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venerdì 25 settembre 2026

In due lingue


RHINA ESPAILLAT

SULL'IMPOSSIBILITÀ DELLA TRADUZIONE

Impossibile, certo, tramutare
tocco e colore in suono, il suono in segno,
il segno in senso e viceversa: troppa
fatica cercare i nomi per gusto,
sapendo di non poterli trovare
in due lingue, nella trama del dire.
Più facile piegare il sole in sillabe.
Eppure gli amanti, ciascuno muto
in una pelle, parlano più lingue,
per intero, anche soltanto una volta;
hai sentito sopra i campi l'estate
cantata in ampie cascate di versi
d'uccello, hai visto, in città, nelle pozze,
la pioggia tradurre il cielo e scriverlo.

(da Il suo posto in questi progetti, 2005)

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Rhina Espaillat, poetessa dominicano-statunitense, analizza uno dei temi più discussi sulle poesie in traduzione: ovvero, quanto sia difficile – e in definitiva impossibile – trasmettere veramente l'essenza del significato, del tatto, del colore,  del suono, dell'atmosfera attraverso lingue diverse. Eppure, nonostante l'impossibilità letterale, una profonda comprensione del testo è possibile al di là delle rigide regole linguistiche.

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FOTOGRAFIA © ANTOINE CONOTTE/PEXELS

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Tradurre poesia è sforzo per comprenderla, è quasi riviverla.
JOYCE LUSSU, Tradurre poesia

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Rhina Polonia Espaillat (Santo Domingo, 20 gennaio 1932), poetessa e traduttrice bilingue dominicano-americana affiliata al movimento letterario noto come Nuovo Formalismo. Scrive utilizzando una metrica rigorosa, la rima e strutture tradizionali come il sonetto. Considera il ritmo come un impulso umano naturale legato ai rituali ancestrali e al suono.


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