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giovedì 18 agosto 2011

Trasognato e felice


GIORGIO VIGOLO

LINEA DELLA VITA, II

Trasognato e felice
per viucole antiche,
vagavo sotto un cielo
vicino alla pioggia. Leggero
ai passi m'era il suolo
e vaniva la via sotto il piede
come un fiume di nuvole;
 
tanto mite scendeva
a specchio dei selciati
la dolce ora di sera fra le brune
case, e anche le persone ferme
nel vano buio delle porte avevano
non so quale perlata ombra sui volti.
 
Via Monserrato, via del Pellegrino,
Campo dei Fiori mi si aprì di gialli
meloni acceso e cocomeri rossi
nel grigio della sera senza lumi,
fin quando prese a cadere
una pioggia tiepida, lieve,
e le strade si fecero nere.

(da Linea della vita, Mondadori, 1949)

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È sempre Roma protagonista della poesia di Giorgio Vigolo, una città onirica, sospesa tra sogno e realtà, tra vita e memoria. È la Roma del dopoguerra, uscita finalmente dai tempi bui e attraversata dalla speranza, dalla fiducia in tempi migliori. Così anche la felicità si ripresenta nella dolcezza di un tramonto agostano, diventando in meravigliosa metafora il colore vivo dei meloni e dei cocomeri.

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HERMAN ARMOUR WEBSTER, “CAMPO DE’ FIORI”

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LA FRASE DEL GIORNO
Mia vita, anche tu attendi / sui tuoi colori muti  / il salmo dell' ora serale
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GIORGIO VIGOLO, Linea della vita




Giorgio Vigolo (Roma, 3 dicembre 1894 – 9 gennaio 1983), poeta e scrittore italiano, esponente della “Scuola Romana”. Le sue poesie hanno un gusto barocco e classicheggiante del paesaggio, soprattutto di quello romano. Profondo conoscitore del Belli, tradusse Maestro Pulce di Hoffmann e le poesie di Hölderlin.



mercoledì 17 agosto 2011

Cos’è l’arte? (XXIII)

 

BALTHUS

“Dipingere è uscire da se stessi, dimenticare se stessi,
preferire l'anonimato a ogni cosa e rischiare talvolta
di non essere in accordo con il proprio secolo e con i contemporanei”


Balthus, “Les beaux jours”
olio su tela, 1945 / Washington, Hirshorn Museum

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HENRI DE TOULOUSE-LAUTREC

“Nel nostro tempo ci sono molti artisti che fanno qualcosa perché è nuovo.
Vedono il loro valore e la loro giustificazione  in questa novità.
Tuttavia ingannano loro stessi... la novità è raramente l'essenziale.
Questo ha a che fare con una cosa sola: rappresentare un soggetto
meglio di quanto faccia la sua natura intrinseca”

Henri de Toulouse-Lautrec, “La toilette”
olio su cartone, 1896 / Parigi, Musée d’Orsay

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RENÉ MAGRITTE

“La mente ama l'ignoto. Ama le immagini il cui significato è sconosciuto,
poiché il significato della mente stessa è sconosciuto”

René Magritte, “La condition humaine”
olio su tela, 1933/ Washington, National Gallery of Art

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LA FRASE DEL GIORNO
Si può concludere che il disegno altro non sia che un'apparente espressione e dichiarazione di ciò che si ha nell'animo.
GIORGIO VASARI

martedì 16 agosto 2011

Non v’è oceano che torni nel fiume


OL’GA SEDAKOVA

DEDICA

Tu ricorda, io dico, ricorda
tu ricorda, ti dico e piango:
ogni cosa scompare e muta
e la stessa speranza uccide.

Non v’è oceano che torni nel fiume,
né fiume che risalga alle fonti,
né a chi il tempo sia misericorde –

ma ti amo, ti amo come
se tutto questo fosse stato e sia.

(da Poesia n. 262 – Luglio-Agosto 2011 Ol’ga Sedakova. Il verginale abisso del verso a cura di Vera Pozzi  Fondazione Poesia Onlus 2011 - Traduzione di Adalberto Mainardi)

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Il tempo scorre, le nostre esistenze sono precarie meteore tra due eternità, tutto muta velocemente e i giorni si succedono ai giorni, gli anni si assommano agli anni. Le occasioni passano e se ne vanno, raramente ritornano confermandoci l’assioma di Eraclito secondo il quale non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume. Ma qualcosa resta, qualcosa emerge sopra tutto questo: è l’amore, il fine ultimo della nostra esistenza, come testimonia la poetessa russa Ol’ga Sedakova, erede delle grandi voci liriche della sua terra.

