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giovedì 11 agosto 2011

La rivoluzione naturale

 

NIKKI GIOVANNI

SOGNI RIVOLUZIONARI

Sognavo sogni militanti
sogni di conquistare
l’America per mostrare
a quel branco di bianchi come si doveva
fare
sognavo sogni radicali
di come far saltare tutti per aria con la mia facoltà
percettiva di analisi azzeccate
pensavo infatti di essere io la persona
che fermava le rivolte e negoziava la pace
poi mi sono svegliata e accorta
che se facevo sogni naturali
di essere una donna naturale
che fa tutto ciò che fa una donna
quando è naturale
avrei fatto una rivoluzione.

(da Le donne e gli uomini, 1975)

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La vera rivoluzione non è quella violenta che in questi giorni infiamma Londra con razzie e devastazioni senza motivo: è piuttosto essere quello che si è, sforzarsi di vivere giorno per giorno a dispetto di quello che il mondo è. Questa è la conclusione della poetessa statunitense Nikki Giovanni, docente al Politecnico della Virginia e attivista di spicco del Black Rights Movement. Una donna forte, in prima linea contro la violenza generata dall’odio razziale. E con orgoglio il 12 febbraio 2009 al Lincoln Memorial salutò il primo presidente afroamericano della storia americana, Barack Obama, leggendo una sua poesia a lui dedicata. La rivoluzione verso l’uguaglianza aveva compiuto un passo da gigante.

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MARCIA PER I DIRITTI CIVILI, WASHINGTON, 1963 © NATIONAL ARCHIVES AND RECORDS ADMINISTRATION

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LA FRASE DEL GIORNO
Io non domando a che razza appartiene un uomo; basta che sia un essere umano; nessuno può essere qualcosa di peggio.
MARK TWAIN, L’uomo che corruppe Hadleyburg




Nikki Giovanni
, all'anagrafe Yolande Cornelia Giovanni (Knoxville, Tennessee, 7 giugno 1943), scrittrice e poetessa statunitense. I movimenti per i diritti civili e per il black power hanno ispirato le sue prime poesie, raccolte in Black Feeling, Black Talk (1967), Black Judgement (1968), e Re: Creation (1970). Il suo stile è fortemente ispirato dagli attivisti e artisti afroamericani.


mercoledì 10 agosto 2011

San Lorenzo

 

GIOVANNI PASCOLI

X AGOSTO

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto :
l'uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male!

(da Myricae, 1891)

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Dieci agosto, San Lorenzo, il giorno delle stelle cadenti. E “X Agosto” (“dieci” non “per”, come mi è capitato di sentire…) è probabilmente la poesia più famosa di Giovanni Pascoli: in quel giorno il poeta ricorda la morte del padre Ruggero, assassinato il 10 agosto 1867 mentre rincasava in calesse da Cesena, forse per motivi politici, forse per contrasti sorti in ambito lavorativo. Fatto sta che il piccolo Giovanni, i fratelli Luigi e Giacomo e le sorelle Margherita, Ida e Maria restarono orfani. Il primo di una serie di lutti che nei dieci anni successivi colpiranno i Pascoli lasciando vivi solo Ida, Maria e Giovanni. A intenerire è soprattutto l’immagine della rondine colpita mentre porta il sostegno per i piccoli: l’analogia è molto forte, la tristezza è diffusa, le bambole portate dal padre precorrono certe inquadrature cinematografiche di sicuro impatto. Ma il mondo continua a girare, imperterrito, la sofferenza, anche se non si può cancellare, viene lenita, e le Perseidi anno dopo anno vengono a incrociare il cielo della Terra, “quest’atomo opaco del Male”.

