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lunedì 7 novembre 2022

Un rito antico


PHILIP LARKIN

PARLARE A LETTO

Niente dovrebbe essere più semplice
di parlare a letto, stendersi insieme
è un rito antico, è l’emblema
di due persone reciprocamente oneste.
Eppure, sempre più tempo si passa in silenzio.
Fuori, un’ansietà di vento
raggruppa e disperde le nuvole nel cielo.
E città oscure si annunciano all’orizzonte.
A nessuna di queste cose importa veramente di noi.
E niente ci spiega perché
a questa siderale distanza dalla solitudine
sia invece sempre più difficile, almeno per una volta,
trovare parole oneste e gentili
o almeno non false, non meschine.

(da Le nozze di Pentecoste e altre poesie, Einaudi, 1969- Traduzione di Giovanni Ibello)

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Philip Larkin, poeta inglese, esplora le relazioni interpersonali e ci parla di due solitudini unite che però restano tali e non hanno nulla da dirsi, neppure nell’intimità di condividere un letto. Ancora una volta nei suoi versi è l’ordinario a emergere, il malcontento, che si rispecchia anche nel paesaggio e nella natura circostante.

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CLARE ELSAESSER, "DORMIENTE A RIGHE"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

In tutti dorme / un senso di vita vissuta secondo l'amore. / Per alcuni significa la differenza che potrebbero fare / amando gli altri, ma per la maggior parte travolge / tutto quello che avrebbero potuto fare se fossero stati amati.
PHILIP LARKIN, Le nozze di Pentecoste e altre poesie




Philip Larkin (Coventry, 9 agosto 1922 – Londra, 2 dicembre 1985), scrittore, poeta e critico musicale britannico. Esordì con Il meno ingannato nel 1955 rivelandosi poeta lirico moderno, esponente del cosiddetto Movement. Le sue poesie hanno un linguaggio diretto, colloquiale, senza oscurità, stile misurato e rifiuto del sentimentalismo.


domenica 6 novembre 2022

Isole come fiori


SARA TEASDALE

CANZONE A CAPRI

Quando la bellezza è troppo grande da sopportare,
come potrò alleviare il suo dolore,
perché la bellezza più dell'amarezza
fa spezzare il cuore.

Ora mentre guardo il mare sognante
con isole come fiori sul petto,
una sola voce in tutto il mondo
potrebbe darmi pace.

(da Fiumi al mare, 1915)

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La Bellezza soltanto è divina e visibile a un tempo, ed è per questo che essa è la via al sensibile” scrisse Thomas Mann in quel piccolo capolavoro che è La morte a Venezia. Quella bellezza capace di causare la sindrome di Stendhal davanti ad opere d’arte straordinarie e che colpisce la poetessa statunitense Sara Teasdale di fronte allo splendore dell’isola di Capri: “Guarda solo, / come un gabbiano scintillante sprofonda a riposare, / la cresta di schiuma va alla deriva lungo un'onda felice / verso l'orlo luminoso, il confine del mondo”.

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FOTOGRAFIA © NITISH PATEL/PIXABAY

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   LA FRASE DEL GIORNO   

La vita ha bellezza da vendere, / tutte cose belle e splendide, / onde azzurre imbiancate su una scogliera, / fuoco impennato che ondeggia e canta, / e i volti dei bambini che guardano in alto / reggendo la meraviglia come una tazza.
SARA TEASDALE, Canzoni d’amore

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Sara Teasdale (St. Louis, Missouri 8 agosto 1884 – 29 gennaio 1933), poetessa statunitense. La sua vita, caratterizzata dall’inquietudine e dalla nevrosi, finì con il suicidio. Le sue poesie, dimenticate per anni, corrono sul filo dell’ironia e di una voluta semplicità.


sabato 5 novembre 2022

La bellezza, lontana


JOHN GOULD FLETCHER

BELLEZZA FUGACE

Come il pesce che salta dal fiume,
Come la caduta di una foglia di novembre al crepuscolo,
Come il debole bagliore di fulmini nel cielo australe,
Così ho visto la bellezza, lontana.

(da Stampe giapponesi, 1918)

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"Continua il Simbolismo francese senza correggerlo né completarlo" scrive René Taupin del poeta statunitense John Gould Fletcher. E aggiunge "solo l'occasione ha fatto di lui un Imagista".  In effetti, il suo isolamento contemplativo e il fatto di vivere a lungo in Europa, ne fanno un Imagista sui generis, vicino al movimento letterario ma allo stesso tempo ad esso per certi versi estraneo, sempre alla ricerca di quella Bellezza che sempre troppo da lontano e per troppo poco tempo si manifesta.

