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domenica 9 dicembre 2012

L’unico senso della poesia


JOSÉ EMILIO PACHECO

CONTRO LE LETTURE PUBBLICHE

Se leggo le mie poesie in pubblico
tolgo l’unico senso alla poesia:
fare che le mie parole siano la tua voce,
per un istante almeno.

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Non è una poesia, questa: è una coltellata in soli quattro versi. Una coltellata che il poeta messicano José Emilio Pacheco si autoinfligge. Le letture pubbliche che vanno tanto di moda, magari con annesso aperitivo, non sono la poesia, anzi la privano molto spesso della sua origine. Sono eventi pubblicitari, magari anche belle feste, modi per farsi conoscere e per conoscere gente, ma il vero senso della poesia è altrove: è in quella Musa che intimamente parla al poeta, il quale, rileggendo i suoi versi in solitudine prova l’incanto di essere ancora con lei, che sia una donna, un sogno, una patria…

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CHARLES A. BARRY, “CHARLES DICKENS AS APPEARS WHEN READING”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il testo poetico è inspiegabile, non inintelligibile.
OCTAVIO PAZ, Corrente alterna




José Emilio Pacheco Berny (Città del Messico, 30 giugno 1939), scrittore, poeta, saggista e traduttore messicano. È parte integrante della Generazione dei ‘50. La sua poesia concentra l’attenzione sulla storia, sulla ciclicità del tempo, sull’universo dell’infanzia e sulla vita nel mondo moderno.


sabato 8 dicembre 2012

Lontano


CARILDA OLIVER

LETTERA II


Piove sulla sera e sul tuo ritratto.
La farfalla cura la sua allegria.
Dentro il calamaio è rimasta vuota
la penna con cui scrivo. Dorme il gatto.


Io guardo il sale, guardo la mia scarpa,
guardo la sera che diventa fredda.
Non mi appartiene nulla. Si direbbe
che il cielo per poco ha traslocato.


Ora che la brezza prega e il mare arde
le ragazze appostate nella sera
si sorrideranno dentro ogni specchio.


Poiché è domenica e nessuno piange,
ho tirato nel tempo i miei garofani
senza pensare a dove sei. Lontano.


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La lontananza. Quella che “fa all'amore quello che il vento fa al fuoco: spegne il piccolo, scatena il grande” secondo Bussy-Rabutin messo in canzonetta da Domenico Modugno. La lontananza che dovrebbe alimentare la passione e rinvigorirla. Eccola qui, in questi versi della poetessa cubana Carilda Oliver: diventa una lettera non scritta e non spedita – ah, che romanticismo nel tempo in cui i telefoni non erano oggetti di uso così comune! Una sera di pioggia, una farfalla che sbatte impazzita le ali, il sole che tramonta e arrossa il mare e quell’assenza che fa male, a dispetto di Bussy-Rabutin e di Domenico Modugno.

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EDWARD HOPPER, "VENTO DELL'EST SU WEEHAWKEN, 1934"
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LA FRASE DEL GIORNO
L’oggetto amato risiede nella lontananza.

UMBERTO ECO, L’isola del giorno prima




Carilda Oliver Labra (Matanzas, 6 luglio 1922), poetessa cubana. Conosciuta come una delle poetesse più influenti dell'isola, il suo lavoro è incentrato sull'amore, sull'erotismo, sul ruolo delle donne nella società e sull'indagine interiore. Laureata in Legge, fu insegnante di pittura, scultura e disegno.


venerdì 7 dicembre 2012

L’anima smarrita


CARLO MICHELSTAEDTER

CADE LA PIOGGIA TRISTE E SENZA POSA

I

Cade la pioggia triste e senza posa
a stilla a stilla
e si dissolve. Trema
la luce d'ogni cosa. Ed ogni cosa
sembra che debba
nell'ombra densa dileguare e quasi
nebbia bianchiccia perdersi e morire
mentre filtri voluttüosamente
oltre i diafani fili di pioggia
come lame d'acciaio vibranti.
Così l'anima mia si discolora
e si dissolve indefinitamente
che fra le tenui spire l'universo
volle abbracciare.
Ahi! che svanita come nebbia bianca
nell'ombra folta della notte eterna
è la natura e l'anima smarrita
palpita e soffre orribilmente sola
sola e cerca l'oblio.

II

“Guardi dove cammina! o 'che 'gli è cieco?”.
M'erutta in faccia con fetor di vino
un popolano dondolando l'anca.
In vasta curva costeggiando il fiume
tremola ancor la luce dei fanali
e l'Arno scorre sonnacchioso e grigio,
l'acque melmose.
Spicca dei colli ancor la massa oscura
e San Miniato avvolto nella nebbia
ombra nell'ombra, -
fiaccola rossa dai camini neri
batte nell'aria, e l'alito affannoso
ferve di vita.
E risponde dall'anima mia triste
un'ansïosa brama di vittoria
ed un bisogno amaro di carezze:
forza incosciente - fiaccola fumosa.