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FOTOGRAFIA © MILA ZINKOVA

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LA FRASE DEL GIORNO
Se le stelle apparissero una sola notte ogni mille anni, come gli uomini potrebbero credere e adorare, e serbare per molte generazioni la rimembranza della città di Dio?
RALPH WALDO EMERSON, Natura




Giovanni Pascoli (San Mauro di Romagna, 31 dicembre 1855 – Bologna, 6 aprile 1912), poeta e accademico italiano, eccelso latinista, figura emblematica della letteratura di fine Ottocento. Nonostante la sua formazione eminentemente positivistica, è il maggiore esponente del Decadentismo.

martedì 9 agosto 2011

Due uomini nel mondo


TOVE DITLEVSEN

CI SONO DUE UOMINI NEL MONDO…

Ci sono due uomini nel mondo, che
costantemente m'incrociano la strada,
l'uno è colui che amo,
l'altro colui che mi ama.

L'uno è un sogno notturno
e abita nella mia mente buia,
l'altro sta alla porta del mio cuore
ed io mai gli apro.

L'uno mi ha dato un primaverile soffio
di felicità che subito dispariva,
l'altro mi ha dato tutta la sua vita
e non è stato mai ripagato di un'ora.

L'uno freme del canto del sangue
dove l'amore è puro e libero,
l'altro ha a che fare con il triste giorno
in cui affogano i sogni.

Ogni donna si trova tra questi due,
innamorata e amata e pura...
una volta ogni cent'anni può succedere
che essi si fondano in uno...

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La prima cosa che mi è venuta in mente è stata una frase dell’antropologo algerino Mouloud Mammeri: “Il mondo degli uomini e quello delle donne sono come il sole e la luna: forse si vedono tutti i giorni, ma senza incontrarsi”. Parafrasandola, si può spiegare così l’amore desiderato dalla poetessa danese Tove Ditlevsen: vuole l’uomo che i suoi sogni creano ma lo incontra solo come si incontrano sole e luna, nei fugaci contatti dell’alba e del tramonto; invece si deve “accontentare” di un uomo che la ama e che lei, sognando l’altro uomo utopico, non ripaga come vorrebbe. Ma non è detto che, alla fine, non siano lo stesso uomo, che davvero, come nel mito del Simposio platonico, le due metà si siano finalmente ricongiunte.

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Tre

FOTOGRAFIA © VRROOM

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LA FRASE DEL GIORNO
La donna ama uno per tutti, l'uomo tutte per una.
KARL KRAUS, Detti e contraddetti




tove-ditlevsenTove Irma Margit Ditlevsen (Copenaghen, 14 dicembre 1917 – 7 marzo 1976), poetessa e scrittrice danese, pubblicò 29 opere di poesia, narrativa e memorie in cui sono rappresentate la povertà, l'ingiustizia, i soprusi sull'infanzia, la condizione femminile.


lunedì 8 agosto 2011

Quelli che non amiamo


WISŁAWA SZYMBORSKA

RINGRAZIAMENTO

Devo molto
a quelli che non amo.

Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.

La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.

Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l'amore non può darlo,
né riesce a toglierlo.

Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come una meridiana,
capisco
ciò che l'amore non capisce,
perdono
ciò che l'amore non perdonerebbe mai.

Da un incontro a una lettera
passa non un'eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.

I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.

E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che trovi su ogni atlante.

È merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perché mobile.

Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.

«Non devo loro nulla» -
direbbe l'amore
su questa questione aperta.

(da Vista con granello di sabbia, 1996)

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Leggendo questi versi la prima volta, mi sono trovato a dissentire dalla poetessa polacca Wisława Szymborska, Premio Nobel per la Letteratura 1996: questo suo elogio dell’indifferenza, della non compartecipazione affettiva non riusciva a convincermi: essere lieti di stare in disparte, di non avere nulla a che fare con gli altri e stare bene con loro proprio per questo. Ma, con il tempo, ho cominciato a pensare che la Szymborska, a suo modo, ha ragione: sono coloro che non amiamo, coloro che vediamo come sono, non accecati o fuorviati dalla passione, quelli su cui possiamo misurare il mondo. Sono “il prossimo tuo” evangelico, e l’amore che nutriamo verso di loro, seppure non ha la passione dell’altro amore, proprio per questo assume un tono più puro, perché privato delle altre  emozioni.