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FOTOGRAFIA © GET WALLPAPERS

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Alta e solitaria come l'iris di montagna / fredda e distante.
JOHN GOULD FLETCHER, Stampe giapponesi

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John_Gould_Fletcher-1927John Gould Fletcher (Little Rock, Arkansas, 3 gennaio 1886 – 10 maggio 1950), poeta imagista e critico d’arte statunitense, primo poeta del Sud a vincere il Premio Pulitzer. Tra le sue opere: Goblins e pagode (1916), Stampe giapponesi (1918), Poesie scelte (1938) e La montagna che brucia (1946).


venerdì 4 novembre 2022

Il bagliore di un tramonto


SIEGFRIED SASSOON

A CARNOY

Giù nella conca c'è l'intera Brigata
accampata in quattro gruppi: attraverso il crepuscolo che cade lentamente
sento un suono di armoniche a bocca, mal suonate,
e un mormorio di voci, burbero, confuso e basso.
Accovacciato tra i ciuffi di cardi ho guardato il bagliore
di un tramonto arancione sfocato illuminarsi e sbiadire;
E sono contento. Domani dobbiamo andare
a prendere il maledetto bosco... O mondo fatto da Dio!

3 luglio 1916

(da Il vecchio cacciatore e altre poesie, 1917)

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È la sera del 3 luglio 1916. In una conca ai lati della strada a Carnoy-Mametz, non lontano da Amiens, in Francia, sono schierati quattro battaglioni del reale esercito britannico: la 22ª Brigata, il 20° Manchesters, il 2° Warwicks e il 2° Royal Irish.  Sono in attesa di attaccare battaglia per prendere il bosco detto dai francesi Bois des Foureaux e dagli inglesi High Wood: lo scontro costerà 9000 tra morti e feriti. Qui, nei versi di Siegfried Sassoon, siamo ancora all'inizio dell'operazione, quando i battaglioni sono appena arrivati e il poeta-soldato trova consolazione nella natura e nella poesia guardando il tramonto,  come fece Giuseppe Ungaretti nelle pause tra i combattimenti dell'Isonzo.

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FOTOGRAFIA © WALLPAPERMAIDEN

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   LA FRASE DEL GIORNO   

I soldati sono sognatori; quando i cannoni iniziano a sparare / pensano ai focolari domestici, ai letti puliti e alle mogli.
SIEGFRIED SASSOON, Il contrattacco e altre poesie

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Siegfried Loraine Sassoon (Matfield, 8 settembre 1886 – Heytesbury, 1º settembre 1967),  poeta inglese. La sua fama è principalmente legata alla produzione poetica dai toni satirici contro la prima guerra mondiale, cui partecipò come ufficiale dei fucilieri.


giovedì 3 novembre 2022

Tale è l’amore


HAYDEN CARRUTH

SILENZIO

A volte non diciamo niente. A volte
sediamo in veranda a contemplare i tanti
fiori gialli in quello che era il giardino
e guardiamo il colore cambiare giorno per giorno,
il giallo intenso diventa senape e infine
si ossida. Gli storni svolazzano tra i rami
del carpino seccato vicino al recinto. Sono questi
allora gli esiti del fallimento? Perché ti dico
queste cose se le conosci
già? Ma ovviamente ci diciamo sempre
quello che entrambi sappiamo. Cos'altro?
Tale è l'amore in una fase avanzata del mondo.

(da Poesie brevi scelte, 1992)

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Povertà rurale, fallimento, perdita, il paesaggio del Vermont: sono i temi classici del poeta statunitense Hayden Carruth e sono tutti in questi versi struggenti su un rapporto amoroso segnato dalla fine della figlia Auburn, stroncata dal cancro. Una relazione quella con la moglie Joe-Anne, che procede senza più bisogno di discorsi: “Io mi stringo a te, e so / di essere accettato senza parole o tocco o sguardo / furtivo”.

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EDWARD HOPPER, "FOUR LANE ROAD"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Perché parlare dell’uso della poesia? È la poesia che ci usa.
HAYDEN CARRUTH




Hayden Carruth (Waterbury, Connecticut, 3 agosto 1921 – Munnsville, New York, 29 settembre 2008), poeta e critico letterario statunitense. Docente al Johnson State College e all’Università del Vermont, negli anni ‘80 curò la pagina culturale dell’Harper’s Magazine. La sua poesia tratta dei paesaggi del Vermont, della povertà rurale, della perdita, della follia e della sofferenza.


mercoledì 2 novembre 2022

Aquilegie, asfodeli


FERNANDO BANDINI

POESIA SCRITTA A PRAGA

Mi piacerebbe essere sepolto
a Mala Strana
in uno di questi silenziosi giardini
dove viene a svernare la cincia oltremontana

Che mi giacesse accanto
mia moglie innamorata di ponte Carlo
Il ponte è a pochi passi anche se solo
nel giorno del Giudizio potremo attraversarlo