III

O vita, o vita ancor mi tieni, indarno
l'anima si divincola, ed indarno
cerca di penetrar il tuo mistero
cerca abbracciare in un amplesso immenso
ogni tuo aspetto. -
Amore e morte, l'universo e 'l nulla
necessità crudele della vita
tu mi rifiuti.

(Febbraio 1907)

(da Poesie, Adelphi, 1987)

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Una nottata di pioggia, a Firenze: il giovane poeta e filosofo goriziano Carlo Michelstaedter, che lì studia Lettere, si lascia andare a riflessioni di puro stampo nihilista cercando una via di fuga, un appiglio che riesca a portarlo fuori dal mondo, che lo strappi alle grinfie della creazione: non l’amore divino, non l’amore umano. Mentre leggevo questa poesia l’eco di alcuni versi di Juan Ramón Jiménez mi girava per la testa: “Che lacerazione immensa, / quella della mia vita nel tutto / per stare, con tutto me / stesso, / in ogni cosa”. La stessa ansia: lo spagnolo avrebbe trovato liberazione in una ricerca dell’Assoluto, l’italiano nella sua negazione, in un colpo di rivoltella.

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FOTOGRAFIA © BENJAMIN DEIBERT

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LA FRASE DEL GIORNO
Questa continua deficienza – per la quale ogni cosa che vive, muore ogni attimo continuando – ogni cosa che vive si persuade esser vita.

CARLO MICHELSTAEDTER, La persuasione e la rettorica




Carlo Raimondo Michelstaedter (Gorizia, 3 giugno 1887 – 17 ottobre 1910), scrittore, poeta filosofo e letterato italiano. Sul versante lirico, ha lasciato poesie di varia ispirazione e di diverso spessore con suggestioni petrarchesche, carducciane, dannunziane e leopardiane che ricalcano la sua riflessione teorica. Si uccise a 23 anni dopo un litigio con la madre.



giovedì 6 dicembre 2012

Nell’estate dell’Ottantadue

 

HAROLD ALVARADO TENORIO

CAFÉ BEACH CAFÉ

Il gusto amaro dei sogni
tornerà per riportarti una ragazza
con i capelli sciolti
e la ricevuta del passare dei giorni.

Spogliati di te
e lei si vestirà
dei fianchi, degli occhi e dei gesti
che indossava sul tuo cammino
nell’estate dell’Ottantadue.

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È strano come i ricordi, le memorie anche più sopite si risveglino dopo tanto tempo: basta un gesto, un accenno, una parola, o meglio ancora il ritornare in certi posti. Mi capitò qualche anno fa più o meno la stessa cosa che racconta in versi il poeta colombiano Harold Alvarado Tenorio: entrando in uno dei bar sulla spiaggia di Lignano Sabbiadoro sentii come se il tempo mi si scollasse di dosso e rividi – o meglio risentii la presenza di una ragazza che avevo conosciuto quando ero un adolescente proprio lì nell’estate incantata del 1982. L’emozione mi sommerse, mi avviluppò come quel mare grigio-verde che si apriva oltre l’ampia vetrata, oltre la spiaggia di ombrelloni ancora chiusi: quando mi riscossi e ritornai in me, il tempo era passato e avvertii quell’amarezza di cui parla Alvarado Tenorio.

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Café Beach

SHARON SCHOCK, “SHORELINE BEACH CAFÉ”

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LA FRASE DEL GIORNO
Dicono che la Speranza sia felicità, / Ma il vero Amore deve amare il passato. / E il Ricordo risveglia i pensieri felici / Che primi sorgono e ultimi svaniscono
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GEORGE GORDON BYRON




Harold Alvarado Tenorio (Buga, 1945), poeta colombiano. Laureato in Lettere, visse a Berlino, Madrid e New York, prima di tornare in Colombia e fondare la rivista Arquitrave. Tra le sue traduzioni spiccano quelle di Kavafis e Eliot. 



mercoledì 5 dicembre 2012

Il bacio di Europa


RUFINO

DOLCE È IL BACIO DI EUROPA

Dolce è il bacio di Europa, anche se tocca appena le labbra,
dolce anche se sfiora appena la bocca;
non è alle labbra che s'accosta, ma preme la bocca,
e dal profondo rapisce l'anima intera.

