giovedì 4 agosto 2011

Il caldo dell’amore

 

ALESSANDRO PARRONCHI

ALL’AMICA

Quando la notte spengerà le rose
udrai più forte scorrere la gioia
di quel che ora all’orecchio non induca
a credere dai gialli orti la voce
che verso il giorno libera il mio nome.
Mi sei vicina, tenere come astri
al tuo collo s’attardano le buccole,
ed è leggiadro il caldo dell’amore
nella pupilla che la luce incrina.

(Da I giorni sensibili, 1941)

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L’amore, un giovanile amore è quello che il poeta fiorentino Alessandro Parronchi (1914-2007) riversa in questi nove endecasillabi. L’amore che può dare quella pienezza che può essere l’unico modo di superare la dicotomia tra finito e infinito, di uscire da quello stato sospeso in cui scorre l’esistenza. Molti anni dopo, già in questo secolo, Parronchi dirà che la poesia è “il diario a cui l’anima affida le sue aspirazioni, i sentimenti più certi, l’anelito a una libertà non impedita dalle corruzioni”. Dirà anche che dopo essere diventato marito e padre, professore e pendolare, gli sono rimaste solo “memorie e cose da salvare”. Ma qui, con l’amica, è ancora pronto a cogliere la vita nei momenti del divenire.

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DONNA CON ARANCE © KEVIN ALFRED STORM

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LA FRASE DEL GIORNO
Ora non appartieni più a nessuno/ ma se uno di te appena si ricorda/ non sei più solo.
ALESSANDRO PARRONCHI

2 commenti:

Vania ha detto...

...molto dolce/delicata questa poesia.

...buccole...questo termine l'ho imparato da mia nonna....e non l'ho sentito mai più....fino ad oggi.
ciaoo Vania

DR ha detto...

Sì, poesia molto dolce, ancora priva della nostalgia che sopravviene con l'età.

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