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martedì 7 novembre 2017

Tregua che attende l’alba


ALFONSO GATTO

MI CHIAMI ALLA FINESTRA

Mi chiami alla finestra, sul canale
della Giudecca è ferma questa strana
tregua che attende l'alba, s’allontana
il ricordo del tempo. Quasi tace
il cuore, come sillabe di pace
noi veniamo a morire alle parole
nostre, all'amore che non ha più male
e dolcezza a turbarlo. Verrà il sole,
l’aria dall’aria, un soffio, tramontata
- a dirtelo sparendo - delicata
come la luna...

(da Poesie d’amore, Mondadori, 1973)

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Nelle note alla raccolta il poeta salernitano Alfonso Gatto commenta, a proposito di questa poesia: “Nasce dalla stessa situazione di tregua e di attesa di Ma è sogno”. Quindi dobbiamo immaginarci uno scenario veneziano notturno, sul far dell’alba: in quell’ora sospesa nel buio la tranquillità della città si propaga anche alle emozioni, ai discorsi, alla situazione amorosa, così come nell’altra poesia citata da Gatto: “La tregua che la notte lascia al giorno / prima che il giorno sia, quel pensiero / di calma – basta attenderlo – ci attende. / È sparita ogni traccia, lo stupore / che perde tutti i segni del cammino / dal nulla si ritrova al primo gesto. // Ma è sogno, come vivere d’amore”.

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Lushpin

EVGHENIJ LUSHPIN, “VENEZIA DI NOTTE”

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LA FRASE DEL GIORNO
[Notte], in te finito è vero e calmo il mondo / illuminato dal suo freddo.

ALFONSO GATTO, Poesie d’amore




Alfonso Gatto (Salerno, 17 luglio 1909 – Orbetello, 8 marzo 1976), poeta e scrittore italiano. Ermetico, ma di confine, giornalista e pittore, insegnante di Letteratura all'Accademia di Belle Arti, collaboratore di “Campo di Marte”, la sua poesia è caratterizzata da un senso di morte che si intreccia al vivere.


lunedì 6 novembre 2017

Quel po’ di sole


CARLO BETOCCHI

A CUCI E SCUCI, 3

Non sei contento del possesso dei giorni?
Temi di perderlo? Credi d’esser da più
di ciò che sempre muta e viene disfatto?
Non ti basta quel po’ di sole che ancora
investe il tuo corpo che invecchia? Guarda,
stamani disfano il tetto della casa di fronte.
Mettono a nudo i correnti, ch’erano marci.
Li mutano. E intanto ripiove. Lesti li ricoprono,
con le tegole vecchie. E i coppi restano,
a mucchi, sul colmigno. E subito il sole
che torna luccica sulle tegole ignude,
e tu ti senti in cuore un di più che ti strugge
- vergógnati - d’amore per te, mentre in cielo
rulla un tamburo lontanissimo, azzurro,
per la tua libertà, che è un grido che vola.

(da Un passo, un altro passo, Mondadori, 1967)

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Carlo Betocchi è poeta cattolico che fa dell’umiltà una virtù dominante. Qui si interroga con un fuoco di fila di domande non fini a se stesse ma inserite nella realtà oggettiva: quel lavorare dei carpentieri sul tetto della casa vicina, quel mutare del tempo si inseriscono nella riflessione del poeta sulla propria esistenza, sulla paziente attesa di quel premio finale che la sua fede attende: “a cuci e scuci, dicono i muratori/ quel metter le mani ad un muro che sgretola,/ antico, e rappezzarlo a frammenti:/ e dentro i vecchi pertugi dell'anima/ così mi canticchia una lunga pazienza”.

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Tetto

FOTOGRAFIA © BBB

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LA FRASE DEL GIORNO
Non guardatemi, che son vecchio, / ma nel mio mutismo pietroso ascoltate / come gorgheggia, com’è fiero l'amore.
CARLO BETOCCHI, Un passo, un altro passo




Carlo Betocchi (Torino, 23 gennaio 1899 – Bordighera, 25 maggio 1986, poeta e scrittore italiano. Fra i poeti ermetici è considerato una sorta di guida morale. Tuttavia, contrariamente a loro, fondava le sue poesie non su procedimenti analogici che evocano significati, ma su un linguaggio diretto, sul realismo e sulla tensione morale.


domenica 5 novembre 2017

Minuto ricco


JUAN JOSÉ SAER

CAFFÈ  E MELE

La tazza bianca, nitida, ci accoglie,
corolla aperta sul tavolo, sbocciata
nel presente che, ancora, è fiorito. E l’aroma
acido della polpa autunnale,
senza di noi, mescolato a quello del caffè,
resterà
prigioniero della sua forma:
vite fragili e solitarie. Minuto
ricco, il cui oscillare
tiene questo mondo
in equilibrio sull’oscurità. Presente
rapido e infinito che deposita,
in questo angolo dell’essere,
l’essere intero fatto calore e piacere.