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FOTOGRAFIA © DESSKO

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LA FRASE DEL GIORNO
Non essere amati è una semplice sfortuna; la vera disgrazia è non amare.
ALBERT CAMUS, L’estate




Ol'ga Aleksandrovna Sedakova (Mosca, 26 dicembre 1949), poetessa, scrittrice, traduttrice e saggista russa. Erede della tradizione poetica russa del Novecento, ha fatto parte del movimento della "seconda cultura", esprimendo attraverso i suoi scritti l'appartenenza ad un orizzonte alternativo rispetto a quello sovietico e legato ad un intreccio originale di elementi folkloristici e religiosi.


lunedì 15 agosto 2011

Buon Ferragosto, allora…

 

ALFONSO GATTO

L'ESTATE SUI CAMPI

Splende a distesa il giorno
rosato alla pianura,
la tremula calura
richiama a lungo intorno
dall'alto il visibilio
dei passeri nel sole.

Il grano trema e nere
si schiudono farfalle
all'afa azzurra; d'oro,
riversa a quel ristoro
di luce, nelle gialle
stoppie bisbiglia l'aria.

Così morbido e solo
scorre sul fiume il verde
silenzio che alle valli
odoroso si perde.
Restano i campi gialli,
monotona campagna
dei grilli e della sera.

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Ferragosto. C’è chi lo onora più del Natale in una sorta di rito pagano: in realtà non fa altro che celebrare la fine dell’estate, come l’ultima sera di una vacanza. Al tavolo è già seduta anche la malinconia di settembre, lo scoprire le prime foglie gialle o un mattino appena nebbioso quando capita di alzarsi un po’ prima del solito.

Ma anche il rito è stato corrotto e modificato dallo scorrere del tempo, dal cambio delle abitudini: ormai le città non sono più vuote come le cantava Mina o come appaiono in due film ambientati a Ferragosto come
Il sorpasso di Dino Risi e Un sacco bello di Carlo Verdone. Le grandi fabbriche scandiscono le ferie durante l’anno, l’esodo verso il sud, verso le proprie radici, non è più così obbligato. E poi mettiamoci anche la crisi che da qualche anno, e in particolare in questo agosto, attanaglia le famiglie e le costringe a tagliare in primis certe spese di viaggio.

Però, non affliggiamoci e, come Orazio, affidiamoci al carpe diem, gustiamoci questa giornata di festa, questo sprazzo di cielo d’estate così bello e tranquillo. Tuffiamoci tra le onde oppure passeggiamo nel silenzio dei boschi, mangiamo le cose che ci siamo portati nel cesto o che abbiamo apparecchiato con cura sul tavolo, magari in balcone o sul giardino. E ridiamo e scherziamo e giochiamo a carte e mangiamo l’anguria con chi condivide con noi questo Ferragosto. Perché è così bella l’estate, è proprio come l’ha descritta il poeta Alfonso Gatto

Buon Ferragosto, amici del Canto delle Sirene…

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CAMPI DI SICILIA / FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA



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LA FRASE DEL GIORNO
No, io t'avevo telefonato pe’ sapé come t'eri messo per Ferragosto perché c’avevo un progetto abbastanza ra... Ah, lo passi co’ tu' moje! Vabbè... vabbè... eh, sarà per n'altra volta... d'accordo... buon Ferragosto, allora…
L. BENVENUTI, P. DE BERNARDI, C. VERDONE, Un sacco bello




Alfonso Gatto (Salerno, 17 luglio 1909 – Orbetello, 8 marzo 1976), poeta e scrittore italiano. Ermetico, ma di confine, giornalista e pittore, insegnante di Letteratura all'Accademia di Belle Arti, collaboratore di “Campo di Marte”, la sua poesia è caratterizzata da un senso di morte che si intreccia al vivere.


domenica 14 agosto 2011

Scorre la Senna

 

GUILLAUME APOLLINAIRE

PONT MIRABEAU

Sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna
e i nostri amori
me lo devo ricordare
la gioia veniva sempre dopo il dolore

Venga la notte suoni l'ora
i giorni se ne vanno e io rimango

Le mani nelle mani faccia a faccia restiamo
mentre sotto
il ponte delle nostre braccia passa
l'onda stanca degli eterni sguardi

Venga la notte suoni l'ora
i giorni se ne vanno e io rimango

L'amore se ne va come quest'acqua corrente
l'amore se ne va
com'è lenta la vita
e come la speranza è violenta

Venga la notte suoni l'ora
i giorni se ne vanno io rimango

Passano i giorni e passano le settimane
né il tempo passato
né gli amori ritornano
sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna

Venga la notte suoni l'ora
i giorni se ne vanno io rimango

(da Alcools, 1913)

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Passa la Senna, scorre l’acqua sotto il Pont Mirabeau, allora di recente costruzione – fu completato nel 1897. E con quell’acqua scorre anche il tempo, scorre la vita, inesorabile. Allo stesso modo di quell’acqua che passa senza mai più ritornare, così sono i nostri giorni e ciò che è perduto non ci apparterrà più. Questa riflessione non può che generare la malinconia, e infatti Guillaume Apollinaire, l’autore di questi versi dall’eco di canzone popolare, disse che “nulla determina in me più malinconia che questa fuga del tempo. Essa è in un così sostanziale disaccordo col mio sentimento, la mia identità, che è la sorgente stessa della mia poesia”. Questi versi, ambientati su un ponte di Parigi, fanno pensare a un’altra poesia con la medesima ambientazione, “Nostalgia” di Giuseppe Ungaretti. Non è un caso: i due poeti in quel periodo della Belle Époque parigina si contendevano la stessa donna, Marthe Roux. Poi sarebbe giunta la guerra a sparigliare le carte e a dividere i contendenti: Ungaretti sul Carso, Apollinaire nella Champagne.