Verrebbe a farmi visita
l’ombra di Halas quando muore il giorno
Abitava qui attorno, m’insegnerebbe
Il nome della prima stella

Ma Azneciv città che ha i suoi corvi
e i suoi golem pretende le mie ossa
Ci sarà qualcuno che si ricordi
di Bandini? Che sopra la sua fossa

rechi i fiori che amo (aquilegie, asfodeli)
e si fermi un poco a parlare con me?
Perché il mio cuore era di re
ma non avevo un regno né fedeli

(da Dietro i cancelli e altrove, Garzanti 2007)

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Ho scelto questa poesia di Fernando Bandini per celebrare il giorno in cui si commemorano i defunti. Il poeta vicentino, scomparso il giorno di Natale del 2013, non nascondeva agli amici la sua predilezione per Praga ma realisticamente pensava ad Azneciv, la sua Vicenza "arrovesciata nei suoni misteriosi della poesia". E allora un asfodelo, un'aquilegia, un crisantemo anche per lui, così come per i nostri cari.

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FOTOGRAFIA © PARÉE/FLICKR

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   LA FRASE DEL GIORNO   

L'essere che si piange è scomparso, non andato. Non vediamo più il suo dolce viso; ci sentiamo sotto le sue ali. I morti sono invisibili, ma non assenti.
VICTOR HUGO, Atti e parole

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Fernando Bandini (Vicenza, 30 luglio 1931 - 25 dicembre 2013),  poeta, scrittore e docente italiano di stilistica e metrica presso l'Università di Padova. Aveva la capacità di scrivere non solo in italiano ma anche nel dialetto vicentino e in latino, lingua che aveva appreso nonostante non avesse praticato studi classici.


martedì 1 novembre 2022

Poesie per novembre IX


Una malinconica gravità è la caratteristica del mese di novembre, che non ha caso si apre con il ricordo dei santi e dei defunti: il poeta tedesco Heinrich Seidel ne sottolinea il carattere grigio e scontroso tra venti, tempeste e gemiti; il poeta catalano Joan Vinyoli ne evidenzia il lato malinconico.

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FOTOGRAFIA © THOMAS BACKA/FLICKR

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HEINRICH SEIDEL

NOVEMBRE

Si deve lodare un mese siffatto;
Nessuno sa infuriare  come questo,
nessuno sa essere così scontroso,
e così senza il sole!
Nessuno geme tra le nuvole in quel modo,
nessuno strilla  così con venti tempestosi!
E come fa tutto bagnato!
Sì, è una vera bellezza.

Guarda che bel tempo spoglio!
E le povere foglie secche,
danzano nel vento
e sono così smarrite!
Il vento le  insegue e volteggia
e le incalza e
le rincorre senza sosta;
Sì, questo è lo spasso di novembre!

E i vetri, come grondano!
E le nuvole come filano
la loro umida rugiada celeste
primordiale ed eterna, opaca e grigia!
Sul tetto le gocce di pioggia:
come palpitano, come sbattono!
Pende scintillante su ogni ramo
come una grande lacrima.

Oh, come si deve lodare quell'uomo
che prevedendo in anticipo
tale sconsiderato furore
ha reso cave le case!
Così possiamo vivere all'asciutto
e con un tranquillo, felice timore
e in beata pace
guardiamo tale abominio!

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JOAN VINYOLI

AUTUNNO

Ora sono nei viali di novembre
dove tutto si calma e sembra cadere
come se si arrendesse. La malinconia indora
campi di ricordi quando il destino non semina.

Tutto adesso è nella campana che rintocca
solenne e mette gravità nell'anima,
bosco dove già il pomeriggio declina,
pieno d'oro e di solitudine.

Gli occhi tristi e malinconici del tramonto,
non si spengono: la languida fiamma
avvicina un altro mondo al nostro,
rende più intima la trama del sogno.
Vita, dove sei? La notte reclama tutto
e un gemito di vento è l'unica risposta.

(da Le ore ritrovate, 1951)

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Il selvaggio novembre viene infine / sotto un velo di pioggia; / Il vento della notte spazza via le sue pieghe, / il suo viso è pieno di pena.
RICHARD HENRY STODDARD

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Heinrich Friedrich Wilhelm Seidel (Perlin, 25 giugno 1842 – Berlino, 7 novembre 1906), poeta e scrittore tedesco. Ingegnere, progettò la stazione ferroviaria di Berlino Anhalt. Vicino al realismo, la sua scrittura dimostra una visione razionalistica del mondo che però non astrae dall’irrazionale.


Joan Vinyoli i Pladevall (Barcellona, 3 luglio 1914 - 30 novembre 1984), poeta catalano. Fortemente influenzato dall’opera di Rainer Maria Rilke, mise in pratica la sua massima: “La poesia non è fatta di sentimenti, ma di esperienze”, coniugando realismo ed esistenzialismo.