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venerdì 7 gennaio 2011

Cos’è l’arte? (XVIII)

 

ARDENGO SOFFICI

“La felicità è una forma dell’arte.”


Ardengo Soffici, “Piccola velocità”
collage su cartoncino, 1913/ Milano, Museo del Novecento

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GIACOMO BALLA

“Data l'esistenza della fotografia e della cinematografia, la riproduzione
pittorica del vero non interessa né può interessare più nessuno.”

Giacomo Balla, “Velocità astratta + rumore”
olio su cartone, 1914 / Venezia, Collezione Peggy Guggenheim 

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REMBRANDT VAN RIJN

“Scegli solo un maestro: la Natura.”

Edgar Degas, “Cristo nella tempesta sul mare di Galilea”
olio su tela, 1633/ rubato nel 1990 dallo Stewart-Garden di Boston

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LA FRASE DEL GIORNO
La pittura è poesia silenziosa, e la poesia è pittura che parla.
SIMONIDE DI CEO, citato in Plutarco, “Della gloria degli ateniesi”

giovedì 6 gennaio 2011

Come i Magi


FRANCIS JAMMES

EPIFANIA

“Non ho come i Magi
che sono ritratti nelle immagini
dell'oro da donarti”.
 
“Dammi la tua povertà”.
 
“Non ho nemmeno, Signore,
la mirra dal buon profumo
e neppure l'incenso in tuo onore”.
 
“Figlio mio, dammi il tuo cuore”.

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L’Epifania viene identificata come la festa della Befana, la vecchietta che porta i regali ai bambini buoni e il carbone a quelli cattivi. In realtà i protagonisti della giornata sono i Magi, questi personaggi affascinanti che riconoscono la divinità attraverso le  loro scienze. E oggi in molte città si celebrano cortei con i tre saggi (in realtà il numero non è fissato nei Vangeli, e c’è anche la bella leggenda cristiano-ortodossa del quarto mago, di cui ho parlato due anni fa); alcune parrocchie si spingono più in là e organizzano la festa delle genti, dove sono gli stranieri – i Magi del tempo moderno - ad essere riveriti e festeggiati con un pranzo di accoglienza.

La poesia di Francis Jammes, simbolista minore francese molto ammirato da Guido Gozzano per la sua semplicità e l’abilità di descrivere i gesti quotidiani – minimalismo si direbbe oggi – si concentra sul dono. Davanti al Bambino, come il quarto mago ortodosso, crede di presentarsi a mani vuote: invece ha dei regali ben più preziosi dell’oro, dell’incenso e della mirra: l’umiltà e l’amore.

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José Esteban Murillo, “Adorazione dei Magi”

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LA FRASE DEL GIORNO
E all’improvviso / la fiamma della vita vacilla nella mente.
MARIO LUZI, Onore del vero, “Epifania”




Francis Jammes (Tournay, 2 dicembre 1868 – Hasparren, 1º novembre 1938), poeta francese. Dopo una breve adesione al simbolismo, si liberò da ogni tradizione arcadica o scolastica, e interpretò liricamente la vita della natura. Un vivo accento religioso, che non discorda dall'indole delle sue prime ispirazioni, si manifesta nelle opere posteriori al suo ritorno al cattolicesimo.


mercoledì 5 gennaio 2011

Invidio lo specchio

 

FABIO FIALLO

VORREI ESSERE IL TUO SPECCHIO

Com’è felice il sole! La mattina
per vederti affretta la sua corsa,
arriva ai tuoi balconi e in ogni alcova
si infila dalla persiana aperta.
         Al bianco letto in cui dormi risale,
alla bellezza di calore e vita,
ridona ritmo alle tue vene azzurre,
ed epigrammi di luce ai tuoi occhi.
         Ma più che il sole io invidio lo specchio
dove la vana bellezza si guarda,
che ti ama, allegro, quando sei davanti,
e quando vai via di te si dimentica.