(da L’arte di raccontare, 1988)

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La delizia dell’istante, il piacere di una piccola sensazione, spesso ci appaga più di quanto possiamo immaginare. Il poeta argentino Juan José Saer coglie questo istante dal gusto oraziano in cui l’aroma delle mele di una fruttiera si mescola a quello del caffè aprendo discorsi addirittura sull’essere.

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CAMILLE ENGEL, “MARGO’S CUP AND SAUCER”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il mondo potrebbe offrirci molto di più se avessimo gli occhi per vedere anche le più piccole cose, il cuore per amarle e le mani per raccoglierle.
ROMANO BATTAGLIA, Incanto




Juan José Saer (Serodino, 28 giugno 1937 – Parigi, 11 giugno 2005), scrittore e poeta argentino. È ritenuto uno dei più importanti ed influenti autori della letteratura latinoamericana e della letteratura in lingua spagnola del XX secolo. Spazio e tempo sono i temi principali della sua opera.


sabato 4 novembre 2017

Là accado


KIKÍ DIMULÀ

TRASGRESSIONI

Mi espando e vivo
illegalmente
in aree che gli altri
non riconoscono reali.
Là mi fermo ed espongo
il mio mondo perseguitato,
là lo riproduco
con amarezza ribelle,
là lo affido
a un sole
senza forma, senza luce,
immobile,
personale.
Là accado.

A volte però
tutto questo s'arresta.
E mi restringo,
a forza rientro
(rassicurante)
nell'area ammessa
e legale,
nell'amarezza terrena.

E mi smentisco.

(da L'adolescenza dell'oblio, Crocetti, 2000 – Traduzione di Paola Maria Minucci)

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“Là accado”: è un mondo altro - dove non vigono le leggi del reale, dove fioriscono le meraviglie della poesia e, come in un sogno, ci si può rivalere sulle avversità, sulle umiliazioni, sulle amarezze, dove è possibile dimenticare le insicurezze, le assenze, le disperazioni. È in quel mondo che si rifugia la poetessa greca Kikí Dimulà.

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Rafal-Olbinski-6

DIPINTO DI RAFAL OLBINSKI

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LA FRASE DEL GIORNO
Mi manca forse la tua assenza? / Non viene con me, la lascio a casa. / Patto esplicito del cambiamento è che non segua.
KIKÍ DIMULÀ, L’adolescenza dell’oblio




Vasiliki “Kikí” Dimulà nata Radou (Atene, 19 giugno 1931), poetessa greca. Impiegata a lungo presso il Banco di Grecia, fu ammessa all’Accademia di Atene nel 2002. La sua poesia tratta l’assenza, la perdita, la società, la solitudine e il tempo con la personalizzazione di concetti astratti e l’uso insolito di parole comuni, spesso con un velo di amara ironia.

venerdì 3 novembre 2017

Senza forma


SOPHIA DE MELLO BREYNER ANDRESEN

A VOLTE CREDO DI VEDERE NEI MIEI OCCHI

A volte credo di vedere nei miei occhi
La promessa di altri esseri
Che avrei potuto essere.
Se la vita fosse stata un’altra.

Ma da questa favolosa scoperta
Solo mi viene il terrore e la pena
Di sentirmi senza forma, vaga e incerta
Come l’acqua.

(da Come un grido puro, Crocetti, 2013 - Traduzione di Federico Bertolazzi)

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Come l’acqua, che non ha forma e prende quella del recipiente che la contiene. Così dice di sentirsi a volte la poetessa portoghese Sophia De Mello Breyner Andresen, ripensando alle proprie scelte, alle svolte che la vita ha imposto. La poesia è la risposta alla ”insicurezza dei miei passi”, è la voce che aiuta a definire il reale, a far ”coincidere lo stare e l’essere”.

