima si tiene appena
che non frani nel suo vuoto
e si chiede stupita più che ansiosa
s'è quella l'agonia ch'è in ogni inizio
o il termine, il termine di tutto,

e accade che qualcuno
per certezza, per afferrarsi a un segno
mormori il suo tra il nome dei suoi cari
ed è strano come murare lapidi
su case per memoria d'un passaggio,
d'una sosta nel transitare eterno,

viso di molto amata un tempo
che tra pagina e pagina del libro
sfogliato senza termine degli anni
hai la pace che dà l'essere fiochi
e spenti sotto la crudele patina
qualcuno soffia nelle tue fattezze,
t'eccita, ti richiama al mio tormento
quale fosti d'età in età, puerile,
puerile sotto nuvole di marzo,
giovinetta sgusciata da anni informi
tra infanzia e pubertà, donna nel vento.
Frattanto siamo divenuti grigi.

Esco, guardo addossato ai muri alti
la mia patria ventosa e montuosa,
prendo fiato, poi seguo la
via crucis.

(da Quaderno gotico, 1947).


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LA FRASE DEL GIORNO
Gennaio rigoroso, anno felice.
PROVERBIO ITALIANO




Attilio Bertolucci (San Prospero Parmense, 18 novembre 1911 – Roma, 14 giugno 2000), poeta italiano. Le sue opere poetiche sono il risultato di una felice contaminazione tra eredità ermetica e capacità di tradurre ogni astratta eleganza in un discorso poetico naturale.