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Ecco ancora Fabio Fiallo, il massimo poeta romantico dominicano, nato nel 1866 a Santo Domingo e morto all’Avana nel 1942 dopo una onorata carriera di giornalista e scrittore. Lo avevamo visto dichiarare vanamente il suo amore in Plenilunio e portarsi a casa e nel cuore il ricordo della bellezza in Sul sagrato. In questi versi invece il suo romanticismo assume toni sensuali, si trasforma in invidia del sole che può entrare nella casa dell’amata e infilarsi nel suo letto all’alba, e ancora di più dello specchio, che ammira la sua bellezza e che la trattiene magicamente per poi infine dimenticarla…

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Théo Van Rysselberghe, “Donna allo specchio”

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LA FRASE DEL GIORNO
L'amore è forse il mezzo che l'Occidentale adotta di preferenza per liberarsi dalla sua condizione di uomo. 
ANDRÉ MALRAUX, La condizione umana




Fabio Federico Fiallo Cabral (Santo Domingo, 3 febbraio 1866 – L'Avana, Cuba, 29 agosto 1942), scrittore, poeta e politico dominicano. La sua opera coincide con il movimento "modernista". Tuttavia, nonostante la sua amicizia con Rubén Darío, i suoi versi risentono di un romanticismo di tipo becqueriano, con un gusto spiccato per le cose semplici. 


martedì 4 gennaio 2011

Percossi sradicati alberi

 

DIEGO VALERI

CAMPO DI ESILIO

Percossi sradicati alberi siamo,
ritti ma spenti, e questa avara terra
che ci porta non è la nostra terra.
Intorno a noi la roccia soffia vènti
nemici, fuma opache ombre di nubi,
aspri soli lampeggia da orizzonti
di verdi ghiacci. Le nostre segrete
radici, al caldo al gelo, nude tremano.
E intanto il tempo volge per il cielo
i mattini le sere: alte deserte
stagioni; e i lumi del ricordo, e i fuochi
della speranza, e i pazzi arcobaleni.
Come morti aspettiamo che la morte
passi; e l’un l’altro ci guardiamo, strani,
con occhi d’avvizzite foglie. E un tratto
trasaliamo stupiti, se alla cima
di un secco ramo un germoglio si schiuda,
e la corteccia senta urgere al labbro
delle vecchie ferite un sangue vivo;
tra le nubi scorrendo un dolce vento
di primavere nostre.

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Nel 1924 Diego Valeri, che da dieci anni insegnava italiano e latino nei licei del Nord Italia, ottenne la docenza di Letteratura francese a Venezia. Ma fu escluso dal concorso perché non aveva la tessera del partito fascista. Si trovò così costretto a lavorare per la Sovrintendenza alle Belle Arti della città lagunare. I suoi guai con il regime però non erano finiti lì: dopo  il 25 luglio 1943 fu scelto come direttore del Gazzettino e lo guidò come foglio libero fino all’8 settembre, quando lasciò l’Italia per la Svizzera e venne destinato dalle autorità elvetiche a un campo per rifugiati politici a Mürren, sulla Jungfrau, in alta montagna. In quel campo c’erano nomi di spicco della cultura e della politica italiana: i fratelli Dino e Nelo Risi, Giorgio Strehler, Amintore Fanfani, intellettuali e professori universitari.

Campo di esilio racconta con toni struggenti questa forzata condizione nel campo, l’attesa, la preoccupazione per la famiglia lontana. Il tempo, che in questi versi è un cruccio doloroso, lo ripagherà al termine della guerra: la revisione del concorso che gli era stato negato lo vedrà classificato come primo e Valeri. per insegnare Letteratura francese e Storia della Letteratura italiana contemporanea, sceglierà l’amata Padova.

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Murren © MArtin Hawlisch

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LA FRASE DEL GIORNO
Tu proverai sì come sa di sale / lo pane altrui, e come è duro calle / lo scendere e 'l salir per l'altrui scale.
DANTE ALIGHIERI, Paradiso, XI, 58-60




Diego Valeri (Piove di Sacco, 25 gennaio 1887 – Roma, 27 novembre 1976), poeta, traduttore e accademico italiano, fu ordinario di Letteratura Francese all’Università di Padova per oltre vent’anni, tranne nel periodo 1943-45 quando riparò in Svizzera come rifugiato politico.


lunedì 3 gennaio 2011

Baci


GUSTAVO ADOLFO BÉCQUER

BACIA L’ALBA CHE GEME SOAVEMENTE

Bacia l’alba che geme soavemente
le lievi onde che giocando alza;
il sole bacia la nuvola del tramonto
e di porpora e oro le colora;
la fiamma che avvolge il tronco ardente
per baciare un’altra fiamma si sposta
e perfino il salice piangente che piegatosi per il suo peso
sul fiume che lo bacia, ricambia il bacio.