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FOTOGRAFIA © GÉRARD DELAFOND

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LA FRASE DEL GIORNO
Il fiume è simile alla mia pena / Si consuma e non si esaurisce.
GUILLAUME APOLLINAIRE, Alcools




Wilhelm Albert Włodzimierz Apollinaris de Wąż-Kostrowick (Roma, 26 agosto 1880 - Parigi, 9 novembre 1918), noto con lo pseudonimo di Guillaume Apollinaire, poeta francese sostenitore di una totale libertà formale e di nuovi contenuti frutto dell’indagine dell’inconscio, fu un precursore del Surrealismo. Combattente nella Prima guerra mondiale, fu vittima dell’epidemia di febbre spagnola.


sabato 13 agosto 2011

Un mare di dolcezza

 

ELPIDIO JENCO

UOMO

Io lo so che sorte ti mena,
uomo, effimero grumo di pena.
Giungi, soffri, t'affanni e ami:
sbocci in gemme, ributti in rami.

Poi, dentro le fragili spoglie,
qualcosa d'oscuro si spezza.
E il grumo di pena si scioglie
in un mare di eterna dolcezza...

(da Cenere azzurra, Augustea, 1932)

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Ecco che incontriamo ancora i versi delicati di Elpidio Jenco, che fu tra i fondatori del premio Viareggio: una poesia nel suo tipico stile, capace di cogliere quello che di incantevole si nasconde sotto la superficie. Così la prima quartina racconta il dolore, l’affanno, la pena che tutti noi per la nostra umanità siamo destinati a provare. Ma la seconda ci risolleva, è segno di tenera speranza, di un passaggio verso la luce, verso la vita: a trionfare sarà la dolcezza.

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IMMAGINE © SURVOLER

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LA FRASE DEL GIORNO
L'uomo abita sulla riva del mare infinito del mistero.
KARL RAHNER




Elpidio Jenco (Capodrise, 9 febbraio 1892 – Viareggio, 30 marzo 1959) è stato un poeta italiano. Esordì con Poemi della primalba (1918), di un panismo e colorismo dannunziani; redattore-capo della rivista letteraria italo-giapponese Sakura, tradusse in italiano numerosi "haikaisti" moderni, e dei loro modi tenne conto, poi, nelle proprie liriche con effetti di essenzialità affini a quelli dell'ermetismo.


venerdì 12 agosto 2011

La voce di Billie Holiday

 

DESMOND EGAN

PER TUTTI QUELLI CHE CONOSCO

(canzone per Billie Holiday)

Tesoro, la notte invecchia
Tesoro
Il mio amore però non si dichiara
come il profumo di una gardenia appassita
o il vago luccichio di un vecchio 78 giri
ricordo di passeggiate giovanili
in questa voce stanca
quasi sbiancata ora
che la morte suo ultimo amante
accarezza la sua gola
e quella gioventù
ogni gioventù
ogni vita

si trasforma in addio.

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Su questo blog già è apparso un omaggio a Billie Holiday, una delle voci più amate del jazz: una poesia dell’americana Rita Dove. Questo è un altro, scritto dal poeta irlandese Desmond Egan: come in quello, protagonista è l’inconfondibile voce di Billie, una voce capace di far sorgere emozioni indescrivibili ma anche di lasciar intravedere ciò che la attende, voce graffiata dall’abuso di alcol, droghe e narcotici, voce dolorosa che attende il destino.

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BILLIE HOLIDAY, DOWNBEAT, NEW YORK, 1947 © WILLIAM P. GOTTLIEB


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LA FRASE DEL GIORNO
Quello che esce fuori è ciò che sento. Non mi va di cantare una canzone così com'è. Devo cambiarla alla mia maniera. È tutto quello che so.

BILLIE HOLIDAY, La signora canta il Blues




Desmond Egan (Athlone, 15 luglio 1936), poeta irlandese. Ha pubblicato 24 raccolte di poesie e pubblicato traduzioni del Filottete di Sofocle e della Medea di Euripide.  Ha fondato The Goldsmith Press (1972), ha curato la rivista trimestrale per le arti Era (1974-1984) e a partire dal 1987 è stato direttore artistico del Gerard Manley Hopkins International Festival ogni luglio a Kildare.