mercoledì 2 giugno 2010

Orlovsky e Voznesenskij

Due poeti se ne sono andati in questo inizio settimana, entrambi nati nel 1933: il 30 maggio si è spento a Williston, nel Vermont, uno degli ultimi esponenti della beat generation, Peter Orlovsky, che fu dapprima segretario e poi amico e compagno di vita del grande Allen Ginsberg. Celebre è la fotografia di Richard Avedon che li ritrae nudi e abbracciati.

Ieri a Mosca se n’è andato anche Andrej Voznesenskij, spesso accostato per il suo stile a Pablo Neruda. Definito “uno dei più coraggiosi scrittori dell’era sovietica”, poeta e dissidente, era stato allievo di Boris Pasternak e amico di Bella Achmadulina e Evgenij Evtushenko. Kruscev proprio non poteva sopportarlo: “Guardate questo nuovo Pasternak!” gli disse ad una riunione in cui l’intellettuale era stato invitato, “Vuoi un passaporto? Lo vuoi? E allora vai, vai con i cani, vattene!”. E lui andò in America, dove incontrò Marilyn Monroe, Arthur Miller e Allen Ginsberg, che lo apprezzava.

Peter Orlovsky (a destra) con Allen Ginsberg nel 1978 (fotografia © Ludwig Urning)

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PETER ORLOVSKY

POESIA LUMACA

Fammi la tomba a forma di cuore così simile a un fiore che si arieggi
in libertà e appaia bella.
Tomba radici per cuscino, spuntano dalla tomba e oscillano alle
nubi gonfie.
Orecchio si avvicina al sottostrato del muschio feltro verde e suono
di gocciolio di pioggia attraversa quello strato
giù fino alle radici che mi faranno il solletico all’orecchio.
Tomba di fieno, bisogna tagliarmi le dita dei piedi e allora marciano
via in curva sonora o
Tomba di immondizie, un mucchio alto sulla mia testa, sangue presto
mi colerà nell’orecchio-
nessuna scelta se non la tomba, allora gatto e pecora sono
margherite diventate.
Il treno mi rimboccherà la tomba, il mio fiato esalerà gentil vapore
tra ruote e rotaie.
E allora gattino con cordino e pallina, salta su questo tumulo così
morbido e grazioso
E allora le mie dita dei piedi possono arricciarsi e diventare lumache e
andarsene curiose per i fatti loro.

1958 NYC

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 image

Andrej Voznesenskij a Miami nel 1990 (Fotografia © MDC Archives)

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ANDREJ VOZNESENSKIJ

MAI

Mai smetterò di amarti
E ti dimenticherò
quando venerdì sarà mercoledì,
quando le rose cresceranno dappertutto,
azzurre, come uova di tordo.
Quando il topo griderà "chicchiricchì".
Quando la casa si reggerà sul comignolo,
quando il salame mangerà l'uomo.
E quando ti sposerò.

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LA FRASE DEL GIORNO
Anche il poeta ha un corpo. | Mangia. Invecchia. | Anche il poeta è stretto | nella sua triste carne.

FERNANDA ROMAGNOLI, Prima vista

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