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FOTOGRAFIA © PHOTOS.COM

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LA FRASE DEL GIORNO
La conoscenza di un essere è un sentimento negativo e il sentimento positivo, la realtà, è l'angoscia di sentirsi sempre estranei a quel che si ama.
ANDRÉ MALRAUX, La condizione umana




Wisława Szymborska (Kórnik, 2 luglio 1923), poetessa e saggista polacca, insignita del Premio Nobel per la Letteratura nel 1996 “per una poesia che, con ironica precisione, permette al contesto storico e biologico di venire alla luce in frammenti d'umana realtà”.


domenica 7 agosto 2011

Il poeta e il vento complice


ALEXIS DIAZ PIMIENTA

NEL GIARDINO PUBBLICO

Una ragazza ha appena accavallato le gambe
E il poeta spera che il vento sia suo complice.
Sorveglia irrispettosamente l'orlo del vestito,
l'unica strada verso la felicità.
La ragazza sorride, estranea all'importanza della sua gamba
parlando di profumi o ragazzi o promesse.
E il vento soffierà
- di fronte a tanta insistenza soffierà –
ma la vera fortuna sta nel fatto che la mano della ragazza
scenda in tempo, e la sua pelle continui ad essere possibile.

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“Io mi trovo bene in tutto quello che faccio, credo che tutto quello che faccio, tanto nella letteratura scritta come in quella orale, attesta una identica maniera di essere e di vedere il mondo. Intendo la creazione come un concetto generale più che divisa in generi, in stili, non come un concetto stretto; faccio letteratura, non penso quando mi metto a scrivere a quello che è per me più facile, a quello in cui riesco meglio”: Alexis Díaz Pimienta è un poeta cubano, nato all’Avana nel 1966, ma residente da tempo in Spagna, ad Almería. La sua specialità è improvvisare strofe popolari cantate - in spagnolo si dice repentista – ed è la voce del gruppo Alexis Díaz Pimienta & su Guajira Band. E quel sapore di cantastorie, di stornellatore, si ravvisa nei suoi versi: un che di malizioso, una strizzatina d’occhio, un sorriso rivolto agli astanti. Assaporiamo allora il desiderio che alimenta questa poesia, ben lieti che esso rimanga tale, perché “di desiderio più che di soddisfazione cibasi Amore”, come scrisse Carlo Dossi.

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Immagine © Cuba Art 

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LA FRASE DEL GIORNO
Se la bellezza è un’ombra, il desiderio è un lampo.
ANATOLE FRANCE, Taide




Alexis Díaz Pimienta (L'Avana, 25 agosto 1966), poeta e scrittore cubano. Direttore della Cattedra di Poesia Improvvisata presso l'Università delle Arti, autore di romanzi, racconti, poesie e letteratura per bambini e ragazzi, è considerato uno dei più grandi ricercatori e professionisti dell'improvvisazione ("repentismo") a livello internazionale.


sabato 6 agosto 2011

Troppo bella per la prosa


DOUGLAS DUNN

TU

Non ci crederai. Forse sei troppo prosaica
Per cedere a una poetica pena,
Ma il tuo sorriso (quando sorridi), i tuoi occhi, il tuo naso
Sono troppo belli per la prosa.

Non crederci, mia cara, se non vuoi
Una poesia, anche lei, può essere un mucchio di bugie.
Ma se non vuoi, io tornerò indietro a perseguitarti.
Ti sarà difficile esorcizzarmi.

(da The Year’s Afternoon, Faber and Faber, 2000)

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La naturale superiorità della poesia sulla prosa è dettata da tanti fattori. Ma per rendersene conto basta fare un raffronto tra i significati dei due aggettivi – la fonte è il vocabolario Treccani: prosaico, “che ha il tono, il carattere della prosa, detto come giudizio per lo più negativo con riferimento a opere, componimenti, discorsi che dovrebbero avere uno stile elevato”; poetico, “che è ricco di suggestione, di fascino, che ha la capacità di suscitare sogni, fantasie, delicati sentimenti - con riferimento a persona, che è in grado di provare sentimenti elevati”. Questa superiorità, questo elevarsi della parola è ciò che il poeta scozzese Douglas Dunn tenta di spiegare all’amata: è la funzione della poesia rispetto alla realtà, quella di coglierne con sguardo più intenso e penetrante tutti quanti i suoi aspetti.