(Antologia Palatina, V, 16 – Traduzione di Filippo Maria Pontani)

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Andiamo molto indietro nel tempo oggi: discendiamo fino agli albori dell’impero bizantino, o anche prima, tra il II e il VI secolo dopo Cristo. È in quel periodo che visse l’oscuro poeta Rufino, del quale nulla si conosce se non i trentotto epigrammi raccolti nell’Antologia Palatina. E questo in particolare, perso tra gli altri che inneggiano a un erotismo sfrenato al limite del pornografico e a un epicureismo di fondo – “Solo godere è vivere” dice uno dei più celebri “scordiamoci tutti gli affanni: il nostro tempo è breve” - mi ha colpito per la sua modernità, per l’ideale di un amore che travalica la pura fisicità per diventare fusione spirituale. (Certo, si potrebbe leggere anche come il bacio di una vampira, ma questo blog predilige visioni più romantiche…) 

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STATUA DI AMORE E PSICHE, OSTIA ANTICA

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LA FRASE DEL GIORNO
Non sono certo le cellule a decidere chi amiamo o no... Sentimenti come l'amore non risiedono nelle carni, ma nell'anima.
MASAKAZU KATSURA, DNA²




Rufino (I-II secolo), poeta greco antico. Forse originario di Sardi, secondo certi studiosi andrebbe collocato tra la seconda metà del I secolo d.C. e la prima del II, mentre altri lo stimano addirittura del IV secolo. Della sua produzione poetica come epigrammista ci sono giunti 38 componimenti tramite l'Antologia Palatina, che sembrano designarlo poeta erotico dai toni lascivi e licenziosi, anche se talvolta lirici ed ispirati.


martedì 4 dicembre 2012

Il tuo castello d’oro


ALBERTO ÁNGEL MONTOYA

SONETTO ALL’AMORE, I

Quante volte, amore, per trattenerti,
misi ai tuoi piedi la gioventù arresa.
E quante sebbene fosse ferita
io te la riconsegnai per non perderti.

Quante volte poi, orgoglioso e forte,
per ottenere la grazia promessa,
mi battei fronte a fronte con la vita,
o restai faccia a faccia con la morte.

E oggi che l’illusione torna accanto
a te e porta il mistero del tuo incanto,
la penna azzurra dell’uccello fatato,

ancora torna nei miei occhi il pianto
quando vedo dal ponte levatoio
che resta chiuso il tuo castello d’oro.

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L’amore come un inafferrabile fantasma, come un essere mitologico che sfugge ad ogni tentativo di contenerlo: questo è il protagonista del sonetto del poeta colombiano Alberto Ángel Montoya, definito il “maestro del sonetto galante” per l’eleganza dei suoi versi, rivestiti di atmosfere bohémien in cui sono l’amore, l’eros e le donne a farla da padroni. Dunque, tutta la vita è un inseguimento dell’amore, del suo eterno desiderio, dai primi innamoramenti della gioventù alle sue più mature espressioni: un assedio al suo castello dorato sperando possa un giorno spalancare le sue porte.

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FOTOGRAFIA © STOCK PHOTO

 

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LA FRASE DEL GIORNO
Che mistero d’amore sarà il vano / desiderare il frutto non caduto / quando si stringe il frutto nella mano?

ALBERTO ÁNGEL MONTOYA




Alberto Ángel Montoya (Bogotá, 30 marzo 1902 – 20 novembre 1970), poeta colombiano conosciuto come il Maestro del sonetto galante. Bohèmien, innamorato delle donne e dell'amore, coltivatore di un tono romantico, ha lavorato su sonetti magistrali della massima eleganza.


lunedì 3 dicembre 2012

In questa fotografia


JOAQUÍN GIANNUZZI

MA NON MI RICORDO

Per sempre al sicuro dall’erosione,
avevo vent’anni in questa fotografia.
Ma non mi ricordo, non so che accadde qui
né come accadde.
Quel ragazzo un po’ sciocco,
con tutti i capelli a posto
e tutta la luce a disposizione.
Dove andava, che cosa faceva dentro la sua pelle.
Il tragitto è piombato nel buio. Da qui
il tempo è un sogno disordinato.
So soltanto che non avevo scommesso
su questo che mi succede, ora che ho freddo e sono diventato
un volto che invecchia e cambia aspetto.

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Il tempo che scorre inarrestabile, l’ora che fugge e non ritorna. È proprio vero quello che dice Dante nel canto IV del Purgatorio: “Vassene 'l tempo e l'uom non se n'avvede”. Il poeta argentino Joaquín Giannuzzi coglie questa distanza improvvisa in una fotografia ritrovata di lui ventenne – anche a noi capita di sorridere con indulgenza e una punta di nostalgia rivedendoci in vecchie foto, con abiti fuori moda e un corpo più o meno differente. Quei punti fermi sulla linea del tempo servono a farci rendere conto della nostra esistenza su quel segmento, a comprendere la precarietà delle cose.

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FOTOGRAFIA © THE VISUAL WORLD OF SAM STEWARD

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LA FRASE DEL GIORNO
O figliuolo il meglio d'altri tempi / non era che la nostra giovinezza!
GUIDO GOZZANO, La via del rifugio




Joaquín O. Giannuzzi (Buenos Aires, 29 luglio 1924​ - Campo Quijano, 26 gennaio 2004), poeta e giornalista argentino. La sua poesia descrive il mondo reale, un mondo dove il senso drammatico della vita acquista consistenza e gli oggetti rivelano la dote centrale della loro nudità.