venerdì 11 marzo 2022

La bocca di Demostene


MAY SWENSON

SPIAGGIA SASSOSA

Il mare come la bocca di Demostene
mordicchia queste pietre
i loro molti inciampi lo fanno suadente
L’argomento modellato con monotonia da tutte le sue labbra
in un consesso di sovrapposizioni
è sonoro ma inafferrabile perché non finisce mai

Ascolta ascolta non c’è niente da imparare dal mare
Ascolta è chiaro soltanto nel suono
persuade con frasi interrotte di cui magicamente
le onde completano la runa rovesciandosi sulle pietre

Ricominciando di continuo con una grande A
un alfabeto confuso brontola bleso
L’eloquenza insistente degli echi
non ha un omega

(da Un altro animale, 1954)

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Secondo la tradizione Demostene, uomo politico ateniese e celebre oratore del III secolo avanti Cristo era solito parlare e declamare versi tenendo in bocca dei sassolini. Plutarco dice che “correggeva e raddrizzava il timbro basso e la balbuzie della pronuncia portando sassi in bocca e declamando contemporaneamente discorsi”. La voce del mare su una spiaggia sassosa ricorda alla poetessa statunitense May Swenson la figura di Demostene nell’esercizio di articolare quel continuo discorso che si interrompe e riprende.

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FOTOGRAFIA © LAZAROS LAZAROU/PXHERE

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LA FRASE DEL GIORNO
Prendi la terra come tua grande stanza e il suo pavimento ricoperto di luce e appeso al vento d'argento come tua sala da ballo.
MAY SWENSON




Anna Thilda May "May" Swenson (Logan, Utah, 28 maggio 1913 – Bethany Beach, Delaware, 4 dicembre 1989), poetessa e drammaturga statunitense. Molte sue poesie dopo il 1970 sono in stile visuale, altre descrivono l’erotismo omosessuale femminile. Tradusse poeti svedesi, tra i quali Tomas Tranströmer.


1 commento:

norise ha detto...

Apprezzata. Per eventuale visita, il mio blog è qui: https://leggerepoesia.blogspot.com/ Grazie.