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FOTOGRAFIA © FAMILY FUN MAGAZINE

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LA FRASE DEL GIORNO
Se sei un poeta devi avere il coraggio dell’onestà nei confronti di ciò che ti è accaduto, altrimenti resta in te qualcosa di represso. Se non lo fai uscire, cessi di essere un vero poeta.
DOUGLAS DUNN, Il Giornale di Vicenza, 5 maggio 2009




Douglas Eaglesham Dun
n (Inchinnan, 23 ottobre 1942), poeta, accademico e critico scozzese. In lui si avvertono ancora echi della passione sociale di Auden. Ma per lui il poeta è un estraneo che racconta, un fotografo, come più volte si è definito, immerso nella contraddizione tra la ricerca di obiettività e l'ansia data dalla consapevolezza di non poter penetrare la realtà altrui. 


venerdì 5 agosto 2011

Il miracolo di San Kevin

 

SEAMUS HEANEY

SAN KEVIN E IL MERLO

E poi c'era San Kevin e il merlo.
Il Santo è in ginocchio dentro la sua cella
a braccia tese ma la cella è stretta
 
Così deve sporgere il palmo irrigidito
come una trave maestra fuori dalla finestra
affinché il merlo vi si posi
per deporre e preparare il nido.

Kevin avverte nel cavo della mano le uova tiepide,
il pettuccio, la testina dal piumaggio ravviato,
i piccoli artigli e, scoprendosi legato
alla rete della vita eterna,

è mosso a pietà: dovrà continuare a tenere la mano tesa
come un ramo fuori nella pioggia e nel sole per settimane
finché la nidiata non uscirà dal guscio per prendere il volo.

*

E siccome l'intera cosa è stata comunque immaginata,
immagina tu d' essere Kevin. Come ti appare?
Dimentico di se stesso o in agonia perenne

dalla nuca fino agli avambracci doloranti?
Ha le dita indolenzite? Avverte ancora le ginocchia?
Oppure, il nulla ottenebrato dell'oltretomba

s' è aperto un varco dentro di lui? Vaga lontano con la mente?
Solo e riflesso limpidamente nel profondo fiume dell'amore,
"Lavorare e non cercare ricompensa," questa è la sua preghiera.

Una preghiera recita il suo corpo interamente
poiché ha dimenticato se stesso, dimenticato il merlo
e solo, sulla sponda, ha scordato il nome del fiume.

(da The spirit level, Mondadori, 2000 – Traduzione di Roberto Mussapi)

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Questa poesia del Premio Nobel 1995, l’irlandese Seamus Heaney ci proietta nell’agiografia gaelica con un episodio leggendario riferito a San Kevin di Glendalough, un monaco vissuto nel VI secolo e venerato il 3 giugno: un miracolo molto bizzarro che mi ha fatto pensare al Miracolo di Padre Malachia di Bruce Marshall. Padre Malachia sposta un locale da ballo situato accanto a una chiesa fino a un isolotto sperduto nel Firth of Forth, la profonda insenatura che taglia in due la Scozia orientale. San Kevin invece, dalla piccola cella di un convento, fornisce la sua mano come nido per un merlo e attende inginocchiato in una lunga e dolorosa preghiera che le uova si schiudano: chiaro messaggio dell’attesa pasquale e metafora della penitenza quaresimale. Heaney va oltre: ci suggerisce come interpretare questo miracolo impossibile e apparentemente inutile, ma segno di un profondo amore.

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IMMAGINE © MISTAGOGY

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LA FRASE DEL GIORNO
Viviamo circondati da miracoli e non ce ne rendiamo conto.
ERNESTO CARDENAL, Canto all’amore




Séamus Heaney (Castledawson, 13 aprile 1939), poeta irlandese, massimo rappresentante contemporaneo del rinascimento poetico irlandese. Ottenne il Premio Nobel per la letteratura nel 1995 “per gli impianti di bellezza lirica e di profondità etica, che esaltano i miracoli giornalieri e la vita passata”.