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Specchio

CAGNACCIO DI SAN PIETRO, “DONNA ALLO SPECCHIO”

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LA FRASE DEL GIORNO
È la poesia che rende intero il mio stare sulla terra.
SOPHIA DE MELLO BREYNER ANDRESEN




Sophia de Mello Breyner Andresen (Porto, 6 novembre 1919 – Lisbona, 2 luglio 2004), poetessa portoghese, seconda donna a vincere il Premio Camões nel 1999. La sua opera consta di 15 libri di poesia, pubblicati tra il 1947 e il 1999, che riconoscono alla parola un valore intrinseco e per questo sono rigorosi, armonici ed equilibrati. Scrisse anche racconti, opere teatrali e libri per ragazzi.


giovedì 2 novembre 2017

Non è un orto


LEONARDO SINISGALLI

LAPIDE

Non è un orto
o un giardino
il cimitero
dove io sono sepolto.
È un luogo assorto,
un muro,
Ogni bene è scontato,
ogni debito pagato
e il nome tutelato.
Mio amico, fratello,
contami i vecchi giuochi,
il fumo, i fuochi antichi.
Prendi di me l’effige,
le rughe, la fuliggine,
le lacrime, la ruggine.
Non è un orto
o un giardino
il cimitero dove io sono sepolto.
È un regno spento, muto.
Qui l’amore è perduto.
Qui la festa è finita.

(da L’età della luna, Mondadori, 1962)

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È il giorno dedicato ai defunti e ho scelto questa poesia di Leonardo Sinisgalli (1908-1981) in cui a parlare, come nella celebre Antologia di Spoon River di Masters, è una lapide: un nome, una fotografia, una vita perduta, dimenticata in quello che con i suoi fiori, i suoi aceri e i suoi cipressi, può sembrare un giardino ma non lo è; è il luogo dell’ormai accaduto, della memoria, del mai più, con tutte le sue amarezze e le sue tristezze.

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Angelo

FOTOGRAFIA © STUX/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Andare «via dalle tombe» e non visitare i morti, oggi che è il loro giorno, vuol dire farli morire veramente
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FERDINANDO CAMON, La Stampa, 2 novembre 2012




Leonardo Sinisgalli (Montemurro, 9 marzo 1908 – Roma, 31 gennaio 1981), poeta,  saggista e critico d'arte italiano. Noto come Il poeta ingegnere per il fatto che lavorò per Olivetti e Pirelli e per aver fatto convivere nelle sue opere cultura umanistica e cultura scientifica. Fondò e diresse la rivista “Civiltà delle macchine”.


mercoledì 1 novembre 2017

Poesie per novembre IV


Due poeti italiani per cantare novembre: la quasi allegra caduta delle foglie gialle in una Roma turistica (e i vecchi e i giovani che vi leggono metafore) in una poesia di Aldo Palazzeschi e il povero grigiore di questo mese nei versi di Loretto Rafanelli.


Novembre

FOTOGRAFIA DA PINTEREST.



ALDO PALAZZESCHI

NOVEMBRE

Dei giovani e dei vecchi
si raggruppano
fra le rovine calde di Roma
su cui i platani lasciano cadere
con frusciare di carta
le loro foglie dorate.
I giovani
fanno sapere ai vecchi
quello che a loro piace
e i vecchi
fanno finta di non sentire.


(da Cuor mio, Mondadori, 1968)

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LORETTO RAFANELLI

LA SPOGLIA PIANURA DI NOVEMBRE

La spoglia pianura di novembre,
nella notte il viso impietrito
da una assenza e le stagioni
che passano come occhi seccati.
Il pane povero di novene
cantate tra i respiri lenti di un corpo

senza anni, altro non si dona
ai fratelli. E nella parola
non si svela in noi la grazia,
né i lucenti riflessi porgono
il sale del tempo,
mentre il mare notturno
nella foschia si infrange
senza pena.

(da Il silenzio dei nomi, Jaca Book, 2002).

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LA FRASE DEL GIORNO
Gli alberi arrugginiscono e / come un volo d’anatre selvatiche si mostrano nel canneto / stormi di stelle.
GÜNTER EICH




Aldo Palazzeschi, pseudonimo di Aldo Pietro Vincenzo Giurlani (Firenze, 2 febbraio 1885 – Roma, 17 agosto 1974), scrittore e poeta italiano, uno dei padri delle avanguardie storiche. Dall'esordio come crepuscolare e dalla breve adesione al Futurismo, attraversò il «ritorno all'ordine» degli anni Venti e la ripresa sperimentale delle avanguardie degli anni Sessanta con inconfondibile giocondità, enigmatica e inafferrabile.


Loretto Rafanelli (Porretta Terme, 1948), poeta italiano. Ha pubblicato I confini del Viso (1987), Il silenzio dei nomi (2002), Le voci del Filadelfia. Il grande Torino (2005), Il tempo dell’attesa (2007) e il libro di saggi, prose e aforismi Il sangue della ricordanza (1994).