EMILY DICKINSON
LOTTARE A VOCE PIENA
Lottare a voce piena, è coraggioso –
ma so più generoso
chi attacca dentro il petto
la cavalleria del dolore –
chi vince, e le nazioni non vedono –
chi soccombe – e nessuno osserva –
i cui occhi morenti nessun paese
guarda con amore di patria –
Confidiamo che in piumata processione
gli angeli sfilino per loro –
schiera dopo schiera, con i passi a cadenza –
e le uniformi di neve.
(da Centoquattro poesie, Einaudi, 2011 – Traduzione di Silvia Bre)
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Questi sono tempi di sfrenato esibizionismo, di gente che crede che esistere sia apparire in televisione, mettersi a urlare e a litigare nei contenitori di vuoto del pomeriggio. Tutto il contrario della gratuità di questi versi di Emily Dickinson, dove le azioni non sono sminuite dal non essere palesi, dal non essere osservate e analizzate. Avranno altra ricompensa: quella dello spirito, degli angeli vestiti di bianco, non quella umana che lascia il tempo che trova. Del resto, in un’altra lirica, molto più famosa, la poetessa americana scrisse: “Che grande peso essere qualcuno! / Così volgare - come una rana, / che gracida il tuo nome - tutto giugno / ad un pantano in estasi di lei!”
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WILLIAM ADOLPHE BOUGEREAU, “ANGELI CHE SUONANO IL VIOLINO”
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LA FRASE DEL GIORNO
Esultanza è l’andare / di un’anima di terra verso il mare, / oltre le case, oltre i promontori – / dentro l’eternità profonda.
EMILY DICKINSON, Centoquattro poesie
Emily Elizabeth Dickinson (Amherst, 10 dicembre 1830 –15 maggio 1886), poetessa statunitense, è considerata tra i migliori lirici del XIX secolo. La sua vita fu priva di eventi esteriori: dopo i trent'anni scelse un volontario isolamento nella casa paterna. La sua poesia spazia dalle piccole cose della vita quotidiana – la natura, le stagioni – ai grandi temi dell’anima innestati sul tema della solitudine.