(da Rime, 1871)

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In questi giorni d’inverno, con il sole che si alza tardi, capita di assistere quotidianamente allo spettacolo dell’alba. E le nostre sere sono caratterizzate dalla meraviglia del tramonto, almeno per chi riesce ancora ad accorgersene nella frenesia del vivere moderno. Il poeta spagnolo Gustavo Adolfo Bécquer dipinge un bozzetto amoroso dove mette in scena quattro metafore del bacio: l’alba e il tramonto di cui già si è detto, con il sole che sorge dal mare e accarezza la cresta delle onde e che poi, compiuto il suo giro, si eclissa tingendo le nuvole da abile artista. Poi le lingue di fuoco che si avvicinano ardendo e ancora il salice piangente riverso sul fiume. È chiaro che scrivendo questi versi Bécquer pensa all’amore della sua vita, la cantante lirica Julia Espín, con la quale ebbe una relazione travagliata di circa tre anni. Nonostante i tradimenti e la scarsa considerazione di lei, l’amore persiste, anche quando Gustavo Adolfo sposa la volgare Casta Esteban Navarro: il ricordo dei baci di Julia è pura poesia.

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Fotografia © Daniele Riva


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LA FRASE DEL GIORNO
Ah, tutta un bacio la vita sia, / Sia tutta baci l'anima mia!
GIUSEPPE AURELIO COSTANZO, Baciami, baciami, baciami ancora




Gustavo Adolfo Claudio Domínguez Bastida, più noto come Gustavo Adolfo Bécquer (Siviglia, 17 febbraio 1836 – Madrid, 22 dicembre 1870), poeta, scrittore e giornalista spagnolo. Il suo ideale poetico è lo sviluppo di una lirica intimista, espressa con sincerità, semplicità, musicalità di forma e facilità di stile, ispirata da Heine, Byron e De Musset e che a sua volta ispirerà i modernisti spagnoli.



domenica 2 gennaio 2011

Nuove poesie per gennaio

 

Gennaio è il cuore duro dell’inverno: conosce il ghiaccio e la neve, tanto che le due grandi nevicate che io ricordo qui in Lombardia proprio di gennaio si verificarono, coprendo ogni cosa con un manto di 85 cm nel 1985 e di 50 cm nel 2006. Ma è un mese che già lascia intravedere, verso la sua fine, prima che vengano i giorni della merla a riportare il gelo, qualche accenno di primavera: l’occhio esperto coglie le piccole gemme dei noccioli, delle magnolie stellate, vede qua e là uno speranzoso germoglio che annuncia un po’ più vicina la bella stagione. Ecco allora queste due poesie: quella del «vociano» abruzzese Silvio Catalano rappresenta l’aspetto invernale di gennaio, quella del patriota trentino Oreste Ferrari illustra invece i primi segni primaverili in Riviera.

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SILVIO CATALANO

INVERNO

È di gennaio. Al guizzo delle stelle
la stanca luna si diffonde tanto
che pare un'alba a fiore di lagna.

Un'aria lieve, un canto senza accento
- voce diffusa nell'immensità -
fan baratro del cielo senza vento.

Anima mia, sei sola nel pensiero,
quale spettrale forma di ghiacciaio
che dà respiro ad un silenzio freddo.

(da Sette sassi, Edizioni del Milione, 1937)

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Francis Calcraft Turner, “January, snipe shooting”

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ORESTE FERRARI

MIMOSE DI BORDIGHERA

Siete mai stati sulle colline
belle e ridenti, di Bordighera,
quando gennaio, nelle mattine
chiare e nelle ore pomeridiane,
ha già un tepore di primavera?
Sui poggi aprichi, sui molli clivi
e sui declivi delle costiere,
tra i verdi opimi placidi ulivi
splendon le nuvole gaie e leggere,
fatte di buccole d'oro e odorose,
delle mimose gonfie di sole
e del respiro della marina.
Cantate a gara con le campane
squillanti a festa dalle lontane
chiese dei borghi, calde parole
d'amore, o trepide nuvole, accese
da un dolce miele solare, scese
forse dal cielo questa mattina,
ora impazienti che giunga sera
per risalirvi, poi tramontare
insieme al sole nel glauco mare.

(da Poesie, Tallone, 1956)

 

Claude Monet, “Bordighera”

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LA FRASE DEL GIORNO
Di gennaio, di notte, / quando lungo le sue vene lo spazio / trepida per un vento inesauribile, ravviva / negli alberi speranze ancora vane / e li sveglia a una vita ancora incerta, / troppo remota oltre le cime ed oltre / le radici. 
MARIO LUZI, Quaderno gotico




Tommaso Silvio Catalano (San Buono, 1890 - Bologna, 1966), poeta italiano. Esordì nel 1915 con una raccolta vicina al frammentismo in voga nell'ambito di quegli scrittori che facevano riferimento alla rivista "La Voce". Allontanatosene, rimase appartato dagli ambienti letterari più in vista, continuando a pubblicare poesie che univano l'ironia e la fredda contemplazione degli eventi naturali.


Oreste Ferrari (Locca di Ledro, oggi Bezzecca, 5 maggio 1890 – Bellinzona, Svizzera, 10 febbraio 1962) poeta italiano. Irredentista, amico di Cesare Battisti, nel 1914 fuggì in Italia e si arruolò. La sua attività poetica, di natura essenzialmente romantica,  è legata alla terra natia e a un’esistenza segnata dalla tragica scomparsa della moglie e dei figli negli anni della seconda guerra mondiale.



sabato 1 gennaio 2011

Primo gennaio


LUIGI BARTOLINI

PRIMO GENNAIO

(biglietto)

Placida, oziosa, inerte,
come a braccia conserte

D'inverno è la Natura
(ma non in sepoltura).

A luna di gennaio
già si risveglia: l'ajo

Di casa ecco che porta
il merlo; ecco che ruota

Di ghiaccio, tutta bianca,
per il Passirio, manca

Di fondo e si disgela
al nuovo sole; svela

L'acqua di sotto. Corre,
intanto, per forre

Dorate, un nuovo grido
d'uccelli ed io sorrido

Segnando sul quaderno
che oggi non è inferno

Anzi, con te, d'accordo,
a nulla sono sordo

Se amore è per amore.

(da “Pianete”, Vallecchi, 1953)

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Primo gennaio. Una tavola bianca il nuovo anno, un’agenda ancora intonsa da riempire giorno per giorno. Un insieme di date che promettono tanto e che non tutto manterranno, che ci sorprenderanno, che ci riserveranno giornate amare e altre invece dolcissime. Dopo Neruda (2009) e Valeri e Sinisgalli (2010), per cominciare il 2011 del “Canto delle Sirene” ho scelto questa poesia di Luigi Bartolini, uno dei maggiori incisori del Novecento italiano: in effetti questi versi danno l’idea di un’acquaforte che ritrae Merano, dove Bartolini fu confinato per motivi politici durante il Fascismo (il Passirio è il fiume impetuoso che attraversa la città altoatesina). Quello che in un’acquaforte non si può mettere è il pensiero finale, l’augurio per il nuovo anno da condividere con chi si ama. Auguro a tutti un 2011 “paradisiaco” e soprattutto che le vostre speranze possano essere realizzate.

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Merano: il Passirio sotto la neve © Daniele Riva

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LA FRASE DEL GIORNO
Non vuol pesarci / col suo sovraccarico l'anno nuovo, / cammina lesto sulle travi.
LEONARDO SINISGALLI, La vigna vecchia




Luigi Bartolini (Cupramontana, 8 febbraio 1892 – Roma, 16 maggio 1963), incisore, pittore, scrittore e poeta italiano. Come poeta si mosse sempre tra un aperto godimento della natura in tutte le sue manifestazioni e un'ansiosa, ma anche disincantata, partecipazione alla vita delle cose e degli uomini.